Luca Fusi: “Toro, a Spalato scendi in campo senza paura!”

Luca Fusi: “Toro, a Spalato scendi in campo senza paura!”

L’ex capitano granata a TN: “I tifosi del Torino meritano l’Europa. Troppi bianconeri in granata? Basta capire la differenza tra le due maglie…”

di Marco De Rito, @marcoderito

Luca Fusi è stato l’ultimo capitano a trascinare il Torino in competizioni europee, prima di Kamil Glik. A Toro News, l’ex capitano granata parla della sfida di questa sera contro lo Split, facendo anche un po’ di amarcord .

Luca Fusi, il Torino come dovrà affrontare questa andata dei play-off d’Europa League?

Dovrà giocarsi la partita a viso aperto, senza nessun problema. Con le qualità, che la squadra di Ventura ha già dimostrato di possedere, il Torino non deve avere paura di nessuno. Segnare un goal questa sera per il Toro sarebbe fondamentale, in vista del passaggio del turno.

Secondo lei, lo Split è un avversario alla portata dei granata?

Se il Torino è quello della scorsa stagione batterà i croati senza alcun problema. Ventura ha dato un’identità a questa squadra e adesso il Toro ha tutte le carte in regola per proseguire su questa competizione.

Cosa rappresenta per i granata ritornare a giocare in una competizione europea?

Innanzitutto è un ritorno al passato perché il Torino ha disputato per tanti anni queste competizioni e l’Europa è solamente quello che i tifosi meritano dato il passato glorioso. Inoltre è una grande occasione per dimostrare che il Torino è tornato ad alti livelli, sia a livello nazionale che internazionale.

Lei è stato l’ultimo capitano europeo del Torino, prima di Glik, cosa provava a indossare quella fascia?

Per me era un onore indossare la fascia da capitano di una squadra così gloriosa che ha fatto la storia del calcio italiano. Per me quella fascia, più che una responsabilità, rappresentava una spinta a fare sempre meglio e dare tutto sul campo.

Facciamo un po’ di Amarcord, cosa ci può dire di quella maledetta finale ad Amsterdam?

I ricordi sono legati a una Coppa europea sfumata per tre pali più che per demerito nostro. Quell’occasione mi ha dato un ulteriore dimostrazione di quanto sia bello e importante vestire la casacca granata.

Lei giocò per quattro anni al Torino (1990-1994), dopo si trasferì alla Juventus. Cosa ci può dire di quel trasferimento nell’altra sponda di Torino?

Era un periodo particolare e difficile per le casse societarie del Torino che in quell’anno ha dovuto privarsi di quasi tutta la rosa e molti giocatori hanno dovuto lasciare la squadra con molto rammarico, sentimento provato anche da me. E’ stato un peccato lasciare il Torino, perché avevamo costruito un grandissimo gruppo e un ambiente molto bello.

A suo parere, non sono troppi i bianconeri in granata?

La stessa cosa è successa ai miei tempi con Pasquale Bruno, l’importante è che uno capisca quale sia la differenza tra vestire le due maglie. Se uno entra nel clima granata e capisce l’ambiente, anche se si ha una passato in bianconero, non ci sono grandi problemi d’ambientamento.

Cosa manca ancora a questo Torino per diventare un top-club?

Manca l’esperienza di certi campionati vissuti a livello di competizioni importanti da primi attori. Nel primo anno con Mondonico la determinazione nel cercare di raggiungere la Coppa Uefa ha creato una mentalità vincente che ci ha fatto sempre miglioraree raggiungere la finale di Amsterdam. Io penso che l’anno scorso si siano costruite delle basi per cercare di far ritornare il Toro a livelli importanti.

Senza Immobile e, forse, Cerci, il Torino dovrà abbassare le pretese?

L’importante è che i giocatori che li sostituiscano si mettano subito in sintonia con l’ambiente. Secondo me i nuovi acquisti potranno dare molto e adesso bisogna continuare sulla strada costruita con mister Ventura, questa è una buona base di partenza per poi ritornare a giocare ad alti livelli.

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