Fermate Arrigo Sacchi

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Carmelo Pennisi: “Sacchi continua a restare nel suo labirinto, fatto di illusioni ottiche ed eccessiva valutazione di sé”

di Carmelo Pennisi

“La metà di tutto è la fortuna”.
Napoleone Bonaparte

“Abbiamo fatto della furbizia un valore e ad essere furbo sei già nella disonestà. Nel calcio, e anche in generale, non proviamo mai a giocare a viso aperto. Il calcio è il riflesso della storia, della cultura e della civiltà e noi (gli italiani) siamo duemila anni che scappiamo”. Non so se in queste parole di Arrigo Sacchi, rilasciate in una recente intervista, ci siano tracce più di una evidente ignoranza o più di un tripudio dell’ennesima dimostrazione di egocentrismo e arroganza di colui che è stato definito “il Vate di Fusignano”.  A calarsi nei panni di un vate il Nostro si è abituato quasi subito, dopo essere stato catapultato nel 1987 sulla panchina di un Milan voluto da Silvio Berlusconi  munifico e debordante nella qualità della rosa. Erano i mitici anni 80 dell’espansione economica italiana, che avrebbe portato il BelPaese ad essere la quarta o la quinta (non si è mai capito veramente) potenza industriale del mondo. Sono gli anni del Berlusconi rampante, che comprende come anche il calcio possa essere funzionale alla strategia della sua vita: la ricerca dei soldi, del potere e del successo.

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Essere un “pigmalione”, una delle tanti sindromi di cui l’ex presidente del Milan è affetto, ha portato  un giovane fresco di patente, l’Arrigo Sacchi del 1987, alla guida della Ferrari/Milan che avrebbe continuato a vincere per anni anche con Fabio Capello e Carlo Ancelotti. Perché quando hai alle spalle una caterva di denaro a sorreggerti, non hai forse la felicità ma sicuramente, per dirla alla Woody Allen, “un buon psicanalista che te la può procurare”. E qui comincia, a mio parere, l’equivoco in cui l’Arrigo nazionale precipita e dal quale ancora non è riuscito, e temo mai riuscirà, a venirne fuori. Non è come il “Generale”, personaggio reso immortale dalla penna di Gabriel Garcia Marquez,  ad un certo punto  colto dall’inquieto “io mi sono smarrito in un sogno cercando qualcosa che non esiste”. No, Sacchi continua a restare nel suo labirinto, fatto di illusioni ottiche ed eccessiva valutazione di sé. “Sono in balia di un destino che non è il mio”, si legge ancora nel “Generale nel suo Labirinto”; laddove, nel caso del tecnico di Fusignano, il destino non suo è proprio quello di essersi creduto un vate, una sorta di Gabriele D’Annunzio del calcio. Un qualcuno che, grazie ad uno come Marco Van Basten (che ha sempre detestato, ricambiato, cordialmente), si è davvero convinto di essere profetico con connotati sacrali uniti all’ alto valore civile. Una sorta di Umberto Eco della pedata, insomma. Ci sarebbe da ridere se non vivessimo in una contemporaneità dove l’esercizio della sopravvalutazione e sottovalutazione è pratica continua e costante, regalando come conseguenza una continua via fuorviante dalla realtà.

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La realtà oggettiva racconta che prima del trio olandese e dei vari Paolo Maldini e Company, il “Vate di Fusignano” aveva ottenuto una vittoria di un campionato di Serie C, incarichi nei settori giovanili di qualche club e un impiego nella fabbrica di scarpe del padre. Subito dopo la sua esperienza rossonera, “Righetto” (così lo rinominò il grande Gianni Brera, un po’ scocciato dai modi da scolaretto pedante con cui l’Arrigo ripeteva i suoi slogan fino alla nausea) approda alla Nazionale a difendere, a suo dire, “lo stile in un Paese in cui lo stile c’è solo nella moda”. E lo “stile” infatti poi si vede nei mondiali americani, dove senza un’idea di gioco e applicando la sua solita filosofia esistenziale (cioè litigare con il giocatore più talentuoso della squadra, in quel caso Roberto Baggio),  Sacchi porta gli azzurri a giocare una competizione mediocre e una finale iridata disputata praticamente in difesa, con i brasiliani ad assediare fino ai calci di rigore l’area tenuta da una delle migliori difese del mondo di quel periodo. Perché  se di fuoriclasse gli altri ne hanno in quantità superiore, tu devi fare di necessità virtù. Perché il campo, a quel punto, parla più dei tuoi supponenti vaticini e della corte mediatica che ti sostiene. Il campo di gara, di ogni gara sportiva, è la cosa più democratica e vera ad esserci.

