#IoRestoACasa con Toro News – Candellone: “Che emozione il ritiro. Toro, ti consiglio Pobega”

#IoRestoACasa con Toro News – Candellone: “Che emozione il ritiro. Toro, ti consiglio Pobega”

L’intervista / L’attaccante in prestito al Pordenone ospite di Toro News nella terza puntata del nostro nuovo format

di Nicolò Muggianu

Nasce #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori in questi difficili mesi di quarantena forzata. Ogni settimana nuovi ospiti, nuove interviste e nuove storie da raccontare. Non solo calcio tra i temi trattati, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi aiuteranno a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che interverranno.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nella terza puntata di #IoRestoACasa con Toro News, l’attaccante classe 1997 del Pordenone, in prestito dal Toro, Leonardo Candellone.

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Leonardo, come stai passando la quarantena?

“Questa situazione è strana per tutti, noi la viviamo allenandoci almeno un’oretta al giorno. Ovviamente non possiamo correre per cui cerchiamo di arrangiarci con quello che abbiamo. Nel tempo libero si guardano serie tv e si cucina qualcosa”.

A proposito di serie tv, sei uno di quelli che aspetta la Casa di Carta?

“Eh sì… mi sa che venerdì mi attacco tutto il giorno a guardarla”.

Sei a Pordenone per il secondo anno di fila. Quanto è importante avere continuità in una società che conosci?

“Alla fine dell’anno scorso con la vittoria del campionato mi sarebbe piaciuto tornare per fare una stagione importante in Serie B. C’era la possibilità di tornare e l’ho fatto volentieri. Qui c’è un bel concetto di calcio e se sei un giovane si può lavorare bene”.

Hai notato una differenza importante tra Serie B e Serie C?

“Qualche differenza c’è, un po’ si nota. Ma non è così netta: diciamo che in B se regali tre occasioni da gol, almeno uno lo subisci. In C invece era leggermente diverso”.

Che ruolo avresti fatto se non fossi stato attaccante?

“Non portiere che è il più brutto… (ride ndr) forse la mezzala non mi sarebbe dispiaciuto come ruolo”.

Qual è stata l’emozione del primo gol in Serie B?

“E’ stata una bella emozione, ero convinto che sarebbe arrivato presto. Difficile da dimenticare, poi a Frosinone in un bello stadio contro una squadra di alta classifica”.

Com’è Pordenone come città?

“Carina, è una cittadina piccola in cui si vive bene. Le persone sono aperte e disponibili, si vive bene”.

Ti aspettavi che al primo anno di B poteste giocarvi la Serie A?

Inizialmente le aspettative erano quelle di fare un campionato tranquillo e raggiungere la salvezza il prima possibile. Ma le cose si sono messe bene e vincere aiuta a vincere. Si creano entusiasmo ed una mentalità diversa…

Ti senti pronto per il Toro oppure hai bisogno di ancora uno o due anni in Serie B?

“Pronto è una parola difficile. Quando hai un’occasione ci vuole anche un pizzico di fortuna. Penso di avere ancora tempo per lavorare, una stagione in più in Serie B può dare ancora più esperienza”.

Preferisci giocare a una o due punte?

“Per le caratteristiche che ho preferisco a giocare a due punte, mi trovo meglio vicino ad un altro attaccante”.

Sei scaramantico e hai qualche rito?

“Inconsciamente tutti hanno qualche rito scaramantico o qualche usanza. Quando finiamo il riscaldamento io mi slaccio sempre le scarpe e le riallaccio tutte le volte prima di rientrare in campo”.

A quale attaccante ti ispiri?

“Per movimenti e per attacco alla profondità, che è più il mio gioco, direi Suarez o Lewandowsky”.

Che emozione è stata il ritiro con il Toro?

“E’ stata una piacevole sorpresa. Ho fatto quasi tutto il settore giovanile a Torino, dai Giovanissimi fino alla Primavera. Ambisci da ragazzo di entrare un giorno in prima squadra. Per me è stata una grande esperienza, ho imparato molto vedendo giocatori professionisti mettersi a disposizione. E’ un valore importante che mi porterò dietro”.

Eri bravo a scuola? E cosa avresti fatto se non fossi diventato calciatore?

“Per noi con la scuola è sempre difficile, più che altro come frequenza perché in Primavera ci si allena la mattina e il sabato si gioca. Se non avessi continuato non saprei cosa avrei fatto, sarebbe stato difficile vedermi in altri panni”.

Chi consiglieresti al Toro tra i giocatori con cui hai giocato?

“Pobega: è un giocatore molto interessante e giovane. Penso abbia un margine di miglioramento incredibile”.

Cosa ti aspetti per il tuo futuro?

“Bella domanda, tra poco andrò a convivere con la mia ragazza. Io spero in primis che questa situazione finisca, perché è pesante stare in casa. E poi di realizzare i miei obiettivi, il primo è giocare in Serie A, magari col Toro. Quando inizi questo mestiere è la prima cosa cui ambisci”.

Quale è stato il tuo gol più bello?

“Penso due anni fa con il Sudtirol contro il Ravenna, un tiro a giro da fuori area un po’ defilato. E’ finita proprio sotto l’incrocio”.

Qual è il tuo miglior ricordo al Pordenone?

“La vittoria del campionato il 28 aprile dell’anno scorso. Vincemmo 3-1 e feci pure gol in un campo inzuppato d’acqua. E’ stata una bella emozione”.

Che idea ti sei fatto di Moreno Longo allenatore del Toro?

“Sono contento per lui, è una persona che lavora molto bene e soprattutto sull’aspetto mentale non ti fa mai mollare. Questo suo modo di lavorare paga molto nel tempo. Non ha iniziato bene, ma veniva da un periodo in cui il Toro faticava. Ma credo che con il tempo possa migliorare la squadra”.

Come ti alleni in casa?

“Faccio un giorno di forza, come se fosse palestra, quello dopo tutte le scale del palazzo di corsa o corsa in garage”.

Ti ricordi il primo gol che hai fatto?

“Tra i professionisti è stato il primo anno a Gubbio, la seconda giornata sono entrato dalla panchina e abbiamo vinto 1-0 con mio gol”.

Dove ti vedi tra qualche anno?

“Sicuramente in giro, col lavoro che facciamo è difficile stabilire una meta. Spero di essere con la mia ragazza”.

Qual è il compagno più pazzo con cui tu abbia mai giocato?

“Forse Cedric il primo anno. Qualche aneddoto? Non si possono raccontare (ride, ndr)”.

Come ti trovi a vivere da solo senza la tua famiglia?

All’inizio non è facile, perché sei ancora un ragazzo e la tua vita è stravolta. I tuoi genitori preparano, cucinano e fanno le pulizie. Devi crescere in fretta, perché hai i tuoi compagni ma non è la stessa cosa di avere con te la tua famiglia. Alla fine i compagni diventano la tua famiglia e se hai un problema ti appoggi a qualcuno”.

A quanti anni hai iniziato a giocare a calcio?

“A sette o otto, ho iniziato all’Italgas che è una squadra dilettantistica del torinese. Poi sono andato al Pertusa e da lì al Toro”.

Hai seguito il Toro quest’anno?

“Sì, qualche partita l’ho vista ed era anche partito bene. Ma quando inizi a perdere poi non è facile dare la svolta. E’ una bella squadra, deve trovare continuità e assetto giusto”.

Oltre il calcio, che passioni hai?

“Sicuramente cucinare, mi piace e mi rilassa”.

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