Covid-19, Galli e Ricciardi lanciano l’allarme: “Protocollo da rivedere”

Il punto / Il responsabile del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano e il consulente del ministro della Salute Speranza esprimono la loro opinione sulla situazione che il calcio sta affrontando

di Redazione Toro News

Il responsabile del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano Massimo Galli e il consulente del ministro della Salute Speranza Walter Ricciardi esprimono la loro opinione sulla situazione che il calcio sta affrontando. Galli ha detto: “È un momento molto difficile con una serie di segnali che ci impongono di invertire una tendenza“, ha spiegato ai microfoni di Radio Punto Nuovo. “Per passare la nottata non dobbiamo stare fermi: spero si possano avere ancora le partite di calcio, che sono anche di conforto. Ma, è irragionevole correre dei rischi, ragionevole invece è fare le cose con giudizio“. Continua poi Galli: “Nel momento in cui c’è una prima positività e poi le seconde ci devono essere necessariamente allenamenti individuali, così nuovi positivi evidentemente vanno a riguardare solo quelli che sono i contatti diretti del già precedentemente quarantenato. Il protocollo della Figc fa una grossa fesseria sulla questione dell’isolamento“.

Dello stesso pensiero è Walter Ricciardi che sempre ai microfoni di Radio Punto Nuovo ha spiegato: “Io credo che vada rivisito il protocollo del calcio: fu approvato a maggio, con la circolazione del virus limitata all’epoca. Quello era stato un protocollo elaborato dalla Figc ed approvato dal Cts che ha consentito di chiudere il campionato. In questo momento il virus circola in modo talmente forte che non può che prevedere una rivisitazione del protocollo. Ha fatto bene le Asl di Napoli a tutelare la salute pubblica, evitando che ci siano persone che dalla Campania potessero far circolare il virus. Da quello che letto, le Asl di Napoli hanno evitato il focolaio epidemico“. E sull’ipotesi di fare “una bolla” prendendo esempio dall’Nba: “Il calcio è a rischio come tutte le attività che facilitano la circolazione del virus non vivendo in una bolla. Negli Usa è possibile far disputare gli sport di contatto solo se in bolla: potrebbe essere necessario fare lo stesso anche per il calcio“.

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