Le Iene su Lotito hanno ragione?

Loquor / La rubrica di Anthony Weatherill: “Dispiace notare l’indifferenza pubblica sia l’unica cosa a notarsi dopo l’inquietante servizio delle “Iene”, come se non si sia percepito minimamente la gravità a cui si è assistito”

di Anthony Weatherill
Lotito, Lazio

I fatti non spariranno
per farti un piacere
Javaharlal Nerhu

Ebbene, io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”, con queste parole risolutive Benito Mussolini, nel discorso tenuto alla Camera dei Deputati il 3 gennaio 1925, pensò bene di chiudere la vicenda del delitto di Giacomo Matteotti, il deputato socialista che aveva osato, nel suo ultimo discorso alla Camera, accusare il fascismo dell’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio per vincere le elezioni. Matteotti stava anche per presentare un dossier riguardante le tangenti che l’americana “Sinclair Oil” pagava al Duce e al Re per poter trivellare il suolo siciliano e per i suoi interessi in Libia. È nel momento in cui Mussolini si prende tutte le responsabilità per l’omicidio del deputato socialista, omettendo tra queste quella penale, ovverosia la più importante, che in Italia comincia la dittatura del “Ventennio”. È il momento in cui si decide come ci siano persone superiori alla Legge, alla quale nulla devono se non fumose parole retoriche, accondiscese dalla stampa e, soprattutto, da re Vittorio Emanuele III, che di quella Camera e della Costituzione Albertina avrebbe dovuto essere il garante. È la fine del diritto, e l’inizio di ogni abuso oligarchico. Comunque la si pensi.

Il calcio al peggior offerente

Qualcuno ha raccontato come la storia ritorni sempre, perché ci sono chiavi culturali che determinano nei secoli il comportamento di un popolo, riproponendogli ciclicamente l’odissea dei suoi problemi viscerali. L’affaire Lotito/Zarate raccontata recentemente dalla nota trasmissione televisiva “Le Iene”, è archetipo di tali problemi viscerali, perché mette in scena, appunto, uno spaccato di declino delle garanzie offerte dal diritto e abusi evidentemente ignorati dagli organi di controllo. La storia, ormai tristemente nota, a primo impatto sembrerebbe quella di un mancato pagamento di un emolumento, tre milioni di euro, dovuto da una società di calcio ad un suo giocatore. Ma nel voler dimostrare il dolo da parte della Lazio, Luis Ruzzi, all’epoca procuratore del giocatore argentino, ha dovuto esibire delle carte che proverebbero una colossale elusione fiscale da tredici milioni di euro. Il contratto ufficiale firmato all’epoca da Mauro Zarate, siamo nel 2008, parla di un ingaggio da sette milioni di euro spalmati in cinque anni, ma oggi si scopre, anche per ammissione stessa dello stesso giocatore (“sapevo tutto sin dall’inizio”), come in realtà il contratto di ingaggio fosse di venti milioni di euro. Ballano tredici milioni in più, che Claudio Lotito si era impegnato, sempre secondo Luis Ruzzi e Mauro Zarate, a corrispondere attraverso la “Pluriel Limited”, una società di diritto britannico. Tredici milioni che, secondo le carte tirate fuori da Ruzzi, sarebbero stati tenuti nascosti al fisco italiano, nel tentativo evidente di eludere le tasse. Il tutto, come già denunciato in un articolo del 2013 dal settimanale “L’Espresso”, è stato coperto da una super commissione di 15 milioni di euro pagata alla Pluriel stessa.

Toro News e la casa di carta

La Lazio ha prontamente rammentato come in altre iniziative giudiziarie sulla vicenda, Luis Ruzzi sia “risultato soccombente sia in sede civile come in quella penale” (ma in realtà non risultano esistere cause discusse tra la Lazio e Ruzzi), e rimandando, ancora una volta, alla sedi competenti tutte le conseguenze legali a carico delle “Iene” e di Luis Ruzzi. Non è importante in questa sede stabilire la verità su questa storia, ma piuttosto ambire a fare qualche riflessione. La vita, ad osservarla attentamente, ci insegna come le cose del mondo cambiano a seconda di come le guardiamo, perché il nostro sguardo ne può mutare il senso. Un treno visto da un viaggiatore è il mezzo del suo viaggiare; un treno visto da un ingegnere è un meraviglioso meccanismo complesso; un treno visto da un ferroviere è il suo luogo di lavoro; un treno visto da uno psicoanalista rappresenta il cambiamento. Ognuno ha una buona ragione per soffermarsi a guardare un aspetto della realtà o l’avvenimento di un fatto. Ci vuole una maturità esistenziale profonda per ragguagliare, volendo rimanere nella metafora usata, il treno nel suo complesso. Bisogna uscire dai normali, e umani, interessi particolari, e naturalmente egoistici, per osservare il mondo per come esattamente è. E cosa ci racconta, operando lo sforzo di allontanarci dai dettagli soggettivi, la vicenda Zarate/Lotito?

