Grande Torino, un libro al giorno: “Superga 1949” di Giuseppe Culicchia

Grande Torino, un libro al giorno: “Superga 1949” di Giuseppe Culicchia

Recensioni / L’opera racconta come e perchè gli Invincibili erano un orgoglio per tutta l’Italia

di Redazione Toro News

A 70 anni dalla sua scomparsa, il Grande Torino vive nella memoria di tutti gli appassionati di Toro e di calcio. E 70 anni dopo, è ancora fonte di ispirazione per scrittori, giornalisti, artisti, cantautori. Nella settimana che porta all’anniversario della caduta degli Invincibili, diamo spazio su queste colonne ad alcuni autori che hanno deciso di ricordare Valentino Mazzola e i suoi splendidi compagni, con libri editi nel periodo a ridosso del settantesimo anniversario della Tragedia di Superga.  


 

Il Grande Torino ha rappresentato una pagina di storia per tutta l’Italia, non solo per il calcio o per il Torino. Simbolo della rinascita di un paese uscito distrutto dalla guerra, era l’orgoglio di tutti gli italiani. L’importanza che rivestirono Mazzola e compagni a livello sociale è il tema principale di “Superga 1949 – Il destino del Grande Torino Ultima epopea dell’Italia unita”, libro di Giuseppe Culicchia edito da Solferino. Uscirà il 4 maggio con il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e nelle librerie.

Nelle 128 pagine del libro, Culicchia racconta le vicende del Grande Torino usando molto spesso un angolo visuale particolare, quello di suo padre, che – originario di Marsala e trasferitosi a Torino giovanissimo – visse in prima persona l’epopea degli Invincibili. Il racconto delle gesta del Grande Torino è sempre ben calato nel contesto di un’Italia dilaniata dalla seconda guerra mondiale. Nelle primissime pagine del racconto, Culicchia racconta come suo padre si innamorò del Torino a mille chilometri di distanza e fa intendere quale fosse l’impatto degli avvenimenti legati alla seconda guerra mondiale sulla vita di un giovane siciliano dell’epoca, proprio in un momento storico in cui la Sicilia fu teatro di una fase cruciale del conflitto con lo sbarco degli Alleati nel 1943. Tutta l’opera si basa proprio sul’importanza che il Torino ebbe per il popolo italiano durante e dopo la guerra, nel momento in cui si cercava un punto di riferimento che destasse orgoglio e senso di unità nel paese.

“Quei ragazzi erano il meglio dell’Italia calcistica e, dato che come sappiamo il calcio è lo specchio del paese, incarnavano il meglio di un’Italia che aveva un gran bisogno di tornare a credere in se stessa al di là delle divisioni che erano costate tanti morti”, si legge sul retro della copertina. La grandezza del Torino, insomma, andò ben oltre il campo da gioco: ecco il motivo per cui anche a settant’anni di distanza la sua leggenda è fonte di ispirazione per tanti autori e tante opere, proprio come questo interessante e scorrevole libro di Culicchia.

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