Pararigori e allenatore di pallanuoto: Gandolfi, l’uomo che non partì mai per Lisbona

Pararigori e allenatore di pallanuoto: Gandolfi, l’uomo che non partì mai per Lisbona

Memoria / A 9 anni esatti dalla sua scomparsa, ripercorriamo la vita dedicata allo sport del vice di Bacigalupo nel 1948/1949

di Andrea Calderoni

La vita di Renato Gandolfi si sarebbe dovuta fermare ad appena 21 anni e mezzo sul colle di Superga in un drammatico 4 maggio 1949. Renato, infatti, era il secondo portiere nella stagione 1948/1949 del Grande Torino, era il vice di Valerio Bacigalupo. Tuttavia, Renato non salì mai sull’aereo in direzione del Portogallo per l’amichevole con il Benfica e così non affrontò il tragico viaggio di ritorno da Lisbona, che segnò la fine dell’epopea del Grande Torino. Il presidente Ferruccio Novo fece convocare per la partita contro il Benfica il terzo portiere, Dino Ballarin, su spinta del fratello del portiere, il signor Aldo, e il numero uno granata acconsentì, salvando inconsapevolmente la giovane esistenza di Renato. Se volete, dunque, spiegare ad un bambino che cosa sia la sorte, probabilmente non troverete un esempio più calzante della storia di Gandolfi.

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CARRIERA GRANATA – La vita di Gandolfi non si fermò il 4 maggio 1949, ma è proseguita per parecchi decenni. È arrivata fino agli albori dello scorso decennio. È scomparso, infatti, all’età di 83 anni il 30 aprile 2011, esattamente 9 anni fa. Come portiere era nato proprio in granata, prima delle fasi più cruente della Seconda Guerra Mondiale. Fu mandato in Serie C alla Carrarese per farsi le ossa e poi poté rientrare a Torino da vice di Bacigalupo nell’estate 1948. Agli inizi di quella sua stagione si mise immediatamente in mostra con spettacolari parate in un’amichevole di inizio stagione vinta dal suo Toro 3 a 2 all’Arena Civica di Milano contro il Milan. In totale collezionò otto presenze in quella stagione e naturalmente vinse insieme agli Invincibili il quinto scudetto consecutivo. Da Gandolfi, unico superstite della strage insieme a Sauro Tomà, il Torino ripartì dopo la strage di Superga: fu, infatti, confermato portiere di riserva nel 1949/1950, vice di Giuseppe Moro.

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PALLANUOTO – Poi, si trasferì a Legnano e conquistò la promozione. Nella stagione 1951-1952 neutralizzò ben cinque rigori, dimostrandosi un grande specialista e stabilendo un record che è rimasto imbattuto fino all’anno della sua scomparsa, il 2011. Nelle annate successive vestì le maglie di Genoa, Lazio e infine Piacenza, collezionando in totale quasi 120 presenze in Serie A. L’amore per lo sport di Gandolfi non si esaurì. Continuò a seguirlo da vicino, ma dal calcio emigrò alla pallanuoto. Andò ad abitare a Nervi, paesino ligure in cui aprì anche un negozio, e divenne allenatore. Con la storica Mameli Voltri, tra l’altro ottenne la promozione in Serie A nel 1983/1984. La sua passione per la pallanuoto l’ha trasmessa ai suoi figli, tanto che Renato e Roberto Gandolfi sono diventati due olimpionici. A raccontare questa storia viene quasi spontaneo canticchiare un motivetto di vendittiana memoria, “Che fantastica storia è la vita”.

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