ToroPreview, ecco cosa pensiamo di Genoa-Torino: “Per sostituire Ljajic…”

Istruzioni per l’uso / Ogni settimana cinque domande a tre dei nostri giornalisti, che ci dicono la loro sul momento del Toro

di Redazione Toro News

Cinque domande, tre pareri diversi a confronto. I nostri pareri, a volte concordi e a volte discordanti tra di loro. Ecco ToroPreview, il nuovo format di Toro News: ogni settimana, prima della partita, tre dei nostri giornalisti risponderanno alle domande della redazione, dicendo la loro sull’impegno che attende la squadra e in generale sul momento dei granata. Opinioni personali a volte agli antipodi, per cercare di dare una visione più completa possibile al lettore sull’argomento trattato. Queste settimana, dall’altra parte del microfono ecco i nostri Silvio Luciani, Diego Fornero e Federico Bosio.

Questo pomeriggio l’ultima partita della stagione: contro il Genoa Mazzarri dovrebbe affidarsi ancora a un Sirigu fresco di ritorno nel giro della Nazionale, o sarebbe giusto concedere una chance a Milinkovic-Savic?

Silvio – Sirigu ha disputato tutti i minuti in Serie A ad altissimi livelli e la convocazione in Nazionale è meritatissima. D’altra parte è anche vero che Milinkovic-Savic ha lasciato intravedere potenzialità importanti in Coppa Italia ed anche simbolicamente meriterebbe di fare l’esordio in Serie A. Mazzarri è stato chiaro in conferenza e ha detto che manderà in campo la squadra migliore e che le sue scelte anche per il futuro sono già chiare, ma vista l’assenza di Ljajic potrebbe servire un tiratore per i calci piazzati: io darei una chance a Milinkovic.

Federico – Come ogni volta, Mazzarri ha ribadito di voler schierare la miglior formazione possibile. In questo caso però l’eccezione potrebbe essere rappresentata proprio dal cambio tra i pali, con un Milinkovic che ha saputo rispettare le gerarchie per tutta la stagione e che a questo punto, senza particolari obiettivi di campionato o pressioni di classifica, potrebbe finalmente esordire nel massimo campionato: Sirigu ha già salutato – per questa stagione – i tifosi nell’ultimo incontro casalingo, adesso potrebbe essere il serbo a difendere i pali granata nell’ultima uscita stagionale. In ogni caso, non credo proprio che l’eventuale permanenza di Milinkovic per la prossima stagione sia legata alla partita odierna, sia che scenda in campo – e qualsiasi fosse la sua prestazione – sia che resti in panchina.

Diego – Per una partita come questa, è giusto dare una chance a Milinkovic-Savic, magari sperando in un bel calcio di punizione… A parte gli scherzi, a 90 minuti dalla fine, vale la pena dare un’opportunità a chi ha lavorato tutto l’anno, peraltro neppure sfigurando.


Non sarà a disposizione Ljajic, che ha dovuto dare forfait all’ultimo minuto per via di un blocco lombare patito in rifinitura. Come possono i granata ovviare alla sua assenza?

Silvio – Non sono io a scoprire che Ljajic sin dal suo reinserimento in squadra è stato il fulcro del gioco del Torino. Rinunciare ad un giocatore del genere, soprattutto in un momento di forma come questo, è difficile e ne risentirà anche lo spettacolo. Detto questo Mazzarri ha diverse soluzioni in attacco e potrebbe riprovare il 3-5-2 visto nel primo tempo di Napoli oppure dare un’opportunità a giocatori tecnici come Berenguer ed Edera. Penso che opterà per la prima con i due esterni pronti a subentrare e dare una scossa al match.

Federico – Quella di Ljajic è probabilmente l’assenza più complicata e scomoda da dover affrontare: i numeri parlano per lui e c’è poco da discutere relativamente all’impatto positivo che le sue giocate hanno sulle partite. Come rimediare? Un sostituto naturale non c’è nella rosa granata, e Mazzarri non è allenatore da esperimenti all’ultimo secondo: le possibilità che qualche altro componente della squadra venga adattato al ruolo di trequartista, senza tra l’altro averlo provato in settimana, sono davvero misere. L’unico che potrebbe essere spostato dietro le punte con una certa facilità è Baselli. Personalmente, comunque, ritengo che il Torino vestirà un 3-5-2 e che l’assenza del serbo sarà compensata dall’inserimento di un altro centrocampista, probabilmente proprio con Baselli a dare maggiore supporto all’azione offensiva ma senza partire così avanzato com’è solitamente Ljajic.

Diego – Il Toro è stato quasi due mesi senza Ljajic per scelta tecnica, e non si è certamente vista la miglior squadra della stagione. Se, com’è possibile, sarà Edera ad agire alle spalle di Iago Falque e Niang, sarà comunque un bel test per lui, oltre ad una grande opportunità. A proposito di Edera, tra l’atro, è davvero inspiegabile la sua assenza tra i convocati in Under 21.


In vista della prossima stagione, meglio puntare sin da subito – e quindi condizionando inevitabilmente anche il mercato – sul 3-5-2 o sul 3-4-1-2?

Silvio – Anche sotto questo punto di vista il tecnico toscano mi sembra molto deciso: le idee sono chiare ma il mercato dipenderà  dalle opportunità che capiteranno sia in entrata che in uscita. Posta la riconferma dei big come base per ripartire il prossimo anno e la necessità di innesti di livello, la mia impressione è che si costruirà una squadra in grado di interpretare più di un sistema di gioco, quindi il primo potrebbe essere quello con il tridente, ma si punterà anche a rinforzare il centrocampo per utilizzare il 3-5-2 in partite in cui serve più sostanza.

