Milan e Torino a cosa servono?

Milan e Torino a cosa servono?

Loquor / Non credo che al Fondo Elliot, per la sua peculiarità costitutiva, possa interessare una bella riflessione di Steve Jobs, ma forse ad Urbano Cairo potrebbe servire

di Anthony Weatherill
serie a

“Il prezzo è quello che paghi,

il valore è quello che ottieni”

Warren Buffet

Le storie attuali di Torino e Milan si assomigliano, tristemente si assomigliano. Sono due grandi club della straordinaria narrazione del calcio italiano, che da anni non riescono più a trovare un filo logico con la loro storia. Il Torino questa crisi la vive da più tempo, e addirittura è stato vittima di un fallimento, che ne ha paventato la scomparsa definitiva dal calcio. Il Milan, invece, vive una crisi infinita dal momento in cui Silvio Berlusconi decise come il calcio non fosse più funzionale alla sua esistenza di uomo e di imprenditore.

Il calcio, al solito, a guardarlo bene diventa una cartolina in cui sono inseriti dettagli che invitano a riflettere su qualcosa a travalicare il calcio stesso. Sono crisi, quelle di Milan e Torino, che raccontano come qualcosa nel “Sistema Italia” si sia inceppato, facendo precipitare uno dei Paesi più belli ed affascinanti del mondo in un’agonia senza fine. L’Italia, con un impressionante e singolare processo di rimozione che non trova nessun riscontro simile nelle secolari vicende umane, ha condotto una guerra senza sosta contro ogni sua radice e ogni sua tradizione. Questa guerra, ne sono certo, sarà oggetto di numerosi studi dagli storici e dagli antropologi del futuro, perché siamo davvero di fronte ad un clamoroso esperimento sociale di suicidio assistito.

Assistito da una classe dirigente amorfa. La quale classe dirigente, invece di interrogarsi continuamente in cosa comportano le sue responsabilitàverso il popolo, ha preferito dedicarsi all’accaparramento di beni materiali e immateriali sotto forma di sempre più potere. Tutto questo mentre la platea da curare era diventata sempre più il mondo, a scapito della comunità. Ed è normale, in una logica mondialista prevaricante sulla logica della comunità, come dopo un po’ di tempo l’unico valore di riferimento diventino unicamente i fatturati e il mantenimento ossessivo di essi. I valori comunitari e identitari, in tale contesto, sono diventati inutili orpelli arcaici, da riesumare solo in alcune circostanze in cui la cattiva retorica serve a placare degli animi resi inquieti dallo svelamento della verità che a volte la realtà ci offre come occasione di liberazione. Sembrerà strano: ma a volte non vogliamo vedere quel che pure è sotto i nostri occhi.

Preferiamo mettere in “sonno” la coscienza, forse perché siamo stanchi di soffrire, forse perché semplicemente più comodo. E allora giungiamo a ritenere come davvero siano i soldi a fare la differenza nella costruzione di una squadra di calcio, e questo nonostante la storia recente del Milan ci dimostri esattamente il contrario. Perché forse ad alcuni non è abbastanza chiaro quanto la società rossonera abbia investito sul mercato negli ultimi sette anni, e non starò qui ad annoiare con numeri e dati facilmente reperibili sulla rete, perché la cosa da notare ècome da sette anni il Milan non riesca a piazzarsi tra le prime quattro del campionato. E tutto questo con budget di mercato e ricavi costantemente superiori ad una società come il Napoli. Richiamare Maldini e Boban in società, a proposito della cattiva retorica, non sta servendo, e temo non servirà,  a far cambiare la situazione se non si chiarisce in che direzione debba andare la gloriosa società milanese.

Ad una società di calcio, come a qualsiasi altra intrapresa della vita, occorrerebbe quel che si dice un progetto, atto a delineare lo scopo verso il quale devono essere necessariamente indirizzati tutti gli sforzi. Volendo porre la domanda in maniera più terra terra: a cosa serve? A cosa servono le storie di Torino e Milan?

