Come il Tottenham: storia del Toro ’84/’85 (parte 1)

Le Rubriche – Culto / Arriveremo secondi, ma è un secondo posto che non verrà mai ricordato con troppo dolore. Una punta di rimpianto sì, ma è stato un Toro troppo bello per ricordarlo con dispiacere

di Francesco Bugnone

Nel 2016 il Leicester vince incredibilmente la Premier League: tutti i tifosi italiani si sono appassionati al miracolo di mister Ranieri e dei suoi, sia quelli che parteggiano per le grandi che chi parteggia per chi ha vinto di meno, perché vorrebbero vedere la loro squadra come le Foxes almeno una volta nella vita. Ovviamente fra questi ci sono stati molti di noi granata, però facendo un errore di calcolo grossolano.

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Scorriamo la classifica e vediamo che una squadra gloriosa, ma che non vince un campionato da decenni, potrebbe approfittare di un annata in cui le grandissime stentano. Potrebbe, ma non ci riesce perché si ritrova tra i piedi l’imponderabile, sotto forma di Vardy e compagni. C’è sempre un “ma” insomma per quella squadra che si chiama Tottenham che chiuderà addirittura al terzo posto, dopo essere stata la principale contendente al titolo. Ecco, noi non saremmo stati il Leicester, saremmo stati gli Spurs e non è una cosa buttata così tanto per dire, per arricchire l’epica di artisti della sconfitta che, e lo dimostrano i fatti recenti, non ha bisogno di aggiungere alcun carico. E’ una cosa successa davvero ed è successa nel 1984/85.

Quell’anno il Toro è fortissimo e sembra veramente il momento buono: la Juventus parte male e finirà col concentrarsi maggiormente sulla Coppa dei Campioni, il Milan è lontano dall’era berlusconiana, il Napoli accoglie Maradona, ma non ha ancora il resto della magnifica squadra che verrà, la Roma deve assorbire l’addio di Liedholm e la cura Eriksson. Ci sarebbe l’Inter, però sembra alla portata. Il grosso “ma” sulla nostra strada si chiama Verona che, tra lo stupore generale, va a vincere il campionato come farà, circa trent’anni dopo, il Leicester. Ha un gruppo di giocatori perfettamente amalgamati e un tecnico magnifico come Osvaldo Bagnoli. Arriveremo secondi, ma è un secondo posto che non verrà mai ricordato con troppo dolore. Una punta di rimpianto sì, ma è stato un Toro troppo bello per ricordarlo con dispiacere.

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Dopo un quinto posto dovuto a un ritorno poco fortunato (basti pensare a come si perse a Roma) in seguito a una grandissima andata, il Toro di Sergio Rossi vuole tornare in Europa e allora punta sul ritorno dell’unico tecnico che sia riuscito a portare i granata a cucirsi il tricolore sul petto dopo Superga: Gigi Radice. L’annuncio arriva il 24 maggio, esattamente come nove anni prima, giusto per mandare ulteriormente in sollucchero gli amanti dei corsi e ricorsi. Fra i pali Martina prende il posto di Terraneo. In avanti, al fianco di Schachner, non ci sarà più il bravo Spadino Selvaggi, ma Aldo Serena, in prestito dall’Inter: sarà amore, anche se non finirà bene. Il vero colpo, però, arriva dal Brasile con Leo Junior, terzino sinistro della nazionale brasiliana che chiede e ottiene le chiavi del centrocampo al fianco di Dossena e porterà tanto verdeoro a Torino, diventando l’anima della squadra in campo e fuori. Il suo futebol bailado entrerà così tanto nell’immaginario collettivo da dare il nome a un club presente in Maratona. Il resto della squadra rimane pressoché invariato, con tantissimo Fila dentro.

Dopo aver superato il girone di Coppa Italia, il Toro inizia il campionato in modo interlocutorio. Vittoria di misura contro l’Ascoli, grazie a una rete di Schachner su assist di Dossena, scattato in probabile fuorigioco su filtrante di Junior, e sconfitta in casa della neopromossa Cremonese di un certo Emiliano Mondonico, dove il Toro patisce lo straripante Chiorri in avvio, il quale conquista un rigore trasformato da Bonomi e una punizione, calciata dallo stesso Bonomi, respinta da Martina, ma ribadita in rete con astuzia da Nicoletti. Un bel gol di testa di Caso su cross di Dossena riapre i giochi al 41’, ma il pareggio non arriva.

