1966-1976 Torino – la Farfalla diventa leggenda, poi arriva l’ultimo Scudetto

1966-1976 Torino – la Farfalla diventa leggenda, poi arriva l’ultimo Scudetto

#110annidiToro / Continuiamo a ripercorrere le tappe della storia granata decennio per decennio. Oggi, un periodo particolarmente carico di emozioni contrastanti

Pianelli, scudetto '76

Prosegue il nostro viaggio tra i decenni della storia granata, in occasione dei 110 anni di Toro: quest’oggi un periodo particolarmente saturo di emozioni, molto contrastanti, ed eventi chiave. La gestione Pianelli prosegue a grandi ritmi ed il Torino si stabilizza nelle posizioni nobili della classifica, ma i racconti di questo decennio sono tanti, struggenti quanto esaltanti: dal doppio trionfo in Coppa Italia a quello Scudetto 1972 sfumato nelle ultimissime giornate, passando per il tragico e precoce addio alla Farfalla granata ed arrivando al titolo conquistato nella stagione 1975/1976. Ecco alcune delle pagine più intense della storia del Toro:

1966-1967 – Il Torino, ormai alla quarta stagione di presidenza di Orfeo Pianelli, prosegue ancora sotto la guida tattica di Nereo Rocco ma i risultati non raggiungono ancora gli obiettivi sperati pur migliorando il bilancio totale rispetto all’annata precedente: i granata si resero protagonisti di una stagione altalenante che li vide concludere il campionato di Serie A in settima posizione e venire eliminati al terzo turno di Coppa Italia. Nel frattempo, la parentesi in Coppa delle Alpi nella quale il Toro si qualificò quarto su otto formazioni totali dopo aver affrontato Eintracht Francoforte (poi vincitore della competizione), Monaco 1860, Servette, Zurigo e Basilea. La nota positiva fu senza dubbio rappresentata da Gigi Meroni, capocannoniere stagionale granata con nove reti all’attivo.

1967-1968 – Si separano le strade del Torino e Nereo Rocco: il club di Pianelli cambia tecnico affidandosi alle capacità di Edmondo Fabbri, una mossa che si rivela nel complesso vincente poichè la compagine granata non soltanto bissa il settimo posto in Serie A, ma chiude in seconda posizione il girone di Coppa Piano Karl Rappan e soprattutto vince anche la terza Coppa Italia della propria storia chiudendo il mini-girone finale a 9 punti davanti a Milan, Inter e Bologna. Non passa di certo alla storia per le emozioni positive legate a vittorie e trofei questa stagione, quanto per quelle negative: la sciagurata sera del 15 ottobre 1967 si compie infatti una delle tragedie più caratterizzanti dell’intera storia del Torino. L’evento ha per protagonista l’uomo-simbolo delle ultime stagioni, il ‘genio’ che danzava sul pallone con stupefacente classe e leggiadria ed illuminava i compagni, Gigi Meroni: dopo l’incontro vinto con la Sampdoria, il fantasista granata venne investito in Corso Re Umberto, scomparendo poche ore dopo e lasciando aperta una ferita insanabile. L’automobile era guidata da un giovane Attilio Romero, che nel 2000 per uno strano gioco del destino sarebbe diventato presidente proprio del Torino. Fu così che la Farfalla granata si librò nel cielo, lasciando la storia e diventando istantaneamente leggenda.

Gigi Meroni

1968-1969 – Si prosegue nel segno di Fabbri, e l’annata successiva non regala emozioni particolarmente differenti: il Torino si dimostra formazione di buon livello e grande potenziale, questa volta conclude il campionato di Serie A in sesta posizione ed accede al Girone finale di Coppa Italia, che tuttavia terminerà all’ultimo posto. Note aggiuntive, non irrilevanti: le serate europee. I granata partecipano infatti alla Coppa delle Coppe e dopo aver superato Sedicesimi ed Ottavi vengono eliminati ai Quarti di Finale dai futuri vincitori del torneo: uno Slovan Bratislava in versione schiacciasassi in grado di imporsi, nella Finale, anche sul Barcellona.

1969-1970 – Ancora un cambio in panchina, ma l’andamento stagionale continua a non cambiare: di certo nel corso delle stagioni il Torino di Pianelli stava assumendo una fisionomia bel delineata riuscendo a stabilizzarsi, costantemente a ridosso delle grandi; il grande salto (che di lì a pochi anni si sarebbe concretizzato) era ancora un misto tra la speranza ed il progetto, ma non si può dire che a questo punto la formazione granata vivacchiasse nel massimo campionato nè che vivesse di alti e bassi. La squadra, ora passata nelle mani di Giancarlo Cadè, termina il campionato in settima posizione e si avvicina nuovamente ad un trofeo nazionale: il Torino supera infatti il Girone Qualificatorio 6 per poi concludere al secondo posto il Girone Finale di Coppa Italia, ad appena un punto di distanza dal Bologna; rammarico in casa granata, festa tra le fila felsinee.

