Un Toro bellissimo

Un Toro bellissimo

Culto / La nuova rubrica di Francesco Bugnone: “E’ un Toro bellissimo, nonostante il finale, perché per molti quello è l’ultimo Toro vero. Secondo me non è così, ma è indubbio che la cesura con quello che verrà dopo sia profondissima”

di Francesco Bugnone

Il Toro 1993/94 è un Toro bellissimo.

Lo è innanzitutto per quella coccarda che ha sulla maglia che indica l’aver alzato una splendida Coppa Italia l’anno prima.

Lo è perché è pieno di giovani promettenti. C’è chi viene dal Filadelfia come il magnifico Benny Carbone o la promessa della difesa Falcone, ma c’è anche chi, arrivato l’anno prima dal Venezia, è diventato uno del Fila ad honorem per come ha contribuito a sbattere fuori i gobbi dalla Coppa Italia, come Poggi.

Lo è perché ci sono stranieri forti, come Francescoli, che sarà verso fine carriera, ma è pur sempre il Principe, per la miseria, oppure come Jarni.

Lo è perché ha giocatori come Daniele Fortunato, che meriterebbero un capitolo a parte per quanto sono preziosi.

Lo è perché davanti ha Silenzi, che, dopo averci messo la coppa in mano all’Olimpico, va avanti a suon di gol per portarci in alto e provare ad agganciare il sogno del mondiale americano.
Lo è perché è l’ultimo Toro che si allena al Fila, l’ultimo di Mondonico (sigh).

Lo è perché a vederlo in campo non sembra, ma gioca con la spada di Damocle del fallimento societario, tra voci speranzose e bruschi ritorni alla realtà.

Perdere l’amore

E’ un Toro bellissimo, anche se finisce male e se finisce male è anche perché, alla fin fine, giocare con quella spada di Damocle per tutto l’anno, lo paghi. Per esempio, a poche ore dall’inizio del quarto di finale d’andata di Coppa delle Coppe contro l’Arsenal, arriva la notizia della rinuncia all’acquisto da parte di Giribaldi. Come fa a non incidere? E nonostante questo, la sfida è alla pari e solo una zuccata di Adams nel ritorno a Highbury romperà l’equilibrio. Ma senza quella notizia, spacca entusiasmo, sono certo che avremmo vinto all’andata e avremmo scritto un’altra storia. Se in Coppa Italia l’eliminazione in semifinale contro l’Ancona è derubricabile a uno dei nostri soliti suicidi sportivi, anche il crollo finale in campionato c’entra qualcosa con il discorso societario. Ci rileva Calleri ed è come se tutti avessero un (comprensibile) calo di tensione nel momento sbagliato, col nadir del decisivo 1-4 interno contro il Foggia. A confermare il pessimo finale anche il fatto che Silenzi, dopo aver fallito la sua opportunità lunga 45’ in un’amichevole contro la Francia, rinuncerà al sogno Usa ’94, dove del granata ci sarà ugualmente, portato da Roberto Mussi che sarà anche decisivo contro la Nigeria, con un’azione disperata conclusa con l’assist a Roberto Baggio per il famoso gol che cambierà quel torneo.

Otto di fila (prima parte)

E’ un Toro bellissimo, nonostante il finale, perché per molti quello è l’ultimo Toro vero. Secondo me non è così, ma è indubbio che la cesura con quello che verrà dopo sia profondissima.

Innanzitutto perché quell’anno diciamo addio al vecchio Filadelfia, direzione Orbassano, e non può essere la stessa cosa, non potrà mai, anche adesso che lo abbiamo ritirato su.
Poi perché la squadra verrà totalmente smantellata fra sacrifici necessari e operazioni discutibili (Vieri al Venezia grida ancora vendetta al cielo a distanza di ventisei anni). Fa effetto vedere che degli eroi di Amsterdam, se si escludono le riserve Sinigaglia e Pastine, non resterà più nessuno a soli due anni di distanza ed è una cosa inaccettabile.

Una stagione senza lieto fine, ma con un cammino che ha scaldato il cuore. Il top di questo calore è tra ottobre e novembre. Due serate fredde, gli ottavi di finale di Coppa delle Coppe contro l’Aberdeen, due imprese e forse sono proprio quelle due serate che mi/ci faranno ricordare sempre questo Toro come bellissimo.

Otto di fila (seconda parte)

L’Aberdeen è una squadra tosta, chiuderà il campionato scozzese al secondo posto, a soli tre punti dai Rangers, ma nessuno può aspettarsi l’inizio da incubo del “Delle Alpi”. Il grande protagonista è il finlandese Paatelainen: al 9’ mette un pallone all’incrocio di testa, praticamente senza saltare, e poi si produce in un’esultanza stile Calboni dopo il gol contro gli ammogliati nel primo Fantozzi ( ci manca solo che dica “ho fatto gol!”), quindi al 25’ conquista una palla di fisico sulla sinistra e la mette al centro dove Jess ha vita facile a insaccare lo 0-2. Sembra già finita, anche perché il Toro in campo è confuso, non sa cosa fare per raddrizzare la situazione. Ma la Maratona sì. Canta. Batte le mani. Più forte di prima. Principalmente sulle note de “La stangata”. Forza Toro granata alè. Forza Toro granata alè. Forza Toro granata alè. E allora anche i giocatori ricominciano a sapere che fare.

Se sei sotto due a zero in casa e stai cercando di riprenderti, il manuale dice che il momento migliore per accorciare le distanze è a fine tempo. Spacchi in due la tranquillità di chi ha il doppio vantaggio, carichi l’ambiente per l’intervallo in attesa di una ripresa da urlo. Raffaele Sergio evidentemente ha letto il manuale, McKimmie no, perché invece di starsene buono ad aspettare il fischio dell’arbitro tenta un anticipo sul numero tre, ma perde palla e il numero tre ha il varco giusto per entrare in area e segnare con una gran botta mancina sul primo palo. Boato. Il tabellina dice Sergio, ma quel gol l’hanno segnato in 19000, letteralmente scesi in campo con la loro voce.

Dopo l’intervallo, curva e squadra continuano come avevano concluso la frazione: al 53’Sergio crossa, Silenzi fa da torre e Fortunato, al volo di destro, pareggia. Nuovo boato. Assalto all’arma bianca: una ripresa tutta nella metà campo scozzese, tra tiri fuori d’un soffio, assist meravigliosi sprecati (testa di Osio a smarcare Aguilera con palla alta, azione irresistibile di Francescoli a sinistra con cross per Silenzi il cui tiro al volo è respinto dal portiere), collezioni di corner, Nesti preso benissimo in cronaca. Quando, sull’ennesimo tiro dalla bandierina, il diagonale al volo di Mussi esce di niente con Silenzi vanamente proteso in spaccata, ci si potrebbe scoraggiare, ma è come se quella sera sapessimo tutti come finirà e la realtà ci dà ragione a 2’ dalla fine. Punizione da oltre venti metri, posizione centrale: calcia Aguilera, la palla incoccia la barriera e termina in rete. Da 0-2 a 3-2 non capita tutti i giorni. Per esempio, in serie A, l’ultima volta, a oggi, è stata  in una partita nel 1983. Sì, QUELLA partita. Vado a letto conscio di aver assistito a un’impresa. “La squadra un esempio, la Maratona un tempio” questo lo striscione giustamente autocelebrativo apparso la domenica successiva in curva contro la Samp. Nulla da aggiungere.

Claudio Bonomi: Messi per un giorno

Il peccato è che al ritorno basterebbe un misero gol per cancellare quel capolavoro, anzi, non è un peccato, ma una bestemmia. Il ruolo dell’empio tocca a Richardson che con un gran tiro da fuori supera Galli dopo 12’ e butta momentaneamente il Toro in versione tutta Italiana fuori dall’Europa. Piove sul bagnato quando Gregucci si spacca l’arcata sopraccigliare e lascia il posto a Falcone: non ha ancora esordito in serie A, lo farà la domenica successiva contro la Reggiana, ma in granata ha già giocato il tempo di recupero infinito della finale di Coppa Italia, non male. Se la cava da veterano in una serata in cui il Toro è chiamato alla lotta al Pittodrie Stadium e nonni tira affatto indietro, ma oltre alla spada serve il fioretto e quello è fra le mani, o meglio tra i piedi, di Benny Carbone.

Poco brillante all’andata, dove ha giocato il tempo sbagliato ed è stato sostituito da Aguilera, al ritorno decide di far vedere di cos’è capace. Su lancio di Fusi, che passa la metà campo poche volte, ma quando lo fa, storicamente, si sente, il numero dieci è smarcato spalle alla porta, controlla col petto, sembra perdere l’attimo perché si ritrova un difensore alle calcagna, ma poi lo salta secco con un dribbling fulminante, quindi scarica un destro in diagonale di quelli che non capisci se sia un tiro o un cross, ma tanto c’è Fortunato in traiettoria a mettere d’accordo tutti deviando in rete e ricolorando la qualificazione di granata.

Al 53’ lo diventa definitivamente: servito da una rimessa di Sergio a sinistra, Carbone passa nel minuscolo varco lasciato da due avversari. McKimmie ha la brutta idea di provare a rinvenire su di lui e ci guadagna solo una serie di finte che lo fa letteralmente ballare. Benny ha lo spazio per crossare dal fondo e sa che in mezzo c’è Silenzi, che salta da britannico fra britannici e incorna sotto la traversa, prima di correre con tutta la squadra sotto i tifosi. L’Aberdeen, a questo punto, dovrebbe farne due per agguantare i supplementari, non gliene facciamo fare neanche uno e in un’atmosfera speciale ci qualifichiamo ai quarti di finale. Tutto bellissimo, bellissimo come il Toro 1993/94.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentinie…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

2 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 mesi fa

    Bellissimo ricordo di una partita che “pensavo “ di aver dimenticato e invece era lì, dalle parti del cuore. Che è granata, naturalmente.

    Oggi è diverso. È cambiato il calcio, è cambiato il mondo e sono cambiate le persone. E cazzo! Molti di noi sono invecchiati, un po’ tristi e ormai disincantati.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. collotaurino - 3 mesi fa

    Ero adolescente anch’io.. gran bei ricordi. Si soffriva e si gioiva molto in una dimensione quasi mitologica. Oggi mi sento molto più distaccato

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy