Ezio Bosso e il DNA del tifoso

Ezio Bosso e il DNA del tifoso

Loquor / Per Ezio Bosso essere torinista, per alcuni di coloro che verranno, è qualcosa che li attende, di qualcosa di inevitabile nella legge di natura del calcio e della verità

di Anthony Weatherill

“Colui che è stato privato
del suo godimento
conserva la sua umanità”.
Jaques Lacan

“Se non guardiamo avanti – ha detto Andrea Agnelli nel corso del meeting londinese “Leaders Week” – finiremo semplicemente per proteggere un sistema che non c’è più, un sistema fatto di partite domestiche che avranno poco interesse per i nostri figli”. E così si è giunti ad invocare il futuro dei nostri figli, pur di far passare sempre di più l’idea di un progetto di una “SuperLeague” quanto mai necessaria. La faccia tosta ad Andrea Agnelli non è mai mancata, fa parte di quel bagaglio di eredità che le famiglie potenti si tramandano di generazione in generazione. Una faccia tosta fatta di arroganza e travisamento della realtà, nella certezza di rimanere impunita. E’la manifestazione di un desiderio, di un qualsiasi desiderio, che porta, a dirla con le parole di Jaques Lacan, “a un godimento che si emancipa dalla legge”. Esiste una legge di natura ed esiste una legge di natura del calcio, un qualcosa che qualcuno ha rintracciato sin dagli albori di questo sport. Perché ogni cosa esistente ha intrinsecamente una legge naturale che la giustifica e la fa diventare metastoria, collocandola oltre il tempo e nel tempo. Ortega Y Gasset sosteneva che “la legge nasce da uno stato di disperazione circa la natura umana”, e verrebbe da pensare come il Creatore di tutte le cose forse non aveva tutta questa fiducia in ciò da lui creato. Ma a voler guardare le cose da un altro punto di vista, si potrebbe anche ipotizzare come la legge di natura sia stata da noi messa a disposizione dal Creatore, per consentirci di osservarci come in uno specchio e darci una possibilità di superare lo stato di disperazione prefigurato dal filosofo spagnolo circa la tendenza al male e al disordine di cui noi uomini saremmo preda in mancanza di leggi formali. Specchiandoci potremmo avere la possibilità di prendere coscienza di noi stessi e di ciò che realmente vogliamo o desideriamo. In altre parole, riconosciamo la verità e ci mettiamo nella condizione di poter scegliere. Scegliere una squadra di calcio,per esempio, è un qualcosa partorita dal nostro interno per dipanarsi nell’arco della nostra esistenza, in genere ricca di simboli e significati. In una bella intervista al programma “Propaganda Live”, il musicista Ezio Bosso (genio assoluto della musica) ha detto che “torinista ci nasci, è un qualcosa di genetico”, confermando in qualche modo il carattere metastorico caratterizzante il dna di ogni squadra di calcio, che può avere un’evoluzione nel tempo ma da cui non può prescindere.

Il consiglio per un allenatore

Per Ezio Bosso essere torinista, per alcuni di coloro che verranno, è qualcosa che li attende, di qualcosa di inevitabile nella legge di natura del calcio e della verità genetica di cui saranno portatori e prosecutori. Il calcio si è evoluto ed è stato abbracciato da generazioni di persone nel tempo grazie a questa fondamentale verità naturale, che solo grandi artisti come Ezio Bosso riescono a spiegare con sguardo evidente e semplici parole. Questa tendenza presente in natura, e uguale nel tempo, fa sì che i tifosi di una squadra si sentano fratelli anche senza essersi mai conosciuti, anche se hanno usi e costumi diversi. Perché non è uno spettacolo ad unirli, ma è un’idea alla quale da un’ispirazione interiore si abbandonano. E un’idea non si può creare artificialmente per bramosia di fatturati sempre più lucrosi, l’idea o viene catturata nel reale, quindi in natura, oppure non esiste. Ma ciò persone come Andrea Agnelli proprio non lo vogliono capire, perché a volerlo comprendere dovrebbero essere conseguenti e abbandonare idee insensate come la SuperLeague, creatura artificiale che del calcio, quello vero, avrebbe solo l’apparenza. E i cosiddetti “nuovi mercati” del calcio non è dall’apparenza ad essere stati sedotti, perché se si parla di dna si parla sì di scienza, ma anche di mistero. Questa ipotesi di scarso interesse dei nostri figli per il calcio, fatta dal presidente della Juventus, non solo ha il connotato dell’arroganza, ma ha anche il senso di una dichiarazione di guerra al calcio per come, da più di un secolo a questa parte,è stato conosciuto e amato. Chi ha tentato, nel corso delle millenarie vicende umane, di moltiplicare senza sosta i guadagni dai proprio affari, non è mai andato oltre quel limite,il senso della storia, di fronte al quale ogni cupidigia dovrebbe fermarsi. Ma da qualche decennio non è più così, perché l’umanità sembra essersi smarrita di fronte ad una nuova “Torre di Babele”. Ad essere precisi, è la sua classe dirigente ad avere aperto una porta che non andava assolutamente aperta: quella di modificare, in nome di interessi materiali, la sostanza della legge di natura. Le classi dirigenti, in nome di potere e profitto, hanno deciso come il mistero del dna non conti più, e come debba essere sacrificato e dimenticato attraverso paradisi artificiali a cui i nostri figli aderiranno con entusiasmo. Paradisi artificiali prefigurati e gestiti da loro, dimenticando come anche il potere, nella storia del mondo, per avere autorevolezza e autorità deve essere una stazione terminale di un percorso condiviso persino con le classi sociali più svantaggiate e periferiche. Invece, le classi dirigenti, stanno trattando il calcio alla stessa guisa di una nuova droga sintetica del terzo millennio, nella convinzione che i nostri figli non solo accetteranno questa nuova droga, ma le venderanno il mistero della loro singolarità insieme alla loro libertà. E con tale certezza, tra l’arrogante e il soverchiante, che l’organizzazione “Leaders Week” ha chiamato, a suo dire, “le tremila menti più brillanti coinvolte nel settore dello sport, per parlare di un’industria che sta cambiando ad un ritmo mai visto prima”.

