#IoRestoACasa con Toro News – Ferrante: “Con Longo e Asta un Toro più granata”

#IoRestoACasa con Toro News – Ferrante: “Con Longo e Asta un Toro più granata”

L’intervista / L’ex attaccante granata ospite del nostro Nicolò Muggianu nella sesta puntata del nuovo format di Toro News

di Nicolò Muggianu

Nasce #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori in questi difficili mesi di quarantena forzata. Ogni settimana nuovi ospiti, nuove interviste e nuove storie da raccontare. Non solo calcio tra i temi trattati, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi aiuteranno a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che interverranno.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nella sesta puntata di #IoRestoACasa con Toro News, l’ex attaccante e leggenda granata Marco Ferrante.

Dove stai passando questa quarantena?

“Abito proprio davanti allo stadio del Toro, sono a casa con la mia famiglia. Questo mi permette ogni tanto di affacciarmi al balcone e sperare che tutto questo passi presto”.

Ti senti una leggenda granata?

“Sicuramente sì, perché qualcosina di importante credo di averlo fatto. Sotto il profilo caratteriale credo di aver dato dei segnali importanti. Chi veste la maglia granata deve avere personalità, quando giocavo io non c’erano società solide come quella di Cairo oggi. L’80-90% dei giocatori avevano gli attributi e tiravano fuori quello che serviva per raggiungere il risultato. Il calcio è un po’ cambiato, oggi basta qualche buona apparizione nelle Primavere che l’opportunità arriva subito. Anche in Serie A. Il livello dei giovani emergenti si è un po’ abbassato e ci sono più stranieri perché girano più soldi”. 

Sei il 5° marcatore di sempre della storia del Torino (125 gol ndr). Quale è stato il tuo gol più bello?

“Se stessi ancora giocando direi quello che ancora devo fare (ride ndr). Belli ce ne sono stati tantissimi, i più emozionanti sicuramente quelli nei derby. Forse il più bello è stato in un Torino-Bologna 2-1 in cui feci due gol, il secondo”.

Il derby del 3-3?

“I derby più belli per i tifosi erano quelli un po’ precedenti ai miei, poi arrivarono i nostri. Quella partita per i tifosi del Toro oggi è considerata una vittoria. Fu una partita molto particolare, con tante cose da raccontare. Non mi fecero giocare inizialmente perché la proprietà aveva deciso di darmi via e dal nervoso mi ero bevuto 7-8 Gatorade. Nell’intervallo corsi subito in bagno e Camolese mi disse di scaldarmi perché sarei entrato. Ormai non c’era nulla da perdere. Al 3-3 è esploso lo stadio. Ma dato che noi del Toro siamo sempre destinati a soffrire, l’arbitrò diede un rigore inesistente alla Juventus al 90′. Poi Maspero ci mise la “puntina” del piede, ma perdere così non sarebbe stato giusto”.

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Ci racconti quell’intervallo?

Non so il perché, ma quando il presidente comprò il Toro ce l’aveva esplicitamente con i giocatori più rappresentativi. Non c’erano rapporto e dialogo, voleva che andassi via da Torino. Ormai ero sotto l’ala protettiva dei tifosi e Torino era casa mia, ma lui non voleva che io giocassi. Qualcuno disse persino che era un tifoso della Juve e che avesse esultato al gol di Del Piero, ma queste restano solo voci di corridoio. La situazione comunque era abbastanza imbarazzante. Si dice che Dio veda e provveda… sono entrato e Dio ha provveduto…“.

E le corna di Maresca?

“Fu un episodio abbastanza strano. Io esultai sotto la Maratona senza deridere nessuno, mi reputo un uomo rispettoso anche con gli avversari. Lui fece un gran gol, poi questo gesto come sfottò diretto a me che ero uscito da poco. Lì successe l’apoteosi perché i suoi stessi compagni lo attaccarono al muro. Gli dissero “prima viene l’uomo e poi il calciatore”. Ricordo anche che l’arbitro mi mise la mano al collo e mi disse di lasciare stare perché aveva fatto una cazzata. C’è stato un mio compagno, Comotto, che si arrabbiò talmente tanto che voleva dargliene una bella secca, ma dopo non c’è stato modo e la partita finì”.

Cosa è successo nel momento in cui te ne sei andato dal Toro?

“Io ero ancora abbastanza integro, non a caso mi prese l’Inter e l’anno prima avevo fatto 18 gol in Serie A. Feci sempre molto bene al Toro, ma l’obiettivo di Ciminelli era liberarsi di me e dello zoccolo duro del Toro. E’ stata quasi una scelta obbligata visto che decise la società”.

Un giudizio su Camolese e Mondonico?

“Nella mia formazione ideale ho messo Mondonico come allenatore, nonostante io sia stato allenato da nomi più altisonanti in carriera. Un allenatore che ha sempre sofferto e che sa farti dare il 101% in ogni partita, in qualsiasi categoria. Non ha avuto mai la fortuna di allenare squadre di primissima fascia, perché il Toro non ha mai avuto il portafoglio importante per avere organici da Scudetto. Mi sarebbe piaciuto vedere come si sarebbe comportato con tantissimi campioni tutti insieme. Camolese lo reputo insegnante educatore oltre che allenatore. Se non crei un legame importante con lo spogliatoio nel calcio moderno fai molta fatica. Lo reputo molto bravo nel leggere la partita in corso, a fine anno ti dà molti punti”.

In queste settimane su Toro News stiamo chiedendo ai tifosi di raccontarci la loro prima volta a Superga (LEGGI QUI). Mi racconti il tuo 4 maggio a Superga e che ti porti dentro?

