Juric dixit: "I tifosi granata hanno l'ossessione dell'Europa". Ma è un'aspirazione giustificata e fondata? Torna la rubrica "Dati in Pillole" di Lorenzo Greggio
Video - Il video ufficiale pubblicato dal Torino per il 116º anniversario
Il Torino è storia. E’ storia di eroi ed eroici comprimari, di battaglie e di valori, di simboli e di cuori. Ed è la storia stessa a definire le aspettative dei tifosi granata, che puntano all’Europa del calcio. Le sporadiche apparizioni degli ultimi anni non sono servite a saziare la fame di una tifoseria abituata, nel tempo, ad una frequentazione più assidua del palcoscenico europeo.
Non più tardi di qualche mese fa Mister Juric parlava con simpatia - qui intesa proprio nell’accezione latina originaria di condivisione emotiva - di questa ossessione anche un po’ malata, quasi a volerne mettere rispettosamente in dubbio la legittimità.
Per capire l’origine e valutare l’effettiva fondatezza delle aspettative dei tifosi granata diventa utile metterle in relazione con la performance sportiva del Torino negli anni, mettendo in primo piano i riferimenti a quel sesto posto nel campionato di Serie A che attualmente, al netto di ogni discorso relativo slla coppa nazionale, garantisce l’accesso alle competizioni internazionali.
Il posizionamento in classifica
Per valutare una performance abbiamo bisogno di un indice da analizzare: viene naturale pensare in primo luogo al posizionamento in classifica.
Le media punti a partita nel tempo
Quanto è affidabile il posizionamento in classifica come indice di performance? Esistono fattori esterni all’effettiva prestazione di una squadra che possono influire su di esso? Proviamo a rispondere relazionando il posizionamento in classifica alla media punti a partita, che prendiamo in considerazione come indice di performance alternativo. Proponendoci di esaminare le classifiche di Seria A dal 1929 in poi, si rende in primo luogo necessario ricalcolare uniformando il valore in punti per vittoria, perchè la media punti a partita sia comparabile tra le stagioni antecedenti l’adozione della regola dei 3 punti e quelle successive. Andiamo quindi a ricalcolare i punteggi finali in classifica per ogni anno e per ogni squadra, attribuendo 3 punti per vittoria. Dividiamo questi punteggi per le partite giocate e otteniamo la media punti a partita. Le classifiche vengono ricalcolate “sul campo” (secondo la regola punti per vittoria vigente nella stagione considerata ma al netto di eventuali penalizzazioni). Prendiamo, ad esempio, la classifica della stagione 1994. Sull’asse orizzontale indicheremo la media punti a partita, sull’asse verticale la posizione in classifica. Per ogni squadra partecipante disegniamo un punto in corrispondenza dei valori della media punti a partita e della posizione in campionato.
La media punti a partita e il numero di squadre in serie A
Esaminando le figure precedenti è facile notare come una delle estremità dei “baffi” che sembrano venir disegnati si adagia su posizioni di classifica ben precise: 16°, 18° e 20° posto. Questo è ovviamente l’effetto del variare del numero di squadre partecipanti al campionato di serie A. Riprendiamo la relazione tra posizionamento in classifica e media punti a partita, utilizzando questa volta il colore per discriminare tra il numero delle squadre partecipanti al campionato a cui un particolare punto fa riferimento.
Conclusioni
Abbiamo esaminato l’andamento del posizionamento in classifica del Torino ed individuato l’origine delle aspettative dei tifosi granata, certificandone la fondatezza nel tempo (benchè lontano). Abbiamo in seguito introdotto la media punti a partita ed analizzato trend e pattern nell’evoluzione della classifica di Serie A, evidenziando come in un contesto di Serie A a 20 squadre e dopo l’introduzione della regola dei 3 punti a vittoria i requisiti per l’accesso all’Europa siano sempre più stringenti in termini di performance. Se è vero che il Torino non guadagna l’Europa sul campo ormai da troppo tempo è anche vero che una volta archiviati i patimenti delle stagioni precedenti il presente offre validi motivi per essere ottimisti e rappresenta un’opportunità anche in termini di ambizioni europee. L’auspicio per gli anni a venire è che la storia del Torino in Europa non rimanga soltanto un buon libro da leggere con nostalgia ma uno di cui ancora poter scrivere i capitoli migliori. DALLO STESSO AUTORE: Il Torino di Juric spiegato dal professor xG© RIPRODUZIONE RISERVATA