Alla ricerca dei gol perduti

Alla ricerca dei gol perduti

Culto / La nuova rubrica di Francesco Bugnone: “Alcuni gol, alcune partite, alcuni episodi, però, mancano all’appello e allora facciamo la classifica di quelli che sto cercando con maggior insistenza”

di Francesco Bugnone
Maspero

Uno dei pochi metodi antistress efficaci che conosca è guardare gol e partite vecchie su YouTube.  A volte mi rilassa talmente che, se sono seduto o sdraiato su superfici sufficientemente comode, mi ritrovo a dormire con un gusto che non avrei neanche ingurgitando un litro di camomilla. Questa pratica è una delle pochissime cose a funzionare anche in questi tempi orribili, in cui facciamo, come non mai, i conti con lo stress e la paura. 

Sessanta metri di immortalità

Si può cercare la singola partita, ma, grazie ad alcuni canali mai troppo lodati (come Il calcio racconta o Stenechannel) vengono caricate intere trasmissioni (Domenica Sportiva, Novantesimo, Domenica Sprint, A tutta B e chi più ne ha più ne metta), il che aumenta la possibilità di rivedere gol forse dimenticati, alcuni insignificanti forse, ma che, magari, possono aprire la dolce porta dei ricordi, facendoci rivivere cosa facevamo e cosa eravamo in quel periodo.

Gol incredibili di difensori ruvidi

Alcuni gol, alcune partite, alcuni episodi, però, mancano all’appello e allora facciamo la classifica di quelli che sto cercando con maggior insistenza, ma al momento, rientrano nel campo dei “gol perduti”.

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5 TORO-LAZIO 4-0 83/84: questi sono gli unici gol che sono sicuro di non vedere mai in vita mia dato che quel giorno alcuni operatori Rai aderirono a uno sciopero indetto da un sindacato autonomo e fra le gare interessate ci fu, ovviamente, la nostra, ma non solo. Per Catania-Juventus, tanto per dirne una, trasmisero gol con che parevano ripresi da un condominio adiacente, senza che si capisse nulla. Noi ci dovemmo accontentare del racconto di Castellotti a Novantesimo con le foto di alcuni marcatori (Schachner, Dossena, doppio Hernandez, uno su rigore). Ovviamente quella fu la vittoria interna più rotonda di quell’anno, non vincevamo 4-0 in serie A dal 1978 contro il Vicenza e, sempre in A, non lo faremo più fino al 1991 contro il Bari. Non potevano scioperare la giornata dopo quando ci facemmo rimontare due gol dal neopromossa Pisa o a fine stagione quando perdemmo in casa col Milan riuscendo nell’impresa di prendere gol da Blissett, no. Proprio quella domenica. E va beh, è andata così.

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4 COPPA UEFA 1980/81 (o meglio, una parte di essa): l’EuroToro emoziona sempre. Le immagini del Comunale di sera restano piene di fascino. Quando lo stadio era pieno, la curva sembrava arrivare fino al cielo, impietoso confrontare quell’impianto con la cosetta di adesso. Se alcune campagne europee sono ben coperte (1986/87 in primis, grazie al lavoro del canale Jabo Altalena. Detto en passant, senza il furto di Fredriksson a Innsbruck, avremmo vinto la coppa), altre lo sono meno. Per esempio, il 1980/81, su sei gare, ce ne fa vedere solo tre: l’andata col Molenbeek (vittoria in trasferta) e il doppio turno col Magdeburgo. Mancano le due gare col Grasshopper, ma, avendo perso ai rigori, posso ancora sopportarlo. Non si trova il ritorno col Molenbeek, dove, forti del 2-1 esterno dell’andata, andiamo in vantaggio dopo 2’ con D’Amico ipotecando la qualificazione. Poi lo psicodramma: una pletora di gol sbagliati, i belgi che si rifanno sotto, segnano due gol (uno un’autorete di Van de Korput), rischiano di farne altri, portano la partita ai supplementari dove ci pensa Ciccio Graziani, con una rete definita “brasiliana” dalle cronache di allora, a rimettere tutto in quadro. La curiosità di vedere quel filmato è proprio legata al fatto, rarissimo con noi di mezzo, che lo psicodramma è a lieto fine, cosa che non capitò, per esempio, contro il Bastia in precedenza. Vogliamo il filmato!

