Mussi: “Il Torino in Europa? Un doppio piacere, per noi che ad Amsterdam c’eravamo…”

Mussi: “Il Torino in Europa? Un doppio piacere, per noi che ad Amsterdam c’eravamo…”

Esclusiva TN, l’ex granata, che colpì anche un palo nella famosa finale di Coppa UEFA del ’92: “Quel Toro aveva altre individualità, ma con Ventura si può andare lontano”

di Marco De Rito, @marcoderito

Per raccogliere impressioni circa l’avventura europea del Torino abbiamo intervistato Roberto Mussi, uno che l’Europa con il Toro, da calciatore, l’ha vissuta, ed anche su palcoscenici importanti.

Roberto Mussi, che effetto le ha fatto rivedere il Torino ritornare a calcare i campi europei?

Purtroppo, non ho potuto vedere la partita. Comunque fa sempre piacere vedere una squadra come il Toro ritornare a disputare una competizione internazionale, una delle più importanti a livello di club. Il piacere è doppio per uno come me che alla finale di Amsterdam era presente.

Il suo Toro dalla Serie B arrivò alla Coppa UEFA, come il Torino di adesso. Vede analogie tra le due squadre?

Se la mettiamo sul piano del carattere e della voglia di fare la storia forse si. Dal punto di vista tecnico, il mio Toro era molto più forte. Borsano quell’anno (1989-90) allestì una grande squadra con giocatori presi dalle big, che magari non avevano brillato ma che avevano grande voglia di fare. Vincemmo il campionato di Serie B a mani basse con grande facilità, anche in Serie A non trovammo grandi difficoltà e arrivammo quarti già al primo anno, segno che nella squadra in cui giocavo c’era un grandissimo organico. Quello di Ventura è un grande gruppo ma non ha le stesse individualità che aveva il mio Toro anche se, secondo me, anche il Torino di adesso potrà arrivare lontano.

Ricordi di quella maledetta sera di Amsterdam (1992), in cui le colpì anche uno dei due pali?

Quella sera è indelebile nella mia mente. La doppia sfida abbiamo giocata benissimo ma, purtroppo, non siamo riusciti a portare a casa quella maledetta Coppa. Abbiamo colpito un traversa e due pali, tra cui uno io e uno Sordo al 90′. Bastava buttarla dentro una volta e quella Coppa era nostra. C’è ancora il rammarico di non averla vinta ma comunque rimane la gioia di una stagione disputata alla grande, una delle stagione indimenticabili nella storia granata: arrivammo terzi in campionato; vincemmo contro il grande Real Madrid e, comunque, perdemmo la Coppa contro una grande squadra come l’Ajax uscendo imbattuti dalla doppia sfida.

Qual è il suo ricordo più grande legato al granata)

Il ricordo più grande legato al Toro è clima che c’era intorno a questa squadra, i tifosi avevano creato una grande e particolare atmosfera. Ancora tutt’oggi ci sono tantissime persone, che non conosco, ma mi coinvolgono nel mondo granata. Questi tifosi hanno una capacità impressionante di farti sentire parte di questa leggendaria squadra. Sento dire spesso che i tifosi del Torino sono speciali e avendoci vissuto dentro per cinque anni, posso confermare questa frase, sono unici!

Lei con il Torino vinse anche una Coppa Italia (1992-93), competizione spesso un po’ snobbata. Secondo lei la squadra di Ventura potrebbe puntare a fare bene anche su questo palcoscenico?

Io credo che ogni competizione vada giocata con il massimo impegno e con la voglia di arrivare fino in fondo. Perché non si può mai dire la competizione che ti può andare bene o male. Ricordo l’anno in cui eravamo in lotta per conquistare un posto nella Coppa delle Coppe, eravamo in corsa per la Coppa Italia ed eravamo ancora dentro la Coppa UEFA volevamo scegliere su quale competizione puntare e alla fine abbiamo fallito in tutte e tre. E’ per questo che dico che bisogna dare il massimo in tutte le competizioni, poi l’esito sarà quello che sarà ma tutti i giocatori devono uscire da ogni partita di tutte le competizione con la consapevolezza di aver dato il massimo.

Come vede il Torino nella stagione che verrà?

L’anno scorso il Toro ha stupito un po’ tutti, nessuno si aspetta che la squadra granata fosse così competitiva e che giocasse un grande calcio. Adesso, purtroppo, il Torino non sarà più una sorpresa e di conseguenza le avversarie prenderanno le misure e sarà più complicato per la squadra di Ventura. Comunque mi sembra che Cairo e Petrachi abbiano allestito un grande organico, molto competitivo che potrà fare bene anche quest’anno.

Ventura, secondo lei, è l’uomo giusto per il Toro?

Ventura ha dimostrato di aver guidato il Torino nel miglior modo possibile, smentendo tutti quelli che lo hanno criticato gli anni precedenti. Con il finale di stagione dello scorso anno, il tecnico granata ha messo tutti in riga, nel senso che ha fatto capire che è l’uomo giusto per guidare il Toro.

Restando in tema allenatori, lei ha avuto nel Torino come tecnico Mondonico. Cosa ci può dire sul “Mondo”?

Mondonico era un grande tecnico. Unico nel leggere le partite e dava una carica incredibile prima di ogni match. Poi la sua mentalità si è riversata sulla squadra e infatti il nostro Toro era battagliero, non mollavamo un pallone e c’era grande concentrazione ad ogni match. Queste caratteristiche unite alla nostra qualità combinarono un mix perfetto.

Lei dal Milan passò al Torino, Cerci potrebbe compiere il passo inverso….

Ancora è presto per dire se Cerci andrà al Milan comunque penso che Alessio sia un grande giocatore e non sono io che devo dargli consigli. E’ un ragazzo intelligente ed in gamba e farà sicuramente la scelta giusta. Certo, farebbe molto comodo al Torino ed al Milan, in questo momento, non avrebbe grandi possibilità di vincere però con lui i rossoneri farebbero il salto di qualità, in pochi sono i giocatori in Italia come Cerci.

Oltre a Milan e Torino, lei ha giocato anche nel Parma. Cosa ne pensa dell’esclusione dall’Europa League dei parmigiani a favore del Torino?

Mi è dispiaciuto per il Parma perché è stato un fatto abbastanza increscioso. Parlando da esterno, però, penso che se si è sbagliato è giusto che anche i crociati paghino perché se no dopo tutti si sentono in diritto di sbagliare e quindi penso sia stata presa la scelta giusta.

Lei ha appena concluso la sua esperienza come vice-presidente alla Massese. Cosa ci può dire di questa esperienza e cosa ha intenzione di fare in futuro?

Ho fatto due anni belli, mi sono divertito e ho fatto un po’ di esperienza. Mi è dispiaciuto che alla fine non siamo riusciti a portare la squadra tra i professionisti però abbiamo fatto bene, abbiamo raggiunto due podi (una volta secondi e una volta terzi), meglio di così non si poteva fare. Adesso ho mollato perché non avevo le stesse idee del presidente. In questo momento mi sto divertendo con i ragazzini dei camp del Milan, se arriva qualche buona offerta mi posso rimettere in gioco ma come dirigente ormai il mio tempo da allenatore è finito. 

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