Scaglia: “Al Torino posso solo dire grazie. Il mio futuro? Sono realista…”

Scaglia: “Al Torino posso solo dire grazie. Il mio futuro? Sono realista…”

Italia Granata / Il centrale del Cittadella in esclusiva a TN: “Barreca ha tutto per sfondare nel calcio che conta. Ventura? Nei giovani ci crede, eccome…”

di Gianluca Sartori, @gianluca_sarto

 

Dopo Antonio Barreca e Davide Cinaglia, continuiamo a focalizzare l’attenzione sui prodotti del vivaio del Torino in giro per l’Italia in prestito o comproprietà. Questa volta a parlarci è stato Filippo Scaglia: “Pippo”, classe 1992, di mestiere fa il difensore centrale e ora è in forza al Cittadella, che detiene il suo cartellino a metà con il Toro. Della formazione di Foscarini, Scaglia è un titolare fisso, che nonostante la giovane età si sta imponendo come leader della difesa veneta. Per lui, quest’anno, 13 presenze in 13 partite, di cui solo una subentrando dalla panchina.

Filippo, ti stai imponendo come punto di riferimento del Cittadella. Giochi tanto e bene, e stai dimostrando di poter stare senza difficoltà sul palcoscenico della Serie B. Sei consapevole di questo e del fatto che puoi davvero puntare più in alto?

Sicuramente le ambizioni non mi mancano, come per tutti i calciatori. Io sono arrivato qui al Cittadella lo scorso gennaio e sono riuscito a impormi subito, convincendo la società a riscattare la metà del mio cartellino e dimostrando di poter stare a questi livelli. Tuttavia, sono consapevole del fatto di dovermi meritare ancora tutto e del fatto che occorre cercare conferme, partita dopo partita.

Il Cittadella sembra sia stata una scelta giusta per te, anche considerando la bravura coi giovani di Foscarini… tuttavia state un po’ faticando (il Cittadella è attualmente terzultimo, ndr), raccontaci un po’ come è la situazione al “Tombolato”!

Sicuramente è stata una scelta giusta. Qui mi trovo da dio, l’atmosfera è serena e tranquilla, non ci sono pressioni ma c’è fiducia nella squadra e nel mister Foscarini, un bravissimo allenatore che punta molto sui giovani, senza paura, credendo nella loro crescita, sicuramente anche facilitato dal fatto che la piazza lo permette. Per quanto riguarda il momento della squadra, ora siamo in ripresa, abbiamo messo insieme quattro pareggi di fila che ci fanno respirare un po’ dopo un mese di ottobre complicato. Come squadra abbiamo la consapevolezza di poter fare di più.

Parliamo di Antonio Barreca, anche lui un prodotto del vivaio Toro che adesso gioca con te a Cittadella. L’anno scorso avete giocato insieme per qualche mese in Primavera (da settembre a gennaio). Come te è un titolare fisso della squadra: ti aspettavi che potesse giocare a questi livelli, al primo anno da professionista?

Antonio l’ho conosciuto l’anno scorso nel Toro Primavera, era ancora troppo giovane ma già mostrava buoni numeri. E quest’estate, quando il Cittadella mi chiese informazioni su di lui, fui il primo a parlare bene di un suo eventuale acquisto. L’ho ritrovato veramente cresciuto a dismisura: lui è uno di quelli che ha tutto per arrivare in Serie A, sia dal punto di vista tecnico, che da quello fisico, e soprattutto da quello mentale. Ha avuto un grandissimo impatto, piace a tutti quanti e io cerco sempre di aiutarlo, per come posso, avendo qualche anno in più di lui. E’ un classe 1995 che gioca titolare in Serie B, penso non ce ne siano molti in giro…

Agganciamoci a questo: l’anno scorso hai passato sei mesi nel Toro, dall’estate al mercato di gennaio. Durante la settimana ti allenavi in pianta stabile con la Prima Squadra ma al sabato, grossomodo, venivi sempre mandato in Primavera da fuoriquota. Come hai vissuto il fatto di fare tanta fatica quotidianamente per poi non avere mai la possibilità di giocarti le tue carte col Torino, in Serie A?

Beh, partiamo dal presupposto che quella era una situazione davvero particolare. Nell’estate 2013 era già deciso che avrei dovuto lasciare il Toro per andare a fare esperienza, ma per un motivo o per un altro alla fine sono rimasto. E così abbiamo trovato quella soluzione: vivere la quotidianità a contatto con una squadra di Serie A, per poi giocare con la Primavera il sabato, in modo da mettere comunque minuti nelle gambe e giocare e nel frattempo imparare tanto dai giocatori più affermati della Prima Squadra. Io penso che il Torino mi abbia trattato bene: posso solo dire grazie alla società granata… In fin dei conti io per primo ammetto che un anno fa non ero pronto per giocare in A. In ogni caso, ho trovato spazio in alcune amichevoli e ho preso parte ad alcuni impegni di campionato, collezionando una decina di panchine. Anche quello mi è servito.

Il tuo caso comunque non è l’unico: in Italia, a differenza che in altri paesi, i giovani delle squadre Primavera fanno piuttosto fatica a fare il salto in Prima Squadra. E così diventa una notizia il fatto che il Genoa schieri il classe 1997 Mandragora titolare contro la Juventus. Ti sei fatto un’idea sul perché di tutto ciò?

Il Genoa è un caso particolare, da parecchi anni come società hanno la filosofia di puntare in modo deciso sul Settore Giovanile, come dimostrano i casi di Perin e Sturaro. Sul perché si faccia fatica a fare il grande salto non ho le idee chiare neanche io. Forse si tratta di essere pronti dal punto di vista mentale e fisico a reggere le pressioni della Serie A, e infatti si sceglie di mandare i giovani usciti dalla Primavera a fare esperienza nei campionati minori. Da questo punto di vista forse farebbero comodo le seconde squadre, che abituerebbero i giovani a giocare in campionati “veri”, dove ci si giocano promozioni e retrocessioni.

E nel Torino come è la situazione in merito? Pensi che mister Ventura sia un tecnico che punti sui giovani o preferisca affidarsi ai suoi “pretoriani”, come Vives o Moretti? Negli ultimi anni pochissimi giovani del vivaio hanno trovato spazio in Prima Squadra…

Penso che a mister Ventura davvero non si possa dire che è uno che non punta sui giovani. Prendiamo la squadra dell’anno scorso, ma anche quella di quest’anno: l’età media del Toro di certo non è alta. Maksimovic, Martinez, Sanchez Mino, Pontus Jansson che ha già 200 presenze in Svezia… lo stesso El Kaddouri che è sulla bocca di tutti da più stagioni in realtà ha solo 24 anni. Non si può dire che il Torino non punti sui giovani. So che al tifoso del Toro piacerebbe vedere il giovane del vivaio che sfonda in Serie A, ma non è una cosa facile, del resto il Toro non è certo una squadra di basso livello…

E del tuo futuro cosa ci dici? Ora sei in comproprietà tra Toro e Cittadella, e a giugno in una direzione o nell’altra la cosa dovrà essere risolta. Ti piacerebbe tornare al Toro? Pensi che la società possa puntare su di te?

A chi non piacerebbe essere aggregato al Torino? Lavoro tutti i giorni duramente per questo. Però penso che mi convenga essere realista: il Torino di difensori forti ne ha parecchi e non posso avere la sicurezza di essere riscattato. Per questo, anche se alla fine dovessi restare al Cittadella non mi lamenterei di certo. Qui sto benissimo e ho la garanzia di poter continuare a crescere con calma.

In ogni caso in bocca al lupo Pippo, grazie mille e continua così!

Grazie a voi, a presto!

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