Gli hotel famosi nella storia del Torino

Nel segno del Toro / Prendiamo gli hotel. Nel corso della storia del Torino sono molti gli spazi ricettivi che hanno lasciato un’impronta e si sono imposti nella memoria dei tifosi in qualche modo. In questo articolo mi permetto di citarne tre.

di Stefano Budicin

La storia granata è costellata di aneddoti e avvenimenti leggendari. Anche laddove la leggenda manchi di avere luogo, si ha la felicità di assistere comunque a vicende che spiccano, rispetto alle biografie degli altri club, per tratti distintivi e curiosità particolari. Prendiamo gli hotel. Nel corso della storia del Torino sono molti gli spazi ricettivi che hanno lasciato un’impronta e si sono imposti nella memoria dei tifosi in qualche modo. In questo articolo mi permetto di citarne tre.

Nel 2005, l’hotel Campanile, sito a Moncalieri, fu il teatro di un avvenimento singolare. All’epoca il Toro non se la passava certo bene, come molti di voi ricorderanno. A causa di vari problemi finanziari gestiti in maniera malsana dal presidente Cimminelli, il club piemontese era a un passo dal dichiarare fallimento. L’adesione al Lodo Petrucci permise al Torino di tenere i remi in barca, sorretta dalla tenacia rampante dello zoccolo duro di tifosi che mai si sarebbero arresi pur di salvare la propria squadra del cuore.  Ad agosto di quell’anno, Luca Giovannone, imprenditore “carico di cipria e di vizi” come direbbe Petrolini, aveva espresso la volontà di acquistare una quota della società granata offrendo un aiuto che etichettare come modesto sarebbe un macabro eufemismo. Nel tumulto generale si palesò la figura di Urbano Cairo, disposto ad acquistare il Torino a una cifra molto maggiore di quanto le promesse di Giovannone non possano coprire.

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Un gruppo di tifosi torinisti, matto di rabbia per come la situazione sia impantanata a causa dell’opposizione mossa da Giovannone, organizza una spedizione intimidatoria che si svolge proprio all’interno dell’hotel Campanile. Accerchiato dalle armate degli ultras torinisti, e contro la sua volontà, Giovannone alza bandiera bianca e Urbano Cairo diventa, a inizio settembre, il nuovo presidente del club.

Anche l’hotel Sitea, uno dei più belli e prestigiosi del capoluogo piemontese, è legato a un episodio curioso della storia granata. Quale? Torniamo alla stagione di campionato ’42-’43. Il Grande Torino è stato convocato per giocare la semifinale di Coppa Italia contro la Roma. Il 23 maggio è il giorno in cui si disputa il match. La Roma non è più la proprietaria dello scudetto, pertanto si presuppone che i capitolini si rechino al Filadelfia con le loro casacche sprovviste dello scudetto tricolore, perché l’onore di indossarlo spetta ormai al Torino. All’indomani della partita si viene a sapere che la Roma non è affatto intenzionata a rinunciare allo scudetto. Ed è a causa di questa ottusa testardaggine che ai tifosi torinisti viene da pensare a un’idea simpatica quanto audace. Radunatisi nella reception dell’hotel, un gruppo di fanatici granata recapita un pacchetto con delle forbici accompagnate da un bigliettino che recita “Usatele per scucirvi lo scudetto che non vi appartiene più”.

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Naturalmente la Roma fa spallucce, e i giocatori si presentano in campo con lo scudetto appiccicato alla pettorina come se nulla fosse, come se di quel campionato fossero loro gli imbattuti. Dagli spalti, allo stadio, è un coro di fischi e rimbrotti. Il pubblico granata non ha gradito l’atto di superbia palesato dagli ex campioni capitolini, e così la tensione sale, ascende di intensità per concretarsi sul campo in uno scontro a fuoco tra gli stessi giocatori. Oggetti che volano sul prato. Il portiere Blason, giallorosso fumante di rabbia, prende il pallone con le mani e lo scaraventa fuori dal campo ogni volta che gli arriva addosso. Non c’è da stupirsi che l’arbitro decida di sospendere la partita a pochi minuti dalla fine. Una vittoria a tavolino per il Toro. A mostrare le cicatrici della giornata sarà soprattutto Amadei, centravanti romanista, con una squalifica a vita (che però verrà poi rimossa).

Un altro hotel di degna memoria è il Villa Sassi, dove aveva l’abitudine di prepararsi alle partite da disputare in casa il tecnico Gigi Radice, indimenticato cuore granata. Nel 1977, in pieno agosto, l’hotel fu protagonista di un tragicomico incidente: Romano Cazzaniga, intento a gettare un gavettone addosso ad alcuni compagni di squadra, fu talmente soverchiato dalla foga del suo gesto da cadere dalla finestra. La caduta fu terribile, e costò al giocatore fratture scomposte e l’addio prematuro al gioco del calcio.
Se ne potrebbero citare molti altri, di nomi, ma ne parleremo alla prossima trasferta.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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