Che significa Foudre

Nel segno del Toro / Sono infatti di Combin tre dei quattro gol che i granata mettono a segno, spazzando via i rivali bianconeri. E Foudre non avrebbe potuto giocare un match migliore!

di Stefano Budicin
Meroni e Combin

Che significa Foudre? In francese è l’equivalente del nostro fulmine. È la folgore, la classica scarica elettrica che si abbatte al suolo con la sua dose di effetti visivi tra il vago e il terrificante. È l’istante immediato, la fugace apparizione del gesto risolutivo. E soprattutto, foudre è anche il soprannome che venne dato a Nestor Combin allorché approdò al Torino nell’estate del 1966.

Il 26 giugno 1920

Nestor Combin nasce a Las Rosas, in Argentina, il 29 dicembre 1940. Formatosi come attaccante, dimostra da subito grandi doti atletiche unite a una disinvoltura che gli permette di compiere vere e proprie imprese con la palla. Dal 1950 al 1959 milita nell’Olympique Lione, con cui vince una Coppa di Francia, Metz e Red Star. Una volta in Italia, dopo un trascorso con la maglia bianconera, è la volta del Toro, club con cui giocherà dal ’66 al ’69. 106 presenze con 31 reti.

Il termine Foudre gli viene affibbiato dopo averlo visto eseguire certi tiri con il piede destro che chiunque avrebbe mandato fuori area. Nestor, invece, era animato dal fuoco della grazia e da una precisione preziosissima. Quando calciava, era come se sparasse dei siluri, cannonate talmente potenti che nessuno era in grado di pararle, né tantomeno pareva intenzionato ad affrontarle.

Chi era Zampa di Velluto?

Foudre rimarrà sempre caro nella memoria granata, specialmente per ciò che accadde il 22 ottobre 1967. Si disputò la stracittadina e Nestor si trovò nella scomoda posizione di dover giocare contro l’ex squadra. Una settimana prima, precisamente la sera del 15 ottobre, morì Gigi Meroni, del quale Nestor era un grande amico. Non solo, ma la coppia Meroni-Combin aveva saputo regalare al Toro una serie di ineguagliabili momenti di magia calcistica. La morte di Meroni si rivelò sia un trauma che uno sprone e Foudre volle commemorare la memoria dell’amico dedicandogli la partita e compiendo un vero e proprio miracolo.

Sono infatti di Combin tre dei quattro gol che i granata mettono a segno, spazzando via i rivali bianconeri. E Foudre non avrebbe potuto giocare un match migliore! La sua furia domina su tutto e tutti, e  l’appellativo “folgore” non potrebbe essere più calzante. Dribbla, schiva, evita, travolge. E soprattutto corre, corre con rabbia, corre con il cuore ridotto a una vampa di lacrime trattenute troppo a lungo. Dei compagni non ode che poche parole in lontananza. Dell’allenatore neanche il suono delle grida dalla panchina. Tutto ciò che pensa, tutto ciò su cui il suo corpo il suo cranio il suo cuore sono concentrati è una cosa sola: mandare la palla in rete per commemorare la memoria dell’amico. E allora accade l’inevitabile.

Curiosamente, Combin è uno dei pochi granata ad aver saputo mandare in rete il pallone per tre volte di fila in una partita contro i bianconeri.

A fine partita, stremato da una caterva di emozioni contrastanti, Nestor dichiarerà: “Glieli dovevo, a Gigi, questi gol, glieli ho promessi quando l’ho salutato il giorno del funerale”.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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  1. tric - 3 mesi fa

    Partita indimenticabile, ancora adesso emozionante, ma la Foudre fu tale solo in quella circostanza. Nelle altre partite non mantenne né le promesse, né il soprannome.

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  2. gramelot - 3 mesi fa

    Prova

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  3. leggendagranata - 3 mesi fa

    Ero un ragazzino e andai allo stadio quel giorno: giornata triste ed esaltante, emozioni contrastanti dopo una settimana di lacirme per la morte di Gigi Meroni. Nestor Combin era fisicamente una furia, ma anche un “selvatico” che andava sgrossato e fu fortunato a trovare un tecnico raffinato come Edmondo Fabbri. Saper gestire e utilizzare al meglio giocatori difficili è una delle doti del buon allenatore. Purtroppo non è una delle doti di Mazzarri che ha “bruciato” (spero in modo non irrimediabile) gente come Zaza e Verdi per incapacità di gestirli.

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  4. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 mesi fa

    Ho visto questo incredibile derby solo in immagini di repertorio in Tv e consiglio a tutti i tifosi granata che non lo hanno visto di guardare questa partita. C’è tutto l’essenza del Toro qui: Cuore, rabbia, dolore, amicizia, bellissimi gol, magia, la juve inerme, i tifosi in simbiosi con la squadra. È molto merito a Nestor Combin, peraltro ex gobbo diventato vero cuore granata. Uno dei giocatori ingiustamente meno ricordati della nostra storia. Quei tre gol di rabbia e lacrime andrebbero cristallizzati ed esposti al Museo del Toro. Valgono come il gol di testa in tuffo di Pupi nella partita dello scudetto del 76.
    Nel ricordo di Gigi Meroni contro la sfiga che così tanto si è accanita contro il nostro Toro.

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  5. papapaolo.p_13652409 - 3 mesi fa

    Avevo sei anni, la prima partita allo stadio con mio padre. Che emozione. Ricordi il grande Toro e la Corona di fiori per la Farfalla.

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  6. Opi - 3 mesi fa

    Quel giorno allo stadio c’erano fazzoletti che si agitavano, ed erano tanti, la scusa era quella di festeggiare i goal , ma prima avevano asciugato tante lacrime.

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  7. gam66 - 3 mesi fa

    Da brividi questo articolo…. Che tempi, che uomini….

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