Il giorno della rinascita del “Filadelfia” è stato un bel giorno, perché un pezzo di memoria del calcio italiano era rivenuto alla luce. Qualcuno, illudendosi non poco, aveva ritenuto che il “Filadelfia” potesse anche essere una sorta di nuova linfa vitale per il Torino Calcio. E anche su questo torno a riporre la domanda: a cosa serve? A cosa serve aver ridato vita al mitico stadio del Grande Torino se poi, dall’attuale allenatore granata, si sente dire in una conferenza stampa: “Chiellini si scorda sempre di quello che ha fatto il giorno prima, e nell’allenamento dopo ha il fuoco negli occhi”. Ora, a parte il pessimo uso della lingua italiana operato da Mazzarri, vien da chiedersi quale sia il reale stato di preparazione mentale degli allenatori che siedono sulle panchine di una delle più prestigiose e ricche leghe calcistiche del mondo. Non serve essere un genio o un assiduo frequentatore di Torino (splendida città), per comprendere come certi riferimenti al mondo bianconero un allenatore del Toro proprio non se li possa permettere.

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La conoscenza e le peculiarità del mondo in cui si lavora dovrebbero far parte del bagaglio professionale di un allenatore posto ad occupare una delle panchine più importanti della Serie A. Se Mazzarri si fosse preoccupato di conoscere queste peculiarità, non solo avrebbe risparmiato ai tifosi granata il riferimento ad un giocatore simbolo della storia bianconera, ma avrebbe anche compreso cosa i i tifosi del Toro si aspettano dai propri giocatori quando entrano in campo. Pessima, inoltre, è stata la “pezza” che ha provato a mettere Antonio Comi su questa vicenda: “il mister ha parlato di un suo giocatore avuto da giovane… che a trentacinque anni ha ancora il sangue negli occhi che aveva a vent’anni…  nessuno voleva offendere il mondo granata”. Qui siamo all’aggravante di un direttore generale del Torino,  da calciatore cresciuto nelle giovanili del Toro sotto la responsabilità di Sergio Vatta, che di valori granata era assiduo frequentatore.

E la domanda ritorna su alla stessa stregua di un misterioso fiume carsico: a cosa serve il Torino? Paolo Maldini ha recentemente dichiarato che “se Elliott vuole vincere tra quindici anni io e Boban lasciamo”. Maldini è più di un’icona della storia rossonera,  è alla stessa stregua di un importante valore di famiglia. Non sorprende, quindi, se in cuor suo,ad un certo punto, deve essersi fatta largo una domanda: a cosa servo io? L’ex difensore del Milan e della nazionale sa bene, per formazione valoriale e storia, quale deve necessariamente essere l’approccio del Milan al calcio. La storia del club rossonero gli impone di essere ai vertici, e con onore, di questo sport. Non ci sono altre opzioni, e non ci sono altre strade. Maldini, e la cosa gli fa onore, ha dovuto prendere posizione contro l’attuale proprietà rossonera. Elliot è rimasto male di fronte alle dichiarazioni del suo dirigente, perché ignora che Maldini non sta difendendo semplicemente una squadra di calcio, sta difendendo la sua famiglia. Una famiglia composta da milioni di tifosi. E non si può tradire la famiglia. Ma il fondo Elliot non può capire Maldini, perché probabilmente non ha ben valutato cosa sia il Milan. E prima di lui non l’ha capito la transitoria proprietà cinese e l’ultima fase della presidenza Berlusconi.

Un club calcistico non è una macchina per fare utili, anche se nell’ultima assemblea degli azionisti della Juventus, Andrea Agnelli ha tornato a definire “consumatori” i tifosi. Un club calcistico è la storia infinita di valori tramandati da generazione in generazione. Quindi, prima di agire per conto di esso, bisognerebbe comprenderli questi valori. Ecco perché il para-impegno distratto di Urbano Cairo sulla ricostruzione del “Filadelfia” è una ferita difficilmente rimarginabile nel cuore dei tifosi. Come difficilmente gli potrà essere perdonata l’abissale distanza agonistica ormai  createsi tra Torino e Juventus.  

