Varese: da ‘parcheggio’ a protagonista della serie B

di Stefano Rosso

 

La prima sconfitta pesante di Lerda sulla panchina del Torino ha lasciato il segno, dividendo tifo e opinioni circa il reale valore di squadra, allenatore, dirigenza e campionato. A rincarare la dose, inoltre, ci hanno pensato i numeri perchè se è vero che il Varese, formazione neopromossa dalla Lega Pro, non perde in casa ormai da due anni abbondanti – l’ultima sconfitta risaleva…

di Stefano Rosso

di Stefano Rosso

 

La prima sconfitta pesante di Lerda sulla panchina del Torino ha lasciato il segno, dividendo tifo e opinioni circa il reale valore di squadra, allenatore, dirigenza e campionato. A rincarare la dose, inoltre, ci hanno pensato i numeri perchè se è vero che il Varese, formazione neopromossa dalla Lega Pro, non perde in casa ormai da due anni abbondanti – l’ultima sconfitta risaleva al settembre del 2008, in Lega Pro 2, contro l’Olbia – lo è altrettanto il dato che il Torino al ‘Franco Ossola’ non vince da venticinque anni e poco importa, per i più pessimisti, se prima di sabato erano proprio venticinque anni che il Toro non giocava contro il Varese.

Più che rammaricarsi inutilmente per il blasone delle squadre avversarie – poco importa se in serie B c’è il Varese od il Portogruaro – e per le singole prestazioni, vittorie o sconfitte, ottenute contro queste compagini, ci si può fermare a riflettere sull’esempio della realtà che la società biancorossa è riuscita a costruire e sta portando avanti.

Il fallimento del Varese, datato 2004, è storia recente: la squadra, ripartita dall’Eccellenza, è stata però in grado di risollevare la testa e ritrovare orgoglio e compattezza tali da arrivare a giocarsi un ruolo importante in serie B dopo appena sei stagioni.

In questi anni, però, la squadra lombarda – soprattutto per il Torino – è stata una risorsa importante: già il Toro di Cimminelli, infatti, utilizzava il Varese come banco di prova per i propri giovani talenti. Nel 2000-2001, campionato di serie C1, la formazione biancorossa era guidata da Mario Beretta (proprio il tecnico del cameo sulla panchina granata dell’anno scorso) e tra i pilastri della squadra annoverava due giovani di sicuro avvenire, Stefano Sorrentino e Federico Balzaretti. A fare il percorso inverso, in quella stessa stagione, fu un centrale difensivo di buone prospettive, Davide Mandelli, da anni ormai a rimpolpare il reparto difensivo del Chievo Verona in serie A: arrivato con tanti punti interrogativi e poca fiducia di pubblico ed organi di stampa dimostrò il proprio valore sin dalla prima apparizione, in Coppa Italia contro il Bari, annullando completamente un tal Antonio Cassano, all’epoca grande promessa – poi mantenuta – del calcio italiano.

Negli anni a venire il ‘Franco Ossola’ ospitò numerosi ex o futuri granata, come Felice Foglia e Carlo Sassarini o addirittura l’allora bianconero Andrea Gasbarroni ed Alessandro Pellicori, fino al fatidico fallimento che costrinse la società a ricostituirsi e ripartire dai dilettanti facendo perdere appetibilità persino a giovani prospetti speranzosi di emergere.

Due anni per riorganizzarsi, la scalata diretta dall’Eccellenza alla C2, e di nuovo il Varese torna ad essere una risorsa per la squadra granata: stavolta è un giovanissimo Davide Bottone, stagione 2006-2007, a finire sulle sponde del lago dopo una prima stagione altalenante tra i prof con la maglia della Biellese.

Gli anni passano e la stagione successiva, sempre in C2, fa tappa a Varese un altro giocatore il cui destino appare legato al granata: Denilson Gabionetta. L’esterno d’attacco mancino, infatti, contrariamente a quanto si possa credere è arrivato in Italia giocando per la prima volta mezza stagione con la casacca biancorossa, per poi approdare già nel gennaio della medesima stagione al Pisa dell’accoppiata Ventura-Petrachi, per poi proseguire verso Bergamo sponda Albinoleffe ed infine Crotone.

 

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