Principio ”Ne bis in idem” fatale al Torino

Principio ”Ne bis in idem” fatale al Torino

Le motivazioni della decisione presa ieri dalla Corte di Giustizia Federale arriveranno probabilmente solo tra una quindicina di giorni ma da indiscrezioni sembra che l’accettazione del reclamo presentato dal Padova, e al tempo stesso il respingimento di quello presentato dai legali granata, sia dovuta al principio del “Ne bis in idem” (di cui vi anticipammo mesi fa),…

di Redazione Toro News

Le motivazioni della decisione presa ieri dalla Corte di Giustizia Federale arriveranno probabilmente solo tra una quindicina di giorni ma da indiscrezioni sembra che l’accettazione del reclamo presentato dal Padova, e al tempo stesso il respingimento di quello presentato dai legali granata, sia dovuta al principio del “Ne bis in idem” (di cui vi anticipammo mesi fa), secondo il quale il Giudice Sportivo non avrebbe potuto sentenziare due volte per uno stesso motivo, che è il blackout dello stadio Euganeo.

Invece, Valente respinse il primo reclamo del Torino dopo la partita del 3 dicembre per l’assenza della riserva verbale da parte di capitan Bianchi, prima invece di entrare nel merito dopo la prosecuzione della gara di undici giorni dopo con Pratali, capitano di giornata, presentò regolare riserva verbale al termine dei quattordici minuti di gioco mancanti. Resta, quindi, il dispiacere per una decisione dovuto ad un cavillo regolamentare, come ampiamente detto nella serata di ieri.

Questo a livello tecnico. E a livello politico? “Ce l’hanno col Toro”, “Non lo vogliono in A”, etc…?
Probabilmente no, ma una strategia ci potrebbe comunque essere.
Si tratterebbe del ventilato rapporto di parentela fra il giudice Valente ed Urbano Cairo, a livello giuridico probabilmente non abbastanza ravvicinato da poterne inficiare l’operato, ma sufficientemente reclamizzato (da parte padovana) da esporre la Lega ad un pericolo allarmante: essere sommersi di ricorsi da parte di ogni società, di ogni club che in qualche modo si possa sentire danneggiata dalla presunta “parentela” (tecnicamente trattasi in realtà di “affinità”). Una prospettiva spaventosa che potrebbe avere avuto il suo peso.

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