Tifare Toro o Juve

Tifare Toro o Juve

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Personalmente adoro i tifosi del Toro perché mi ricordano continuamente la “resilienza”, che è una delle più belle virtù che il Creatore ha messo a disposizione degli uomini”

di Anthony Weatherill

“Noi siamo un mosaico originale

                                                                              di elementi banali”.

Jean Rostandt

Spesso mi sono chiesto cosa sia la rivalità tra le varie tifoserie calcistiche, in un gioco, quello del calcio, che dall’inizio dei suoi tempi è sempre stato molto abile nel generare sentimenti forti e nuovi territori identitari innervati in scontri culturali ed esistenziali persistenti nel tempo. E’ bene chiarire che non tutte le storie di calcio sono uguali, e non tutte rivestono la stessa importanza. Anche se è altresì chiaro come le nostre storie ci sembrino più importanti di tutte le altre. Nemmeno i tifosi sono tutti uguali, anche se partono dagli stessi presupposti emotivi, perché prima di tenere per una squadra sono ovviamente delle persone, con le loro storie personali e familiari. Ma hanno(abbiamo) tutti un tratto in comune: la squadra per cui tengono sovente è “l’emoticon” del loro stato d’animo.

E’ quasi banale e scontato affermare come un tifoso della Juventus non sia uguale a quello del Torino, ma credo non sempre ci si renda pienamente conto in cosa consista veramente questa diversità nelle sue pieghe più profonde. Guardandola da fuori(come è  noto sono tifoso del Manchester United) e un po’ superficialmente sembrerebbe l’eterna sfida tra “poveri” contro “ricchi”, ed è incontestabilmente in parte vero se anche solo guardassimo le differenze di fatturato e valore della “rosa” che persiste tra le due squadre. Un tifoso del Toro,a guardare le manovre di mercato in questo primo scorcio di agosto, potrebbe addirittura farsi prendere dalla depressione e dallo sconforto fermandosi a notificare le già notevoli operazioni portate in porto dalla società bianconera e paragonandole a quelle granata. Ma la sfida, a mio parere, non è questa. Anche perché credo, da quel poco che ho capito, che un tifoso del Toro non si sognerebbe mai di mettersi a paragone con un tifoso juventino, perché ciò vorrebbe dire accettarne il mondo. E ci si troverebbe di fronte ad un’eresia del tifo granata. Qualche tifoso del Toro mi ha raccontato che, sorprendendosi in un ragionamento profondo ed esistenziale sul suo essere un epigono della squadra che fu di Valentino Mazzola, ha capito come la questione non risieda sul povero e ricco, ma sul potere. Un potere che la famiglia Agnelli, dominus da sempre della società bianconera, ha sempre cercato di esercitare sotto ogni forma, quindi anche nel calcio, in un Paese, l’Italia, che ritiene essere il suo regno.

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Non a caso i media hanno sempre definito gli Agnelli la vera famiglia reale d’Italia. Suppongo, e chiedo venia ai tifosi del Toro di questo mio ragionamento procedente a tentoni e inevitabilmente ipotetico, come i tifosi granata ritengano questa pretesa regale della famiglia “Fiat” una sorta di usurpazione di un potere, prima appartenuto ai Savoia e dopo alla Repubblica, che pone il popolo sovrano come cardine principale della sua Costituzione. Ed è in questa usurpazione di potere, evidente e manifesta perché mai negata dagli Agnelli, che è cresciuta, a me parrebbe, l’identità esistenziale granata. Certo, è noto a tutto il mondo come i tifosi italiani non bianconeri si sentano tutti anti juventini, ma nessuno come i tifosi del Toro sente fin dentro il più profondo recesso del suo istinto “l’ingiustizia” rappresentata dalla Juventus. Perché il potere che da sensazione di soverchia è sempre un’ingiustizia. E allora il problema non è essere “poveri”, perché la povertà può essere anche un rigurgito positivo di orgoglio del farcela comunque ad esistere, ma piuttosto di non accettare il potere per il potere. Ed è in questo tracciato esistenziale che è nata una delle più interessanti, sociologicamente e culturalmente, diversità tra tifosi presenti in Italia. Porta conseguenze ciò nella vita pratica di tutti i giorni? Porta conseguenze nelle nostre azioni individuali? Ovviamente sì, ed ad un’osservazione attenta sono certo che chiunque potrebbe cogliere in molti banali gesti quotidiani la differenza tra uno juventino e un torinista.

