Prima degli ultimi tre anni ci fu una sola eccezione, quella del 2010 con la "rivoluzione dei Peones". Dal 2021 a gennaio colpi significativi
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Come è stato il mercato di gennaio nell'era Urbano Cairo? Il trend sembra essersi modificato nelle ultime stagioni dopo che per tanti inverni i movimenti erano stati quasi nulli. Nel 2023 il presidente del Torino ha celebrato i suoi diciotto anni alla guida del club e ormai lo storico è abbastanza significativo per poterlo analizzare sul lungo periodo. Per molto tempo il mercato di riparazione, quello di gennaio, non è stato considerato importante dalla società granata. Pochi o nulli i movimenti in entrata e in uscita e uno status quo quasi sempre mantenuto. L'unica grande eccezione fu quella della tribolata stagione in Serie B del 2009/2010, quella con Stefano Colantuono in panchina. L'avvento di Gianluca Petrachi generò la cosiddetta "rivoluzione dei Peones". Petrachi venne affiancato al direttore sportivo Rino Foschi nel dicembre 2009 e nel gennaio 2010 la rosa venne ribaltata come un calzino visto che il Torino veleggiava nella parte destra della classifica del campionato di Serie B. Per chi non si ricordasse i numeri di quella rivoluzione ve li riportiamo: 22 operazioni di mercato tra entrate e uscite per un totale di 12 nuovi giocatori.
Nel 2021 Sanabria e Mandragora per Nicola, nel 2022 Seck, Pellegri e soprattutto Ricci per Juric
Detto della "rivoluzione dei Peones" dell'inverno 2010, l'era Cairo è stata contraddistinta da mercati di gennaio piuttosto anonimi, volti al risparmio piuttosto che ai grandi investimenti. Il trend, però, è cambiato nel recente passato. Per la precesione è cambiato negli ultimi tre inverni, il primo di passaggio da Marco Giampaolo a Davide Nicola mentre gli ultimi due con a capo Ivan Juric. Nel primo dei tre inverni, quello del 2021 furono inseriti in rosa due giocatori preziosissimi per le sorti del girone di ritorno granata, ovvero Rolando Mandragora e Antonio Sanabria. Il Torino in quella stagione rischiava seriamente di retrocedere e, su indicazione di Nicola che li aveva già allenati, la società portò due innesti importanti: entrambi contribuirono alla salvezza della squadra e il sudamericano fa tutt'ora parte della rosa granata. Nel 2022 la società ha iniziato a guardare al futuro a partire dalla campagna di riparazione. Arrivarono infatti giocatori in prestito con diritto o obbligo di riscatto ed fu preso a titolo definitivo per una cifra di 4 milioni Demba Seck, investimento che a oggi non ha pagato i dividendi. In prestito si legarono al Torino: Pietro Pellegri dal Milan via Monaco con diritto di riscatto fissato intorno ai 6,5 milioni di euro, mentre Samuele Ricci con obbligo di riscatto dall'Empoli. Ai toscani andarono nell'immediato 2 milioni per il prestito, ai quali sono stati sommati 8,5 milioni di euro per il riscatto. Sempre in prestito oneroso con diritto di riscatto (fissato a 5,5 milioni) era arrivato a inizio mercato nell'inverno 2022 Mohamed Fares, che però finì anticipatamente la stagione per un grave infortunio.
Lo scorso inverno fuori Lukic, dentro Ilic
Nemmeno nell'inverno 2023 il Torino si è tirato indietro, anzi ha impostato sotto la guida del responsabile dell'area tecnica Davide Vagnati una strategia volta al futuro. Non a caso fu inserito all'incirca dodici mesi fa il profilo di Ivan Ilic. Il centrocampista del Verona - che ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2027 - arrivò alla corte di Juric in prestito con obbligo di riscatto, al verificarsi di condizioni molto facili; il valore della trattativa si aggirò intorno ai 15 milioni di euro più uno di bonus. Fu quindi un'operazione alquanto significativa che venne affiancata da altri piccoli aggiustamenti (vedi Andreaw Gravillon e Ronaldo Vieira, che in granata però sono state comparse o poco più). Nell'inverno 2023 ci fu anche il saluto dopo sei anni e mezzo di Sasa Lukic, che decise di non rinnovare e di accasarsi al Fulham in Inghilterra. Insomma, il mercato di gennaio del Torino è divenuto più animato negli ultimi tre anni dopo che per tanto tempo era stato particolarmente avaro. E nel gennaio 2024 cosa accadrà?© RIPRODUZIONE RISERVATA