E’ davvero triste vedere i bianconeri non temere più i granata in occasione del derby. Aver messo il Torino nella condizione di sperare di strappare al massimo un pareggio al Derby della Mole, vuol dire non aver proprio afferrato a cosa serve il Torino. Il Torino che non prova a lottare con coraggio e determinazione contro i “ricchi”, non è più il Torino. E’ solo una macchina per fare del fatturato e un po’ di utile, grazie a quell’amore che non conosce fine, segno caratteristico dei tifosi di ogni tempo.

A Milan e Torino serve un progetto che dia una visione, un orizzonte credibile. I due club non sono né di Cairo,né di Elliot; sono valori espressi nel tempo dalla società italiana, che un tempo non era abituata a dare un prezzo a qualsiasi cosa. Qualcuno ha scritto da qualche parte che “sono sempre quelli senza valore a darsi un prezzo”, e mi sembra un giusto monito da passare a Cairo ed Elliot, per spingerli a prendere delle decisioni coerenti con la storia di cui sono proprietari pro tempore. Se non vogliono o non sono in condizione di servire questa storia, allora forse è il momento di pensare apassare la mano.

Non credo che al Fondo Elliot, per la sua peculiarità costitutiva, possa interessare una bella riflessione di Steve Jobs, ma forse ad Urbano Cairo potrebbe servire: “essere l’uomo più ricco del cimitero non mi interessa. Andare a letto la notte sapendo che abbiamo fatto qualcosa di meraviglioso: questo è quello che mi interessa”. Poche cose, come una squadra di calcio, possono permettere ad un ricco di fare meraviglie. Ci pensino Urbano Cairo ed Elliot, e riportino Milan e Torino a ciò per cui sono serviti, a ciò per cui servono, a quello che per sempre serviranno.

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. frasto - 3 mesi fa

    Una perfetta analisi della situazione attuale che va oltre il calcio tocca il nostro mondo e non è solo la mondializzazione che pure favorisce la perdita dei valori ma anche la mancanza di senso della realtà per capire che si è aperto un baratro che stà inghiottendo tutti noi e chi ne uscirà sarà solo un consumatore che non sceglie più perchè non ha più scelta.

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  2. FVCG'59 - 3 mesi fa

    Si può tranquillamente affermare che l’ottimo Anthony ha sicuramente capito e interiorizzato l’essenza del Toro e dei suoi tifosi molto, ma molto meglio e di più dei vari Cairo, Mazzarri e Comi.
    Quando quelli che sono i massimi vertici di una società gloriosa come il Toro, sono completamente digiuni dei suoi Valori che la caratterizzano, cosa potremo mai sperare di ottenere? Quale futuro ha di fronte questa squadra? Quando il Fila è più chiuso che aperto, oltre a non essere ancora terminato, di cosa stiamo parlando?
    Grazie allora Anthony, un inglese che sa e ama il calcio, per aver messo a nudo i veri problemi e difetti di questo toro.
    Non mi stupirei su domani sera dovesse improvvisamente comparire uno striscione: CHIELLINI, UNO DI NOI!

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  3. Garritano - 3 mesi fa

    Ottimo anche il paragrafo riferito al neo gobbo Antonio Comi.

    Ecco perche non esistono parole abbastanza forti per catalogare questo squallido individuo, un traditore venduto a Cairo e al capo dei gobbi per un posto da DS e per un lauto stipendio.

    A giuda sono bastati solo trenta denari.

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  4. Garritano - 3 mesi fa

    Non servono parole per sottolineare questo bellissimo articolo.

