Ascoli, ennesima vittima di un calcio malato

Ascoli, ennesima vittima di un calcio malato

Lo Psicologo granata / Il fallimento del ”Picchio” visto dal punto di vista dei miei pazienti.

di Riccardo Agnello

Ieri, come sapete, un altro pezzo di storia del nostro calcio è sparito con il fallimento dell’Ascoli, l’ennesima vittima di uno sport sempre più malato e sempre più in crisi. In questi anni nemmeno si contano le società che hanno dovuto fare i conti con una crisi economica che ha, giocoforza, investito anche il mondo del calcio, ma sicuramente buona parte della responsabilità di questa situazione è da ricercarsi nelle cattive gestioni dei presidenti ma anche nel modo in cui questo sistema è organizzato. Un sistema basato sull’oligarchia di poche società che si spartiscono la stragrande maggioranza delle risorse, lasciando alle ”piccole” solo le briciole. Veder fallire una società come l’Ascoli, che in passato ha calcato gloriosamente i campi delle serie A (ma la stessa cosa si può dire di squadre come Triestina, Piacenza, Avellino eccetera…) è l’ennesimo esempio di come, forse, qualcosa in questo sistema vada rivisto.

Proprio di questo ha voluto parlare un mio paziente durante la solita consulenza settimanale. Mi ha voluto raccontare le sue esperieze passate  riguardanti dei Torino-Ascoli di tanti anni fa, addirittura dei tempi di Gigi Radice, in cui il Toro e il ”Picchio” si incontravano in serie A e battagliavano anche per palcoscenici prestigiosi. Dal suo racconto è emerso un sentimento di nostalgia, non tanto per l’Ascoli in sè, quanto più che altro per un calcio che non corrisponde più a quello di cui lui si era innamorato. Pur non avendo vissuto quei momenti in prima persona ho avuto modo di vedere talmente tante immagini in TV e di sentire così tanti racconti che è quasi come se li avessi vissuti in prima persona e devo dire che non sono proprio riuscito a dargli torto.

Potrebbe sembrare la solita retorica, ma a guardare quello che succede ogni estare (fallimenti, scandali vari…) sembra quasi che seguendo questo calcio moderno bisogna davvero tapparsi il naso e farselo andare bene, e per noi granata, l’unico motivo per cui ce lo facciamo andare bene è proprio il nostro caro vecchio Toro, sperando per altro che questa sorte non tocchi (DI NUOVO) anche a noi.

Un saluto dal vostro personale psicologo granata!!

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