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Come lampi

Le Rubriche - Culto / “Amore, non è come credi, stavo giocando a Fifa con Ruben Perez” potrebbe essere un’ottima scusa. Hackeraggio o no, Cerci va via. Va via e si rovina la carriera

Francesco Bugnone

13 aprile 2014 - Immobile ha appena segnato un gol assurdo al 92’, ma sono arrabbiato. “Guarda te questi, se avessero giocato come dopo il gol di Giardino dall’inizio avremmo vinto, invece pensa te se mi devo incazzar…ASPETTA” Non so a chi dico di aspettare, se al mio migliore amico vicino a me, che non credo stesse ascoltando il mio sproloquio, o a me stesso, perché forse non era ancora il caso di incazzarmi, o semplicemente a nessuno, perché ero in trance agonistica e parlavo al vuoto. Il fatto è che quando, dopo un meraviglioso recupero in scivolata Gazzi, Cerci è partito a testa bassa in posizione centrale, stiamo tutti in modalità “ASPETTA” tutti noi sapevamo che non si sarebbe fermato prima di tirare. La palla viene colpita benissimo, Perin si tuffa, ma neanche Superman ci sarebbe arrivato, la sfera è coma aspirata dalla curva, colpisce il palo, gonfia la rete, corro di sotto, Cerci sotto la Maratona, Toro-Genoa 2-1, Alessio si tatuerà quel gol addosso, siamo così fuori che nessuno vuole andare più via dallo stadio. Delirio.

2007/2008 - Il sabato pomeriggio dedicato alla serie B è un dolce rito, se non sei tu a giocarci. Anche se non vuoi, anche se odi il concetto di “seconde squadre”, se segui il campionato finisci con l’affezionarti ad alcune formazioni. Quell’anno tocca al Pisa di Ventura che è la rivelazione del campionato grazie, soprattutto, a un ricciolino scuola Roma che fa impazzire tutti. Si chiama Alessio Cerci. Contro il Modena scocca l’amore. Nella prima frazione scatta in profondità a destra, evita Frezzolini e, da posizione impossibile e, con le dovute proporzioni, simile a quella dello storico gol di Vieri contro il Paok, trova la rete col sinistro Dio solo sa come. Nel secondo tempo c’è un pallone praticamente perso che Alessio tiene vivo riuscendo a crossare dal fondo e propiziando la rete di Castillo. Non pago rientra da destra e calcia di sinistro da fuori area, con uno di quei movimenti che rendono sensato giocare con l’esterno a piede invertito. Chissà se lo compreremo mai uno così. Magari.

13 gennaio 2013 - la partita che verrà ricordata per lo psicodramma del rigore sbagliato da Rosina, in realtà ha un altro momento topico. Col Toro avanti 2-1, il Siena sta chiudendo il primo tempo in forcing collezionando angoli in serie. Sull’ultimo di questi D’Ambrosio rinvia lungo. Sembra un disimpegno casuale, ma sulla palla si butta come una furia Cerci che è più veloce di due avversari, stacca in maniera umiliante Vergassola e punta la porta. Io ricordo una corsa folle e il pubblico che alza il volume man mano che la porta si avvicina. Sembra una puntata di Holly e Benji. Quando arriva davanti a Pegolo, Cerci non si accontenta di tirare, no, fa una cosa che ormai gli attaccanti fanno meno di un tempo, scarta il portiere. L’urlo della Maratona è orgasmico per il gesto fulmineo che spalanca la porta all’ex romanista. Il tocco in rete è una formalità, ma la curva viene giù comunque. Sullo slancio Cerci continua a correre, a braccia aperte come per abbracciarci tutti, e se non ci fosse la Maratona forse continuerebbe. Se non ci fossero le barriere, chi scende per andare a esultare vicino al suo beniamino probabilmente invaderebbe il campo per un mucchio selvaggio di gioia. Quel giorno si gela, ma all’improvviso tutto è rovente.

21 marzo 2013 - Quando Cerci subentra a Pirlo nell’intervallo di Italia-Brasile l’idea è che non sarà una meteora, ma che sia lì per restare. Non come Rosina, che fu fatto esordire in una sorta di nazionale B. Non come Asta (a proposito, auguri per i tuoi 50 anni Tonino) che sembrava convocato da Trapattoni, nonostante il campionato pazzesco che stava facendo, quasi per togliersi un fastidio. Non come Ogbonna che ho sempre visto come uno freddino e di passaggio, azzeccandoci. Per questo seguo questo ingresso con le stesse farfalle dello stomaco di quando esordì Lentini contro il Belgio decenni prima. La paura che facesse brutta figura, che il mondo non vedesse quanto fosse forte. E invece lo vedono, perché Alessio si disimpegna benissimo contro i carioca, brasiliano fra i brasiliani. E’ bello con l’azzurro addosso, ma il granata gli dona di più.