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Quello che deve arrivare, contro il Napoli di Maradona, è il riscatto e il Toro ci mette trentanove secondi per trovarlo: angolo di Junior e incornata vincente sotto porta di Serena che corre sotto una splendida Maratona per una rete molto simile a quella che realizzerà all’ultimo minuto di una certa partita di lì a qualche turno. Danova non lascia un centimetro al Pibe de Oro che prova a guidare la reazione dei partenopei e nella ripresa arrotondiamo il risultato. Un preciso colpo di testa di Francini su centro da destra di Sclosa vale il raddoppio e la partita si chiude definitivamente al 79’, quando Dossena affonda sul centrodestra e verticalizza per Schachner, sul cui centro basso dal fondo Serena dimostra che quando le stelle ti sorridono non c’è nulla da fare. Il suo liscio di destro finisce con l’agevolare l’involontario tocco di sinistro che spiazza il Giaguaro Castellini, quest’oggi nella porta sbagliata. Aldo da Montebelluna prosegue il momento d’oro a Udine e la mancata preparazione con la squadra causa Olimpiadi di Los Angeles è solo un ricordo: scattato sullo splendido lancio in profondità di Galbiati, batte Brini con un gran pallonetto che vale i due punti e quella che sarà l’ultima vittoria al “Friuli” per ventisette anni.

Dopo due vittorie consecutive, contro l’Inter è già una prova di maturità e il Toro, tutto sommato, la supera anche se il successo non arriva. Bergomi ci gela dopo una ventina di minuti con un gol che ricorda sinistramente quello di Chiriches di due venerdì fa. La reazione granata sbatte contro Zenga, bravissimo su punizione di Junior e miracoloso su testa di Serena servito da un cross di Dossena. Il gol dell’ex arriva comunque a inizio ripresa: la punta granata, su invito di Giacomo Ferri, controlla bene in mischia e gira in rete di sinistro. Giusto pari, tutti soddisfatti, anche se si può recriminare su un rigore non dato a Dossena.

 

 

Contro la Lazio è un assalto a Fort Apache. Serena è carico come una molla, ma stavolta la sua smania deve fare i conti con i legni: un palo respinge il suo splendido colpo di testa nel primo tempo, la traversa dice no a un’altra zuccata nella ripresa. In mezzo tante parate di Orsi, un rigore reclamato da Schachner, un salvataggio sulla linea di Filisetti sempre su Schachner. Con l’espulsione di Manfredonia, l’assedio prende dimensioni parossistiche: niente più testa, solo cuore. Carlo Coscia, sulla Stampa, scriverà che è difficile dire al cuore di fermarsi, specialmente al cuore del Torino e ha ragione. Al 77’ il giusto premio con Dossena che conquista un rigore spinto da Storgato e Junior che lo trasforma con Orsi che a momenti prende anche quello. Il primo gol in A di Leo vale il secondo posto solitario, a un punto da Verona. Pare di sognare.

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Il sogno sembra continuare nella Marassi blucerchiata. Scambio di legni in avvio (palo di Mancini di testa, traversa di Sclosa da fuori) e Toro in vantaggio al 13’ con un’azione splendida: filtrante di Junior, tocco di Zaccarelli e inserimento di Galbiati che è freddissimo davanti a Bordon in uscita. Souness pareggia da fuori al 20’, ma 8’ dopo torniamo avanti. E’ una rete iconica, così iconica che nei racconti di chi c’era quella punizione di Junior viene battuta ogni volta da più lontano. In realtà il piazzato è dal limite, ma l’esecuzione è un capolavoro che finisce all’incrocio dei pali, quindi ben vengano anche i racconti leggermente distorti. Nella ripresa la squadra dell’ex Bersellini potrebbe pareggiare su rigore, ma Martina è un gatto su Souness. Serena continua la collezione di montanti colpiti iniziata con la Lazio con un palo da fuori area, ma la vittoria sembra in tasca. Peccato che Trevor Francis, al rientro dopo un lungo infortunio, pareggi allo scadere in mischia approfittando di un’incertezza granata. Miglior prestazione stagionale e arriva un punto che fa arrabbiare come una sconfitta, peggio di una sconfitta. Film già visto e rivisto. Il Verona allunga di un punto, il Milan ci aggancia al secondo posto.

