Quale giocatore del Torino è noto come “Luce”?

Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin: “Chi è Luce? A chi ci si rivolse con un simile soprannome?”

di Stefano Budicin
Ventura, Vittorio Pozzo, Pozzo

Chi è Luce? A chi ci si rivolse con un simile soprannome? Strano a dirsi, a un giocatore che venne chiamato così per una questione che non c’entra granché con le sue doti sportive. Avete capito di chi sto parlando?

L’incriminato della settimana è uno dei padri fondatori del Torino: Enrico Debernardi I. Viene chiamato primo per non confonderlo con il fratello più giovane Guido, anch’egli granata.

Classe 1885, si forma nell’Audace Torino durante la stagione del 1903. Dal 1907 al 1913 gioca nel club piemontese nato da pochissimo. Gioca come ala destra per via della sua incredibile rapidità, oltre che i suoi scatti agili e nervosi. E nel giro di un paio di partite comincia a farsi notare. La stampa lo tiene d’occhio e i tifosi non sono da meno.

Meritano menzione le parole di Vittorio Pozzo, che parla di Luce nel seguente modo:

Enrico possedeva una notevole velocità, un dribbling stretto e sicuro e un tiro in porta di notevole potenza. Forse, volendogli proprio trovare un difetto, si può dire abusasse del gioco personale e quando aveva la palla fra i piedi si divertiva a farsela passare da uno all’altro per ingannare l’avversario. Spesso ci riusciva e allora filava sul gol con velocità e sicurezza grandissime. Piccolo, mingherlino, poco appariscente, sopperiva a questi difetti fisici con l’astuzia e l’agilità. Veloce, incrociava di precisione, da fermo e in corsa; furbo oltre che abile, sapeva svolgere il gioco a seconda dell’avversario che si trovava di fronte. Era di carattere ilare e gioviale. Portò sempre nella squadra, nei ritrovi, nei banchetti sociali, la nota allegra e spensierata dei suoi frizzi prettamente torinese, dei suoi motti di spirito, delle sue canzoncine scapigliate.

Luce piace perché il suo gioco è celere e risolutivo. La sua presenza desta ammirazione nei compagni e timore negli avversari. Da cosa origina quindi il suo soprannome? Sbaglia chi ritiene sia dovuto alla velocità estrema che lo caratterizzava. C’è da dire che tutti già lo chiamavano “il velocissimo”, ma al termine di qualche stagione fu chiaro che Luce non si riferisse solo alla velocità esibita dall’attaccante. Enrico era diventato calvo molto presto, così nelle giornate di sole la sua pelata rifletteva i raggi solari e risplendeva in campo. La cosa venne presa sul ridere da lui prima che da tutti, e così il soprannome sopravvisse al suo padrone. Lo si potrebbe vedere anche in termini metaforici: luce come faro che i compagni seguivano per spronarsi a vincere le partite. E di partite ne vinsero molte, i granata di quegli anni.

Non va inoltre dimenticato che Luce è stato anche il primo granata a vestire la maglia e a segnare un gol in Nazionale. Era il 15 maggio 1910. I nostri giocavano contro la Francia all’Arena Civica di Milano. Luce segnò all’82′ portando il punteggio sul 5 a 2, che divenne 6 a 2 di lì a breve. Un risultato sicuramente abbacinante.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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  1. Messere Granata - 1 mese fa

    Bravo. Belle, interessanti e affettuose note storiche di un tempo che fu.

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