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18 maggio 2014 - Per fortuna lavoravo e a Firenze non sono andato. Calcio di rigore a tempo scaduto. Chi c’era ricorda ancora il rumore dei guanti di Rosati a mandare in frantumi un sogno. La testa bassa di Cerci, le lacrime. Il sogno si ricomporrà magicamente per le magagne del Parma. Ma che bello sarebbe stato se non ne avessimo avuto bisogno. Se quel maledetto tiro fosse entrato. Un dolore calcistico forte, peggio di una retrocessione per certi versi, perché fermarsi a un passo dal Paradiso dopo averne sentito il profumo è più doloroso di andare all’inferno.

23 agosto 2012 - Da quando siamo tornati in serie A, il sogno Cerci sembra reale. Dopo due stagioni difficili a Firenze, tra screzi con la tifoseria e feste di compleanno finite male a causa di pernici impagliate, ritrovare il suo mentore Ventura sembra l’ideale per consacrarsi e confermare le qualità fin qui viste solo a sprazzi. Quando arriva è una sensazione splendida, dopo anni di pane duro, finalmente un giocatore di alto livello arriva da noi. Quello che pensavo fosse Guberti l’estate prima, ma un infortunio decise di anticipare il suo declino. Dopo video postati su Facebook di giocatori di categoria, di promesse rivelatesi pipponi, di mestieranti con un grande futuro dietro le spalle, siamo pronti per qualcosa di completamente diverso. Siamo pronti per uno forte.

27 gennaio 2013 - San Siro, la scala del calcio. In quell’Inter-Toro non siamo una comparsa, uno sparring partner. Siamo il Toro, semplicemente il Toro e il trascinatore è Alessio Cerci. Juan Jesus, Pereyra e chiunque si metta sulla sua strada quella sera viene semplicemente spazzato via. Gli stanno correndo dietro ancora adesso, forse. Al 52’ va via praticamente da fermo a Pereyra e crossa basso, alla perfezione, per Meggiorini che completa la sua incredibile doppietta provvisorio 1-2. Quella sera c’è la dimostrazione che Cerci, in certi momenti, può letteralmente fare quello che vuole e quei momenti stanno capitando sempre più spesso. Praticamente ogni domenica.

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1 settembre 2014 - Alessio Cerci firma per l’Atletico Madrid. Un tweet lo aveva già annunciato una decina di giorni prima, ma no, mi hanno hackerato l’account, stavo giocando alla play con Ruben Perez, la cui esperienza in granata si può riassumere nell’essere messo in mezzo per mascherare una gaffe. “Amore, non è come credi, stavo giocando a Fifa con Ruben Perez” potrebbe essere un’ottima scusa. Hackeraggio o no, Cerci va via. Va via e si rovina la carriera. Non viene più ricordato per le sue irresistibili sgroppate, per il rientrare sul sinistro da destra e calciare imparabilmente sul palo lontano. No, viene ricordato per “ce ne andiamo nel calcio che conta” cosa che non ha scritto nemmeno lui, ma la fidanzata. Viene ricordato per il paragone con Robben e tutti giù a ridere, anche tifosi di squadre che quando Ale puntava un loro difensore si cagavano addosso. Ma ci sta, il mondo è questo, i social sono questi, le stesse battute ripetute all’infinito, non importa se cinquemila l’hanno già detta o scritta prima di te, devi comunque dirla. Alessio Cerci ha una responsabilità grande. Non aver capito. Se nella tua carriera rendi alla grande solo con un allenatore, magari è con quell’allenatore che devi stare. Oppure rimanere nell’ambiente per cui sei un Dio. Pensa come sarebbe stata bella l’Europa League insieme, Alessio. A volte la cosa giusta non è fare il passo avanti, ma rimanere fermi. Perché si rimane fermi solo in apparenza, a ben vedere si cresce di più così. E magari, chissà, non ti saresti tolto di dosso l’azzurro. Magari in quel terrificante Italia-Svezia saresti stato tu quello che tirava la Nazionale fuori dai guai. Ma non hai capito. Succede, succede a tutti. Peccato.

20 giugno 2014 - Concerto dei Pearl Jam, San Siro. Sono in fila aspettando il mio turno per il bagno. Guardo il maxischermo che trasmette Italia-Costa Rica. Entra Cerci. “Dai, Alessio” urlo. Mi guardano strano. Non me ne frega niente. Gli voglio bene.