1970-1971 – Bisognerà aspettare dunque tre stagioni dall’ultima volta perchè un trofeo venga nuovamente sollevato all’ombra della Mole, sponda granata: i ragazzi di Cadè registrano un lieve calo rispetto alle annate precedenti ed a fine campionato si ritrovano ottavi in classifica, senza considerare l’eliminazione al primo turno di Coppa Mitropa contro l’MTK Budapest, ma la stagione viene ugualmente ricordata con gioia dal popolo granata. Il Torino infatti torna a vincere la Coppa Italia, la quarta della sua storia: dopo aver superato ancora una volta il Girone Qualificatorio 6 – contro Sampdoria, Ternana e Perugia – il Girone Finale vede granata e Milan in vetta con 7 punti, davanti a Fiorentina a Napoli. Nello spareggio definitivo, disputato il 27 giugno 1971 sul campo neutro di Genova, il club di Pianelli di impone sui rossoneri ai calci di rigore in seguito allo 0-0 maturato nei tempi regolamentari.

1971-1972 – Una delle annate che probabilmente più  rappresenta l’anima del Torino, una stagione ricca di rimorsi ed imprese sfiorate: la squadra viene affidata alla guida tecnica di Gustavo Giagnoni, che valorizza al meglio ogni pedina a propria disposizione e porta i granata a sfiorare vette fino a pochi anni prima solamente agognate. La lotta Scudetto è aperta sino all’ultimo, e vede la Juventus spuntarla su Milan e Torino stesso: al termine di una rimonta da antologia i granata si portarono in testa al campionato a quattro giornate dal termine, ma lo scontro diretto perso nella San Siro rossonera fu fatale e di fatto consegnò il titolo ai bianconeri, che trionfarono con 43 punti all’attivo contro i 42 punti a testa di Toro e Milan. Parallelamente, Ferrini e compagni raggiungono i Gironi semifinali di Coppa Italia, ma sono le competizioni europee a portare le emozioni se non più forti di certo più inedite: il Torino raggiunge i Quarti di finale di Coppa delle Coppe travolgendo il Limerick ed imponendosi di misura sull’Austria Vienna; ancora una volta i granata verranno eliminati dal futuro vincitore di una competizione europea, in questo caso si trattava dei Rangers Glasgow che ottennero un 2-1 totale nel doppio confronto. Il Toro disputò in questa stagione anche la Coppa di Lega Italo-Inglese: un doppio confronto con il Tottenham che vide però gli Spurs aggiudicarsi sia il match d’andata che quello di ritorno.

1972-1973 – Ancora Giagnoni, ancora emozioni su più fronti: difficile bissare la cavalcata della stagione precedente, ed ecco che il Torino conclude il campionato al sesto posto. Da sottolineare però la presenza della compagine granata in Coppa UEFA, esperienza sfortunata che coincise con una sconfitta contro il Las Palmas al primo turno, e nella fase a gironi della Coppa Anglo-Italiana.

1973-1974 – Non più fortunata a livello europeo – in ogni caso da notare come si tratti della settima stagione sulle ultime otto disputate nella quale il Torino prendeva parte ad una competizione internazionale, ancora una volta segnale di crescita e solidità – l’esperienza dell’anno successivo quando il primo turno coincise nuovamente con l’eliminazione diretta, questa volta contro il Lokomotiv Lipsia. I granata vivono una stagione più movimentata rispetto alle precedenti, pur concludendo in una molto positiva quinta posizione: dopo venti giornate il tecnico Giagnoni viene infatti esonerato, ed al suo posto il presidente Pianelli decide di chiamare nuovamente Edmondo Fabbri.

1974-1975 – Sotto il comando di Fabbri, la stagione successiva ebbe fondamentalmente le caratteristiche di un imponente ‘replay’ rispetto a quanto il Toro aveva compiuto nei campionati precedenti: Gironi semifinali di Coppa Italia, sesta posizione in Serie A, prima ed unica sfortunata presenza in Coppa UEFA (eliminazione a favore del Fortuna Dusseldorf). Il quadro sembrava essersi definitivamente cristallizzato, ma il futuro avrebbe dimostrato che in realtà già nel corso di questa stagione qualcosa di storico, di mitico, stava bollendo in pentola per poi esplodere in un tripudio granata l’anno successivo: ben dieci giocatori che nel campionato successivo avrebbero dato vita ad un nuovo ‘miracolo-Torino’ infatti erano già presenti in quell’organico, ovvero Castellini, Ferrini, Mozzini, Pallavicini, Pulici, Sala C, Sala P., Salvadori, Santin e Zaccarelli

doppi ex, Eraldo Pecci
Sala e Pecci in un derby (foto torcidagranata)

1975-1976 – Arriviamo così all’ultimo, ed il più bello, capitolo odierno: Pianelli opta per un nuovo cambio tecnico e mai come quella volta la strategia paga, poichè il nuovo prescelto per la panchina granata è Luigi Radice, un nome che è andato a collocarsi dritto al cuore della storia del Torino. Sotto la sua guida e trascinato dai gemelli del gol Pulici e Graziani, il Toro entusiasma e domina per tutta la durata del campionato di pari passo con la Juventus, vittima di una storica rimonta in classifica per parte di Sala e compagni: si decide tutto all’ultima giornata, il 16 maggio 1976, quando contro il Cesena tra le mura amiche i ragazzi di Radice non vanno oltre il pareggio, ma la Juve cade a Perugia e così il Torino è incoronato Campione d’Italia sollevando il settimo – ed ultimo – Scudetto della propria storia, a 27 anni dalla tragedia di Superga. Un’annata straordinaria che vede il Toro chiudere a 45 punti, con 18 vittorie 9 pareggi e 3 sole sconfitte in 30 partite disputate ed in particolare con 15 successi interni su 15; 49 le reti segnate, 22 quelle incassate. La più bella favola granata degli ultimi decenni.

(continua)

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