Ed è proprio il Milan ad arrivare al Comunale in una sorta di spareggio fra seconde. Il primo tempo vede i rossoneri, con Hateley insuperabile di testa, avere un certo predominio territoriale, ma il Toro sa sempre come ripartire in velocità con un Junior divino nel ribaltare l’azione e Schachner che, di rimessa, fa vedere tutto il suo bene, con continui scatti in profondità, e il suo male, con la consueta imprecisione all’atto di finalizzare. Il secondo tempo è tutto nostro: Dossena ispira, Schachner di testa costringe l’ex Terraneo al mezzo miracolo, poco dopo Serena sparacchia fuori, qualche minuto e i due attaccanti non riescono a buttarla dentro come si dovrebbe. A 10’ dal termine finalmente decidiamo di tramutare in rete l’ennesima perla del “Dos”: deliziosa verticalizzazione per Schachner che ignora Serena al centro, rinviene sul destro e finalmente segna. L’abbraccio fra un raccattapalle e l’austriaco in ginocchio, in attesa che arrivino i compagni, è una stupenda cartolina del passato. Il conto lo chiude Junior che fa il bis di Marassi con un’altra punizione capolavoro. “Sono talmente felice che non posso parlare” una frase semplice di Sergio Rossi che la dice lunga sul clima che si respira in casa granata, così come l’abbraccio di Francini a Radice a fine gara. Toro secondo da solo a meno due dal Verona e domenica c’è il derby.

Una splendida Maratona accoglie in campo le due squadre ricordando le temperature minime del Nord Italia: meno quattro. Sì, sono questi i punti che separano i bianconeri dai granata, cosa non proprio di tutti i giorni. La gara è caldissima in campo, una mezza rissa arriva dopo nemmeno dieci minuti per uno scontro a centrocampo. Platini continua a voler farci venire il sangue amaro con una punizione a due vincente, poi sfiora il raddoppio con un’irresistibile azione personale. A fine frazione il Toro si scuote e va vicino al pari con una spaccata alta di Zaccarelli e un tiro da fuori di Sclosa a lato di poco. E’ il preludio di una ripresa a una porta sola che inizia bene: Galbati si sgancia in attacco sulla destra e crossa lungo, Schachner sul secondo palo è spettacolare nel rimettere al centro di testa, Francini sembra un attaccante nato quando colpisce al volo e insacca sotto la traversa. Due difensori decisivi nell’azione del pareggio la dicono lunga sull’atteggiamento granata. Galbiati si sgancia ancora una volta per ricevere l’assist di Serena, ma il suo diagonale esce di nulla. Dossena si mette in proprio, ma colpisce l’esterno della rete. All’89’ l’apoteosi. Conosciamo tutti a memoria quell’inquadratura dal basso. Chi c’era, chi non c’era. Junior si sistema la palla sulla bandierina sulla sinistra e calcia come fece contro il Napoli, Serena brucia tutti, Tacconi compreso, e realizza di testa. Due saltelli guardando la Maratona con occhi spiritati e faccia incredula, poi il mega abbraccio dei compagni. Vittoria 2-1, un punto mangiato al Verona e domenica saranno proprio gli scaligeri ad arrivare al Comunale in un inatteso scontro al vertice. Profumo di sorpasso.

 

Il profumo di sorpasso diventa ben presto il ben noto sapore amaro dell’occasione perduta in un pomeriggio dove gira tutto storto. Lo si capisce già al 5’ quando Schachner centra basso da destra: Serena viene travolto in area, Bergamo non fischia e Junior si vede il tiro respinto da Garella in uscita. Leo ci prova su calcio di punizione, la palla colpisce l’interno del palo e schizza davanti a Garella che rimane immobile, quasi sorpreso da quella cosa sferica che attraversa lo specchio della porta. Al 20’ arriva l’immancabile castigo: su centro di Fanna, la difesa granata pasticcia e Briegel, dal limite, realizza senza troppe difficoltà. 4’ dopo il Toro pareggia: l’affondo di Schachner è caparbio, il cross per Dossena perfetto e il colpo di testa del dieci preciso. Nella ripresa, al 61’, arriva il gol partita di Marangon, con un tocco sporco in scivolata su assist di Galderisi. Il Toro reagisce in maniera furente. Un rasoterra di Sclosa picchia contro il palo e poi finisce incredibilmente in braccio a Garella, ancora una volta fermo. Il problema è che, da lì in poi, inizia a muoversi anche Garellik e allora non si passa, come provano sulla loro pelle Francini e Schachner, giunti al tiro sottomisura. Il Toro non lo sa ancora, ma quel pomeriggio ha perso lo scudetto.

Non lo sa ancora anche perché, al Partenio, si ricomincia subito a sognare, ci vogliono soli tre minuti per cancellare le scorie della sconfitta precedente. Su corner lungo di Junior, Dossena incorna in rete sul secondo palo. Il Toro continua a far gioco e Paradisi si supera su punizione di Junior e su zuccata di Serena. L’Avellino è comunque pronto a punire qualsiasi errore della retroguardia granata, ma una parata di Martina e un salvataggio sulla linea di Galbiati mantengono il vantaggio. Il raddoppio arriva al 33’ con Junior su rigore (fallo su Serena), mentre, nella ripresa, è un colpo di testa su azione d’angolo di Amodio che sembra riaprire i giochi. Ci pensa Dossena in contropiede a richiuderli: scatto in profondità, ingresso in area, elegante dribbling sul rientro in scivolata di un avversario e gol sul palo vicino. Gli irpini non perdevano in area da un anno, non male.