    Basta un solo esempio di progetto vincente, di presidente passionale, di organigramma efficiente, di addetti ai lavori e allenatore professionalmente preparati e competenti, di buoni/ottimi giocatori acquistati nei ruoli di cui si necessitava e con spirito di squadra, senza ovviamente svenarsi, perfetti tasselli di un puzzle coeso e omogeneo. di vivaio che premia i Giovani e che dà loro continuità di gioco, maturazione e professionalità sia in prima squadra che in prestito ad altre squadre:

    ATALANTA.

    Non servono dei campioni per fare il salto di qualità, serve soltanto una squadra e un organico societario, a tutti i livelli, professionale, competente, preparato e con una unità di intenti per migliorarsi e migliorare unteriormente:

    ATALANTA.

    E chi dice il contrario è un bugiardo matricolato.

    Con gentaglia come Cairo, Comi, Barile, Mazzarri, ecc. non si andrà ami da nessuna parte.

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  5. Fede Granata - 3 mesi fa

    Il Toro serve a far contente molte altre squadre…

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  6. steacs - 3 mesi fa

    Mai come oggi Urbano è a un bivio:

    1- Cacciare Mazzarri, Bava, etc e mettere persone di valore dichiarando apertamente un PROGETTO SPORTIVO con una milestone, non si chiede di avere tutto in un anno, semplicemente che si dichiari cosa si vuole raggiungere e cosa si intende fare per arrivarci, poi si puo’ fallire l’obiettivo, lo diceva anche Bruce Lee: “Un obiettivo non è sempre destinato a essere raggiunto, spesso serve semplicemente come qualcosa a cui mirare.”.

    2- Si faccia da parte, dichiari pubblicamente l’intenzione a vendere perché lui troppo impegnato a seguire altre attivitá e cosi si potranno palesare degli acquirenti (che ci sono come ci sono stati per Atalanta e Fiorentina e ci saranno a breve per le genovesi, senza citare le milanesi che capisco abbiano un appeal internazionale superiore al nostro). E anche qui chi verrá, deve subito chiarire cosa intende fare di questa societá a livello sportivo, a noi non interessa la parte contabile, quella se la gestiscano loro senza mostrarla come se fosse un trofeo.

    Concludo, se Cairo non fará nessuna delle 2 cose, e io credo sará cosí (cacciare il solo Mazzarri non cambierebbe nulla se non nell’immediato, la recente storia ce lo insegna) tutto sará in mano a noi TIFOSI, siamo noi che dobbiamo mandare un segnale alla societá, l’ho giá detto in passato ma ritengo che iniziare a boicottare lo stadio, gli allenamenti (se mai il Fila sará riaperto), i prodotti e anche siti come questo sará l’unica maniera di far capire che questo PRODOTTO (ormai si ragiona da consumatori) non lo vuole piú nessuno e che quindi bisogna cambiare e renderlo piú appetibile.

    Il problema non è pro mazzarri o pro cairo… disfattisti o accontentisti… il problema è che il tempo scorre, abbiamo una emorrargia di tifosi nelle nuove generazioni spaventosa e tra poco tempo raccontare di noi sembrerá come parlare di squadre come Pro Vercelli, Noto o Casale (con tutto il rispetto per loro ovviamente).

    SS

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  7. policano1967 - 3 mesi fa

    Cosa serve al toro?nn lo so.ma so cosa nn serve al toro.nn serve un presidente come urbano cairo.nn serve un presidente tt fare come lui

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  8. palmiro - 3 mesi fa

    Esco dal seminato dicendo cosa “serve” a me il TORO.
    A me il TORO serve per ritrovare, nei miei pensieri, il ricordo di mio nonno e di mio padre che non ci sono più. Dovrei scrivere un lungo commento che parlerebbe di bombardamenti a tappeto, di fame, di paura, ma anche di momenti di gioia, di solidarietà (pochina in realtà) e di speranza nel futuro. Tutto questo è Superga per me. Vedere salire al colle, per entrare in basilica, persone completamente estranee a tutto ciò mi da un senso forte di disgusto verso ciò che è oggi il calcio.