“Emozionante è dire poco. In tutto il tragitto prima di arrivare alla basilica il cervello ribolliva perché andavamo a trovare la squadra degli Invincibili. Ricordo la salita murata di persone, solo chi ha indossato la maglia del Toro può capire la situazione. Ogni volta il cielo era sempre grigio, anche questo aspetto ti faceva pensare. Mi emoziono anche adesso nel ricordare e rivivere quelle scene”.

Quando hai vissuto Superga per la prima volta?

“Mi viene da ridere quando un giocatore nuovo non conosce la storia del Toro e dice che la maglia è diversa dalle altre. Bisogna conoscere la storia e sentire gli anziani parlare di calciatori che non ci sono più e di qualche aneddoto. Puoi capire la maglia che indossi solo dopo due o tre anni che la indossi. Molti giocatori come me, Annoni o Cravero anche a distanza di anni dicono con il cuore in mano che questa maglia è pesante e che è anche motivo di responsabilità. Oggi i giocatori vanno e vengono, a volte ho visto derby persi in malo modo senza un briciolo di amor proprio e senza avere le palle. Io posso anche perdere con la Juventus, però ti faccio trovare duro. Non dico dare scarpate o prendere un rosso, però fare sentire i tacchetti. Soprattutto nei primi derby di Ventura ho dovuto spegnere il televisore perché altrimenti lo avrei spaccato. Al Toro a differenza di altre squadre hai bisogno di gente con la personalità”.

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E vedi qualcuno con questa personalità nel Toro di oggi? Mi viene in mente Belotti.

“Secondo me il capitano non è chi indossa la fascia, ma chi nei momenti di difficoltà alza la voce in modo costruttivo nello spogliatoio. Per me il Toro è molto superiore alle squadre che militano nelle zone caldissime, ma alla fine contano i fatti e la personalità. Nelle tredici partite che mancano bisogna mangiare l’erba”.

Cosa hai pensato di Longo e Asta al Torino. Li hai sentiti quando sono stati ufficializzati?

“Con Longo e con Asta ci sentiamo quasi giornalmente. L’anno prossimo il Toro deve ripartire da questi giovani allenatori perché hanno abilità e personalità oltre a conoscere la piazza. C’è bisogno di qualcuno che trasmetta i valori granata ai calciatori. Bisogna far capire che tanti obiettivi si raggiungono con lo spirito di sacrificio. Nel bene o nel male il tifoso del Toro incita fino al 95′. Poi se si perde o non si dà tutto è normale che chi ha pagato il biglietto non sia d’accordo e fischi. A Torino non ho mai visto cose rocambolesche o brutali come invece si vedono in altre piazze. I tifosi sono gente per bene”.

In questi anni post calcio giocato c’è stato qualche contatto per tornare a Torino o ti piacerebbe in futuro riceverla?

“In passato c’è stato un avvicinamento per un allenatore molto molto importante di cui non posso fare il nome che oggi milita nel nostro campionato. Lo avrei portato a Torino e mi sono confrontato con Cairo. Tutto questo non è andato in porto e forse ora è uno degli allenatori più importanti in circolazione in Italia. In quel caso sarei potuto diventare direttore generale o direttore sportivo, perché mi sarebbe piaciuto andare a trovare i giocatori giusti e far capire loro cosa significava il Torino. Il sogno nel cassetto c’è, che un domani possa arrivare un’opportunità come è arrivata a Moreno ed Antonino che reputo un toccasana per il Toro. Se loro dovessero fare come io penso, mi auguro che il percorso in granata sia a lunga gittata”.

Ti aspettavi quest’anno tutte queste difficoltà e a cosa può essere dovuto?

“Bisogna chiedersi se l’anno scorso la difesa si sia superata o quest’anno abbia fatto i danni. Secondo me la verità sta nel mezzo. L’anno scorso San Sirigu e i centrali erano insuperabili e c’era uno spirito di sacrificio diverso. Io credo che qualcosa si sia rotto con qualche malinteso con il caso Nkoulou, ma sono le voci di mercato che dicono questo. Una situazione vista non tanto con occhio positivo dallo spogliatoio. In primis qualche dichiarazione di Mazzarri non è stata accettata dalla società. Una legge del calcio non scritta dice di cambiare l’allenatore perché non si possono cambiare tutti i giocatori. Cambiare però è un’arma a doppio taglio, perché se continui a fare male dopo che non c’è più Mazzarri e te la devi prendere con i giocatori”.

La strategia del Toro di tenere tutto il gruppo è stata giusta?

“Per un obiettivo importante la rosa è un po’ ristretta. Perché 20-21 giocatori è un po’ corta, perché puoi incappare in qualche infortunio e devi avere i rincalzi giusti. Secondo me ci sono troppe finte punte al Toro. Belotti è un riferimento per tutti ma non è la classica punta che sta davanti, è uno che se le crea le occasioni. Zaza mi ha fatto rimanere male per il rendimento, quest’anno si sperava di vedere qualcosa di diverso perché le occasioni le ha avute. Altri come Verdi non sono attaccanti e arrivano da poche presenze: non si trova l’equilibrio giusto da un giorno all’altro per fare la stagione della vita. Si dovesse inceppare Belotti non ci sarebbero alternative. La classifica rispecchia un po’ il tutto”.

PER CONCLUDERE CHIEDIAMO A MARCO FERRANTE DI ESULTARE INSIEME CON IL SUO CLASSICO GESTO DELLE CORNA: IL VIDEO.

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