Questa mia analisi non vuole essere un incitamento a juventini e torinisti a detestarsi o addirittura ad odiarsi da qui ai secoli a venire, anche perché qualcuno ha scritto che “la saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza”, ma piuttosto come due squadre di calcio hanno probabilmente influenzato in modo importante molti modi di approcci comportamentali dei tifosi delle due squadre. Personalmente adoro i tifosi del Toro perché mi ricordano continuamente la “resilienza”, che è una delle più belle virtù che il Creatore ha messo a disposizione degli uomini. Ma non sempre è una squadra a forgiare parte dell’animo umano(ah, quante variabili e possibilità ci da l’esistere), a volte può essere il territorio a forgiare la squadra nei suoi valori etici ed esistenziali. Jimmy Jones giocava nel Belfast Celtic, e questo a molti non dirà quasi nulla. Ma se ci si trova nel cuore dell’Irlanda del Nord e nel pieno dei “The Troubles”(il conflitto a “bassa intensità” tra cattolici e protestanti che per decenni ha afflitto il “dominion” inglese nella terra che fu di San Patrizio), allora la questione assume una certa rilevanza per la nostra attenzione. Jimmy Jones era un “lealista”(protestante) che guidò per un certo periodo l’attacco del Belfast Celtic, la squadra di calcio cattolica più importante di Belfast fino al 1949, data della sua cessazione da ogni attività agonistica. Ora provate ad immaginare il primo protestante a giocare per una squadra cattolica nella storia calcistica dell’Irlanda del Nord. Provate ad essere a “Falls Road”, il quartiere che fu di Bobby Sands, autentica icona della resistenza dell’Irish Republican Army(IRA), dove il Belfast Celtic nasce per onorare i famosi colleghi scozzesi di Glasgow.

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Provate a fare questo gioco, e forse riuscirete per un istante a comprendere cosa devono aver provato i “lealisti” a veder scendere in campo per una squadra cattolica uno dei migliori talenti di sempre del calcio nord irlandese. Stiamo parlando di una terra dove il Derry Football, altra squadra cattolica, è stato costretto nel 1985, con una speciale intercessione della Fifa, ad “emigrare” nella Lega Calcistica della Repubblica d’Irlanda, a causa di continui scontri tra i suoi tifosi cattolici e i tifosi protestanti. Neanche l’accordo di pace del “Venerdì Santo” del 10 aprile del 1998 è riuscito a spegnere del tutto le tensioni negli stadi, che continua ad essere uno dei luoghi in cui si manifesta lo scontro tra identitari cattolici e unionisti protestanti. La storia tra Jimmy Jones e il Belfast Celtic finì traumaticamente nel “Boxing Day”(la partita che si gioca tradizionalmente nel giorno di Santo Stefano) del 1948, evento che vide scontrarsi i bianco verdi del Celtic contro la celebre squadra protestante del Linfield. A pochi minuti dalla fine dell’incontro, e dopo l’insperato pareggio della propria squadra, i tifosi del Linfield invasero il campo e si avventarono sui giocatori avversari.

Ad avere la peggio fu il giovane Jimmy Jones a cui i tifosi del Linfield spezzarono una gamba(che recuperò per l’attività agonistica dopo due anni di delicati interventi chirurgici). E probabilmente gli sarebbe finita peggio se il cattolico Sean McCann, portiere della squadra del Ballymena United, non si fosse precipitato in suo aiutò dal suo posto in tribuna, cominciando a rifilare calci e gomitate alla folla impazzita che si stava accanendo sul corpo ormai svenuto di Jimmy Jones. Sean, vista l’impossibilità di poter difendere con le sue mani il giocatore del Celtic, decise che gli rimaneva una sola possibilità per salvarlo dalla furia dei tifosi del Linfield, che sembravano volessero seriamente ucciderlo: con il suo corpo lungo da portiere, si buttò sopra il corpo di Jimmy Jones, prendendosi tutte le botte al posto suo e probabilmente salvandogli la vita.

Anni dopo, ormai anziano, Jimmy Jones in un intervista regalò un lampo di quell’ironia di cui sono piene quelle terre: “la cosa paradossale è che io ero protestante e le persone che stavano cercando di uccidermi erano protestanti, mentre Sean McCann era cattolico”. Le squadre di calcio come crocevia delle grandi questioni storiche in cui sono protagoniste le persone con le loro identità, questo insegna questo pezzo di storia di sport nordirlandese. Il bisogno di essere rivali, di essere parte di qualcosa, di interpretare le proprie esperienze; questo ci rimanda, da più di cento anni, il magnifico gioco del calcio. A ricordarci continuamente una verità fondamentale, come ebbe a sottolineare il mistico indiano Swami Vivekananda: “se fossimo tutti identici, che monotonia! Stesso fisico, stessi pensieri. Che cosa ci rimarrebbe da fare, se non sederci e morire nella disperazione. Non possiamo vivere come una fila di fromiche, la diversità fa parte della vita umana”. Viva il calcio. Viva la diversità. E buon inizio agonistico a tutti. Con il cuore.