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    1. gianni panchieri - 3 mesi fa

      Bravo palmiro belle parole.Un Abbraccio da un vecchio Cuore Granata.

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  9. claudio sala 68 - 3 mesi fa

    Bella la citazione di Jobs. Il progetto Milan si scontra con una scarsa visione tecnica per cui il budget viene speso malamente. Il progetto Toro secondo me dovrebbe privilegiare l’aspetto tecnico promuovendo i giovani calciatori ed allenatori. Ma soprattutto occorre aprire il Fila ai tifosi come mi ricordo quando ero bambino. WM non ha capito che è sempre stato tollerato e mai amato e lui non ha mai fatto nulla verso i tifosi per fare cambiare opinione e neppure la società è intervenuta per fargli cambiare atteggiamento. Adesso con i risultati che non arrivano si è ritrovato solo a parte Cairo che comunque ci impiegherà 5 minuti a cambiare idea

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  10. uiltucs.pesar_12159015 - 3 mesi fa

    La differenza, come sempre, la fanno i tifosi e, di conseguenza, i fatturati: se non ricordo male siamo la dodicesima squadra in tema di abbonamenti… E allora di cosa vogliamo parlare?

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    1. abatta68 - 3 mesi fa

      Infatti nell articolo si parla di altro

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    2. claudio sala 68 - 3 mesi fa

      Non tutti possono avere budget ricchi, ognuno però può avere una storia particolare da raccontare. Spesso questo è più interessante di vincere sempre, basti pensare al St. Pauli

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  11. lello - 3 mesi fa

    Articolo difficile da capire.
    Non servono i soldi e poi sembra che servano.
    Al Toro serve un Presidente che Ami il Toro.
    Al Toro serve una Società che sia sempre presente e unisca tifosi e giocatori.
    Al Toro serve valorizzare i giovani (quest’anno li abbiamo troncati diversi nel calciomercato)
    Al Toro Serve RIAPRIERE OGGI E PER SEMPRE IL FILADELFIA, e’ lì la nostra storia, e’ lì che pulsa il cuore granata, è lì che i giocatori possono stare a stretto contatto con i tifosi.
    Il Toro non avra’ mai le potenzialità economiche di altre Societa’, il Toro tornera’ ad essere protagonista se riesce a creare un fascino particolare in tutto l’ambiente giocatori in primis.
    Troppo spesso notiamo il contrario, giocatori che si trovano come spaesati, che indossano la maglia granata come una qualsiasi maglia, anzi alcuni impauriti, pronti ad andarsene alla prima occasione ( e magari a dimostrare il proprio valore in alte squadre).
    Non abbiamo bisogno di campioni, di grandi schemi tattici.
    Abbiamo bisogno di un Presidente con il Cuore Granata.
    Abbiamo bisogno di una Società attenta a creare unione tra tifosi e giocatori.
    Abbiamo bisogno di un settore giovanile dove far crescere giocatori ed avere il coraggio di portarli in prima squadra.
    Abbiamo bisogno di giocatori adatti ad indossare la maglia granata. Non ci servono giocatori di valore, se non viene fatta un’analisi attenta sulle motivazioni che li portano ad indossare la maglia granata. (meglio un Pasquale Bruno, anche se aveva indossato la maglia bianconera che un Niang, solo per fare un esempio)

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    1. ALESSANDRO 69 - 3 mesi fa

      D’accordo su tutto tranne sul passaggio ” giocatori pronti ad andare via e magari dimostrare il loro valore altrove).Francamente tutti i giocatori andati via a dimostrare il proprio valore altrove, tranne qualche rarissima eccezione, hanno solamente collezionato figure di merda in serie….

