Lo sfogo del medico-tifoso granata: “Sappiamo stare senza calcio”

Lettere alla Redazione / Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci dal Dottor Luca Novelli, medico dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze

di Redazione Toro News

La redazione di Toro News torna ad aprire le colonne della prima e più grande testata on-line dedicata al Torino FC ai suoi lettori, i quali da sempre meritano di avere spazio. Inviateci agli indirizzi redazione@toronews.net o gianluca.sartori@toronews.net articoli su qualsiasi argomento legato al mondo Toro: i più meritevoli e significativi saranno pubblicati sul nostro sito.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci da Luca Novelli, tifoso granata in Toscana e medico del reparto di Istologia patologica e diagnostica molecolare dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze da dieci anni. Il suo punto di vista è di grande attualità, ma innanzitutto il dottore ci tiene a specificare un paio di cose: “Non lavoro in un reparto in prima linea nella lotta al Coronavirus, sono un anatomo patologo; “combatto” contro i tumori. Premetto che ho scritto a nome puramente personale”. Ecco il suo appello.


Gentile Redazione di Toro News,

Perdonatemi per la forma, forse è la prima volta che scrivo pubblicamente.

Fino ad ora sono decedute 16.523 persone e più di 130 mila sono i contagiati (dati al 6 aprile). In questo momento in cui 87 Colleghi, ad oggi, sono deceduti, 25 Infermieri sono deceduti, più di 10 mila Uomini e Donne operanti nel sistema sanitario nazionale risultano contagiati, e molto probabilmente sono molti di più, ma non abbiamo soldi, né tempo per fare i tamponi. Per i calciatori però sento dire che li potremmo fare ogni 3 giorni, anche a tutte le persone al seguito, 200 o 300 persone per ogni squadra. Forse c’è qualcosa che non quadra!

In questi giorni sono morti esponenti delle forze dell’ordine, degli uffici pubblici, dei supermercati ed altri ancora: tutti stavano garantendo lo svolgimento di attività essenziali. Il calcio non è un’attività essenziale. Il calcio, come tutti gli altri sport, è un momento di aggregazione, è l’espressione della salute, l’esaltazione della buona forma fisica. Gli atleti compiono grandi gesti tecnici quando sono in ottima forma e per fare questo si allenano e seguono specifiche tabelle nutrizionali e comportamentali. Oggi gran parte delle attività sportive non sono attuabili, forse non lo saranno mai più, almeno se lo intendiamo come le abbiamo praticate fino ad oggi. Chissà quando potremo tornare negli stadi a urlare, a sostenere i nostri beniamini, per adesso non si può, poi forse con la mascherina e/o ad un metro di distanza gli uni dagli altri…

In questi giorni abbiamo imparato tutti a stare lontani dal Dio pallone, non ne parliamo quasi più. Forse si parlava di calcio solo per abitudine? Un’ po’ come è abitudine che negli ultimi anni la Juve vinca sempre lo scudetto! Forse stiamo iniziando a capire che si può vivere senza calcio, no non lo penso con certezza, ma penso che ognuno, dentro di sé, ha capito che il calcio va vissuto in modo diverso e queste settimane ce lo stanno insegnando. Il calcio è uno sport con dei valori, è nato così e deve tornare così. Chi se ne frega se per 3-4 mesi non si gioca a pallone, se un campionato non si porta a termine, in Belgio l’hanno già deciso, che male c’è!

Facciamo in modo che alla riapertura del mondo del pallone ci siano regole diverse, torniamo indietro, basta contratti milionari. Ci sono giocatori sfaticati che guadagnano 2 milioni all’anno. E ci sono medici che muoiono per 3 mila euro al mese. Lo stesso vale per operai, poliziotti, finanzieri, infermieri, cassiere dei supermercati. Deve partire dal basso, da noi comuni mortali, il disgusto per questo mondo del calcio, per queste regole sbagliate. Vogliono a tutti i costi andare avanti, concludere il campionato, fatelo ma non a spese della nostra salute, dei soldi per gli ospedali, con i tamponi per i nostri malati, arrangiatevi. Non pretendete di prenderci anche le nostre vacanze per andare forse allo stadio o incollarci davanti alla televisione.

Noi non ci saremo. Il balocco è il vostro, voi l’avete rotto, voi ci volete continuare a giocare. Giocateci da soli. Noi non ci stiamo più alle vostre regole! Noi siamo dalla parte dei morti, quelli che oggi non ci sono più e che reclamano rispetto, molto rispetto. Il rispetto che gli dobbiamo, vale più del 10% degli stipendi dei nostri beniamini. Adesso stiamo fermi. Poi dopo l’estate si vedrà. Silenzio, non un minuto ma i mesi da qui a settembre. Volete giocare prima, fatelo, ma fatelo in silenzio, lontano da noi. Noi non ci saremo. Non ci saremo negli stadi. Non ci saremo alla televisione. Non ci saremo su internet o alla radio. Abbiamo imparato a stare bene anche senza di voi. Sappiamo stare senza di voi. Adesso noi dobbiamo rispettare chi non c’è più e chi si è sacrificato e tutt’ora si sta sacrificando per il bene comune. Non abbiamo tempo da perdere con voi. Rispettiamo i nostri cari che non ci sono più. Rispettiamoci.

Un tifoso di sport, un tifoso del Toro. Leale nei valori dello sport, leale nel rispetto di chi non c’è più.

Luca Novelli

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  1. Dr Bobetti - 7 mesi fa

    La grande occasione che il dramma del Covid offre al calcio è quella di riscrivere le proprie regole economiche per non essere un’industria gonfiata a favore di calciatori, dirigenti e procuratori ma un’industria sana che si occupa di divertimento.
    A partire da Gravina per passare all’Uefa è evidente come questo messaggio non sia passato. Possiamo stare senza calcio, personalmente posso se il calcio persiste in questo atteggiamento totalmente di business per pochi (perchè i dipendenti veri prendono 1200€/mese e sono i primi ad essere messi in discussione appena arriva una crisi).

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    1. barrieradimilano - 7 mesi fa

      La grande occasione che il dramma del Covid offre a tutti, non solo al calcio, è di rivelare in modo lampante come la nostra società neoliberista antepone, da sempre, l’interesse di pochi a quelli della comunità. Esempio tra i migliori (che potete vedere su youtube) il nostro presidente che gongola per i contratti che stà stipulando grazie al virus o la privatizzazione nella sanità che da anni stà portando avanti la regione Lombardia, le pressioni di confindustria per continuare la produzione anche in piena emergenza con le conseguenze che stiamo vedendo (Report puntata del 06/04).
      Il capitalismo? libera volpe in libero pollaio. Ernesto “Che” Guevara.

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      1. barrieradimilano - 7 mesi fa

        nessuno che oltre cliccare su non mi piace riesca a mettere insieme una frase per confutare quanto scritto?

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