 

Tre a uno anche contro il Como in casa, in una partita più difficile di quanto dica il punteggio. In Maratona c’è anche il presidente Sergio Rossi che, come gli ultras, salta per aria quando Junior pesca in area Serena che non perdona di testa e si dispera quando una punizione di Matteoli, deviata dal brasiliano in barriera, vale il pareggio. La vinciamo a inizio ripresa con un tocco ravvicinato di Dossena su assist di Serena e un traversone di Zaccarelli che si trasforma in rete per la papera di Giuliani.

A Bergamo il Toro non segna per la prima volta stagionale: l’occasione migliore capita a Serena che, in un’azione simile a quella della rete col Como, incrocia a lato di niente. Pareggio anche in casa con la Fiorentina, in una gara che inizia con gli ex Pulici e Pecci accolti come re. Proprio  il mitico Eraldo, con la sua prima doppietta in serie A, frena la corsa dei granata, due volte avanti con Dossena dal limite e Junior di rigore e due volte ripresi dal numero dieci con un inserimento centrale a difesa granata sorpresa e un tocco da opportunista. Il finale è in forcing, ma Galli para tutto. Il girone si chiude a Roma: decide Pruzzo approfittando di un infortunio difensivo dei granata, Schachner spreca e non approfittiamo della prima sconfitta stagionale del Verona ad Avellino. Scaligeri a 22, Torino e Inter 20. C’è ancora tempo per sperare, c’è ancora tempo per essere forti, per essere belli. Per essere come il Tottenham.

(Fine prima parte)


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentinie…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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  1. Thor - 2 settimane fa

    Quanti bei ricordi…se avessimo metà di quei talenti in campo e metà di quei risultati oggi….facevamo paura agli avversari. È vero, fu un secondo posto ma di un campionato guadagnato e combattuto da campioni. Se potessimo festeggiare oggi un secondo posto dietro a una “provinciale”, forse saremmo di nuovo il campionato più bello e ambito. E non la solita minestra riscaldata.
    Meglio ancora se potessimo cucirci un tricolore sulla maglia, almeno prima che gli ultimi scudettati viventi passino a miglior vita…

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  2. Andreas - 3 settimane fa

    lo esprimo diversamente dai fratelli qui sotto ma mi sembra che il sentire sia lo stesso. Una volta affrontavo con gioia i bei ricordi passati del Toro. Ad oggi, immergersi nei ricordi, mi provoca una sensazione di tristezza, quasi di nausea: perché vivere nei ricordi è tra gli atteggiamenti più agghiaccianti che un essere umano possa reiterare. Probabilmente anch’io, come moltissimi tifosi, non sono riuscito ad aggiornarmi, non vivendo ed accettando il presente. Tutto ciò che non puoi cambiare è saggio e necessario accettarlo così com’è. Così facendo potrei forse tornare ad apprezzare i ricordi.

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    1. Andreas - 3 settimane fa

      … e vivrei meglio la mediocrità odierna

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    2. abatta68 - 3 settimane fa

      Nessuno vive di ricordi, altrimenti non saremmo qui a spendere parole su cairo, GP, zaza, belotti e la possibilità di una nuova retrocessione. Avere dei bei ricordi è una gran cosa… per me quegli anni sono stati i più belli, vivevo dentro allo stadio, finivo di piegare striscioni alle sei di sera! Una curva maratona cosi è stata una esperienza di massa esaltante, ben lontana da quella di oggi. Io quei ricordi me li tengo stretti, ma questo non vuol dire che io viva di questo. Oggi si è tifosi come allora e ci portiamo la nostra croce come sempre!

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  3. suoladicane - 3 settimane fa

    persino Sclosa, piu noto per i suoi mitici polpacci e per la capigliatura, in quel centrocampo faceva un figurone, che TORO RAGAZZI che grinta che gioco che roba, che roba, da lustrarsi gli occhi, gente che metteva la gamba sempre, mica come oggi………
    CAIRO VATTENE!

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  4. leggendagranata - 3 settimane fa

    Le partite si vincono a centrocampo: quel Toro, che ricordo benissimo, aveva Junior e Dossena, quello dello scudetto Pecci e Zaccarelli, quello di Mondonico giunto terzo Martin Vazquez e Scifo, quello di oggi Lynetti e Meitè…

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    1. Thor - 2 settimane fa

      Hai ragione, non potevi riassumerla meglio. Bisogna martellare in centrocampo.

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