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    2. turin - 3 mesi fa

      eppure,a mio modesto avviso, l’articolo è facile da capire. i soldi, nel calcio, sono necessari quando si capisce sul serio a cosa servono. ma se i soldi, sempre nel calcio, diventano un mezzo per la conquista del potere prevaricante e per diventare sempre più ricchi, e allora non servono. Weatherill, pungente e sagace come sempre, invita tutti a riflettere a cosa realmente dovrebbero servire i soldi in un club calcistico, e in primis dovrebbero servire a rispettarne la sua storia e i suoi tifosi. Cosa che, in modo del tutto evidente, attualmente non sta succedendo né al milan, né al nostro amatissimo toro

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      1. abatta68 - 3 mesi fa

        Bravo è questo il punto. L imprenditoria e più in generale il capitalismo, è servito quando ha avuto una visione di progresso sociale, non solo economico. Nella privatizzazione dello sport, in questo caso il calcio, si è pensato solo a vendere un prodotto generico alla tv, dimenticandosi di tutto quello che facevano milioni di persone alla domenica, tutte insieme dal caffe due ore prima della partita, alle chiacchiere e le sigarette fuori dallo stadio.. io mi ricordo pure una battaglia a palle di neve tra due file in coda per il biglietto sotto la maratona! La partita era tante cose.. oggi è solo schiacciare un canale sul telecomando. Io non ho mai avuto Sky e mai lo avrò. Porto avanti la mia rivolta così e continuo a sentire tutto il calcio minuto per minuto… anche quando si perde 4-0

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        1. turin - 3 mesi fa

          hai saputo sintetizzare perfettamente il senso dell’articolo, come io non avrei mai saputo fare. un abbraccio, fratello abatta, e forza toro. nonostante tutto

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          1. abatta68 - 3 mesi fa

            Non è vero, hai reso benissimo il senso anche tu. Quando si parla di toro si parla anche di altre cose, di un modo di intendere il proprio modo di fare resistenza. Noi tifosi questo non dobbiamo mai dimenticarlo, magari non servirà a salvare il toro, il calcio o il mondo… ma almeno noi lo potremmo dire, a differenza di quelli che definiscono i tifosi “consumatori”!

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  12. NEss - 3 mesi fa

    Piu’ ricco del cimitero?

    Ci sono tante cose davvero utili che si possono fare con i soldi ben al di fuori del calcio.
    Gettare milioni per alzare uno stipendio gia’ altissimo a giocatori spesso ignoranti e viziati?

    Lasciare nel pallone/squadra tutti i soldi che vengono generati dal pallone/squadra e’ un conto.
    Ma non posso proprio essere d’accordo con la frase: “Poche cose, come una squadra di calcio, possono permettere ad un ricco di fare meraviglie”.

    Da una parte buttare milioni e milioni per provare ad andare in coppa uefa.
    Dall’altra mettere gli stessi milioni, che so, per provare a portare in clinica un nuova cura contro una malattia tropicale che uccide migliaia di persone ma e’ ignorata dalle case farmaceutiche perche’ non redditizia.

    Non sono naive ne’ ipocrita, per carita’, ma non ho dubbi su dove stia la meraviglia.

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    1. palmiro - 3 mesi fa

      A questo punto, seguendo il suo ragionamento, perché seguire una squadra di calcio e impegnare il proprio tempo prezioso (che poi è denaro) in un forum di tifosi di calcio? Ci sono cose più nobili e più importanti da seguire. O no?

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  13. Hic Sunt Leones 61 (A.C. TORINO) - 3 mesi fa

