Cairo si è perso il Toro

Cairo si è perso il Toro

Loquor / Torna l’appuntamento con Anthony Weatherill che cita Miguel De Cervantes: “Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti”.

di Anthony Weatherill

“Non si possono prendere trote
con i calzoni asciutti”.
Miguel De Cervantes

Gustave Le Bon afferma che senza la lenta eliminazione delle tradizioni non può esserci progresso, rielaborando così, in un certo qual modo, la tesi dialettica hegeliana di distruzione continua di tesi precedenti, come “conditio sine qua non” del processo ciclico della storia. Volendo accettare la tesi di distruzione di passato per creare storia nuova, e quindi progresso, non si può non provare a mettere sotto una lente d’ingrandimento come tale tesi abbia agito nel mondo del calcio contemporaneo. È assai evidente l’agire invasivo, negli ultimi trent’anni, del grande capitale sulle vicende dello sport più amato e seguito al mondo, ed è altrettanto evidente come ciò abbia operato e stia operando dei significativi cambiamenti nel suo svolgersi. Nei cambiamenti, è noto, qualcosa si perde e qualcosa si guadagna, e forse non sarebbe male, ogni tanto, soffermarsi nel fare un analisi sui costi e benefici di azioni anche dal contesto generale avvallate.

La prima cosa andata perduta dal mondo del calcio, a causa dell’eccessiva globalizzazione del gioco, è stato il poter agire direttamente su una distribuzione più equa di possibilità e risorse tra le squadre partecipanti ad una lega nazionale. Non so quanti si siano accorti della residua sovranità ormai rimasta agli organismi decisori federali del calcio, ormai inglobato in interessi extra nazionali poco vincolati, sia dal punto di vista etico/sportivo sia dal punto di vista giuridico, a realtà domestiche perduranti da più di un secolo nel calcio. Volendo prendere ad esempio il “Derby della Mole” del prossimo sabato, sarebbe agevole notare come dello spirito cittadino in cui era nata la rivalità tra bianconeri e granata sia rimasto poco o niente. E non è il notevole divario tecnico tra le due squadre, tutto a sfavore dei granata, il problema. Sarebbe un grave errore pensarlo. Siamo di fronte ad una mosca e ad un elefante che vivono la vita della savana con visioni e modalità completamente diverse. E’ una mutazione genetica, quella della savana del calcio, dai connotati irreversibili e quindi da non demonizzarsi, ma piuttosto da cercare di interpretare al meglio, al fine di ritrovare armonia.

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È evidente come sia il Toro ad avere la necessità di trovare una nuova ragione per far tornare la Juve a sedersi al tavolo del derby con l’antico lume della partita speciale di una stagione. Curioso come Urbano Cairo, master and commander di buona parte del mondo della comunicazione italiana, non abbia ancora preso atto di quanta perdita di saggio di profitto stia procurando alla contabilità finanziaria della società granata la sua totale inanità nel voler dare nuova visione al Torino Football Club. È noto, inutile nasconderlo, come l’imprenditore alessandrino non sia un tifoso granata, ma è altrettanto noto come egli sia un uomo di “prodotto”, ovverossia uno dotato di talento per individuare ciò che può procurare profitto sul mercato della domanda e della offerta. Il proprietario del Toro non è certo ascrivibile alla sinistra e nemmeno lontanamente ad un retroterra culturale liberal/progressista di stampo anglosassone o para-ecologista in stile Greta Thunberg, ma sta facendo le sue fortune imprenditoriali con una rete televisiva diventata erede spirituale della famosa “Tele Kabul” del compianto Sandro Curzi e con un Corriere della Sera, che da ingessato quotidiano filo establishment italiano di ogni tempo, si è trasformato in cassa di risonanza di ogni idea liberal/progressista transitante nel continente europeo. Ha individuato, con intuizione e abilità, un bisogno nell’ansimante mercato editoriale italiano e ha creato i presupposti giusti per soddisfarlo e venderlo. I progressisti italiani, sin dai tempi del partito Comunista Italiano, hanno sempre avuto l’esigenza di luoghi e strutture dove dipanare liturgie e messe cantate. L’esigenza del popolo italico di sinistra di trovare “piazze” intellettuali ed evocative dove ritrovarsi è una delle poche e vere occasioni di business ormai rimaste in quella che fu l’industria culturale italiana.