Lo sport venduto al peggior offerente

Tale roboante annuncio mediatico finiva con un monito a mio avviso inquietante: “sei pronto per il futuro dello sport”? Da sottolineare come il manifesto programmatico di costoro autoproclamatisi enfaticamente “leaders”, si preoccupava di comunicare che dei bisogni di noi consumatori queste brillanti teste pensanti si sarebbero occupati dal 5 all’8 ottobre scorso. Avete capito bene: ci hanno chiamato consumatori, non tifosi. Potrebbe essere, come certa narrativa filmica o letteraria sostiene, che a volte il diavolo non può fare a meno di svelarsi, oppure, molto più prosaicamente, è proprio voler con le parole(ah, l’uso artificioso della parole. Il servizio ingannevole all’apparenza tanto condannato da Platone) sancire il definitivo passaggio dalla nostra condizione di tifosi a quella di consumatori. Tutto per il futuro dello sport e per il bene dei nostri figli, ovviamente. “Vogliamo trovare sfide più interessanti”, ha continuato il figlio di Umberto nel suo intervento londinese davanti a questi leader dello sport(vien quasi da ridere), laddove “più interessante” va tradotto con ricavi e utili sempre più monstre. E mentre il presidente bianconero sciorinava concetti come “tutti devono avere il sogno di vincere la Champions League”, i suoi uomini, in accordo con il solito procuratore privo di scrupoli ma sicuramente aperto al futuro di noi consumatori, si occupavano e si occupano di scippare(mi dispiace ma non si può definire altrimenti) l’ennesimo giocatore in scadenza di “contratto giovanile”. Si tratta di Matias Soule della squadra argentina del Velez Sarsfield, che sta invano protestando contro questo scippo in corso da parte della Juventus. Dovrebbe essere la politica,con la sua azione preventiva e all’occorrenza punitiva, a dover difendere gli interessi dei soggetti più deboli. Ma la politica contemporanea sembra essersi arresa davanti agl’appetiti dell’oligarchia finanziaria dominante. E infatti in questo meeting in cui si discuteva del futuro dello sport e dei suoi appassionati, è stata proprio la politica ad essere la grande assente. Perché ormai la politica ha in tutta evidenza deciso come debba essere solo il grande capitale a decidere i destini del mondo. E’ il trionfo,in economia, del “laissez-faire” del mercante francese Legendre e della “mano invisibile” di Adam Smith, in cui il tifoso, verità naturale del calcio, viene trasformato in consumatore, prodotto artificiale voluto dalla grande finanza. Alla politica rimane, alla fine di una partita di qualificazione agl’europei, il miserabile saluto militare dei giocatori turchi, in una triste rievocazione del “Miles Gloriosus” di plautiana memoria. Siamo davvero al godimento che si è emancipato dalla legge di natura, e se ciò sarà un bene per il futuro dei nostri figli sarà la storia a dirlo. Una strofa della bellissima e immortale canzone “Ho Visto anche degli Zingari Felici”, del compianto Claudio Lolli, recitava: “riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza”. Sarà meglio, che dite?

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

15 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. BruceLee Granata - 4 settimane fa

    Il maestro Bosso frequentava Piazza Statuto con i Mods ed ha suonato anche un paio di anni con gli Statuto….quindi vero DNA granata.
    se volete vedere intervista digitate Ezio Bosso Propaganda live e troverete video a cui si riferisce Anthony….pare che il link non posso pubblicarlo…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. dattero - 4 settimane fa

    Chissà da dove escono queste tremila illuminate menti, si xké 3000 son tante..solito articolo che fa muovere la cabeza

