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Il granata della porta accanto

In lutto per Raiola. Ma qualcuno fermi i procuratori…

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Tristezza e dolore per la scomparsa del più famoso procuratore sportivo. Ciò non toglie che sia necessario porre un freno allo strapotere di questa categoria nel mondo del calcio

Alessandro Costantino

C'è un senso di grande tristezza e di sgomento per l'annuncio della morte di Mino Raiola, il procuratore più "famoso" del mondo e di sicuro siamo vicini ai suoi cari e a tutti quelli che gli volevano bene e che gli devono dire addio a soli 54 anni.

Ma l’aspetto umano di questa vicenda e la solidarietà e l'affetto che circonda in questo momento la triste vicenda che ha coinvolto l'uomo Raiola non devi farci ipocritamente dimenticare il ruolo determinante e, a mio giudizio, estremamente negativo che il professionista Raiola ha avuto, assieme a molti suoi colleghi, sul deterioramento del calcio moderno e il suo progressivo allontanamento dai valori popolari che hanno da sempre caratterizzato il gioco più bello del mondo.

Raiola nel suo lavoro è stato considerato giustamente un top perché ha saputo fare soldi a palate facendo guadagnare tantissimo anche ai suoi numerosi e spesso famosi assistiti. Il suo successo, però, grazie anche ad un sistema che dopo la legge Bosman non ha saputo o non ha voluto riequilibrare i rapporti di forza tra calciatori e società calcistiche, è maturato grazie anche ad una gestione spesso ai limiti dello sfacciato dei calciatori che a lui si sono affidati per curare i propri interessi. La vicenda Donnarumma, cioè il mancato rinnovo con il Milan e il successivo passaggio al Paris Saint Germain, è stata forse quella che ha palesato più di tutte quanto i valori che da sempre legano i giocatori alle squadre, e di conseguenza ai tifosi, sono stati spazzati via dagli interessi di procuratori spesso senza scrupoli come Mino Raiola. Un ragazzo come Donnarumma cresciuto nel Milan, lanciato nel Milan, con la possibilità di rinnovare a cifre comunque esorbitanti con i rossoneri e di giocare la Champions oltre che lottare per lo scudetto in Italia, ha preferito seguire le sirene parigine spinto dal suo procuratore che per il trasferimento al PSG del suo assistito ha incassato una commissione monstre. Stampa e media mainstream hanno cercato, e continuano a farlo, di difendere questo tipo di cose facendo digerire ai tifosi "sgarbi" come questo con la scusa dell' "ormai non ci sono più le bandiere" o "sono professionisti", ma la verità è che il calcio in mano ai procuratori sta trasformando questo sport in qualcosa di più simile al "finto" wrestling americano piuttosto che al "vero" calcio a cui eravamo abituati. La modernità, la tecnologia, i tanti soldi che girano, non possono essere una scusa per derogare ai principi di lealtà, di attaccamento e di identificazione che da sempre caratterizzano il calcio ed il tifo, che ne è il vero motore a livello di passione e di introiti economici.

Il tifoso non è un "cliente" qualunque da trattare secondo logiche di mercato simili a quelle che valgono negli altri settori dell'intrattenimento: il tifoso è…tifoso! É irrazionale, è viscerale, è legato ai colori della propria squadra a prescindere: non va allo stadio come uno va al cinema, cioè a vedere un film solo se ha certe caratteristiche che lo attraggono, va allo stadio perché gioca la sua squadra del cuore non importa chi sia l'avversario. E inoltre inevitabilmente ama affezionarsi ai giocatori che di fatto sono coloro che difendono e portano con orgoglio ed onore la maglia della sua squadra del cuore. Chi di noi non è cresciuto con alcuni idoli nei quali identificarsi? Il meccanismo messo in piedi dai procuratori di aumentare sempre di più il movimento dei calciatori da una squadra all'altra e con esso la frequenza e l'importo delle proprie commissioni sta distruggendo la credibilità ed il rapporto di identificazione tra il tifoso e la propria squadra: va bene tifare la maglia, ma questa maglia non è vuota, è indossata da qualcuno e non si può de-personalizzare completamente il rapporto tra maglia e giocatore. La Fifa con l'aiuto delle altre confederazioni (UEFA in primis) deve agire con maggiore incisività contro l'oligopolio che i procuratori stanno sempre più attuando sul mondo del calcio. Raiola è stato l'esempio più lampante perché è stato anche quello più "personaggio" all'interno della categoria, ma c'è gente come Mendes (procuratore di Ronaldo e tanti altri), Pastorello, Barnett, che muove masse di denaro impressionanti nel mondo del calcio incidendo pesantemente sulle dinamiche decisionali di mercato di moltissime società, comprese quelle di prima fascia. È francamente inaccettabile che siano i procuratori a decidere il destino sportivo di squadre e giocatori. Già ai tempi della Gea avevamo visto in Italia cosa poteva accadere quando l'influenza di queste figure prevarica il raggio d'azione che storicamente gli è attribuito.

Quindi rispettando il dolore di familiari ed amici del compianto Raiola, non cadiamo nell'ipocrita consuetudine italica di riabilitazione a posteriori dell’operato di qualunque persona, anche le più discusse, e manteniamo alta l'attenzione sulle dinamiche, a mio avviso negative, innescate dall'influenza di queste figure sul calcio d'oggi: prima che sia troppo tardi, qualcuno fermi i colleghi di Raiola e impedisca loro di essere la variabile determinante del calcio moderno. Forse non possiamo tornare al calcio degli anni Settanta e Ottanta, ma di sicuro non ci meritiamo questa deriva incontrollata…

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

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