Toro, Vesovic è da rivedere

Toro, Vesovic è da rivedere

Inter – Torino 1-0 / Il terzino un po’ bloccato all’esordio, ma non era facile

di Gianluca Sartori, @gianluca_sarto

Contro l’Inter ha esordito Marko Vesovic. C’era molta curiosità di vederlo all’opera: Ventura lo ha schierato per necessità, avendo dovuto dirottare Matteo Darmian in difesa per le contemporanee assenze di tanti difensori. Il terzino ha fornito una prova di per sé rivedibile ma non ci si poteva aspettare troppo e le attenuanti ci sono, eccome.

DIFFICOLTA’ OGGETTIVE – Il montenegrino ha esordito in un contesto difficile, in uno stadio importante contro degli avversari di qualità. Inoltre Vesovic è stabilmente in gruppo soltanto da un mese e senza dubbio necessità di un po’ di tempo in più per assorbire gli automatismi della squadra e aumentare le sue consapevolezze. Nel primo tempo l’ex Stella Rossa è stato visibilmente bloccato dall’emozione: non ha mai tentato una sortita in avanti e dietro ha sofferto (se vogliamo, è stato lui a perdere di vista Palacio nell’occasione del gol interista). L’intensità e la qualità tecnica del campionato italiano sono senza dubbio qualcosa a cui Marko non è ancora abituato e si è visto.

MEGLIO NELLA RIPRESA – Molto più sciolto il montenegrino nella ripresa. Vesovic ha fatto vedere un atteggiamento più disinvolto e una grinta che può far ben sperare per il futuro, neutralizzando bene le (poche, per la verità) discese di Nagatomo e cercando di proporsi anche in avanti, col Toro che doveva provare a spingere per acciuffare il pari. Di certo è stato un peccato l’aver sbagliato, durante una ripartenza pericolosissima, un facile tocco che avrebbe messo Cerci davanti alla porta verso la fine del match: ma non si può “gettare la croce” addosso a Vesovic perché non è solo per quel frangente che il Toro ha perso la partita.

Vesovic ora potrebbe essere utilizzato a sinistra contro il Napoli, viste le assenze probabili di Pasquale e Masiello e le difficoltà mostrate da Farnerud a San Siro nel ricoprire un ruolo non suo. Tuttavia, ora quello che serve di più al montenegrino è lavorare duro  per comprendere appieno il calcio italiano e imparare a mettere in mostra nel modo giusto le sue doti.

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