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È incoerente con se stesso, Cairo, nell’aver investito su questo bisogno? A voler dare ancora un valore alla coerenza, forse sì; ma ha mostrato indubitabilmente ottime qualità imprenditoriali, e nel mondo della libera impresa questa è l’unica cosa a contare. Ciò detto, rimane, quindi, a tutt’oggi un mistero il depauperamento di valore e contenuti del Torino Football Club operato da parte del suo presidente. È come se Cairo non stesse riuscendo a trovare un “Filo di Arianna”, per districarsi nel turbolento labirinto calcio in cui si è cacciato. L’imprenditore che ha trovato “nell’identità settaria” la chiave di volta del ritorno all’utile di bilancio di “La 7” e “Corriere della Sera”, non pare avere trovato una via per il ricollocamento del Toro in armonia con la “savana” calcio. Il calcio, si sa, è nato per esaltare le diversità, individuando come luogo di sincretismo esistenziale un rettangolo verde dove far rotolare felicemente un oggetto sferico, da ascriversi come una delle più importanti invenzioni del genio umano. Nella mutazione genetica della savana del calcio di cui sopra, si è assistito allo sbiadirsi in modo progressivo, fino alla cancellazione, di molte idee e motivi esistenziali che hanno dato vita ai club calcistici. Nelle città metropolitane questi sovente sono nati per scissioni tra soci, causate da divergenze di vedute scevre da motivazioni squisitamente finanziarie. Oppure sono stati lo sfogo identitario di settori della classe operaia o, come nel caso del Celtic di Glasgow, un’idea di raccolti fondi per le classi sociali più disagiate.

Insomma, nel corso della fine dell’ottocento e dei primi del novecento, il calcio è stato espressione di un certo modo di stare al mondo, coautore di un radicarsi di tradizioni consolidate nel tempo. Il sincretismo esistenziale, alla base del successo dello sport più seguito al mondo, è in quella genesi a trovare le ragioni del suo successo. Ma, come si è detto, la necessità del progresso alla fine viene sempre a bussare alla porta, e allora le cose devono per forza di cose mutare. E nella mutazione le strade sono due: o ci si adatta con nuove modalità e si diventa più forti, o non si riescono a trovare i giusti accessi alle nuove vie indicate dal progresso e si scompare. Nell’antica Grecia, Atene e Troia erano le città-stato rivali quasi per antonomasia, ma nell’evolversi del tempo e delle tradizioni la rivalità è confluita in un’Atene diventata capitale della Grecia moderna, e in una perdita di ogni traccia di Sparta. Il rischio che il Toro faccia la fine di Sparta al momento è notevole, e dovrebbe essere chiaro a tutti, tifosi compresi, come il destino dei granata non possa ripercorrere i passi finanziari dei bianconeri.

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E allora che fare? Perché non si creda sia una buona idea quella di accettare di veder scomparire il Toro tra le nebbie della storia, solo perché il suo presidente non sta riuscendo a trovare un’idea utile di progresso. Quale evoluzione deve provare ad avere la società granata per tornare a sedersi con la dignità che gli spetta al tavolo della storia del calcio? Forse, ma è solo un’ipotesi, dovrebbe mostrare chiaramente un’idea di “offerta” diversa di quella della Juventus; e se la società bianconera si spinge verso il palcoscenico mondo, relegando Torino solo come luogo di suo teatro di rappresentazione scenica, probabilmente il Toro, in risposta antitetica, dovrebbe ancora di più cercare un radicamento nella città che fu la prima capitale d’Italia. Indicare una via “sovranista” del calcio, dove i soldi non siano il fine ma il mezzo per la realizzazione di un’idea, potrebbe anche scoprirsi, paradossalmente, un’idea finanziaria molto più redditizia di quelle perseguite fino ad ora. Per quanto si stia facendo di tutto per far diventare il calcio un prodotto di consumo, la reazione etica per inventarsi un futuro diverso da quello prefigurato dal grande capitale non può che rintracciarsi nel dna della storia del calcio.

Nel motivo per cui ha conquistato il cuore di tante generazioni. Il Toro è precipitato in un’anomia senza fine, e pensare che il suo stadio perennemente mezzo vuoto sia solo frutto della presenza invasiva della televisione, vuol dire non aver compreso niente della natura dell’uomo. Urbano Cairo si è, in tutta evidenza, un po’ “perso” il Toro, non riuscendo a trovare un varco per un suo progresso nella storia. Fa un po’ tenerezza la dichiarazione di Moreno Longo che promette ai tifosi “un derby giocato con il coltello tra i denti”, perché pare il frontespizio di una cartolina sbiadita proveniente da chissà quale tempo. L’attuale tecnico granata è stato lasciato solo ad annegare nella malinconia nei suoi ricordi di “ragazzo del Filadelfia”, ed è questa la cosa a fare più male. La solitudine di Longo temo non potrà mai essere compresa da Cairo, a cui si attaglia una feroce terzina del grande poeta giapponese Issa Kobayashi: “sta come un pesce che ignora l’oceano l’uomo nel tempo”.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. Come un pugno chiuso - 1 mese fa