    Mah….
    ma dove sono i vari che deridevano tutti quelli che si lamentavano dell’allenatore?
    Forse avete capito anche voi che avevamo ragione vero? Allora adesso spariscono tutti questi signori, i veri tifosi granata, loro, e noi i mai cuntent…
    Il male che mi fa vedere la battaglia che uno deve fare per essere del Toro, primaditutto contro gli accontentisti… pensa te… non contro gli avversari, no.. contro gli accontentisti.
    Riguardo la squadra, e’ chiaro che la squadra sta giocamdo contro l’allenatore.
    Non ho mai capito quale fosse veramente il compito di questo allenatore…
    farci rimanere nella mediocrita’
    Altra domanda: perche’ non rinforziamo MAI il centrocampo?
    Altra domanda: perche’ si tiene il Fila chiuso?
    Ho visto lo sguardo di Sirigu quando ha preso il secondo gol ed ho capito cosa stava succedendo…
    Riguardo all’allenatore, credo che la fiducia serva solo a prender tempo per trovare un’altro che continui lo stesso tipo di lavoro…lo stesso tipo di lavoro….
    Ormai questo non puo’ piu’ rimanere ne serve un’altro per calmare le acque.
    Non mi illudo, finche’ ci sara’ questo comandante la nave non uscira’ dalle acque nazionali.

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    1. ALESSANDRO 69 - 3 mesi fa

      Io sono fra quelli che difendevano Mazzarri, non ho problemi a mostrarmi, io difendo un tecnico sempre, a meno che non sia indifendibile sin dall’inizio, perché le sconfitte non hanno mai una sola causa e sparare sul Tecnico è fin troppo comodo. Mazzarri può non piacere ma ha un curriculum e un esperienza di tutto rispetto, è uno che crede nel proprio lavoro e ci mette sempre la faccia. Questo non è un fallimento del tecnico, questo è il fallimento della società, chiamarlo fallimento di un progetto lo trovo azzardato….Una società completamente inadeguata che in un momento di grossa difficoltà ha mostrato tutta la propria fragilità. Sono errori che vengono commessi puntualmente da 15 anni, troppi per considerarli una casualità.

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  14. claudestor_673 - 3 mesi fa

    ..non abbiamo nulla da perdere…linfa nuova..CUORE TORO ALLO STATO PURO..DENTRO EDERA E PARIGINI…
    …SPIRITO TORO..!!?..
    i ragazzini….forse… ce l’hanno ancora….
    SEMPRE FVCG..
    …fuori le palle ..pellegrini..!..
    …comportatevi da uomini….
    …nei derby.. la spunta spesso chi stà peggio..!!!

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  15. ToroFuturo - 3 mesi fa

    I risultati si ottengono con persone qualificate, motivate e organizzate.
    Al Toro c’è Cairo che è un padre padrone incompetente di calcio, Mazzarri un demotivato disorganizzato e, infine, Bava un signorsì ininfluente.
    Di positivo c’è l’organico (ottimo in porta, difesa e attacco, discreto a centrocampo) con alcuni giocatori dotati di personalità.
    Data l’indolenza della dirigenza, un rappresentante della squadra (il capitano Belotti? Moretti?) dovrebbe prima chiedere lealmente faccia a faccia a Mazzarri di dimettersi e poi, se non recepisce, andare da Cairo a chiederne l’esonero.
    Nella serie A del 2019, Mazzarri è inadeguato. Si prendano provvedimenti per evitare le zone pericolose e, possibilmente, risalire in posizioni congrue con il prestigio della Società, la qualità dell’organico e la passione dei tifosi.

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  16. user-13967438 - 3 mesi fa

    Sig. Wheatherill, questo articolo è molto bello.
    Per un attimo astraendomi dal contesto, vestendo i panni del mancuniano mi sono immaginato Solskjær che va in conferenza stampa additando come esempio di virtù Arthur Alan Oakes… e niente, mi fumano i coglioni seppur per esercizio d’immaginario.
    Tutto qui.
    Papillon

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  17. Toro Forever - 3 mesi fa

    Le parole di Comi hanno lo stesso valore del suo operato. Nessuno. Cairo sta al Torino come la Gobba sta allo Sport. Galassie lontane. Ma se “gli altri” hanno prodotto del mercimonio vincendo, Cairo ha cercato di produrlo “vivacchiando” prima e “moricchiando” adesso, guardando alle ambizioni dei suoi Tifosi, con lo stesso interesse che suscita in lui il “reso” di un pacco di giornali e parlando al nostro Cuore con la stessa “passione” di un Amministratore di Condominio non rinunciando, in compenso, alla sua perenne autocelebrazione. “Direi bene”. Toro mio resisti. Il “Cairo”, nei miei pensieri, torna ad essere la Capitale dell’Egitto. E basta. FVCG.

