Licenza UEFA, in attesa del TAR il Parma pensa alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo

Il club ducale le proverà tutte per rientrare in Europa League, o perlomeno per ottenere un maxi-risarcimento. La parola fine per il Torino, comunque, l’avrà soltanto il TAS

di Diego Fornero, @diegofornero

La querelle infinita tra il Parma ed il “sistema calcio” italiano sulla vicenda della Licenza UEFA non concessa non si è certamente conclusa: in attesa di un verdetto relativo al ricorso discusso ieri in camera di consiglio del TAR del Lazio, i ducali del Presidente Tommaso Ghirardi stanno già valutando ulteriori provvedimenti, compreso quello, decisamente inusuale per una vicenda simile, della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

ATTESA LA PRONUNCIA DEL TAR, MA… – E’ atteso per le prossime 48 ore un provvedimento del TAR, che potrebbe, banalmente, dichiararsi incompetente con un’ordinanza: ieri vi spiegavamo come, su simili vicende, difficilmente la giurisdizione può essere considerata di competenza dell’organo amministrativo italiano, i precedenti giurisprudenziali affermano, infatti, come questa corte non possa giudicare su questioni disciplinari già regolate dagli organi sportivi, eppure i legali del Parma hanno fatto il loro tentativo. La speranza, in casa ducale, è che il TAR scelga di pronunciarsi, affermando la propria competenza ed emettendo una sentenza immediatamente esecutiva. Questo, ovviamente, consentirebbe a Tommaso Ghirardi di bussare alla porta dell’UEFA richiedendo l’ammissione all’Europa League, ma, anche in questo caso, non si tratterebbe di una procedura convenzionale. Il massimo organismo calcistico europeo, infatti, non dovrebbe riconoscere un provvedimento interno di un organo amministrativo italiano, facendo affidamento, unicamente, alla pronuncia del TAS, per la quale i tempi sono ancora lunghi (e lo sfogo dell’AD gialloblu Leonardi, circa i “ritardi provocati dal Torino” non è stato certamente casuale…).

IPOTESI CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO – Attenzione, però: se, come probabile, il TAR dovesse dichiararsi incompetente a giudicare sulla questione, il Parma tenterebbe immediatamente l’appello in Consiglio di Stato e, in caso di ulteriore esito negativo, si rivolgerebbe addirittura alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, massimo organo di giustizia europeo, considerato l’extrema ratio in caso di decisioni reputate ingiuste ma già giudicate da tutti gli organi previsti all’interno dei sistemi nazionali. Una procedura decisamente atipica, che porterebbe, in realtà, non ad una riammissione del Parma in Europa (i tempi tecnici sono lunghissimi), bensì ad un maxi-risarcimento, neppure ai danni della FIGC ma dell’Italia come paese. La CEDU, Corte con sede a Strasburgo, infatti, non ha, né potrebbe avere, alcuna competenza in ambito sportivo, ma potrebbe giudicare la procedura di diniego di questa tanto desiderata Licenza UEFA come “contraria al diritto comunitario” e “lesiva dei diritti fondamentali” e sanzionare il “sistema-giustizia” italiano in quanto tale: ipotesi ardita, forse addirittura fantasiosa, oltretutto costosissima in termini di spese processuali (che, in caso di rigetto, sarebbero tutte sulle spalle del Parma), ma che il club ducale, forse anche solo come “atto dimostrativo” di fronte ai propri tifosi, non vuole lasciare intentata.

UNA STORIA INFINITA, MA IL TORINO PUO’ STARE SERENO – La sentenza amministrativa, insomma, non sarà che un ulteriore capitolo di una vicenda che appare infinita: i tifosi del Torino, però, possono dormire sonni tranquilli. La palla è tra i piedi del TAS di Losanna, ma le procedure di diniego della Licenza UEFA, per quanto riguarda l’operato dell’Alta Corte del CONI, sono state rispettate scrupolosamente e, non a caso, il Parma può solo tentare di aggrapparsi al principio della “buona fede”. Principio che, quando si tratta di scadenze contributive perentorie, storicamente, non viene preso granché in considerazione, come dimostra il precedente dei greci del Pas Giannina (assai più calzante rispetto a quello impropriamente sbandierato relativo ai russi del Rostov, in un caso di violazione del fair play finanziario)… Con un po’ di scaramanzia, insomma, il Toro può continuare a preparare la sua Europa League, comunque sia arrivata questa qualificazione.

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