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Il Granata Della Porta Accanto

Il prezzo dell’identità

TURIN, ITALY - NOVEMBER 30: Andrea Belotti of Torino F.C. wears a special edition shirt for the Suzuki MotoGP Champions during the Serie A match between Torino FC and UC Sampdoria at Stadio Olimpico di Torino on November 30, 2020 in Turin, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Belotti è un unicum che il Torino FC non potrebbe permettersi di perdere, altro che trenta milioni di euro...

Alessandro Costantino

Spesso mi viene chiesto come mai le cose che scrivo in questa rubrica, specialmente quelle che riguardano la gestione societaria, io non le faccia direttamente presenti a Cairo, ma, per sgombrare ogni dubbio od equivoco, rammento che non sono un giornalista attivo, non presenzio alle conferenze stampa, né seguo "sul campo" le vicende della squadra: sono un semplice opinionista, sebbene non ami questa parola, né mi arroghi il ruolo. La rubrica "Il Granata della Porta Accanto" nacque proprio con l'intento di portare nel mondo di Toronews il sentimento del tifoso medio quale mi sento di essere. La classica persona della porta accanto che ama parlare del Toro, ma che non ha un ruolo di super esperto. Tutto ciò che scrivo è "farina del mio sacco" nel senso che riflette le mie emozioni, nel bene e nel male, di tifoso granata, emozioni, sensazioni e percezioni che nella stragrande maggioranza dei casi rispecchiano il sentimento popolare diffuso di tutti gli altri miei fratelli di tifo. Ora anche a me piacerebbe parlare con Cairo per capire da lui come mai nonostante sedici anni (sedici!) di esperienza nel mondo granata si ritrovi a gestire la società con un modus operandi che è anni luce lontano da quelli che sono i valori storici di questo club, valori in cui si riconosce la maggioranza dei tifosi. Ma purtroppo non mi è concesso questo privilegio, per cui continuerò ad esternare in questo spazio i dubbi, le perplessità e le istanze di noi innamorati della maglia granata, di noi che in questo calcio di plastica vorremmo respirare ogni tanto una boccata di ossigeno di pura emozione, di attaccamento ai colori, di identificazione, perché il tifo va al di là della pura fruizione dello spettacolo calcistico come ormai vogliono farci credere.

A tal proposito mi duole constatare che, parlando di identità, in questi giorni la vicenda Belotti è giunta ad un punto cruciale, probabilmente determinante: è stato fissato un prezzo al suo cartellino. Lo Zenit pare sia disposto a sborsare 30 milioni di euro per portare in Russia il capitano, l'ultimo giocatore ad incarnare i valori di granatismo e, soprattutto, l'ultimo ad accendere nei bambini quell'entusiasmo genuino che porta all'identificazione e al vincolo di fede verso una maglia, in questo caso quella del Toro. Ogni generazione ha avuto i suoi idoli e nonostante si tifi per la squadra è inevitabile che ci sia sempre uno o più giocatori che di volta in volta ne diventino il simbolo e fungano da catalizzatori dell'attenzione e dell'amore dei tifosi. Valentino Mazzola, Meroni, Ferrini, Pulici, Junior e tanti altri rappresentano quelle categorie di giocatori che definiscono un imprinting talmente forte nel tifoso che il legame con la maglia si trasforma in qualcosa di ancora più indissolubile. I propri eroi non tradiscono e di conseguenza non si tradiscono i propri eroi. Ognuno di noi da bambini ha avuto bisogno dei suoi eroi calcistici: i più fortunati hanno visto gli Invincibili o Meroni o Pulici, i bimbi di oggi hanno Belotti. 30 milioni sono una cifra notevole, ma l'identità può avere un prezzo? E, se sì, 30 milioni è un prezzo equo?

Ovviamente la mia risposta è no ad entrambe le domande. La proposta di rinnovo a quasi quattro milioni (assolutamente degna nella cifra) fatta a Belotti pochi giorni fa arriva fuori tempo massimo perché la questione rinnovo avrebbe dovuto essere risolta da più di un anno, ma soprattutto avrebbe dovuto essere gestita in maniera totalmente diversa dalla società nei suoi principi d'azione. Il Gallo è una risorsa infinita per questo club al di là del suo (indiscusso) valore in campo: parlando di identità ricordo a tutti che il figlio di Bonucci è diventato incredibilmente tifoso del Toro grazie a Belotti e ciò significa che nell'immaginario dei bimbi un giocatore come il nostro capitano ha un appeal che pochi giocatori in Serie A hanno. E tale appeal è legato alla maglia che indossa, al connubio tra i valori che essa porta in dote da 120 anni e i valori che Belotti esprime quando la porta in campo. Volendo essere cinici, anche solo per puro marketing Belotti è un unicum che il Torino FC non potrebbe permettersi di perdere, altro che trenta milioni di euro di plusvalenza…

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Una società attenta a curare i propri tifosi (o più cinicamente detta, un'azienda attenta a non perdere i propri consumatori) avrebbe da tempo pianificato il futuro prossimo assieme a Belotti, proponendogli un piano tecnico e di immagine da sviluppare insieme nei prossimi anni: obbiettivi sportivi uniti ad obbiettivi di rafforzamento del brand Toro da portare avanti in parallelo. Invece, nulla di tutto ciò è stato fatto ed anzi oggi si cerca disperatamente di dare un prezzo a Belotti per massimizzare almeno nel breve un'uscita che è un clamoroso boomerang per l'immagine di questa società. D'altronde un club che ha a disposizione un tempio come il Filadelfia e non ne cura la memoria restaurando i monconi delle storiche tribune e, altrettanto grave, non permette alla Primavera di giocarvi le proprie partite casalinghe, è un club che non ha capito nulla della scala dei valori e dei desideri dei propri tifosi. Forse a ben pensarci quei 30 milioni che ha messo sul piatto lo Zenit non sono il prezzo dell'identità granata venduta al miglior offerente, ma il prezzo della vergogna di non saper difendere tale identità ed, anzi, costantemente tradirla. La versione moderna dei 30 denari di Giuda...

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.