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3 TORO-SALERNITANA 1-0 1997/98: la Salernitana è reduce dalla partita che gli ha regalato la matematica certezza della promozione, il Toro è reduce dalla sconfitta a Castel di Sangro che io non so ancora come commentare a distanza di anni. Ovviamente i campani vengono a Torino per onorare il calcio, cosa che molte squadre con nulla di chiedere si ricordavano improssivsamente in quel finale di stagione quando gli toccava giocare al Delle Alpi, meno con chi andava da altre parti, per esempio in centro Italia, in una ragione dove non c’è il mare. Artistico viene espulso,in una sorta di visione dal futuro di cosa combinerà da noi, poi una girata di Carparelli al 79’ ci regala tre punti pesantissimi e una splendida esultanza (“Carpa” va ad abbracciare la testa del Toro sotto la Maratona). La caratteristica di quel match è dato da una circostanza probabilmente (e fortunatamente) irripetibile: tre infortuni gravissimi al ginocchio per tre calciatori che chiudono la stagione lì. In ordine alfabetico: Brambilla, vero leader del centrocampo che, purtroppo, non tornerà più forte come quell’anno, Citterio e un Sommese in rampa di lancio. Per questo motivo il video va ritrovato. Dev’essere usato a scopo didattico, dev’essere mostrato a mo’ di cura Lodovico a chiunque, presidente o allenatore o semplice tifoso, straparli di necessità di rosa corta/cortissima, come se non venissimo mai nemmeno sfiorati dagli infortuni. Ogni riferimento a questa stagione non è puramente casuale.

2 TORO-CHIEVO 1-0 2002/2003: dopo una bella eliminazione in Intertoto e quattro sconfitte consecutive nelle prime quattro di campionato (fra cui il tristemente storico 6-0 contro il Milan, con Inzaghi che forse non sa quanto sia stato vicino all’essere menato dopo l’esultanza tarantolata al sesto gol), c’è ottimismo in quel pomeriggio soleggiato di metà ottobre. Sarà il bel tempo, sarà il ritorno di Maspero, ma contro il Chievo sembra il match giusto per ripartire. E ripartiamo, però il gol decisivo è uno dei più orrendi della storia granata. Lo segna Magallanes, giocatore simbolo di cosa sia stata quella stagione. Un colpo di testa apparentemente parabile su cui Lupatelli fa qualcosa che, ancora oggi, non capisco cosa sia.
“Ogni volta che passava il gollonzo di Magallanes, avrei preteso che comparisse in sovrimpressione la scritta: <<Informiamo i telespettatori che il Toro ha avuto altre occasioni molto più spettacolari>>” scriverà Gramellini su Granata da legare. (Vero, un palo di Ferrante, un salvataggio sulla linea su Vergassola, un gol buono tolto a Conticchio, ignorato dalla moviola di Longhi che citò soltanto l’altro gol buono annullato a Le Grottaglie). Sarà per la vergogna davanti a cotanta bruttezza, ma di quella rete non c’è traccia. Hanno caricato la puntata di Novantesimo, ma non quel servizio, forse è una marcatura troppo brutta davvero e va dimenticata E, forse, voler vedere quella segnatura va classificato, da parte mia, come preoccupante perversione.

1 TORO-TREVISO 4-0 1997/98: un 4-0 è sempre piacevole, se ti avvicina alla zona promozione ancora meglio, se fino a un mesto prima dovevi guardarti le spalle, non ne parliamo. Ma il motivo per cui vorrei il filmato di quell’incontro è, come successo con Delli Carri due rubriche fa, fare giustizia. Se, a Firenze, il difensore aveva segnato un gol da cineteca vedendoselo annullare senza motivo, qui la beffa è per Ficcadenti. Sì, perché Ficcadenti segna il 2-0 con una prodezza balistica da trentacinque metri, alla Recoba. Stavolta la rete è valida (ci mancherebbe), ma la beffa è che, di fatto, non se la ricordi nessuno. Un gol da raccontare ai nipoti e non c’è traccia sul web. Pubblicarlo è un dovere morale. Chissà se in Giappone, dove si trova ad allenare, ogni tanto il buon “Ficca” pensa a quella rete prima di dormire.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

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