E la Maratona inneggiò a Tonino Asta

E la Maratona inneggiò a Tonino Asta

Potrebbe suonare strano, agli occhi (anzi, alle orecchie) di chi non conosca i personaggi in oggetto, sentire una curva (foto N.Campo) inneggiare, nel secondo tempo di una partita di campionato della prima squadra, non ad un calciatore in campo e nemmeno all’allenatore in panchina che li sta guidando verso il primato, ma a quello della squadra Primavera che in quel momento non sta giocando e che anzi non é neppure presente.
Potrebbe…

di Redazione Toro News

Potrebbe suonare strano, agli occhi (anzi, alle orecchie) di chi non conosca i personaggi in oggetto, sentire una curva (foto N.Campo) inneggiare, nel secondo tempo di una partita di campionato della prima squadra, non ad un calciatore in campo e nemmeno all’allenatore in panchina che li sta guidando verso il primato, ma a quello della squadra Primavera che in quel momento non sta giocando e che anzi non é neppure presente.
Potrebbe suonare strano, ma solo a chi non sappia chi é Antonino Asta, chi sono i tifosi del Toro, e chi é Antonino Asta per i tifosi del Toro.

Siamo a metà del secondo tempo (l’unico che si sia giocato, in effetti), e da un settore della Maratona si alza, sempre più chiaro, sempre più forte: “Antonino Asta, Antonino Asta…”; un attimo dopo, é peraltro seguito dagli applausi di molti.
Il tecnico siciliano non é “solo” l’allenatore di una formazione giovanile, non é nemmeno solo un tecnico molto bravo e una persona di assoluto spessore: é un simbolo. Uno dei pochi simboli viventi (e in attività!), per un popolo cui le icone di certo non mancano ma che, nella maggioranza dei casi, sono volti di un passato glorioso quanto lontano.

Turbotonino no, lui é ritenuto un autentico pezzo di Toro, ed egli stesso non fa mistero di sentirsi tale. La società ha deciso di non volerlo più, e questo di per sé potrebbe anche essere legittimo: per quanto i risultati suggeriscano il contrario, in fin dei conti é fisiologico che i cicli delle squadre Primavera giungano a conclusione, e con esse i relativi coach. Ma si sarebbe potuto evitare un autogol comunicativo; sarebbe bastato esprimere soddisfazione e gratitudine per l’uomo ed il suo lavoro, dichiarando apertamente la propria intenzione di lasciarlo partire e aggiungendo al contempo la ferma intenzione di volerlo riportare a casa in un futuro prossimo, dopo alcune sue esperienze fuori.
Invece ‘l modo ancor ci offende, e ha scatenato un inevitabile e giusto senso di attaccamento ancora maggiore verso Asta da parte di un pubblico che già lo amava; un affetto libero e puro, esploso ieri in un insolito ma sentitissimo coro nel corso di una gara di Serie B.

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