Non possiamo, semplicemente, ribadire ancora una volta come il calcio sia irrimediabilmente malato, anche perché quella da molti definita malattia, in realtà è una mutazione genetica in corso, in fase di compimento, di quello che fu un tempo uno sport narrato e amato dalla gente nei bar e nei cortili frequentati dagli adolescenti di ogni quartiere. Oggi il bar non è più il bar dove nuclei abitudinari di persone si ritrovavano, anche per delle ore, a consumare alcolici e analcolici di ogni tipo, e dove si potevano udire forti rumori di carte da “Briscola” fatte planare vigorosamente su un tavolino, mentre si parlava della rivalità tra Rivera e Mazzola. In tali contesti la gente si appropriava del calcio, e lo faceva entrare culturalmente nella propria esistenza come sua comprensibile metafora. Era un vivere dove andare allo stadio era una via di mezzo tra l’ambizione e il desiderio. Oggi il bar si è ridotto a malinconica rappresentazione di fugacità e frugalità, e i cortili sono spariti lasciando gli adolescenti senza spontanei luoghi di aggregazione, occasioni di prime responsabilità autonome nei confronti di una realtà da potersi “toccare”. Il luogo del calcio ormai è il salotto, dove troneggia un televisore portatore di molteplici mondi digitali, e un computer dove i social hanno dato il via ad una socializzazione con spazi più allargati, ma connotati esclusivamente dall’effimero. La breve durata a cui sono state ridotte le emozioni, impediscono di focalizzare l’attenzione sulla cronaca, non corrispondendogli più il giusto valore.

Il rifiuto del calcio

Dispiace notare l’indifferenza pubblica sia l’unica cosa a notarsi dopo l’inquietante servizio delle “Iene”, come se non si sia percepito minimamente la gravità a cui si è assistito. Si direbbe tutto rubricato ad un momento di narrazione televisiva tipicamente da reality show, dove si dice e si fa di tutto in quel meta-mondo caratterizzato solo dal momentaneo e dal falso. Oppure, ipotesi peggiore, ci si è convinti dell’assoluta necessità del “giro” irregolare di grandi quantità di denaro, per permettere allo show calcio di deliziare le nostre giornate da salotto casalingo. Non dovrebbe sorprendere, quindi, l’imbarazzante latitanza di ogni organismo di controllo su un contratto tra Lazio e Zarate caratterizzato da più di qualche semplice ombra. È sconsolante dover qui ricordare come la società capitolina sia quotata in borsa, e forse un intervento di garanzia della Consob, in questi anni, non sarebbe stato affatto male. Così, giusto per rendere tranquilla l’opinione pubblica sul buon andamento delle regole del gioco. Ma niente di tutto ciò è accaduto, come niente è accaduto dalle parti di qualche procura della repubblica. Per non parlare poi della politica, completamente omissiva di fronte alle vicende di una delle industrie portanti del Paese. È la logica del reality tv, incazziamoci ed emozioniamoci sul momento, poi si riprenda la vita di sempre. È la protervia di Mussolini, deciso a sfuggire alle sue responsabilità penali, con la complicità di un’intera classe dirigente, di fatto diventata oligarchia autoritaria.

Lo sberleffo finale, se volete, è l’annuncio, successivo al servizio mandato in onda dalla “Iene”, di una possibile candidatura a sindaco, per il centro destra, di Claudio Lotito alle prossime comunali di Roma. “Possiedo un grande senso civico – ha detto in proposito il patron della Lazio – e ho la visione della “Repubblica” di Platone dove ognuno, nelle sue possibilità, dava un contributo alla comunità”. Più che a Platone, queste dichiarazioni di Lotito paiono uno schiaffo da “Miles Gloriosus” di plautiana memoria e all’essere come la moglie di Cesare, che avrebbe dovuto essere non solo onesta, ma percepita come tale. Sant’Agostino diceva che “solo i fatti danno credibilità alle parole”, ma questo semplice e saggio concetto pare essersi smarrito dalle parti dell’Italia. E allora Mussolini ha potuto parlare di una Camera che poteva ridurre a “bivacco di manipoli”, Romano Prodi dichiarare che con “l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più”, Silvio Berlusconi proclamare al mondo la “sconfitta del cancro entro tre anni”, Giuseppe Conte approvare inesistenti 400 miliardi come “potenza di fuoco stanziate a garanzia alle imprese”, Giovanni Malagò sicuro di dare le sue dimissioni a causa “della riforma Giorgetti, che è un’occupazione del Coni”. È il trionfo del reality, dove in realtà l’unica cosa importante è solo cosa accadrà nella prossima puntata e nelle prossime parole.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. giancasortor - 6 mesi fa

    Mah…qualche tempo fa lessi un’articolone su Lotito come esempio da seguire,lo criticai aspramente,in quanto ritengo che i meriti sportivi non possono prevalere su quelli morali e fui bombardato di commenti negativi.Mah…dicerto non abbiamo scoperto l’acqua calda!