    ‘…rimane a tutt’oggi un mistero il depauperamento di valore e contenuti del Torino Football Club operato da parte del suo presidente’

    per me non è affatto un mistero caro Anthony, Cairo ha comprato il Toro per avere o accrescere visibilità e prestigio, non gli interessano affatto i risultati sportivi perché sa che per ottenerli, nel calcio di oggi, devi sostenere certi esborsi ed un mandrogno come lui mai si sognerebbe di sostenerli, piuttosto la morte; anche dei valori, della storia, dei contenuti e della tradizione del club non gliene può fregare di meno, nonostante ogni tanto se ne esca con qualche furbesca e patetica dichiarazione del tipo ‘io al Toro ci tengo’; se a tutto ciò aggiungi che è tanto bravo (bravuccio, diciamo) nel campo della comunicazione/pubblicità quanto totalmente incompetente in materia calcistica ma assolutamente restìo ad affidarsi ai migliori professionisti del settore, perché pure questi li dovrebbe pagare profumatamente, ecco che il mistero di cui dici è belle che spiegato

    molto interessante il tuo invito, per il nostro Toro, a ritrovare e a rafforzare le radici, l’identità, i sui valori antitetici e ben più etici di quelli del calcio moderno ma fino a quanto il presidente sarà questo, mio caro, la tua proposta rimarrà purtroppo nient’altro che un bellissimo sogno

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  2. Gianluca - 1 mese fa

    Io penso tutto il male possibile del calcio moderno, competizioni UEFA e FIFA a parte, anche se lo seguo come e più di 40 anni fa. Ne avevo 4 e ricordo un flash di un sabato pomeriggio, Roma-Toro, finale di Coppa Italia. Non a colori. Per capire subito come girava. Ecco, sui mali del calcio moderno potrei scrivere un libro. Eppure, oggi come oggi, quel libro finirebbe così. “E poi c’è l’Atalanta”. L’eccezione che conferma la regola. Chiamatela come volete, ma quanto mi fa rosicare!!! Non li sopporto, li ammiro, ma non li sopporto. Tutta invidia. Quindi il concetto è che si può fare. Si sarebbe potuto fare. Siamo arrivati a un passo da iniziare un ciclo come si deve anche a Torino, nonostante la Juve, ma per qualche motivo tutto si è arrestato nell’autunno del 2015, dopo 4 stagioni ben fatte, di crescita, di obiettivi. In questo frangente non mi è piaciuto Cairo, ma non mi è piaciuto nemmeno l’ambiente Toro. Il primo è il maggiore colpevole, ma il secondo deve prendersi un concorso di colpa. Non si possono trattare Ventura e Quagliarella come sono stati trattati (sebbene, pure fra di loro, non si amassero granché alla fine). Non si può impazzire per le cessioni, per quanto difficile da digerire (conta sempre chi arriva), non si possono dare per finiti i campionati a novembre. Non si può cacciare a marzo un allenatore che sapeva prendere legno grezzo e smussarlo (Immobile e Belotti su tutti). Siamo sempre pronti allo psicodramma, sempre pronti a mettere i giocatori (ricordate il rigore di Larrondo, detto da Gramellini “Lorrendo”, contro l’Inter?) nelle condizioni per dare il peggio di loro (per scarsi che siano). Vorrei il Toro con meno sponsor sulle maglie e con un marketing in grado di valorizzarne la storia ineguagliabile, ma la verità è che quando qualcuno ha provato almeno sul campo a impostare un progetto meglio di altri l’abbiamo trattato così male che ogni volta che facevamo qualcosa di buono (o perdevamo il miglior derby che io ricordi giocato dal Toro negli ultimi 20 anni, meglio del 3-3, il 2-1 di Pirlo) impazziva mandando a quel paese la tribuna. Bisogna riflettere su queste cose, anche se Cairo resta il principale colpevole, lo ribadisco. Non è semplice essere una squadra media con un giornale in città e l’altro di proprietà che parlano di te. Non è facile non essere una provinciale di quelle che prendono in prestito le seconde scelte, peraltro giovani (Parma, Verona…), ma non essere nemmeno una big da prime scelte. Ci toccano le terze scelte – alcune seconde – e si rischia con le terze scelte. Però c’è l’Atalanta. Prendiamo esempio. C’è sempre tempo per fare partire un progetto.

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    1. Granata - 1 mese fa

      Non capisco i 5 meno. Non capisco le non risposte. Capisco invece che il tuo commento da fastidio perché sfiora nervi scoperti. Io la penso quasi come te. Non esprimo completamente il mio pensiero perché non sarei troppo diplomatico. Dico solo che l’Atalanta può godere di libertà di azione che il Toro non ha. Oramai quelli là che stanno a Venaria hanno creato un ambiente che gli permette qualsiasi cosa senza che nemmeno si sforzino di chiedere. In questo contesto è difficile operare ma Cairo dovrebbe fare qualcosa comunque. Dovrebbe fare autocritica e cambiare. Dubito lo farà.

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    2. Rimbaud - 1 mese fa

      Concordo, a volte le critiche sono gratuite e ingiustificate. Ventura è stato trattato malissimo, non lo meritava, non è stato intellettualmente onesto

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  3. bloodyhell - 1 mese fa

    l’appunto finale su Moreno Longo mi ha fatto stringere il cuore, come solo le penne di talento sanno fare. Grazie mister Anthony

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  4. CUORE GRANATA 44 - 1 mese fa

    Commento autorevole da antologia e non è certo una novità.Fatto da un “soggetto terzo” come Anthony al di sopra di ogni sospetto penso possa conferire anche un certo grado di credibilità alle opinioni di “noi beceri non allineati”.Al di là di tutto fintantochè resteranno nebulosi i VERI MOTIVI per i quali “taluni burattinai”hanno consentito a Cairo(novello Iago) di acquisire il Toro non verremo mai a capo della questione.Si è perso il Toro?Non occorre essere “bocconiani”per rendersi conto che Cairo nella gestione della Società si è mosso a “canone inverso”rispetto al buonsenso di qualsivoglia imprenditore.Troppo astuto per ritenere tale Suo atteggiamento “casuale”Ecco perchè A\B, salvo imprevisti, non mollerà l’osso almeno fintantochè non debba mettere un cent.di tasca propria.Sempre FVCG!!!

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  5. toro - 1 mese fa

    Ciao ragazzi se posso dire la mia tra tutti Vs commenti……ATLETICO MADRID…..rileggersi la sua storia e rinascita a club importante….IDENTITÀ….Non soldi ….ho detto tutto.
    Amo il mio TORO!

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    1. LeoJunior - 1 mese fa

      BRAVO. Credo di averlo tirato fuori qualche mese fa. Quello potrebbe essere un modello, magari non così ambizioso. Ma anche loro hanno una grande, potente e prevaricatrice vicina di casa. Ma hanno aggregato un progetto sportivo proprio intorno a questa rivalità.

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      1. ddavide69 - 1 mese fa

        Beh…non è che non abbiano una lira in saccoccia eh….

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    2. christian85 - 1 mese fa

      Ma senza andare fin troppo oltre la Francia, basterebbe vedere l’Atalanta stessa.

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    3. Rimbaud - 1 mese fa

      non sarebbe male per nulla

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  6. TOROPERDUTO - 1 mese fa

    Caro mio Toro Forever,
    Ti giro invece la frittata, ringrazia che esiste un passato è grazie a quello che tanta gente oggi tifa ancora Toro perché se guardiamo il presente allora quei seggiolini dello stadio sarebbero dovuti essere tutti vuoti.

    In realtà stai facendo un discorso che non getta fondamenta alcuna positiva,anzi, se guardi solo al calcio moderno inteso come è oggi e chiedi di adeguarsi a quello vuol dire allora sentenziare la morte del Toro, perché vuol dire solo guardare ai risultati ed alle prestazioni sportive, e capirai che nel caso del Toro c’è poco da seguire.

    Sta proprio in questo l’imbecillità, la stupidità e a questo punto la malafede di Cairo, perché dato che a livello sportivo non puoi competere troppo dovevi investire molto in creazione e preservazione dell’identità.
    Ma va bene così tanto se lo si difende ancora spostando le problematiche su altro va bene così.

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  7. Rimbaud - 1 mese fa

    Sulla strada alternartiva da percorrere do grande ragione ad anthony. MA non p è la filosofia di Cairo purtroppo. Il Filadelfia sarebbe un enorme opportunità, ma lui non l’ha voluta cogliere. Ci sarebbe un’area immensa che è quella degli ex mercati generali, 40 milioni di euro preferivo vederli spesi in cose tangibili che in calciatori come Zaza e Verdi. Aumentavi la tua presenza in città e cosi fidelizzavi il tifoso e il cittadino che ptoeva sentirsi orgoglioso di una squadra di calcio che vive in mezzo a te e investe nella città rispetto a una che va a pagare le tasse in Uk. Siamo così sicuri che Torino se lo volessimo non rimarrebbe granata? C’è da dire altro?

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    1. TOROPERDUTO - 1 mese fa

      Bè dai meno che hai ricevuto direi che c’è da dire altro si.
      Mi spiace perché proprio cosa ci fosse da dare meno probabilmente non lo sa nemmeno chi lo ha dati, boh!

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      1. Rimbaud - 1 mese fa

        ahah grazie toroperduto, ma io non sono solito guardare + e – quindi non ha importanza.

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  8. Rimbaud - 1 mese fa

    Gli unici anni in cui abbiamo ottenuto qualcosa, di fatto avevamo un ottimo allenatore (Ventura) che faceva di tutto e di più (così come Petrachi la qual cosa non è stata apprezzata a Roma evidentemente). Cairo si limtiava a fare il presidente. Anche sulla vicenda Ventura ce ne sarebbe da dire, era davvero finito un ciclo o ne stava iniziando uno nuovo? Perchè col senno del poi, quella squadra aveva giocatori come Belotti e Baselli che ancora non erano pronti, ma che da noi giocavano titolari. Per non parlare delle scelte di miha e mazzarri, scelte antitetiche che hanno porto solo a smantellare più voilte un buon gruppo di calciatori. Un buon presidente difende i propri collaboratori e li fa lavorare in santa pace, soprattutto se ti hanno già dimostrato di essere capaci.

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    1. alek3000 - 1 mese fa

      Ormai anche i sassi hanno capito che il secondo male del Toro, è la totale assenza di struttura societaria. Un management serio, preparato, non necessariamente composto da cuori granata (uno dei migliori che abbiamo avuto, quello di Sergio Rossi, era composto da Moggi, Nizzola e Bonetto..), capace di navigare nelle torbide acque del calcio italiano. Un management supportato da team manager che sappiano moredere il c… dei giocatori. Ovviamente, il primo male è la mancanza di un programma e la volontà di fare due passi di lato del proprietario..non se ne esce. Forse, l’unica alternativa, se dobbiamo continuare a digerire questa proprietà, è riprendersi Ventura come DT, dato che di calcio ne mastica parecchio. Credo che le fortune di quel Toro appena sopra la mediocrità fossero dovute proprio a lui, non a Petrachi. Antipatico come pochi ma uno dei pochi che conoscono l’ambiente a prezzi modici 🙂

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  9. Rimbaud - 1 mese fa

    Io credo che abbia ragione LeoJunior. Cairo ha fatto le sue fortune da imprenditore in aziende che andavano ristrutturando e tagliando costi soprattutto.Alcune caratteristiche che cita anthony erano già proprie di La7 prima che arrivasse Cairo che anzi quando ha cominciato a chiedere troppo non ha mantenuto neppure crozza. Ma il calcio è un’altra cosa. Bisogna investire per avere un ritorno. Devi avere visione e capacità. Non è che se non prendi il ds come ha fatto lui risparmi un milione di euro l’anno, ma ne perdi 100volte tanto perchè un buon ds è quello che ti trova i giusti giocatori e fa le tue fortune, un buon dg ti fa rigare dritta la squadra e così via.

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    1. Rimbaud - 1 mese fa

      Il non avere una società di persone competenti e possibilmente di fede granata (la qual cosa abbiamo la fortuna di avere) è il primo dei suoi peccati capitali.
      Società snellissima e composta da yesman, chi piscia fuori dal vaso viene fatto fuori.

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  10. Toro Forever - 1 mese fa

    In questi giorni ho letto molti commenti interessanti. Alcuni dettati dalla rabbia e altri dalla speranza. La tendenza a parlare del passato, che non tornerà, limita la necessità di concentrarsi sul presente. Il Toro ha bisogno di crearsi un forte concetto di “attualità”. I tempi cambiano velocemente e tutti fanno fatica a restare ciò che son sempre stati. La coerenza è un valore quando si esprime nei suoi pilastri “ideologici”, ma quando passa attraverso la verifica dei fatti vacilla e tentenna. Chi si adeguera’ più velocemente al presente, prima troverà un’ipotesi di futuro. Il Toro ha una Storia gloriosa. Per ricostruire qualcosa non c’è tempo da perdere. Il futuro non è domani. È oggi.

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    1. LeoJunior - 1 mese fa

      Concordo. Ma penso anche che il Mondo inizierà prima o poi a marciare in un’altra direzione. Finirà il tempo del guadagnare a ogni costo e passando sopra ogni valore. Torneranno di moda i sentimenti e le passioni. Quanti, lavorando da casa, hanno apprezzato di poter stare con la famiglia piuttosto che passare 8 ore in macchina per fare un incontro che si può fare con Zoom?
      Vincere per il solo gusto di vincere non funzionerà. La nostra attualità potrà e dovrà essere anche la nostra storia e i nostri valori. Ma non come rimpianto del passato ma come valore “attuale”. Noi del Toro abbiamo sempre detto che era meglio lottare per la salvezza con il nostro spirito e i nostri valori che vincere scudetti farlocchi come fanno i Gobbi. Forse è stato anche uno slogan per non deprimerci ma io credo che sia soprattutto un valore che dobbiamo rimettere al primo posto.

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      1. spiritolibero - 1 mese fa

        Daccordissimo Leo Prima o poi certi valori dovranno tornare di moda
        Non vedo l’ora

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  11. DaveLeg - 1 mese fa

    Cairo ha sbagliato a voler fare il Presidente -Padrone, l’intenditor di calcio, a voler divertirsi a comprare nomi roboanti (ricordiamo l’amorazzo per Recoba)…
    Non ha capito che il calcio è un mondo a sè, nel quale per navigare occorre avere un Caronte (o anche più di uno, ciascuno nel suo rispettivo ruolo) che ti accompagna per mano e a cui devi affidarti per evitare di sbattere contro gli scogli.
    Certo, qualcuno potrebbe dire che anche il Berlusconi prima maniera faceva similmente, se non peggio, ma la differenza è stata la disponibilità d’investimento, che per il Milan è stata strabordante, per il Torino di Cairo assolutamente normale, senza alcuna concessione a voli pindarici, che quando ci sono stati (vedi sempre il Recoba di cui sopra) sono stati di assoluta evanescenza.
    Ma, soprattutto, e concordo con l’articolo, è mancato un progetto, chiaro, realizzabile, che possibilmente si basasse sulle tradizioni del Toro, ma senza farle diventare la solita broda nostalgica.
    E’ vero, Cairo in editoria è stato in gamba, nel calcio no: gli è mancata l’umiltà di affidarsi al…Moggi di turno, di creare uno staff a cui lasciare l’ultima parola in fatto di programmazione tecnica, di mercato, di strategie tecnico-tattiche. Con Cairo siamo riusciti a stare all’onor del mondo, quando? solo negli anni di Ventura-Petrachi, quando cioè due uomini di calcio hanno provato a dettare le linee da seguire, seppur con i limitati mezzi economici messi a disposizione dal Patron. Per il resto, il nulla di un anonimato che ha finito per far disamorare la maggior parte di noi tifosi

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    1. spiritolibero - 1 mese fa

      Berlusconi ha avuto disponibilità di investimenti ma i soldi li ha sempre spesi bene L’altra faccia di Milano i soldi la maggior parte li ha spesi male.Cairo non ha avuto e non ha la disponibilità dell’Inter ma per come ha speso male assomiglia a loro

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      1. TOROPERDUTO - 1 mese fa

        Infatti,
        L’ho sempre soprannominato il Moratti dei poveri, ma non solo oltre a quello che giustamente dici tu c’è un’altra questione che accomuna queste due società, in entrambe mancavano uomini di livello in ruoli chiave, infatti all Inter come al Toro i giocatori hanno sempre fatto il cazzo che volevano senza rendere conto a nessuno

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        1. spiritolibero - 1 mese fa

          Hai ragione
          Probabilmente per ottenere risultati ci vogliono persone nei ruoli chiave che siano intenditori di calcio e anche un po’figli di buona donna Da noi come all’Inter sono passte persone che non capiscono di calcio o troppo buone che certe volte fa rima con sceme

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          1. Rimbaud - 1 mese fa

            LE persone competenti da noi sono passate. Penso a Salvatori per fare un esempio, il problema che le persone capaci vogliono autonomia e non si fanno dettare legge e infatti si scontrarono subito e Cairo contattò due ds, poi gli chiese di rimane come consulente(??? che diamine di ruolo sarebbe consulente), ma lui rifiutò. Questo è il presidente, un narcisista pasticcione e prima donna che non lascia lavorare chi dovrebbe

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    2. loik55 - 1 mese fa

      quindi è stato in gamba, come dici, anche nel calcio, anche alla guida del toro, non sempre certo, non per tutta la sua gestione, costellata di errori, mancanze, strategia sbagliate, ma è stato anche successo.

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  12. LeoJunior - 1 mese fa

    Aggiungo una cosa a quanto scritto poco fa: spesso la rabbia porta a dire che Cairo NON VOGLIA fare di più. Sicuramente c’è una parte di vero e potrebbe sicuramente fare di più. Ma poi ci si deve porre anche la domanda se SIA IN GRADO di fare di più. Tutti noi potremmo fare di più ma spesso non siamo in grado di farlo. Non che la sostanza cambi di molto rispetto alle nostre aspettative di tifosi, ma se pensiamo che si possa cavare sangue dalle rape stiamo freschi. Credo dobbiamo rassegnarci ad avere un Presidente che non sa fare il Presidente più che uno che non vuole farlo.
    Un bravo manager non è bravo in ogni settore in cui opera. In Italia pensiamo sia così ed infatti continuiamo a mettere a capo di Alitalia gente che ha fatto di tutto meno che gestire compagnie aeree!
    C’è un dato di fatto: Cairo non ha le caratteristiche per fare il Presidente. Non ha visione e follia. Non ha passione. Non conosce il prodotto (il calcio). Non conosce il proprio pubblico (i tifosi).
    In questa situazione, in qualunque campo, non puoi che fallire

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    1. abatta68 - 1 mese fa

      Tutto vero, manca solo la domanda finale… perche un bravo imprenditore ha bisogno di comprare una squadra di calcio se di calcio non capisce nulla? La risposta la lascio a voi….

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      1. LeoJunior - 1 mese fa

        ci possono essere mille motivi. Da quelli complottisi ai quali tu forse ammicchi ma non necessariamente. Spesso lo si fa per soddisfare il proprio ego. Per visibilità. Forse semplicemente nella convinzione e presunzione di essere in grado di farlo. Ci sono decine di esempi in tanti settori di imprenditori che si mettono a fare altro senza saperlo fare e falliscono miseramente.

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        1. Rimbaud - 1 mese fa

          anche io penso sia ego e visibilità (improtantissima per uno come lui). Senza il Toro potete stare certo che col cazzo che avrebbe rilevato la7 e rcs senza spendere un euro, semplicemente perchè non lo conosceva nessuno e non era una controparte credibile.

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          1. Granata - 1 mese fa

            Senza spendere un euro no!!! La Cairo Communications era la prima creditrici di la7. Avrebbe potuto farla fallire invece, con un operazione intelligente ha tramutato il credito in azioni di acquisto. Per RCS invece ha offerto azioni c.communications ed ha rischiato il default. Altro che balle. È stato molto bravo in editoria.

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      2. TOROPERDUTO - 1 mese fa

        Sinceramente direi che il motivo è superfluo, conta la sostanza.
        Me ne frega una sega del motivo, qualunque esso sia non è certo mobile, per cui tanto basta.

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  13. spiritolibero - 1 mese fa

    Secondo me la filosofia calcistica di Cairo si può riassumere nella famosa frase Andreottiana : Meglio tirare a campare che tirare le cuoia
    Certe volte mi dà come l’impressione di non voler fare quello che andrebbe fatto Quasi se quello che andrebbe fatto possa disturbare qualcuno

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    1. spiritolibero - 1 mese fa

      Certi acquisti oserei dire che vengano fatti non per migliorare la squadra ma per fare un favore a qualcuno comprandoli

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  14. dattero - 1 mese fa

    prima fu un fallimento legale,ora ci sta asfissiando lentamente e ci porta vewrso il fallimento sportivo. ci sta spegnendo poco a poco,con tenacia e programmazione

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  15. LeoJunior - 1 mese fa

    La cosa più facile: dire che è tutta colpa di Cairo. Più difficile: tentare di fare un’analisi più completa. Io dividerei il problema in due. E non riguarda solo il Toro e Cairo, ma un pò tutto il calcio. Uno è l’aspetto manageriale e l’altro è quello passionale.
    Purtroppo Cairo non ha dimostrato di avere nè una nè l’altra. Con la differenza che la prima, con un pò di buona volontà e organizzazione, si può raggiungere. E forse qualche risultato sportivo si riesce anche a raggiungere. Anche se, va detto, non ci sono automatismi. Vediamo squadre che investono tanto e provano a darsi organizzazioni da multinazionale, ma continuano a non raggiungere i risultati desiderati. Pensate a PSG e Juve stessa in campo CL. l’Inter in campo nazionale. Ma anche la Fiorentina o la Roma. E ce ne sono tante. Cairo è riuscito a battere tutti i record. Peggio di così era difficile.
    Quello richiamato da Anthony è il secondo aspetto. Che non è slegato dal primo, anzi. Andrebbero compenetrati. Ma è qualche cosa che non puoi comprare o pianificare. A un giornale puoi dare un taglio opportunistico per avere seguito. I lettori o i consumatori di TV li puoi prendere per i fondelli. Ma i tifosi di calcio no. Quella passione è un DNA comune e se speri di ingannare i tifosi di “sgamano”. O sei tifoso anche tu, o hai passione o non la trasmetti. Questo sia chiaro.
    Ma la passione non la sta perdendo solo il Toro, la sta perdendo il calcio. E la stiamo tutti barattando per promesse di vittorie. Grave errore. Fatto ad ogni livello. Stiamo permettendo di deturpare le maglie delle squadre, feticcio quasi religioso, in nome di sponsor e mercato. I Gobbi che giocano con maglie da sbandieratori di Siena, l’inter con improbabili saette al posto delle righe, terze maglie da pigiamapary, etc.
    Ma poi si potrebbe continuare con finali di coppa giocate in posti improbabili, Euroleghe e follie. Cosa resterà? Quando chi doveva vincere vincerà, ci si guarderà intorno e avremo il deserto. Perchè il calcio è altro e ce lo siamo dimenticati.
    Il calcio è qualche cosa che dovrebbe renderci orgogliosi della nostra squadra a prescindere dal risultato, ovviamente cercando di perseguire il massimo.
    Quando però dico che le cose dovrebebro compenetrarsi è perchè la passione ha un valore e se ci fossero manager “pallonari” saprebbero che non andrebbe valutata come un orpello inutile. E’ parte fondamentale del calcio stesso. Ma noi, come presidente, abbiamo un bravo manager (anche qui, essendo in Italia, sarebbe da discutere cosa sia un bravo manager. Perchè a mio avviso non dovrebbe essere solo un bravo taglia costi ma uno con visione …) ma che sicuramente NON è un bravo manager “pallonaro”.
    E quindi la frittata è fatta.

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    1. ddavide69 - 1 mese fa

      Niu non abbiamo il problema delle squadre che investono tanto, noi abbiamo il problema che non raggiungiamo risultati per non investiamo nulla. Sono sempre i soliti soldi che girano come le baionette di Mussolini. Anzi a dire il vero neanche tutti …ma qui c è gente con la memoria corta. Si parla di investimenti per verdi senza parlare di quanti se ne è ripresi.. le aziende che investono comprano macchinari, assumono persone, ampliano la proposta cercano nuovi mercati, per questo contraggono mutui, vendono quote, chiedono soldi ai soci. Qui nulla , solo promesse, bah. Beato a chi crede ancora a sto personaggio.

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  16. lyskam3._226 - 1 mese fa

    La possibilità di Cairo per creare unna terza via l’ha avuta, l’ha avuta con l’opportunità di finire il Filadelfia, l’ha avuta nel poter prendere in Comunale, l’ha avuta nel prendere il Robaldo. Sono tante le opportunità avute e lasciate a loro stesse, forse troppe.

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  17. Andrea63 - 1 mese fa

    Cairo il Toro non lo ha perso, non lo ha mai visto come un progetto… Lo tiene solo per la sua visibilità personale e niente più, non ha nessun interesse ad investire in questa gloriosa società e non gliene fotte nulla di affermarsi sportivamente parlando!!! Chi ancora si ostina a difenderlo o non capisce o è in malafede!!! 15 anni di nulla stanno li a dimostrarlo, a parte qualche parentesi di Venturiana memoria che in società faceva quasi tutto il nulla, contorniato per sua scelta da collaboratori ossequiosi e con poche idee e meno soldi è tutto uno sfaldamento verso il basso!!!! VATTENE CIALTRONE!

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  18. maxxx - 1 mese fa

    Incantato dall’articolo e dai commenti che mi hanno preceduto, mi tolgo il cappello. Forza Toro

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  19. bertu62 - 1 mese fa

    “Those who live in glass houses shouldn’t throw stones”…
    FV♥G!! SEMPRE!!!

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  20. abatta68 - 1 mese fa

    La cosa che Cairo si permette incredibilmente di dire è ” ho preso il toro in serie b quando non c erano nemmeno i palloni per allenarsi!”… è come dire alla propria moglie “se non fossi con me oggi saresti a battere in strada!” Dimenticandosi completamente che è lui ad aver scelto di comprare il toro per la sua storia e non la sambenedettese! Ma cosa cazzo viene a fare a superga tutti gli anni? Se si fosse comprato un altra squadra non era meglio? Si evitava 6km di curve e tutto sto bordello x una messa che, alla fine, è sempre la solita minestra no? Queste persone sono peggio dei gobbi, che almeno sono merde e le riconosci a un km di distanza…quest uomo invece ha un abito per ogni occasione, una faccia e una frase di circostanza del cazzo che spesso non centra nè con l abuto, ne con la sua faccia! DEVI SPA-RI-RE!!!!

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    1. Daniele abbiamo perso l'anima - 1 mese fa

      Ottimo esempio.
      Il Toro è vittima di Cairo e l’affare lo ha fatto solo lui.
      Se si confrontano i 15 anni della sua gestione con i 15 anni precedenti non c’è storia. Prima avevamo una squadra che si piazzava un anno su 3 in Europa, che giocava le finali di Coppa Italia e di Uefa, che era stata solo un anno in B e che i derby e ogni tanto li vinceva. Oltre ad avere una Maratona degna di questo nome.
      Con lui si è sgretolato tutto o quasi.
      Questi sono i fatti.
      Le chiacchiere le lasciamo a lui e a quei pochi che ancora gli vanno dietro.

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      1. Granata - 1 mese fa

        Sbagli i tempi. La discesa è iniziata con Borsano. Ben prima di Cairo. La vendita di Lentini è stato il primo campanello d’allarme poi è arrivato il resto. Calleri , invece , ha iniziato a demolire il vivaio. Vado avanti per rinfrescarti le idee ? Cairo sta facendo la sua parte ma non ha iniziato un bel nulla.

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  21. user-13967438 - 1 mese fa

    Il vero problema è che non lo ritroverà nemmeno in un secolo, il Toro.
    Personalmente il credito a costui lo avevo già ritirato da tanto tempo per vili e malvagie azioni fatte in passato, non per lo sfacelo odierno, sia ben chiaro.
    Non si può far danno a chi non si possiede.
    Papillon

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  22. Bischero - 1 mese fa

    Il toro Cairo lo ha perso da almeno 4 o 5 anni cioé da quando i suoi tifosi hanno cominciato ad aprire gli occhi.

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  23. Roland78 - 1 mese fa

    Il problema è che noi tifosi ancora esistiamo e siamo un po’ tutti figli del Fila, amanti di un calcio nel quale Davide faceva spesso la festa a Golia. E questo fa un male tremendo. Fa male pensare di avere come proprietario un uomo che non ha tanto la spazzatura, come il famoso arbitro, quanto una cassaforte gigante, una cassaforte in cui ha sigillato all’interno i valori di una squadra un tempo diversa e unica. È, probabilmente, la lenta strada verso un oblio che solo un miracolo, a cui quasi nessuno ha più nemmeno voglia di credere, potrebbe evitare.

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  24. grammelot - 1 mese fa

    Nessun mistero: la scomparsa del Toro e dei suoi tifosi è il prezzo che Cairo, con vero piacere e godimento, ha pagato agli zebrati merdosi per poter mettere le mani sul Gruppo RCS.

    “È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione.” (Gordon Gekko)

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