Lettera di Ermanno Eandi a Eandi Ermanno

Caro me,
come sto.
Io sto bene e spero altrettanto di te.
Ti vedo spesso, so che mi sei sempre vicino, eppure a volte siamo così distanti.
Cavalchiamo sulle dune del passato negli aridi deserti del destino, ogni tanto ci tuffiamo in oasi di lussuria, ci dissetiamo, pellegrini di un attimo, sempre instabili in cerca dei santuari della follia.
Caro me,
so benissimo che tu non sei concorde con me. Tu ritieni che…

di Ermanno Eandi

Caro me,
come sto.
Io sto bene e spero altrettanto di te.
Ti vedo spesso, so che mi sei sempre vicino, eppure a volte siamo così distanti.
Cavalchiamo sulle dune del passato negli aridi deserti del destino, ogni tanto ci tuffiamo in oasi di lussuria, ci dissetiamo, pellegrini di un attimo, sempre instabili in cerca dei santuari della follia.
Caro me,
so benissimo che tu non sei concorde con me. Tu ritieni che siamo saggi, sensibili, artisti, irraggiungibili nei silenzi sovrumani, dove tutto è mobile quando è fermo e il mondo dei normali può sporcare la nostra vita al massimo come una mosca spiaccicata sul parabrezza. Imperturbabilmente assoluti.
Ebbene, simpatico e raffinato me, ti sbagli.
Ho un problema: il Toro.
Lo so che non lo condividi, che dovrei fare il poeta, dovrei essere “serio”, fare l’artista, non il tifoso sapiens.
Eppure non è così, sbagli anche tu.
Innanzitutto non so io che ho scelto il Toro, è stato lui,
Siamo troppo simili. Ti ricordi quando eravamo soli io e te, nei rimbombi di una mente sbagliata di un uomo contro, dove la rabbia e la solitudine rincorrevano la follia. Quando ogni nostra scelta doveva per forza essere sbagliata, per non appartenere al gregge che canta la montanara di chi vince sempre. Ti ricordi quando la rabbia ci manteneva docili, quando bruciavamo i codici a barre e odiavamo le sbarre che ci impedivano di volare? Ecco, questo è Toro. Noi granata siamo simili.
Abbiamo visto la stessa ombra luminosa e siamo rimasti abbacinati da quel meraviglioso colore, che è una scelta di vita. Noi, animali braccati, tori quasi estinti in una savana di zebre, abbiamo marciato, pianto, urlato per il Toro, con in Toro e dentro il Toro.
Caro me, forse hai ragione anche tu.
Scusami se preferisco Pulici a Leopardi, Junior a Neruda, uno scudetto al Nobel per la letteratura, ma non posso farci nulla. E poi credimi, quando guardo la Maratona, io sto bene, l’ho vista mille volte ma è sempre nuova, è sempre bella. Sì, preferisco il coro de “La gente vuole sapere” a Mozart, il profumo dei fumogeni a Chanel, i colori della curva ad un quadro del Caravaggio e Claudio Sala a Claudia Schiffer.
Sono malato di Toro.
Domani riceverò questa lettera che mi sono spedito oggi e nuovamente mi risponderò, cercando risposte introvabili, ascoltando il palpito dei nostri pensieri.
Ti parlerò di Cairo, del centenario e di Meroni, tu scuoterai la testa leggendo queste righe, ma sotto sotto ridi, perché so che quando nessuno ti vede, anche tu indossi le mie sciarpe, condividi segretamente la mia passione, e, anche se non vuoi ammetterlo, sei visceralmente granata anche tu.
A presto, ci vediamo al prossimo Toro…. Il prossimo anno… Auguri a tutti.

Ermanno Eandi

 

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