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

18 Commenta qui

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  1. Karmagranata - 3 mesi fa

    Perché mai la squadra della famiglia Agnelli dovrebbe rappresentare un’ingiustizia per noi tifosi del Toro? Per me la Juve è come l’AIDS o l’alzheimer. Prego sempre si possa trovare il giusto farmaco per poter salvare milioni di poveri sventurati..SSFT

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  2. dattero - 3 mesi fa

    un bellissimo trattato di Guido Piovene,dal titolo DIFFERENZA TRA POVERTA’ E MISERIA,calza a pennello.
    Fu scritto nel ’74,ma è sempre attualissimo.
    per farla breve,noi potremmo esser poveri,loro,sicuramente son miseri

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  3. giova85 - 3 mesi fa

    ma quanto durerà ancora sta dinastia di mafiosi di merda?

    poi la mia altra grande domanda è: E’ possibile che falliscano prima o poi con tutte queste bolle finanziarie che hanno gonfiato negli ultimi anni, rubbentus football clan compresa?

    c’è qualche ben informato che può darmi speranza?

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  4. eurotoro - 3 mesi fa

    Vivo a torino da tanti anni e non percepisco l’esistenza di un’altra squadra…vedo solo granata..vivo nelle vicinanze dello stadio filadelfia e dello stadio grande torino..porto giu il cane e vedo e respiro solo granata!..ma davvero a torino ce’ un’altra squadra oltre il toro?…mah

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    1. torotorotoro - 3 mesi fa

      l’altra squadra di Torino è il Cenisia

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  5. alrom4_8385196 - 3 mesi fa

    Molto interessante lo spaccato di storia irlandese ma per quanto riguarda le differenze tra tifoserie a Torino non aggiunge nulla di nuovo ,come appassionato di calcio non coinvolto direttamente avrebbe dovuto / potuto scavare più a fondo . Nessun accenno alle “marachelle ” che fanno parte indelebile della storia di quegli altri e che secondo me segnano la vera differenza tra essere del Toro oppure gobbi. Gli strisciati sanno perfettamente quanto hanno combinato Moggi & C ed i loro predecessori ( la loro storia ne è piena )ma se ne fanno un vanto nel segno di ciò che disse ” marisa ” Boniperti ” Alla Juve conta solo vincere , non importa come ” .Questa è la filosofia della Juve , dei proprietari e dei loro tifosi . Mi onoro di tifare Toro e di avere perciò modi di pensare e di comportamento diametralmente opposti rispetto a ” quelli là “.

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  6. bergen - 3 mesi fa

    Storia struggente quella irlandese.
    Ma al Toro di oggi, società e tifo, manca la capacità di voltare pagina.
    L’ultimo alchimista dell’era primorepubblicana (il cosiddetto avvocato che non era avvocato e neanche imprenditore) non c’e più.
    La famiglia non esiste più dopo il colpo di mano che ne ha escluso l’erede legittima.
    A rendere inoffensivi altri 146 aveva già pensato lo pseudo avvocato.
    La Fiat non esiste più e quel che ne restava è scappato all’estero con la (poca) cassa lasciando dietro di sé terra bruciata.
    È un’intera generazione di classe dirigente che ad essere magnanimi ha fallito e lasciato un paese impoverito e terra di conquista di nuovi predoni.
    Ma il danno più grave è stato il saccheggio morale.
    Le.categorie intellettuali sono superate ed il calcio è lo specchio di questa realtà.
    Difficile rimanere se’stessi.
    Ma è una specie di Day After.
    Bisogna partire da lì.
    Convinti di poter arrivare a qualcosa di buono ancora.
    Smettendola però di rimuginare fantasmi che non esistono più.
    Buona fede granata.

