Chi fece parte del celebre “Trio delle Meraviglie”?

Nel segno del Toro / La rubrica di Stefano Budicin approfondisce un altro curioso tema della storia granata

di Andrea Calderoni

Un vero tifoso granata avrà già risposto a questa domanda prima ancora di finire di leggerla. Gli altri, dopo averne ripetuto tra le tempie la consegna, avrà riconosciuto di non ricordare di preciso ogni singolo nome, ma di sapere che il trio in questione non è stato mai eguagliato da nessun altro in tutta la storia del calcio giocato.  Non stiamo parlando del periodo d’oro del Grande Torino. Ma del triennio 1926-1928, che fu ricco per il Toro di vicende spesso al limite dello scandaloso (il primo scudetto revocato, ad esempio) e di episodi destinati a rimanere impressi nella memoria dei tifosi. Veniamo subito alla domanda fondamentale: chi faceva parte del Trio delle Meraviglie? Tre attaccanti fenomenali: Adolfo Baloncieri, Julio Libonatti e Gino Rossetti II.

Chi coniò il motto: “Palla avanti e pedalare”?

Baloncieri giocava come interno, Libonatti come centravanti e Rossetti II come punta. La parola d’ordine del trio era una sola: sinergia. L’intesa tra gli attaccanti era qualcosa che si faceva subito notare, quasi i tre giocatori fossero stati abituati a giocare insieme sin dall’infanzia. Baloncieri e Libonatti, curiosamente, si conobbero a Rosario, in Argentina. La città diede i natali a Libonatti, che da giovane militava nel Newell’s Old Boys. Nello stesso periodo giunse da Alessandria la famiglia di Baloncieri, che subito venne tesserato dal Rosario Central. I due giocatori si scontrarono in campo in occasione del derby locale. E il caso volle che, rientrati entrambi i fuoriclasse in Italia, si ritrovarono assieme tra le fila del Torino sin dal 1925, anno in cui seppero già distinguersi per le loro doti sportive e l’alchimia che caratterizzava il loro legame. L’annata 1926/27 fu trionfale. A partire dall’inaugurazione dello stadio Filadelfia, indimenticato teatro delle giocate più avvincenti, fino a tutta una serie di partite nelle quali il trio delle Meraviglie riuscì a distinguersi per il virtuosismo di chi ne faceva parte. E poi la vittoria del campionato, che consegnò nelle mani del Toro il suo primo scudetto, che per colpa del caso Allemandi fu revocato nonostante i granata se lo fossero guadagnato meritatamente. La stagione 1927/28 segnò per il Toro la riscossa definitiva, con la conquista dello scudetto che consacrò il trio delle Meraviglie una volta per tutte. Il trio segnò la bellezza di 89 reti, infiammando in più di un’occasione il leggendario Filadelfia. Rimane indimenticato il celebre risultato ottenuto il 5 febbraio 1928 contro la Reggiana: sette reti a opera di Baloncieri, le quali detengono ancora oggi, nella storia granata, il record assoluto di gol conseguiti da un giocatore in un match.

Chi sono i padri spirituali del Torino?

Concludo con un aneddoto: si sa che gli sportivi adorino affidarsi a oggetti da loro considerati autentici portafortuna. Baloncieri non fu da meno. Ogni domenica, infatti, si prodigava per indossare sempre la stessa camicia, una camiseta che a parere suo era responsabile della sua buona sorte. A furia di indossarla, la rovinò e si trovò costretto a giocare senza. Strano a dirsi, Baloncieri continuò a vincere e a dimostrare le sue doti atletiche a ogni partita disputata.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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