Barreca, barricato in Toro

Barreca, barricato in Toro

Sotto le Granate / Il terzino è un prodotto del Torino: un ragazzo su cui puoi leggere la scritta “Made in Toro, with pride”

di Maria Grazia Nemour

Esce di corsa con la cartella a spalle dalla scuola elementare di San Francesco al Campo, merenda al volo e subito a Torino, c’è allenamento. Ecco cosa faceva quattordici anni fa Antonio Barreca. Chi cresce da quelle parti ha nelle orecchie il ronzio degli aerei che si alzano e abbassano da Caselle e punta Torino. Il Toro è stato l’infanzia e l’adolescenza di Barreca. Pulcini, esordienti, giovanissimi, allievi. Tre, quattro allenamenti settimanali e la partita, la maglietta della squadra addosso, oppure da lavare. Giorno dopo giorno gli si è fissato alla pelle molto più di un tatuaggio, il granata. Per forza poi a guardarlo in faccia, Antonio, non puoi che leggergli la scritta: “Made in Toro with pride.

In Primavera, tra il 2012 e il 13 si guadagna il soprannome “Frecciarossa”. In effetti è un treno da tutti i punti di vista: determinato, conosce bene le misure delle rotaie su cui corre velocissimo; fluido, effettua con disinvoltura entrambe le fermate, difensiva e offensiva.

Il battesimo della serie B al Cittadella nel 2014, l’operazione Avelar col Cagliari nel 2015.

E poi quest’estate, finalmente, l’annuncio : «Il Torino Football Club è lieto di comunicare di aver esercitato il diritto di contropzione con il Cagliari e di aver acquisito il diritto alle prestazioni sportive del calciatore Antonio Barreca». E subito il rimbalzo del tweet di Moreno Longo, l’ex allenatore della Primavera Toro, che sorride un: «Felice di apprendere che #AntonioBarreca è a tutti gli effetti un giocatore del #TorinoFc Giocatore di indubbio valore e prospettiva. Forza!!». La soddisfazione di un allenatore che ha saputo vedere in un bambino l’uomo che verrà. Un calciatore da serie A.

Un terzino sinistro, da serie A. Uno di quei ricercatissimi mancini che, in un calcio di prevalenti attacchi destri, sposta il baricentro del gioco, a suon di cross, verso il centro.

Nel 1992 ci pensava Rambo Roberto Policano a difendere il fianco sinistro del Toro. Frecciarossa Antonio Barreca, oggi, pensaci tu.

Affascinato dal gioco di Kaka e Marcelo, Antonio. Estimatore e amico di una faccia bella del Toro, Matteo Darmian, simile a lui in tecnica e umiltà.

Magro e alto Antonio, ma per nulla scoordinato. Con il sesto senso dell’anticipo, il settimo senso dello sfilare il pallone dalle gambe dell’attaccante e l’ottavo senso del cross, dell’assist, gol.

Antonio Barreca è lo scatto. La progressione nella velocità. Caparbietà nel pressing. Resistenza nello sforzo di chi si fa vedere in attacco ma non è mai fuori posizione in difesa, perché i compagni contano su di lui e lui, si fa trovare.

È vero, i centoventi chili di Higuain non li ha spostati al derby, e a Napoli si è fatto giocare da quel navigato di Mertens che dal suo ancoraggio ha tirato fuori un rigore. È un attimo dimenticare i ventun’anni di Barreca e il fatto che prima di Toro-Empoli stava seduto in panchina, a guardarla di lì, la serie A. Colpa del suo talento, che a tratti fa dimenticare quanto sia giovane e in continua crescita. Per Barreca, ogni giorno è il giorno giusto per fare di più. A partire da giovedì, a ripartire dal Genoa.

“Rivelazione dell’anno” dice il premio assegnatogli dai giornalisti sportivi dell’USSI Piemonte, qualche giorno fa. Chissà se l’emozione è stata simile a quella del 2013, quando “Sicilia Granata” lo aveva premiato a Collesano, paese natale dei genitori, per aver conquistato Toro e Nazionale. Il Toro è tanto ed è lungo. Tanto più di una città, lungo quanto l’Italia.

Se Barreca fosse un cognome argentino o brasiliano forse le sue quotazioni crescerebbero, ma io credo che il suo valore aggiunto stia proprio nell’essere cresciuto a San Francesco al Campo e nell’avere sangue siculo da far scorrere veloce in corpo, mentre corre.

Barreca origina da “barrique”, la botte che custodisce il vino di pregio, quella che rende persistenti i profumi delicati e che permette al vino di evolversi, giorno dopo giorno.

Barreca, è barricato in Toro.

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  1. bertu62 - 4 anni fa

    Maria Grazia Nemur…..SPLENDIDO ARTICOLO!!! POETICO!!!
    Quel tocco poi alla fine, di classe, giocando sull’origine del cognome e del significato di barricato…..SUBLIME!!!
    GRANDE!!!
    Il riferimento inoltre al “peso” di Huguain, ANCHE espresso in Kg, è fantastico!!
    FV❤G!!!
    SEMPRE!!!

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