Il filo granata di Amadeo Carrizo: “Da quel giorno sono diventato tifoso del Torino”

Il filo granata di Amadeo Carrizo: “Da quel giorno sono diventato tifoso del Torino”

Il personaggio / Così il portiere argentino scomparso ieri ricordava l’amichevole tra River Plate e Torino Simbolo del 26 maggio 1949

di Gianluca Sartori, @gianluca_sarto

Non è morto un vecchio giocatore qualsiasi. Amadeo Carrizo, scomparso ieri a 93 anni, è stato uno dei più forti portieri argentini di tutti i tempi, una delle colonne del River Plate, club con cui vinse sette campionati e giocò più di cinquecento partite tra gli anni ’40, ’50 e ’60. Ma soprattutto è stato uno dei testimoni più importanti della grande amicizia tra il River Plate e il Torino. Una “eterna amistad” con radici che affondano in un momento ben preciso, quella storica amichevole benefica del 26 maggio 1949 tra il River e il “Torino Simbolo” (selezione dei migliori giocatori della Serie A) pensata per onorare il Grande Torino scomparso pochi giorni prima e devolvere il ricavato alle famiglie delle vittime. “Amadeo è stata la persona che più mi ha motivato nel mantenere viva la relazione con il Museo del Grande Torino”, ci racconta Mike Duval, esponente del Museo River Plate. Quel giorno, campioni del calibro di Di Stefano e Labruna arrivarono al “Comunale” per manifestare la propria vicinanza al Torino e ai suoi tifosi. E allora lasciamo parlare Amadeo, che parlava così di quella giornata solo cinque anni fa, in occasione del 65° anniversario di quella partita.

“Ricordo quel momento come se fosse oggi. Ci confrontammo contro una selezione dei migliori giocatori del campionato italiano per onorare la squadra gloriosa del Grande Torino. La squadra di Bacigalupo, di Mazzola e gli altri. L’eco delle loro gesta arrivava sempre anche in Argentina e quando arrivò la notizia della tragedia il nostro presidente Antonio Liberti non ebbe il minimo dubbio: avremo dovuto fare qualcosa per aiutare le famiglie delle vittime. Giocammo una partita contro l’Huracan e pochi giorni dopo partimmo per l’Italia. Ricordo l’emozione dell’atterraggio. Andammo subito a Superga: c’erano ancora i resti dell’aereo contro la basilica.

Fu qualcosa di indimenticabile così come l’accoglienza dei tifosi del Torino allo stadio, che ci trattarono non certo come sconosciuti, ma come fratelli, nonostante fosse la prima volta che ci vedevano. Prima della partita ci fu una cerimonia in mezzo al campo tra Ferruccio Novo, il presidente del Torino, e quel gran galantuomo che era Liberti. Ci fu un grande abbraccio, e un’ovazione da brividi. In quell’epoca c’erano ben poche partite tra squadre europee e squadre sudamericane. Era il 1949. Ma quella non fu una festa. C’era un sapore particolare quel giorno, qualcosa che non si può descrivere a parole. Da quel momento in tutti noi nacque un sentimento speciale verso il Torino.

Spesso il River Plate ha utilizzato maglie granata e lo stesso ha fatto il Torino, utilizzando le nostre maglie con la banda diagonale. L’amicizia si è mantenuta nel tempo. E quando ci fu il cinquantenario dell’amichevole ci fu una cerimonia al Monumental e il presidente del River dell’epoca, Davicce, mi chiamò a partecipare in qualità di uno dei pochi giocatori rimasti in vita. Ai tifosi del Torino auguro la felicità più grande che possa esistere. Io mi informo sempre sui risultati della squadra. E’ come se fossi ogni domenica in tribuna o in curva a sostenere il Toro. Auguro alla società e ai suoi tifosi tutto il meglio per il futuro”. 

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