Così contro il Brasile della finale al “Rose Bowl” di Pasadena non si riesce a giocare a viso aperto, e stendiamo un velo pietoso sulla stentata vittoria contro la Nigeria negli ottavi di finale (dovuta solo ad un improvvisa invenzione di Roberto Baggio quando ormai si era sull’orlo di un triste ritorno anticipato a casa). L’uomo che secondo molti avrebbe cambiato la storia del calcio, in quel frangente  viene salvato dalla cosa più significante nello sport: il talento di un atleta. Non ha, come si è detto, buoni rapporti con il fuoriclasse di Caldogno, ma ne incassa il dividendo del suo talento con grande senso di opportunismo. Come incassa i benefici delle grandi visioni di Van Basten per poi provare ad allontanarlo dal Milan cercando di imporre un aut aut a Berlusconi, che invece sceglie di allontanare lui. Deve essere stato traumatico scoprire l’apostasia di Berlusconi dal suo credo, visto che deve aver pensato per lungo tempo di aver convinto l’Uomo di Arcore a redimersi nella chiesa consacrata al culto dei suoi vaticini. Al solito, come sovente gli è capitato e continua a capitargli, Sacchi sopravvaluta il suo reale ruolo e la sua reale importanza nelle vicende terrene. Non è un nuovo Gesù, venuto come il Messia dei dio “Eupalla”, ma è semplicemente uno capitato nel posto giusto, il Milan, nel momento giusto, l’ansia da prestazione e di soddisfazione, di ambizione, di Silvio Berlusconi. Fosse capitata questa opportunità al bravo Roberto De Zerbi, probabilmente ora si parlerebbe del “Vate di Brescia”. Dal momento della sua dipartita dalla nazionale, per Sacchi comincia un inesorabile percorso di avvicinamento all’abbandono della carriera di tecnico, dovuta ovviamente ad una causa intellettual/esistenziale: il troppo stress gli impedisce di continuare con la panchina.

Ci vuole furbizia a saper uscire di scena al momento giusto e con la scusa giusta, e Sacchi ricorre a piene mani a quel difetto da lui attribuito alla cultura italiana e ne approfitta. In fondo non viene da un fiordo scandinavo popolato da guerrieri vichinghi, ma dalla Romagna attraversata da piadine e lambrusco, mentre ci  si allieta con le note di Raoul Casadei. Lo stress non gli impedisce di assumere il ruolo che fu di Tiresia nell’antica Grecia (ricordate il grande indovino della mitologia greca? Ecco, lui), e quindi comincia a riprendere con buona lena la sua propensione ad essere il “Righetto” di “breriana” memoria e a discettare su valori ed etica. L’uomo ha un ego abbastanza capiente per contenere in sé non solo la capacità divinatoria di Tiresia, ma anche l’illuminante saggezza di Socrate. Per la serie: ho vinto delle Coppe dei Campioni, qualcuno mi ha scambiato per un profeta, quindi ora posso dire davvero quel che voglio. E nel dire quel che vuole arriva a smentire persino Gesù di Nazareth, che duemila anni fa non deve aver ritenuto la furbizia proprio l’anticamera della disonestà, se con grande decisione comunica ai suoi apostoli la necessità di essere “astuti come serpenti e puri come colombe”(Matteo 10,16). Se il Vate di Fusignano leggesse queste parole trascritte da Matteo, sarebbe capace di chiedere udienza in Vaticano per cambiare il nuovo corso della Chiesa Cattolica.

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Papa Francesco è avvisato. “Quando uno stratega si incontra con un tattico vince sempre uno stratega”, ha provato a dire Sacchi con sicumera da novello Sun Tzu qualche giorno or sono, laddove ovviamente lui è lo stratega assurto alla vittoria imperitura e il resto degli italiani invece cooptati nella mediocrità del tatticismo. Ovviamente dimentica come il supposto tatticismo degli italiani più volte abbia vinto sulla supposta strategia dei brasiliani. Che poi questo riferimento sacchiano alla strategia e alla tattica, dimostra solo come l’ex venditore di scarpe non sia avvezzo al significato di alcune parole. Gli piace “spararle”, sicuro come il giornalista di turno, adorante davanti al Tiresia/Socrate del nostro tempo, non proverà nemmeno per un attimo a confutarlo con un timido “ma cosa sta dicendo, mister? Ops, scusi, Vate”. E se qualche suo amico e protetto (anzi adepto) fallisce su una panchina (Leggi Sarri, Giampaolo, ecc.), allora è la società colpevole di non avergli procurato i giocatori giusti. Se invece il povero Massimiliano Allegri arriva con la Juve in finale di Champions con il materiale messogli a disposizione in modo insindacabile da Agnelli, si prende le sue contumelie in diretta tv, dove la sintesi sta nel: “Il tuo gioco fa schifo”. Napoleone Bonaparte, uno che di egocentrismo se ne intendeva assai, sosteneva come “Dal sublime al ridicolo vi è appena un passo”, perché di certo il genio militare francese non si era messo a chiedersi se Annibale sul Trasimeno o a Canne avesse vinto per tattica o strategia. Sostanzialmente agl’occhi della storia la questione avrebbe rischiato di cadere, appunto, nel ridicolo. Ora una domanda inquietante sorge spontanea: ma Claudio Ranieri ha vinto la Premier League con la tattica o con la strategia? Non vorrei porre il quesito al Vate, perché la risposta potrebbe essere, temo, un ghigno di disgusto traducibile in “fu una botta di culo”. Perché lo stile va difeso. Sempre.


Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

 

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  1. dattero - 1 mese fa

    pressing alto e fuorigioco,forse pma di lui,Gigi Radice,la zona vincenta gia Liedholm

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  2. MaratonaItinerante - 1 mese fa

    Non entro nel merito di giudicare Sacchi, fortunato, vincente, bel gioco, antipatico.. non mi interessa.

    Ma:
    1) Lambrusco con la Romagna non c’entra niente, giornalista ignorante non tanto per il grave errore ma perché stereotipa il carattere di una persona da una terra di provenienza
    2) Sacchi ignorante e arrogante sì con Allegri, ma aveva perfettamente ragione: vincere n scudetti di fila con una squadra nettamente più forte che impresa sportiva eh? Il calcio è prima ancora di vittoria, spettacolo e a maggior ragione se vinci di anni dovresti puntare a farlo divertendo e innovando. Peggio per i gobbi che in questo modo in Europa stentano con le piccole, per carità. Ma nella memoria della gente rimarranno vivi campioni che hanno divertito pur non vincendo niente (es. Totò di Natale) o quelli che vincevano sempre senza divertire, come la maggior parte dei gobbi? Credo la prima. Uno scudetto di Guardiola ne vale 15 dei gobbi. E forse anche uno di Sacchi perché la squadra diventa sempre forte ai posteri dopo che hai vinto, ma finché non vinci…

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    1. turin - 1 mese fa

      Il lambrusco con la romagna c’entra moltissimo. Quindi, semmai l’ignorante qui non e’ pennisi, che comunque, come e’ evidente a chi sa leggere, ha usato ironicamemte lo stereotipo antitaliano usato sempre da sacchi. Mia nipote di otto anni lo avrebbe capito, tu evidentemente no.

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      1. MaratonaItinerante - 1 mese fa

        Il lambrusco si fa solo in Emilia, non in Romagna fatti dare lezioni da tua nipote la prossima volta. Lo stereotipo antitaliano? Antijuventino semmai. Vincere è l’unica cosa che conta, il motto più antisportivo della storia. Io ricordo più volentieri squadre belle che squadre vincenti, ma non mi riferisco al Milan di Sacchi perché non l’ho vissuto, parlo in generale.

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        1. turin - 1 mese fa

          Il problema non e’ dove si fa, ma dove si beve. In romagna ci ho vissuto, e il lambrusco da quelle parti si beve ovunque. Ma pennisi, ripeto, ha voluto fare solo dell’ironia. Ma siccome sei duro di comprendonio, resta pure con le tue convinzioni

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          1. MaratonaItinerante - 1 mese fa

            Se bevevi il lambrusco in Romagna la devi saper lunga. Sacchi con tutti i suoi difetti ha detto una cosa giusta, cioè che il calcio è bello se è vincente e bello, non vincente e basta. Questo articolo massacra a tappeto un personaggio che nel bene o nel male ha una concezione giusta del calcio, anche se dall’alto dell’autoconvinzione di essere il Messia che non è.

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          2. turin - 1 mese fa

            Ha una concezione giusta del calcio secondo te, secondo me sul calcio ha detto un sacco di sciocchezze. Facciamo che siamo nel campo delle opinioni, anche se noto che hai la tendenza, come il tuo mentore sacchi, ad assolutizzare tutto. L’articolo non l’hai capito, e purtroppo questo e’ un fatto. E ribadisco che il lambrusco in romagna si beve alla grande. Ma puo’ darsi che i romagnoli non la sappiano lunga. Per questo ci siete tu e sacchi

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  3. ToroNelCuore - 1 mese fa

    L’unica qualità che aveva era il famoso Cul de Sac

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  4. Emilianozapata - 1 mese fa

    Caro Pennisi, lei è il miglior acquisto del Toro per l’attuale stagione.

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  5. Lemmy - 1 mese fa

    Io fermerei Carmelo Pennisi

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  6. Pau - 1 mese fa

    E’ un articolo che parlando di Sacchi, parla di altro, io lo leggo così. Del resto il soggetto di ” Sacchi continua a restare nel suo labirinto, fatto di illusioni ottiche ed eccessiva valutazione di sé” potrebbe anche essere il nostro disamato presidente, “perso in un destino non suo”; così come l’intolleranza verso chi ha talento ed è fuori dalle righe (Baggio-Ljaljic) è qualcosa che accomuna Sacchi a UC, o no?
    comunque sig Pennisi ci sono parti dei suoi articoli che spesso non interpreto bene, la citazione di Giampaolo o del “povero Allegri” mi sfuggono e mi sembrano buttate li. ma magari sono io che non colgo le allusioni

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  7. Héctor Belascoarán - 1 mese fa

    Sono esterrefatto!
    Van Basten per tutto il primo anno (quello dello scudetto) manco ha giocato perchè era infortunato, giocava Virdis. Squadrone si ma alcuni di loro erano anche retrocessi in B qualche stagione prima (Tassotti, Baresi) e onesti mestieranti che con i dettami tattici INNOVATIVI si Sacchi risultarono determinanti (Filippo Galli, Angelo Colombo). Difesa Alta, pressing nella metà campo avversaria, un gioco costantemente in attacco e avversari costantemente in fuorigioco. Questo in Italia, in Europa, in tutto il Mondo. Una cosa incredibile per l’epoca dove eravamo abituati al catenaccio e contropiede persino nella Juventus stellare di Trapattoni.
    Questa è storia.
    Poi come selezionatore tecnico della nazionale e come personaggio avrei anchè io qualcosa da ridire ma affermare che sia stato sopravvalutato proprio no. Politicamente parlando ritengo Berlusconi un obrobrio ma calcisticamente raramente s’è sbagliato.

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    1. Granata - 1 mese fa

      Dettami tattici innovativi? Di chi ? Sacchi ? Hahahahahahahaha Sacchi ha vinto solo al Milan dal 1988 al 1990. Stop!!! Ha ripreso il gioco dell’Olanda di Cruyff quando in Italia spopolava Trapattoni con il catenaccio. Ha vinto si campionati e delle coppe ma vincendo 4 partite/anno perché non c’erano i gironi come oggi. In Italia gli innovatori, risalgono a diversi decenni prima. Gli innovatori avevano la maglia granata e si chiamavano Toro!! Dal metodo al sistema. Anche Van Basten, non uno a caso , ha detto che Sacchi non ha inventato nulla e se lo dice lui…..

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      1. Héctor Belascoarán - 1 mese fa

        Certo alla fine vale la regola che nessuno inventa niente da niente. Però…
        Baresi col braccio alzato è stata un icona di quegli anni, nessuna difesa ha mai giocato così alta, sfruttando le peculiarità del regolamento di allora, nemmeno l’Olanda 74. Nemmeno Sacchi ha mai nascosto di essersi ispirato a quella filosofia di gioco. Vincere le competizioni Europee all’epoca era più difficile non più facile, scontri diretti dentro o fuori sin da subito anche ad inizio stagione (con rose da 15/16 giocatori) non come adesso che ti “alleni” tutto l’anno nei gironi per poi gareggiare veramente in primavera. Ne sa qualcosa l’Inter contro il Malmoe.

        Nemmeno i Beatles hanno inventato nulla, se proprio volessimo andare a vedere, ma l’amalgama che hanno creato è stata unica. Quel Milan è stato unico e sicuramente ha influenzato il gioco del calcio negli anni a venire. Se anche tu sostieni il contrario mi devo preoccupare.

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      2. Granata - 1 mese fa

        Quel milan godeva del favore della stampa e della critica. Oltre che della classe arbitrale tutta. Baresi era un killer!!! Ha fatto dei falli da codice penale, sempre impunito. Finisco col dire che la difesa alta non l’ha inventata sacchi ma sono le regole sul fuori gioco , cambiate negli anni , che hanno permesso quella strategia. Per me sacchi era/è uno qualunque con una squadra composta da vacche ( Tassotti e baresi ) e campioni, quali gli olandesi e qualche italiano tosto.

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        1. Héctor Belascoarán - 1 mese fa

          Le grandi squadre da sempre godono del favore di stampa, critica e classe arbitrale. Questa non è una novità o un esclusiva di quel Milan. Le regole sul fuorigioco (per chi ci leggesse: all’epoca non esisteva “attivo” o “passivo” ma chiunque si trovasse al di la’ della linea era considerato punibile) esistevano da decenni così com’erano ma “l’acqua calda” l’ha inventata proprio Sacchi in quel modo così estenuante. Baresi era un Killer non c’è dubbio ma se avesse giocato per noi l’avremmo adorato talmente era bastardo.
          Detto questo, confesso che mia madre era una sfegatata milanista e giocoforza non mi sono perso una partita di quel Milan (le coppe in TV) e qualche apparizione al comunale. Ne ho un ricordo come di una squadra estremamente organizzata e bella da vedere. Poi, come diceva la nonna: non tutti i gusti sono alla menta.

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        2. dattero - 1 mese fa

          giusto,se vedi i filmati dell’Ungheria 52-54,difesa alta e pressing,non parliamo poi riguardo a cio che ci narravano degl’INVINCIBILI,nel calcio non inventi nula,al max sei bravo a riproporre

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  8. Leojunior - 1 mese fa

    Ma cos’è sto articolo delirante? Sacchi, simpatico o antipatico che fosse, ha rivoluzionato il calcio, portando la difesa a zona, il pressing alto, la tattica del fuorigioco. Ha per la prima volta in Italia portato la mentalità vincente della squadra che vince dominando l’avversario, e ha vinto lo scudetto alla sua prima stagione ad alto livello, e la coppa dei Campioni alla sua prima partecipazione. Certo aveva una squadra straordinaria, che avrebbe forse finto anche con altri allenatori tipo Trapattoni, ma sicuramente non con quel gioco che a quei tempi non si era mai visto. Poi la finale a USA 94. Il Brasile era piu forte di noi di molto e lo abbiamo portato ai rigori. Ditemi voi quante volte siamo andati in finale ai Mondiali negli ultimi 40 anni? Nel 82, giocando a catenaccio, nel 94 appunto, e nel 2006. Sulla partita della Nigeria (che all’epoca era campione d’Africa), fatemi però dire che il grande spunto lo ebbe si un Roberto, che però era Mussi e giocava nel Toro mettendo Baggio davanti alla porta libero di tirare. Il vero flop lo ebbe al primo turno dell’Europeo del 96 dove uscimmo dopo aver surclassato la Germania, poi campione, ed aver sbagliato un calcio di rigore con Zola.

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    1. dattero - 1 mese fa

      giusto,se vedi i filmati dell’Ungheria 52-54,difesa alta e pressing,non parliamo poi riguardo a cio che ci narravano degl’INVINCIBILI,nel calcio non inventi nula,al max sei bravo a riproporre

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  9. Guevara2019 - 1 mese fa

    Troppo severo e addirittura fuorviante la disamina su Sacchi, pur essendo spigoloso nei rapporti umani, un po’ troppo sacerdote dei suoi schemi,ha vinto due coppe dei campioni, due coppe intercontinentali e un solo scudetto.
    Ha portato in finale l’Italia con un po’ di fortuna in quella edizione dei 40 gradi in campo,ed ha perso ai calci di rigore.

    No, non sono d’accordo, non è detto che allestendo un Milan farcito di ottimi giocatori si vinca così tanto, lei deve avere una profonda antipatia verso il personaggio che gli offusca la realtà.

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    1. christian85 - 1 mese fa

      Guevara, hai ragione però mi permetto anche di dire, che quando Sacchi allenò il Parma nel 2002, non ci capiva più nulla e chiede le dimissioni perchè “troppo stanco”.

      Ricordo a chiunque che un bravo allenatore si vede quando è capace di salvare una squadra ormai morta.

      Vediamo se i vari Mourinho, Guardiola, Klopp e via dicendo, fossero capaci di allenare un Torino malmesso in questo stato o un Crotone, poi vediamo.

      Pur vero che certi campioni devi saperli gestire.. ma non è che non hai la pappa pronta eh…

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Non voglio esaltare Sacchi come un allenatore epocale, ha vinto molto nei pochi anni dove ha dato il meglio.
        Con i fichi secchi nessuno prepara un pranzo coi fiocchi.

        Però chi ha scritto questo articolo ha fatto un’analisi del personaggio senza senso, lo dica “mi è sempre stato sul c..o Sacchi e voglio ridicolizzarlo”,avremmo capito senza alcun dubbio.

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  10. leggendagranata - 1 mese fa

    Concordo anch’ io nel dire, come fanno alcuni amici tifosi: “Ma che roba è questa? Perchè questo articolo?”. Lo trovo verboso, un’ esibizione di “furbesca”, barocca eloquenza. Non mi interessa difendere o criticare Sacchi, ma trovo infantile e ingiusto attaccarlo dicendo che non ha vinto nulla per merito suo, che non ha portato nessuna idea al calcio, ecc. ecc.. Tant’ è vero che si citano poi dei suoi seguaci, cioè di gente che ha tentato (bene o male non è il punto) di applicare le sue idee sul calcio. E poi oggi Sacchi è come un vecchio soprammobile, un anziano signore cui si deve concedere per educazione qualche rimembranza nostalgica. Da molto ormai non incide più sul mondo del pallone. Pennisi, hai sprecato il tuo tempo.

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    1. suoladicane - 1 mese fa

      bravo leggenda, tutta sta retorica per FAR vedere che ha studiato accostando sacchi A TIRESIA ma vai a c………..
      CAIRO VATTENE

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    2. turin - 1 mese fa

      Con te e quell’altro genio di di suola di cane lo ha sprecato di sicuro. E’ evidente come dell’articolo non abbiate capito un tubo. Uno che dice che gli italiani sono duemila anni che scappano e sostiene che siccome saremmo furbi siamo anche disonesti, dimostrando di essere ignorante al cubo sul significato della lingua italiana, dovrebbe da noi italiani essere preso come minimo a pernacchie. Il discorso di pennisi e’ sottike

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      1. turin - 1 mese fa

        … e’ sottile e profondo. Il problema non e’ se sacchi ha vinto o non ha vinto, e pennisi non ha detto che non ha vinto. Il e problema e’ che quest’uomo continua a fare discorsi sociologici e culturali sull’italia e gli italiani senza averne competenza, e sovente fa offese gratuite e dice colossali sciocchezze. E gliele fanno dire perche’, appunto come ricorda pennisi, ha vinto qualche coppa. L’articolo ricorda a sacchi come lui non sia umberto eco e lo invita a darsi una calmata. Ma tanto non lo fara’. Il personaggio e’ supponente ed e’ convinto di essere una grande mente

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  11. Paul67 - 1 mese fa

    Sta su anche a me l’Arrigo, uno dei tanti che gravitano nel mondo pallonaro, nn c’è bisogno di prenderlo troppo sul serio e nn merita tanta attenzione.
    Il dito andrebbe puntato direttamente e insistentemente sulla nostra priorità……
    CAIRO VATTENE, LIBERACI.

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  12. Gigiotto - 1 mese fa

    La sua fortuna è stata la nebbia a Belgrado contro la Stella Rossa, stava perdendo e addio passaggio del turno nell’allora coppa dei campioni,da quella botta di culo ha vinto altro,altrimenti la sua avventura al Milan finiva li’, senza dimenticare che vinse lo scudetto( unico solo perché il Napoli lo vendette.
    Anche ai mondiali passò i turni a botta di sedere e grazie a Baggio, in finale il culo lo abbandonò e perse.

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  13. Jume Verda - 1 mese fa

    Mi sa che per anni e anni la formazione la faceva il capo

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  14. turin - 1 mese fa

    L’intervista a cui si riferisce l’articolo e’ proba bilmente quella pubblicata da Il Giornale. La spocchia di sacchi ha raggiunto livelli davvero intollerabili, come il suo continuo buttare fango sull’italia e gli italiani. Bene ha fatto pennisi a cantargliene quattro. Hanno veramente stufato con questo voler demolire oltre ogni misura noi italiani, manco fossimo la peggiore specie del mondo. Fa ridere chi sotto parla di invidia. Pennisi in cosa dovrebbe invidiare sacchi? Non mi risulta faccia l’allenatore di mestiere. Con il milan che aveva tra le mani, sacchi ha vinto infinitamente meno di quello che avrebbe dovuto e potuto vincere. Nel carniere ha un solo scudetto, e vinto in modo rocambolesco e alquanto sospetto. Purtroppo spesso rimuoviamo la memoria, e quando qualcuno prova a riesumarla, aq rriva sempre il tizio che si impermalosisce. Tutto cio’ che e’ scritto nell’articolo e’ oggettivamente vero, e il motivo per cui e’ stato scritto non lo comprende solo chi non segue o segue con disattenzione questa rubrica, che continua ad essere un salutare antidoto contro l’idiozia. Non ringraziero’ mai abbastanza il compianto weatherill di averla istituita e toronews di continuare a pubblicarla

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  15. Ciclone - 1 mese fa

    Grazie per questo splendido quadro, signor Pennisi. Perché sì, perché è giusto, perché bisogna saper essere critici e valutare il peso delle parole che usiamo così come quelle che sentiamo, perché sennò continueremo a essere in balia dei quaqquaraqqua, ho vinto qua, ho vinto la..

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  16. Marco Toro - 1 mese fa

    Ma che roba è questa.. Che ti ha fatto Sacchi? Oltre a dire quello che pensa, francamente la prima frase del articolo citata da un intervista a Sacchi mi pare molto condivisibile.. Vi stupite perché dice che gli Italiani fanno i furbi? O che la furbizia è una forma di disonestà? Ba io mi trovo d’accordo con queste parole. Sulla sua carriera non c’è nulla da dire, ha vinto quasi tutto poi se per farlo aveva ottimi giocatori buon per lui ma come si dice l’invidia è una brutta bestia.

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  17. Mimmo75 #prexit - 1 mese fa

    Perché questo articolo?

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  18. resistenza_granata - 1 mese fa

    Concordo in pieno, allenatore sopravvalutato e commentatore spocchioso e non così preparato come (lui) crede.

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  19. Daniele abbiamo perso l'anima - 1 mese fa

    Bellissima (e da me condivisa ) “stroncatura” al più pompato allenatore italiano di sempre (fino ad oggi )

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  20. bianchi - 1 mese fa

    Davvero ottimo e condivisibile analisi. Complimenti! Non stai facendo rimpiangere il mitico Anthony Weatherill, che ci mancherà sempre. Grazie davvero!!

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  21. pauldoc@tiscali.it - 1 mese fa

    Finalmente qualcuno che descrive quel signore per quello che e’ : un cogl……..
    GRAZIE

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