Italia, fai come il Toro nel 2014: non mollare e ribalta la partita contro il coronavirus

Memorie granata / Sono passati sei anni da quella rimonta incredibile contro il Genoa

di Silvio Luciani, @silvioluciani_

Un avversario ostico, una partita che si è messa male e una squadra che ha la necessità di ribaltare al più presto la situazione. Ci è riuscito il Torino in quella domenica pomeriggio di sei anni fa, deve farcela anche l’Italia contro il coronavirus, un nemico invisibile che ha stravolto il mondo rimettendo in ordine la classifica delle nostre priorità. Da un momento all’altro siamo passati dalle polemiche per un calcio di rigore alla comune sofferenza causata da migliaia di vite spazzate via.

CREDERCI SEMPRE – Ma il calcio, la più importante delle cose meno importanti, è un po’ la metafora della vita. Quando Gilardino sbloccò quel Torino-Genoa dopo 85′ di apatia sembrava fosse tutto finito. Una sconfitta dolorosa, con i granata definitivamente fuori dalla corsa all’Europa. Un colpo che avrebbe messo ko chiunque ma non quel Torino, che con le magie di Immobile e Cerci, con la grinta di Gazzi che strappa il pallone decisivo a centrocampo e il sostegno di un pubblico speciale riuscì a ribaltare la situazione nella maniera più incredibile possibile.

ESEMPIO – Il coronavirus sta vincendo, ma siamo vicini al pareggio e anche la nostra comunità può vincere questa partita in extremis. Una squadra fortissima, che può contare su dei veri e propri fuoriclasse: medici, ricercatori, infermieri, personale sanitario, amministratori, forze dell’ordine e tutte le altre categorie che sono in trincea a combattere contro il virus. E poi ci siamo noi, cittadini comuni, che dobbiamo continuare a fare la nostra parte, rispettando i decreti in modo da non vanificare tutti gli sforzi che l’intero sistema Paese sta compiendo per uscire vittorioso da questa sfida storica. Proprio come fece il Toro in quel soleggiato pomeriggio di sei anni fa: Italia, non mollare!

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  1. user-13967438 - 7 mesi fa

    Ma per favore…
    Capisco ci sia poco da scrivere, ma toccare il supremo della deficienza magari sarebbe il caso di non farlo.
    Papillon

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  2. dattero - 7 mesi fa

    L’articolista si rende conto di ciò che scrive? Un minimo di pudore? Robe da matti

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