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  18. TifoTORO - 3 mesi fa

    Buon articolo

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  19. toro52anni - 3 mesi fa

    Essere un tifoso del Toro non è da tutti.Lo șei senza sapere il perché.Lo sei e basta.Io , quando ero in seconda o terza elementare,non ricordo bene ,il Toro di Pulici vinceva lo scudetto.In classe eravamo 10 maschi, tutti per la juve e 2 soli per il Toro.Io ero uno dei 2.Se mi chiedete perché,sinceramente non lo so, in famiglia non erano tifosi di calcio quindi non ho avuto input particolari,però è quasi 45 anni che so di essere del Toro e nonostante tutto non smetto di essere un cuore granata.
    Sono del Toro per il Toro e niente e nessuno mi farà cambiare idea,nonostante tutto vada in direzione per farlo.
    Quindi, FVCG ORA E PER SEMPRE ,FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI.

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  20. MV - 3 mesi fa

    Segnalo in ordine sparso alcune contraddizioni.
    1) Il Toro era Toro, il Fila di Vatta una fucina di cuori Toro però oggi Comi sbaglia tutto. Perché?
    2) Il senso di comunità e dei valori è fondamentale, Agnelli chiama i tifosi consumatori, però la Juve vince ugualmente. Perché?
    3) La abissale distanza tra Juve e Toro degli ultimi anni è la stessa che si è creata tra la Juve e le altre squadre di fascia media. Perché?
    Per il resto, meglio tacere. Giorni di battaglia aspettano tutti noi. Inutile sfogare istericamente la propria rabbia sul web. Zitti e pedalare, che quest’anno c è da lottare

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    1. Maroso - 3 mesi fa

      R’ vero, Agnelli chiama “Consumatori” i suoi tifosi, che non reagiranno finchè la Juve continuerà a vincere. Ma ciò non potrà accadere all’infinito. Del resto, qualcuno ha scritto che il calcio ormai è un mucchio di letame, e non è certo bello essere in cima…
      Come tifoso del Toro mi sento di poter dire che a noi non basta vincere, vogliamo farlo credendo nei valori granata, che per me sono onestà intellettuale, il coraggio d i battersi da leoni contro coloro che si credono più forti, essere un esempio di parsimonia e di organizzazione, aver un bilancio decoroso.
      Forse è venuto il momento che i tifosi del Toro si facessero nuovamente sentire, si confrontassero sui valori granata, li riconoscessero e li presentassero a Cairo, non in delegazione ma in una grossa assemblea al Filadelfia, come quando fu posata la prima pietra del Fila.
      E’ un sogno? Forse, ma il Toro è sempre stato un sogno.
      FVCG

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      1. gianTORO - 3 mesi fa

        quando sei merda essere in cima ad una piramide di merda è un’ambizione
        che in alcuni casi si ricerca con ogni modo…ruminanti su tutti.
        la mia banca è differente.
        FVCG

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  21. dattero - 3 mesi fa

    Tristemente giusto

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  22. Nero77 - 3 mesi fa

    E quelle poche volte giocate a viso aperto,è arrivato puntuale l aiutino dell arbitro..

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  23. TORO76 - 3 mesi fa

    articolo come sempre ampiamente condivisibile…tranne per una cosa…non chiamarlo Toro…questo non è il TORO…al massimo è un torello

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  24. ddavide69 - 3 mesi fa

    Il Milan non lo so, ma il Toro serve a fare numero… Da anni ormai.

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    1. Torino FC - 3 mesi fa

      Purtroppo è cosi, a parte qualche ricchissima squadra, il resto sono solo riempitivi…

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