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  2. Pik67 - 6 mesi fa

    Anthony Weatherill,ha ragione,l’indifferenza è tipica del Paese Italia.Ci svegliamo un giorno e scopriamo l’acqua calda e allora giù a inveire,denunciare,manifestare etc. etc.Poi per certe situazioni che io definisco inaccettabili,nulla….Così funziona in questo paese,abbiamo gente come Lotito,che con Agnelli e altri tipi poco raccomandabili,stanno al poptere nel calcio,decidono tutto loro,si possono permettere di evadere,fare operazioni poco chiare,ma va bene così,non ci interessano queste cose,ci lamentiamo di qua e di là,ma non facciamo niente e così,il tempo scorre,senza che succeda nulla.Report,quando fece il servizio sugli striscioni vergognosi fatti entrare nello stadio al Derby,dove si fece capire quanto potere avessero questi personaggi,al margine della legalità,dove si parlo di criminalità all’interno di certe curve etc etc.Quanto l’opinione Pubblica si sconvolse?Quanto se ne parlò?Lotito ha le mani in pasta così come Agnelli e altri personaggi nel Calcio e non solo,ma non serve a nessuno che ci sia chiarezza in questo,che salti fuori la verità.Possono continuare indisturbati a delinquere,perchè di quello si tratta,ma non importa è parte del nostro costume,Qual’è il problema?Alta finanza,la borsa,le multinazionali etc etc. qusti sono gli interessi nel calcio di questa gente,lo sport che tanto dicono di amare,non gliene fotte nulla,proprio nulla…Ma su,non facciamola tanto lunga che inizia la Coppa Italia e poi il Campionato,si riparte sul carrozzone della sceneggiata Italiana!!!

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  3. dattero - 6 mesi fa

    pure un mio amico romano che ha aderenze,mi dice che lotito è fogna aperta costante,ma la lazio è ben strutturata. chiaro che i risultati parlano. se era 7mo in classifica,le iene non sarebbero intervenute. un bel servizio su gobba under 23 sarebbe educativo,in vece nada. perche?

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  4. christian85 - 6 mesi fa

    Eccellente interpretazione di Mr. Weatherhill, i miei sinceri complimenti.

    Questo pero’.. non e’ l’unico caso nel mondo del calcio a far scalpore..
    Ricordo a tutti che molte cose non sono mai state dette e mai verranno fuori.

    Mi riferisco ad esempio, come mai societa’ come la Roma e la Lazio non furono fallite pur avendo debiti da far schifo.
    Hanno fatto fallire il Toro che aveva forse la meta’ dei debiti avuti dalle romane e hanno fatto finta di nulla anche sul Milan stesso, appena 2 anni fa dopo l’uscita di Berlusconi.

    Ma questo e’ nulla… mi vnegono in mente poi cose assurde come Eriberto del Chievo in arte Luciano o peggio ancora i pagamenti poco chiari dei vari acquisti da Kaka’, Ibrahimovic e cosi altri campioni.
    Non sapremo mai cosa e come gira in quell’ambiente…

    Poi, il senso di tirare fuori una storia di 12 anni fa ha poco senso.. di un calciatore tra l’altro che in Italia non ha nemmeno lasciato ricordi.
    Una cosa e’ sicura pero’, che se Lotito non e’ un benefattore, nemmeno tutti gli altri 19 presidenti di Serie A lo sono.

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    1. NEss - 6 mesi fa

      Alcuni pensieri in ordine sparso.
      Perche’ Maximovic (sp?) e’ passato dal ‘Nicosia’? Non ricordo il nome della squadra cipriota. Lui e tanti altri calciatori, proprio in un’isola nota per le ‘compagnie’ che aiutano ad evitare tassazione in altri paesi.
      In rete si trova anche la storia che spiega il tira-molla per tenerlo a Torino ed il prestito invece di vendita al Napoli. Se fosse stato venduto un anno prima il Torino avrebbe dovuto pagare 8 milioni a Cipro, o qualcosa del genere.

      Amici ‘di banca’ mi hanno fatto notare che i giocatori sono un po’ come le opere d’arte. Si puo’ fare il prezzo che si vuole e nessuno puo’ dire niente, non c’e’ un costo di produzione o che so io. Buon modo per far girare e ripulire un po’ di soldi, con tanti procuratori ‘italian-internazionali’ che si occupano, guarda caso, del calcio ticinese.

      la storia che spiega il desiderio prestito al Napoli invece di vendita ed

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  5. maxx72 - 6 mesi fa

    Questa volta mi complimento con Mr.Weaterhill, proprio un bell’articolo. Quindi la ringrazio.

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  6. Granata - 6 mesi fa

    A me Lotito, che conosco bene, mi sembra piu Diocleziano che non Platone. Bravo Weatherill

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  7. gianTORO - 6 mesi fa

    ormai l’unica morale è: se non ti frego prima io mi freghi tu. siamo diventati così. l’inizio della fine.

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