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  7. soloperlamagliagranata - 3 mesi fa

    Mahhh un articolo senza senso…
    Sappiamo benissimo che i gobbi vivono grazie alla famiglia più sleale d’Italia non reale…
    In qualsiasi altro paese sarebbero già stati esiliati….
    Vergogna strisciati di merda

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  8. user-13967438 - 3 mesi fa

    Visto che la questione religiosa è in parte tirata in ballo dall’autore del pezzo, mi pare una metafora calzante gobbo medio ha la stessa etica di uno che entra in chiesa a urlare “porco ***!”.
    E il primo benpensante che pensa il contrario è un povero cretino che mente a sè stesso: i popolino gobbo è proprio così.
    Con feccia del genere io non mi ci confondo nemmeno, anzi in passato mi ci è scappato addosso qualche ceffone di reazione a tanta maleducazione triviale.
    Ovviamente esistono anche gobbi un po’ meno rozzi, ma essendo la lurida plebaglia degli schifosi un numero sterminato, la media è vile quasi a far di tutta l’erba un fascio, e la generalizzazione è perfettamente sdoganabile senza sovrattasse.
    So perfettamente che se avesse una qualche importanza la distinzione del genere umano in gobbi e granata sarei un razzista della peggior specie, roba che le teorie alla base dell’olocausto risulterebbero le cazzate raccontate da un gruppo di amici beoni in una serata dal fiasco facile.
    Quelli là fanno semplicemente schifo.
    Papillon

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  9. FVCG'59 - 3 mesi fa

    Sono sempre stato convinto che, per tifare TORO, si è geneticamente modificati, lo si nasce e lo si è dentro.
    Io non appartengo alle generazioni del Grande Torino che tutto vinceva e tutti dominava, io lo sono diventato perché nel 1965, a 6 anni, mio padre mi portò al Fila a vedere un allenamento del Toro e mi indicò un signore che stava entrando con noi dicendomi: sai chi è? È Gigi Meroni! Lui probabilmente lo sentì, si volse e mi mise la mano in testa, salutandomi. Scopii solo pochi anni dopo chi era veramente e come volò via… Dopo 11 anni di tifo, nel 1976, lo scudetto, una grande squadra che i gobbi li ha fatti tremare per anni e un solo idolo, per me: Puliciclone!
    Pochi i trionfi e le glorie da allora, ma quello che ho avuto la fortuna di provare mi è rimasto dentro, impresso per sempre.
    Il Toro è filosofia di vita: nn è ricco contro il povero, potente contro il debole, è sentimento, fede, appartenenza, non per gli scudetti vinti, neanche per il numero di vittorie o i nomi dei campioni comprati…
    FVCG, sempre!

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    1. Rock y Toro - 3 mesi fa

      Anche io sono del 59 e ho vissuto ma da lontano una fede tramandatami da mio padre. Ma se devo dirla tutta per come sono di carattere, contro gli abusi e le sopercherie, contro l’arroganza e la prepotenza, non potevo che tifare Toro, proprio perché di fronte a NOI ci sono soprattutto quelle merde a strisce nere e bianche. E vi assicuro, ne ho conosciuti di tifosi zebrati e nemmeno uno che fosse una degna persona. Come se facesse parte del loro pedigree.

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      1. iard68 - 3 mesi fa

        Questo è esagerato e non è vero. Ho molti amici juventini che sono ottime persone. Certo sono una minoranza. D’altra parte, a Torino, il tifo dei gobbi si divide fra riccastri più o meno potenti, ignoranti arricchiti e maleducati, snob facoltosi e arroganti che nella vita vogliono sempre vincere (anche derubando il prossimo, se necessario) e una moltitudine di sfigati che nella vita invece hanno poco più di nulla e, almeno nel calcio, pretendono di arrivare primi (a porta palazzo, ieri come oggi, tifano tutti juve…). Poi c’è la mezza italia senza squadre serie (il Calafrica tutto intero, Veneto, Emilia, ma un po’ dappertutto…) che, guarda un po’, non sapendo chi tifare, ha “scelto” quelli che vincono sempre… Nel complesso è un insieme desolante, sono d’accordo, ma generalizzare così, non credo sia corretto.

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  10. Carlin - 3 mesi fa

    Non ricordo chi disse che la differenza tra Granata e gobbi è questa: se perde la juve al tifoso gobbo dispiace,se perde il Toro,il tifoso granata stà male.

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  11. Policano - 3 mesi fa

    Che palle essere tutti gobbi e tutti con la panda…….

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  12. Garnet Bull - 3 mesi fa

    Io in realtà soprattutto di certi gobbacci che vedo praticamente ogni giorno a scuola ne farei volentieri a meno

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    1. One plastic - 3 mesi fa

      Hanno come connotato distintivo l’arroganza che deriva dallimpunita di cui godono.
      In un paese normale, quello che hanno commesso e che è stato provato avrebbe provocato la definitiva radiazione e la perdita del titolo sportivo.
      Ma si sa la famiglia sono loro.

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      1. ToroMeite - 3 mesi fa

        Concordo in pieno ed aggiungo: in un mondo sano non esisterebbero mafie stile giuve. O almeno, non ingrasserebbero cosí.

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        1. Policano - 3 mesi fa

          Producevano mine antiuomo, protesi, ambulanze

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