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25 agosto 2013 - “Vedi che mettere Cerci punta è una cazzata? Lo vedi che non è il suo ruolo, deve fare l’esterno non l’attaccante. Non ha i movimenti, è molto meno pericoloso così”. Al 63’ Cerci converge da destra e lascia partire una sventola col sinistro che non dà scampo al portiere del Sassuolo per il definitivo 2-0. Meraviglioso. Forse non è una cattiva idea fargli fare l’attaccante. Un diluvio incredibile che ci costringerà a ritardare l’uscita mi porterà a riflettere su quanto sia importante non dare giudizi affrettati.

22 aprile 2013 - Se le cose andassero come dovrebbero andare, rievocheremmo questa partita come quella in cui abbiamo recuperato da 3-0 a 3-3 a Firenze e il gol di Cerci sarebbe ricordato al pari di quello al Genoa. Un gol meraviglioso. Sinistro da venti metri da posizione leggermente defilata, tanto forte quanto preciso, a scavalcare Viviano mal posizionato. Una rete eccezionale, da ricordare quando si è tristi. Invece diventa un ricordo da scacciare, perché siamo riusciti a beccare gol a 3’ dalla fine da Romulo e quindi resta una prodezza dimenticata o quasi. Peccato. Ma non avremmo potuto fare fallo da rigore su Romulo? Generalmente se recuperiamo tre gol, quando abbiamo un penalty contro gli altri lo sbagliano. La storia non ci insegna proprio niente.

17 febbraio 2014 - La sconfitta in casa contro il Bologna ultima in classifica, di un doloroso inconcepibile, sembra avere allontanato il sogno europeo. Bisognerebbe vincere a Verona, di lunedì sera, per rialimentare il fuoco, ma un rigore di Toni ci manda sotto al 36’. Nella ripresa, però, è tutto un altro Toro. Cerci chiama subito Rafael al grande intervento, il “gemellino” Immobile pareggia in netto fuorigioco, poi al 53’ tocca al numero undici granata. El Kaddouri avanza a sinistra e serve un pallone che attraversa la linea che delimita l’area. Cerci arriva in corsa dal centrodestra e lascia partire una legnata col sinistro che si infila nell’angolino basso, poi allarga le braccia, la bocca aperta in un urlo di arrogante felicità. Lo stunk che si sente quando il mancino colpisce il pallone è un suono paradisiaco. Alessio è un ragazzo generoso, sforna anche assist,

non solo gol. Caracolla a destra e restituisce un passaggio identico a El Kaddouri che, da medesima posizione, col destro, trova il 3-1. Una della più belle vittorie dell’anno, una serata d’onore col ragazzo coi riccioli come arma in più.

17 ottobre 2015 - L’ultima volta che Cerci aveva giocato un Toro-Milan al Comunale aveva segnato un gol da urlo dopo una fuga splendida seguita da un pallonetto mancino sull’uscita del portiere, prima che il Milan ci rubasse allegramente il 2-2 in pieno recupero. Stavolta lo gioca con la maglia rossonera. Una gara opaca, in cui sbatte spesso contro Molinaro. Finisce 1-1, a Bacca risponde Baselli. A 2’ dalla fine, Mihajlovic lo richiama per inserire Honda. L’Olimpico viene giù dai fischi. Cerci ci rimane malissimo. Lo sussurrerà, lo scriverà. E qui, forse, non abbiamo capito noi. Un conto è fischiarlo durante la partita, un conto questa standing ovation al contrario. Non abbiamo capito che un giocatore può anche cedere alla tentazione di andare a giocare all’Atletico Madrid, magari perché la società non garantisce quei palcoscenici che credeva di meritare e che le sue prestazioni dicevano che meritasse, ma quella tentazione non cancella cos’ha fatto in quei due anni con noi. In quei due anni ci ha fatto letteralmente godere. Da quando non avevamo più uno che ci faceva provare quella parolina lì? Da quando le squadre avversarie non temevano un nostro giocatore come temevano lui? Da quando un giocatore col suo estro non giocava due anni con una continuità impressionante, soprattutto se rapportata al resto della sua carriera e anche a cos’hanno fatto dei calciatori di pari livello da noi? Sì, avrebbe potuto e dovuto rimanere, anche solo per cancellare il rigore di Firenze. Forse lui stesso sa che sarebbe dovuta andare così. Ma non è andata, le cose brutte succedono e non si può tornare indietro. Però quei due anni rimangono eccome, coi suoi riccioli a correre a perdifiato sulla fascia, a strappi, fermandosi e ripartendo, con giocate come lampi e sono propio come lampi, perché se ci pensi non riesci a dargli un ordine preciso, sono troppo veloci e allora, come in questo pezzo, le giocate, i gol, i momenti, si sovrappongono, senza nessun ordine cronologico, senza nessun motivo. Solo seguendo il filo dell’emozione. E insieme ne abbiamo vissute tante. Sono sicuro che profilo hackerato o no, fischi o non fischi, ci vogliamo ancora tanto bene.

Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentinie…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.