Federico – Per quanto mi riguarda, penso che il Torino abbia trovato un equilibrio importante ed una buona intesa tra i singoli schierandosi con il 3-4-1-2: determinante è la posizione di Ljajic, fulcro della manovra e faro del gioco granata. Proprio per questo, non sposterei il serbo di un centimetro: per esprimersi al meglio il suo ruolo deve essere quello di trequartista, e lì deve rimanere. Detto questo, Mazzarri mi è apparso molto determinato dal punto di vista della progettazione e del mercato, e la settimana scorsa ha rilasciato una dichiarazione importante: nel Toro del futuro vorrà quattro attaccanti e – “per questioni di equilibrio” – Ljajic dovrà essere considerato a livello numerico uno di questi quattro, indipendentemente dal ruolo ricoperto in campo. Dunque staremo a vedere. Sicuramente comunque il serbo ha nelle corde anche la possibilità di giocare seconda punta, al fianco di un compagno e non alle spalle di due.

Diego – Dipende tutto da Mazzarri: la cosa più importante è affrontare la sessione di mercato con idee chiare, preferibilmente cercando giocatori adatti alle scelte del mister e non viceversa, raccogliendo occasioni e poi provando ad incastrarle nello scacchiere.


Verso Marassi, bisognerà valutare anche le condizioni di Belotti: una situazione che lancia quindi Niang come potenzialmente titolare. Cosa pensi che riserverà il futuro del senegalese? Ha convinto Mazzarri?

Silvio – Non penso che per quanto mostrato in questo campionato Niang abbia convinto qualcuno. Mazzarri lo conosce bene e ne conosce anche le potenzialità inespresse. Il senegalese è stato penalizzato anche dal progetto di Mihajlovic che lo ha voluto per fare l’esterno mentre è chiaro che le prestazioni migliori sono state quelle da attaccante centrale. Le qualità fisiche e tecniche secondo me ci sono, serve solo convinzione ed applicazione. Inoltre è stato un investimento importante e se venisse convinto a dare il massimo secondo me l’anno prossimo potrebbe sorprendere tutti.

Federico – Quello legato a Niang è uno dei punti interrogativi più grossi nell’attuale situazione del Torino. La situazione è delicata. Parlando di mercato mi ricollego a quanto sopra scritto: Mazzarri il prossimo anno vuole quattro attaccanti, tra i quali (a meno di capovolgimenti o offerte incredibili) bisogna contare Belotti, Ljajic e Falque. Giusto che il quarto sia Niang? A livello di potenzialità forse, ma per quanto dimostrato in questo campionato no. E in questo caso, come fare? Di certo nella finestra di mercato che si aprirà a breve il Torino non può sperare di rivenderlo ad una cifra che si avvicini ai 15 milioni versati nelle casse del Milan. La situazione è complicata e rischia di trasformarsi in un vicolo cieco, è da valutare molto bene: quel che è certo è che finora Niang non ha convinto con la maglia granata.

Diego – Dubito si possano definire convincenti le prestazioni di Niang, ma la situazione del franco-senegalese è complicata: il Torino ci ha investito parecchio, ed il rischio minusvalenza è più che concreto. Ecco perché è più che probabile che l’attaccante resti, salvo offerte da qualche mercato “secondario” con club disposti ad investire cifre importanti. A questo punto, sarebbe uno spreco non tentare di valorizzarlo: le doti tecniche ed atletiche non gli mancano, lo sappiamo.


Torino e Genoa hanno un gemellaggio storico e parte della tifoseria è ancora profondamente legata. Personalmente, pensi che sia giusto mantenerlo dopo i fatti di 10 anni fa?

Silvio – Non nascondo che rivedendo quelle immagini del 2009 il rammarico è ancora tanto. Detto questo, qualcosa si è indubbiamente rotto ma lo striscione dei tifosi granata a Marassi e quello apparso a Superga in settimana dei genoani sono segnali bellissimi e rappresentano al meglio che il legame è comunque forte. Tra l’altro quel Torino è retrocesso non solo per colpa del Genoa, che ha fatto bene a giocarsela in maniera corretta e sportiva, ma soprattutto per colpa sua, per il pareggio con il Bologna e tanti altri episodi. Secondo me un gemellaggio storico e forte va oltre agli episodi, seppur dolorosi, che avvengono sul campo.

Federico – Dieci anni fa il Torino si è condannato nel corso del campionato, e sperare in un regalo da parte del Genoa non era di certo la miglior strategia per salvarsi. Bene ha fatto il Grifone “squadra” a dare il massimo in quell’occasione. Diverso, radicalmente diverso, il discorso legato alla tifoseria ed al comportamento mostrato in quell’occasione dai genoani in trasferta, di fronte ad un pubblico gemellato che stava vivendo – lo sappiamo bene – una lenta agonia. Dal mio punto di vista è normale che i rapporti si siano nei primi anni un po’ raffreddati, proprio – ribadisco – per questo comportamento osservato sugli spalti: il gemellaggio è storico, è uno dei più antichi d’Italia e nel complesso è sopravvissuto. Ma quella macchia non è a mio parere un episodio di poco conto.

Diego – Il concetto di “gemellaggio” ha valori diversi per tifosi “comuni” e per la tifoseria organizzata. Quanto avvenuto quasi dieci anni fa forse non è stato il massimo della gradevolezza proprio per alcuni comportamenti eccessivi da parte di giocatori e tifosi dopo il triplice fischio: sul giocarsi al 100% le partite, però, se si crede nella regolarità dei campionati e nei valori dello sport, non si dovrebbe rimproverare niente a nessuno.

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