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. FVCG'59 - 4 settimane fa

    Ringrazio ancora una volta Anthony per questo bell’articolo: è un piacere ed un onore averlo qui come opinionista.
    Mi ha fatto molto piacere che abbia parlato anche del Maestro Ezio Bosso: “del Torino si nasce, è una questione di dna”! Io l’ho sempre creduto e propagandato e, infatti, la mattina dopo averlo visto e sentito in TV, l’ho segnalato su questo sito.
    Anthony, una sola cortesia: chiamaci Granata, non torinisti. Thanks!
    Il parallelo poi tra il Gigante Bosso ed il nano gobbo sull’essenza del calcio, del tifo e di come lo si vive è da applausi!
    Il gobbo ha un problema, sempre più serio: se non trova il modo di incassare un sacco di soldi (diritti televisivi, UEFA, la Super League) fallirà quanto prima, perché è già adesso fuori di un sacco di milioni…
    Come tutti i bambini viziati, ha voluttà vedere che anche lui è in grado di diventare un grande del calci9; ha fatto come nella favola di Fedro “La Rana e il Bue”: la rana (a strisce), impressionata dalla dimensione del bue (Real, Barça, MU, MC, Bayern, Liverpool, …) inizia a gonfiarsi, sempre di più, sempre di più, finché scoppia! Gaute da suta!
    Alla prossima e FVCG, sempre!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. turin - 4 settimane fa

    letto stamane agli studenti della mia aula universitaria. Commento di una studentessa: “professore, uno che ha intuizioni simili nella scrittura e negli argomenti è sprecato per un portale che parla di calcio. La relazione tra verità naturale e la sfida che l’uomo gli porta attraverso la nuova torre di babele rappresentata dal calcio vale quasi un saggio sul tema tra necessità del potere e aspirazioni umane”. Questo commento mi ha consentito di cominciare, con i miei studenti, una conversazione sull’estetica filosofica del calcio. Grazie mister Anthony

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. CUORE GRANATA 44 - 4 settimane fa

    Solita splendida voce fuori dal coro.Da antologia il ritratto sul “rampollo della famigghia”.Grazie,come sempre,Anthony e grazie anche al Maestro Bosso che non sapevo fosse “uno di noi”ma che a pensarci bene con il coraggio e la grinta che “mette in campo” non avrebbe potuto essere altrimenti.FVCG!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. il Toro al Fila - 4 settimane fa

    Batterli nel derby li farebbe tornare coi piedi sulla terra… detto questo il gesto per esempio di “Braveheart” Wallace ci ricorda che il Toro è più di una squadra di calcio: non ha la carica politica dell’Athletic di Bilbao o del Barca di questi tempi, ma è giusto ricordare alle nuove generazioni che il Grande Torino è una filosofia di vita e che un gesto semplice come quello di Wallace deve risvegliare i sentimenti sopiti da una società che ha tanti meriti sportivi ma che troppo poco si è data alla cura e alla valorizzazione “dell’altro”: il Fila mai avrebbe dovuto essere solo un campo di allenamento ma di nuovo l’arena dei nostri eroi; i Balon Boys il futuro del Toro e non un progetto che conta più minuti in panchina e in tribuna che sul campo!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. maxx72 - 1 mese fa

    Una sola parola per il Maestro Bosso: straordinario! Come lo è questo articolo. Il maestro è anche una persona coraggiosissima che sta affrontando tutte le disgrazie della vita con un nerbo pazzesco, non poteva che essere dei nostri. Su andrea agnelli: ti hanno dato la giuve perché non sapevi fare proprio nulla di nulla. W il Maestro Bosso!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  8. user-14003131 - 1 mese fa

    Fa sempre bene leggere articoli come questi.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  9. portapila41 - 1 mese fa

    Altro bellissimo intervento . Onorato di avere uno come Bosso tra di noi. Da incorniciare l’inizio dell’articolo con la valutazione del pres. degli strisciati e di come si è sempre mossa la sua illustre famiglia.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  10. Rimbaud - 1 mese fa

    Bosso ha suonato anche negli Statuto. Non poteva che essere del Toro

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  11. GlennGould - 1 mese fa

    Ezio Bosso, Andrea Agnelli.

    Una persona geniale, umile, simpaticissima, con dei valori autentici, un dna da preservare nel tempo. Romantica, che ama la vita e ne assapora ogni istante.

    L’altro è più inutile di un rubinetto scassato.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. BACIGALUPO1967 - 4 settimane fa

      Il rubinetto scassato si può riparare…
      Il lambs no!!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  12. Toromatto - 1 mese fa

    Scopro con estremo piacere che il maestro Bosso e’ uno di noi! Anche lui abituato a lottare per far valere la propria esistenza e professionalita’, cercando di non far chiudere teatri e scontrandosi contro un sistema culturale ed artistico aperto a pochi. La sua tenacia ci rappresenta e ci rende ancora più orgogliosi.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  13. toro52anni - 1 mese fa

    Grande Bosso,da artista tifare Toro è un arte o un artifizio…l’imprevedibile che accade, la sfiga nel DNA granata,ad essere del Toro è come sfidare il destino.
    Ma il TORO è il TORO anche per questo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  14. gchiapp_11711910 - 1 mese fa

    Che bello leggere qualche volta qualcosa di differente. Dove cultura e sport vanno a braccetto. Dove lo sport puó arrivare a spiegare momenti tanto significativi e dove…nessuno insulta nessuno..ma, al contario, si impara qualcosa..grazie Anthony.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy