Torino, un occhio alla nuova Udinese di Stramaccioni

Torino, un occhio alla nuova Udinese di Stramaccioni

Verso Torino – Udinese / Analisi tattica sulla squadra friulana allenata da Andrea Stramaccioni

di Redazione Toro News

Domenica pomeriggio Giampiero Ventura, uno dei veterani della serie A assieme a Zeman, si troverà di fronte Andrea Stramaccioni uno degli allenatori più preparati della nuova generazione quella dei Montella, dei Ferrara, degli Inzaghi, tecnici che son passati in tempi rapidi a sedersi sulle panchine più importanti d’Italia nonostante la poca esperienza accumulata.

RIPARTIRE CON UMILTÀ – Stramaccioni dopo l’esonero con l’Inter che gli ha preferito Walter Mazzzarri e un anno da commentatore sportivo che gli ha permesso di studiare tattiche e metodi di allenamento dei migliori tecnici d’Europa, è ripartito da Udine, piazza tranquilla con cui si può crescere con pazienza, ma con un’eredità pesante quella di Francesco Guidolin ora supervisore delle squadre dei Pozzo. L’allenatore bianconero è ripartito dalla provincia del grande calcio con grande umiltà, dimenticati gli eccessi giovanili come quando si permise di schermire il grande Emiliano Mondonico, ha dato un volto umano alla sua squadra. Niente più schemi complicatissimi e volontà di calcio spettacolare ora se c’è da difendersi chiudendosi dietro lo fa e basta, senza farsi tanti problemi ad accettare quel gioco definito da “provinciale” che tanto lo fece imbufalire ai tempi dell’Inter.

LA SUA UDINESE – A Udine ha subito portato un distacco netto dalla gestione Guidolin, ha abbandonato la difesa a tre tipica friulana per passare alla sua preferita difesa a quattro in cui Danilo ed Hertaux possono giocare con maggiore tranquillità ben protetti dallo schermo Badu a centrocampo. Il centrocampo solitamente è schierato a tre con Badu centrale e due mezze ali atipiche come Allan e Guilherme in grado non solo di cercare le verticalizzazioni, ma che sanno anche fare da diga davanti alla difesa. In realtà il centrocampo è molto spesso ben protetto dall’abbassamento dei due uomini dietro l’unica punta Di Natale. Sia a Kone, l’uomo nero, quello che fa il lavoro oscuro, un mastino di centrocampo che quando vede un difensore prendere palla gli corre dietro come pochi, senza dimenticarsi di saper anche giocare per le punte, ma anche a Théréau che nasce come attaccante ma sa anche sacrificarsi come pochi in Italia, viene richiesto un grande sacrificio in fase di non possesso per proteggere la mediana. È con questo atteggiamento che sono arrivate le vittorie contro le formazioni più rinomate come Napoli e Lazio. Sia Stramaccioni che il suo uomo di fiducia Dejan Stankovic son due grandi motivatori e riescono a far tirare fuori la giusta grinta e dedizione ai propri giocatori.

Domenica per il Torino sarà una partita difficile, l’Udinese lascerà probabilmente il gioco in mano ai granata che dovranno essere attenti a non concedere spazio alle ripartenze letali di Di Natale e compagni. Sarà importante trovare il gol per primi per poter vincere perché la squadra friulana sa difendersi a protezione del risultato in modo eccellente per poi colpire nuovamente in contropiede. Al Toro serviranno molta pazienza ed attenzione oltre alla migliore medicina che da quando esiste il calcio è riassumibile nella dura legge dell’ex, il nostro si chiama Quagliarella ed è tornato a fare paura a tutti.

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