Centenario a Cosenza, serata indimenticabile

A Cosenza fino a due anni fa sembrava utopia poter festeggiare  il centenario, eppure è successo, oltre cento cuori granata il 28 dicembre si riuniti a brindare nel nome del Toro.
L’ospite d’onore è Salvatore Garritano, cosentino, icona granata del Torino del ’76, tra un abbraccio e un sorriso spiga perché lo chiamavano "Tarantella": ‘In allenamento, li facevo…

di Ermanno Eandi

A Cosenza fino a due anni fa sembrava utopia poter festeggiare  il centenario, eppure è successo, oltre cento cuori granata il 28 dicembre si riuniti a brindare nel nome del Toro.
L’ospite d’onore è Salvatore Garritano, cosentino, icona granata del Torino del ’76, tra un abbraccio e un sorriso spiga perché lo chiamavano "Tarantella": ‘In allenamento, li facevo impazzire con dribbling e finte ubriacanti e segnavo moltissimo,  li facevo appunto ballare la tarantella. Con quei due mostri sacri davanti ho dovuto cedere il passo, quella è stata la mia croce, adesso ve lo posso dire.  Pulici prima di entrare in campo beveva una grappa. Ho mantenuto una grande amicizia con quella splendida squadra che mi è vicina tuttora’
 ‘Il viaggio è iniziato dal lontano 1706 – ricorda Ernesto Garritano, il vice presidente –  quando una vedetta sabauda, prima di morire, intrise di  sangue il suo fazzoletto che, coagulandosi divenne di color granata, comunicando ai Torinesi  che i Francesi stavano attaccando; Torino non cadde, vinse,  per voto fu eretta la Basilica di Superga; il tempio granata. Lo stesso colore, fu adottato  duecento anni dopo da Alfredo Dick, il 3 dicembre 1906 al bar Norman alle 23,50,  momento del parto della sua splendida creatura, il Torino Football Club’.
‘E così noi – prosegue Alessandro De Rose, il presidente – figli del tempo, apostoli della fede, custodi della passione granata Continuiamo la carica simbolica del Toro, le coincidenze temporali, i riferimenti anagrafici raramente nella vita di ciascuno di noi sono scanditi così severamente dalla macchina del tempo; gioia e dolore si ribaltano tumultuosamente. Il filo rosso della nostra memoria ha tre cardini: FILADELFIA; MARATONA; SUPERGA’
‘Io non ho parole auliche – ricorda Antonio Bianco (Toro Club Matera e responsabile del coordinamento per l’area del sud-Italia) – i sacrifici e i chilometri parlano per me. Ritengo che i tifosi del sud debbano confluire nel coordinamento per aiutarci e sopportare meglio i costi delle trasferte. Uniti si vince’
La festa è riuscitissima, inni, gioia e Toro scandiscono il ritmo di un centenario indimenticabile. Non mancano i momenti toccanti, la lettura di Giovanni della celeberrima poesia di Arpino “Me grand Turin” in lingua piemontese, la testimonianza di Carlo, un Ultras Granata di Locri trapiantato a Torino, che ricorda i martiri dell’Hotel Campanile  grazie a loro, oggi possiamo brindare.
Tanti i premi assegnati  da Alessandro De Rose, gran cerimoniere: il premio alla carriera a Salvatore Garritano. tre targhe alla memoria di altrettanti splendidi papà che non ci sono e il premio  al tifoso più meritevole che è stato consegnato dal socio del club Elio Zupi a Vincenzo Presta, un granata che sprizza gioia da tutti i pori ed è grosso quanto la mole antonelliana.
All’evento hanno partecipato i fratelli del “Toro club Taranto Granata” , i cuori granata del Tirreno giunti da Cetraro e Amantea e di quelli di Lagonegro.
Finalmente si ride. Il dolore ha lasciato spazio ad una notte ancora giovane, dove fra brindisi e buffet.
Tanti auguri Toro!

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