Un anno senza Gigi Radice: il condottiero dell’ultimo scudetto del Torino

Un anno senza Gigi Radice: il condottiero dell’ultimo scudetto del Torino

Memorie / Il 7 dicembre 2018 si spegneva Gigi Radice: a un anno esatto di distanza il suo ricordo è più vivo che mai

di Redazione Toro News

Un anno senza Gigi Radice. Era il 7 dicembre 2018 quando l’allenatore dello storico scudetto granata, il primo ed unico conquistato dal Torino nel post-Superga, si spegneva a Monza all’età di ottantatré anni. Un uomo tutto di un pezzo, con il cuore caldo e gli occhi di ghiaccio, in grado di incarnare profondamente i valori del mondo granata. Un allenatore dal carattere forte, ma allo stesso tempo moderno ed innovativo nelle idee. Radice fu il padre italiano del pressing a tutto campo e della tattica del fuorigioco, elementi di rottura rispetto alla tradizione calcistica tricolore che fecero del tecnico nativo di Cesano Maderno un vero e proprio pioniere concettuale del pallone.

Gino Strippoli e Francesco Bramardo presentano la biografia di Gigi Radice

Il “Sergente di ferro”, questo il soprannome che si era conquistato nei suoi anni a Torino, entra senza dubbio nel Pantheon delle leggende granata e a un anno dalla sua dipartita il suo ricordo è più vivo che mai. Vive negli occhi e nella memoria di chi quel Torino Campione d’Italia nel ’76 l’ha visto giocare, ma anche nella leggenda e nei racconti di tanti giocatori e tifosi granata che anche a Gigi Radice devono la più grande gioia sportiva del dopo Superga. Ieri, oggi e per sempre Gigi Radice.

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  1. FVCG'59 - 10 mesi fa

    Caro Gigi, ti sarò sempre riconoscente per avermi dato la possibilità di vedere il Toro vincere lo scudetto, per averlo vincere giocando un calco innovativo, bello, fatto di pressing ma anche di tanta tecnica, con giocatori indimenticabili (Pupi era il mio idolo, ma li amavo tutti!)

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  2. Toro Forever - 10 mesi fa

    Caro Toro ti scrivo. Non ho paura di perdere una o più partite. Ho paura di perdere lo “spirito” che ti ha sempre tenuto in vita. Cairo ti prego: non tradire la memoria dei nostri “gladiatori”. Vincere è bello, ma “combattere” è ancora più bello. Solo Forza Toro!!!

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  3. AUGUSTO - 10 mesi fa

    Se ne sono andati tutti e tre in un breve arco di tempo, quasi insieme: Radice, Mondonico e Giagnoni. Quelli che, per chi ha la mia età, sono stati gli Allenatori con la A maiuscola, quelli dei ricordi più belli, dei momenti che sono valsi qualcosa.
    Adesso del mio Toro rimane sempre meno, purtroppo.

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    1. TOROPERDUTO - 10 mesi fa

      Gli ultimi a rappresentare qualcosa è l’infornata dei giocatori di mondonico.
      “Io ho voluto fortemente venire nel Toro, ci ero già andato vicino nell’87, sono arrivato solo qualche anno dopo: per me è stato un successo anche solo vestire quella maglia. Forse, è stata una delle cose più importanti della mia carriera: vincere quasi passava in secondo piano, giocare era davvero più importante.” Walter Casagrande
      Per carità altri tempi, oggi è tutto diverso ma che nostalgie

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  4. leggendagranata - 10 mesi fa

    Sì innovatore, e non lo ricordo solo per lo scudetto del ’76, meravigliosa cavalcata di una squadra impostata “all’ olandese”, ma anche per il secondo posto del 1984-85, sotto la presidenza Rossi. Si inventò Claudio Sala “tornante”, cioè come si dice adesso esterno di fascia, e ne fece “il poeta del gol” . Ho sentito Sala raccontare la sua metamorfosi alla presentazione di un libro: “Fino ad allora avevo giocato da falso centravanti, col numero 9 di maglia, poi da trequartista, col numero 10, il più ambito dai giocatori. Radice mi disse: ti metto sull’ ala e ti do il numero 7. Pensai: questo è matto e mi offesi anche un po’ per quella che mi sembrava una retrocessione. E invece aveva ragione lui”. Amava il calcio propositivo, rapido, a tutto campo. Giocava con due punte centrali di peso (Pulici-Graziani, Schacner-Serena), che aprivano anche spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Tutto quello che oggi Mazzarri e una parte dei tifosi ritengono improponibile. Radice avrebbe sicuramente provato a schierare contemporaneamente Iago Falque, Zaza, Belotti, Verdi per giocarsela contro chiunque, per offendere più che difendere. Ahimè oggi invece abbiamo rispolverato un tecnico che specula sul risultato e sul gioco: un paio di tiri verso la porta avversaria e (se va bene) un golletto. Cambi, per favore, o se ne vada.

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    1. spelli_446 - 10 mesi fa

      Perfettamente d’accordo

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  5. TOROPERDUTO - 10 mesi fa

    “noi non siamo qui per prendere in giro la gente ma dobbiamo offrire un calcio bello e divertente”
    “16 maggio 1976, il Torino di Gigi Radice ha appena pareggiato per 1-1 col Cesena. La Juve ha perso a Perugia 1-0 e il Toro è campione d’Italia: il giornalista della Rai Paolo Frajese avverte Radice: che risponde quasi scontento: “Sì, ma abbiamo pareggiato la partita. Noi vogliamo sempre vincere…”
    Povero uomo si rivolta nella tomba

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  6. user-14003131 - 10 mesi fa

    Ciao Gigi, RIP.

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