Il borsino granata

E così la luce si è spenta sul più bello. Alla fatidica prova del nove, anzi dell’undicesimo risultato utile consecutivo, il Toro è stato matato da un Varese che se non perde da ben 28 mesi tra le mura amiche (laddove in estate ha sconfitto pure il Milan capolista in serie A) qualcosa vorrà pur significare. Tuttavia non è tanto la sconfitta in sé a preoccupare, anche perché segnali di…

di Redazione Toro News

E così la luce si è spenta sul più bello. Alla fatidica prova del nove, anzi dell’undicesimo risultato utile consecutivo, il Toro è stato matato da un Varese che se non perde da ben 28 mesi tra le mura amiche (laddove in estate ha sconfitto pure il Milan capolista in serie A) qualcosa vorrà pur significare. Tuttavia non è tanto la sconfitta in sé a preoccupare, anche perché segnali di penombra si erano già intravisti a Padova, ma il modo con il quale questa è giunta: ancora una volta i granata sono ricaduti nei soliti vizi che dunque sono di fabbrica perché i black out difensivi sulle palle inattive o vaganti al limite dell’area e le lampadine che dalla cintola in su dovrebbero illuminare idee geniali e che invece sono perennemente spente sono problemi arcinoti. Che evidentemente la condizione psicologica ed atletica del recente trend positivo non sono riuscite a cancellare. Come temevamo, la pausa natalizia non ha giovato ad una squadra che stava trovando identità, condizione ed entusiasmo e che ora, dopo le avvisaglie di Padova, parzialmente oscurate dal gol capolavoro di Bianchi, è andata in corto circuito innanzitutto sotto il profilo nervoso (e De Vezze è l’emblema del percorso stagionale granata). Allora, se non c’è dubbio che questa batosta non è derubricabile tra i fisiologici incidenti di percorso e che i 10 punti che separano il Torino dalla serie A sono davvero troppi, occorre intervenire al più presto per rigenerare il gruppo anche attraverso la separazione da qualche vecchio mugugno e l’innesto di nuovo entusiasmo. La parola e soprattutto l’azione passa ora a Petrachi: fiat lux.

 

CHI SALE:

SGRIGNA         niente di eccezionale, solo che rispetto alla partita dell’Euganeo stavolta è l’unico a provarci e ad andare vicino al gol. Appare più reattivo e insidioso come trequartista anche se poi cala vistosamente nella ripresa, complice anche la diversa posizione.

STABILI:

OGBONNA      nonostante i tre gol incassati, l’under 21 sempre più accostato al Napoli è pressoché esente da colpe. Riesce ad uscire vincente da quasi tutti i duelli anche se si fa attirare nel tranello del nervosismo da Ebagua a fine primo tempo rimediando l’inevitabile ammonizione.

GAROFALO         accusa qualche passaggio a vuoto nella fase difensiva (vedi soprattutto secondo gol) ma resta tra i pochi ad avere idee in affondo, a creare grattacapi agli avversari ed a provare a dare sempre il massimo fino alla fine.

DE FEUDIS       non si nasconde ed anzi cerca di impostare con alcune verticalizzazioni e di difendere mettendo pezze per chiudere delle falle anche in area di rigore. Certamente il più lucido e costante in mediana.

CHI SCENDE:

BIANCHI          tutto sommato a Varese disputa una partita simile a quella di Padova: poco servito, sovente a sgomitare tra più avversari per cercarsi un varco. La differenza sostanziale sta nel non aver trovato il guizzo per regalare l’ennesima perla e nell’aver perso la calma.

GASBARRONI          non è colpa sua se entra troppo tardi con i compagni già sotto di due gol. Però in venti minuti di gioco non lascia traccia di sé se non per una specie di tiro debole e fuori dal limite dell’area. Troppo poco per l’uomo dei secondi tempi…

PELLICORI          come Gasbarroni non dà alcun apporto utile all’attacco granata. Si ficca anche lui nell’imbuto insieme a Bianchi cercando di far valere la sua stazza e le sue qualità nelle sponde aeree. Invano.

STEVANOVIC       come al solito ma con l’aggravante che stavolta lo fa sin dal fischio iniziale. Non appare in grado di ripagare la fiducia del mister, ha poche idee e per di più confuse e quando tenta di fare la cosa giusta i suoi piedi non lo assecondano.

PRATALI   nonostante la sua esperienza, viene messo spesso in difficoltà dal giovane intraprendente Ebagua. Nemmeno lui è tra i più colpevoli sui gol ma da qui alla fine servirà il miglior Pratali, soprattutto se partirà Ogbonna.

D’AMBROSIO          inizia benino con qualche break che interrompe le trame avversarie e cerca di rilanciare quelle granata. Poi però non è per nulla propositivo ed è disastroso in difesa nei momenti clou: da un suo debole rinvio nasce il gol di Frara e non dimostra di avere la giusta  determinazione.

LAZAREVIC      il solito balletto da una fascia all’altra produce qualcosina solo nella fase iniziale, a destra. Ma sono soltanto spunti isolati all’interno di una prestazione al di sotto del suo potenziale.

BASSI        prima di subire il primo gol, si era dimostrato attento sia in uscita che tra i pali. Poi l’uno – due dei lombardi lo manda al tappeto quando in apertura di ripresa è correo sul raddoppio con un’uscita intempestiva. Una buona uscita su Carrozza ed un altro ritardo di lettura sul gol di Concas nel finale. Affidabilità in discussione.

DE VEZZE       non bastasse il calo di rendimento globale di quest’inizio di 2011 con tanti disimpegni fuori misura, non riesce ad arginare Concas sul terzo gol ma ce la fa benissimo a farsi espellere per due falli di frustrazione.

I NUOVI:

BUDEL        esordio amaro per l’ex Brescia appena approdato alla corte di Lerda per dare qualità al centrocampo. Incoraggiante nei primi palloni toccati, disarmante in quello perso che ha dato il “la” al 3-0. Avrà subito capito che aria tira al Torino laddove appena sbagli vieni castigato.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy