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Il pensoso Chiellini e il caos Dazn

DAZN

Torna Loquor, la rubrica di Carmelo Pennisi: sotto i riflettori la piattaforma streaming e il centrale difensivo bianconero

Carmelo Pennisi

“E’ perverso tutto ciò che è troppo”.

Lucio Anneo Seneca

“Quel giorno volle esagerare: rise al funerale e, di sera, tossì al concerto”. Sono andato incontro alle riflessioni di Giorgio Chiellini rileggendo questa fase di Antonio Castronuovo, uno aduso ad occuparsi di storie e scienze anomale, che ha avuto il potere di farmi ritornare in mente il concetto di parodia, correntemente usato per rappresentare come vero ciò che non lo è, oppure per mettere in scena caricature della realtà. Plauto lo fa magistralmente nel “Miles Gloriosus” dove rappresenta una figura di soldato spaccone e fanfarone finito per diventare archetipo per ogni sorta di drammaturgia. Nelle giornate in cui si sta assistendo al pasticcio “limitazioni uso dispositivi” messo in scena da Dazn, il “centrale” della Juventus pensa bene di dire la sua sul futuro del calcio proprio davanti ai microfoni della piattaforma che nei prossimi tre anni gestirà i diritti tv della Serie A.

La prima riflessione del difensore bianconero avrebbe fatto venire brividi di gioia ad Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi(quelli del celebre “Manifesto di Ventotene” per un’Europa libera e unita), perché indica la via del futuro del calcio “sempre più verso un’europeizzazione. Un giocatore di livello della Juve vuole giocare quelle partite. Parlavo da tanti anni con il Presidente di questa possibilità. Gli atleti del nostro livello, ma anche i tifosi, vogliono vedere sempre più partite europee”. Lo immagino il buon Andrea Agnelli discettare in tutti questi anni con Chiellini di SuperLeague, magari davanti a dei “tarocchi” sparsi su un tavolo nel tentativo di decifrare gli eventi. Specchiandosi all’unisono nello “Specchio delle mie Brame” devono essersi  convinti di essere riusciti persino ad intuire i desideri dei tifosi, ed è per questo che nel loro animo si è sviluppato un certo allarmismo.

“La strada da percorrere  è dunque solo una- continua Chiellini, assumendo la postura verbale di Winston Churchill nel suo celebre discorso ai “Comuni”(quello del sangue, fatica, lacrime e sudore) del 13 maggio 1940-. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Istituzioni, club e giocatori devono parlarsi per riformare il calendario e creare nuove competizioni per ridare slancio a questo sport, che rimane il più bello del mondo, ma per me è migliorabile”. Sulla soglia dell’Apocalisse il capitano della Juve scopre come tutto sia perfettibile, sul modello della riuscita di uno dei due ladroni messi sulla croce accanto a Gesù. Al ladrone pentitosi fu promesso il Paradiso, più modestamente il “Capo” deve avergli spiegato come il modello debbano essere le superleghe professionistiche americane.

E lui, il “Chiello” nazionale, supera in curva Churchill e proclama come negli “Usa in questo siano maestri”, e persino ottimi esegeti aggiungo io (abbondiamo nelle supercazzole, dai). Cosa non si fa per compiacere il “Capo”, perché perdere l’occasione di aiutare quell’indigente di Andrea Agnelli a realizzare i suoi sogni? L’intervista a Dazn prosegue con punte di lirismo, da far apparire Gabriele D’Annunzio un semplice tele-venditore di pentole alla Vanna Marchi. Ecco allora Chiellini assumere le sembianze del maestro di vita Mario Pacheco Do Nascimiento, e darsi, senza se e senza ma, la patente di uomo sensibile, quello da trenta rose rosse al primo appuntamento: “noi romantici vorremmo l’abolizione del Var, togliere il fuorigioco o rimettere il passaggio indietro al portiere, ma il mondo sta andando avanti e non bisogna precludersi il cambiamento”.

E’ vero che quando i toscani(il nostro eroe è di Pisa) le  sparano grosse a volte può anche uscir fuori la “Divina Commedia”, ma Chiellini nei panni di Cyrano De Bergerac viene proprio difficile da vedersi, anche se una similitudine “nasale” evidentemente c’è con il personaggio disegnato da  Edmond Rostand.

Tutti ricordano quei tempi romantici in cui non c’era il Var, e dove una svista arbitrale a favore delle squadre più fortunate in fondo era un dettaglio della parte romantica del gioco. Lo rendeva, come dire, più affascinante ai nostri occhi, meno al nostro fegato. Ma nel caleidoscopio personale di Chiellini tutto assume i colori di un pensatore fine del calcio e del suo mercato, e quindi è normale come lui possa non solo individuare, ma persino percepire i desideri dei tifosi. In questa cavalcata delle valchirie dell’autostima, il capitano bianconero non solo vorrebbe non sia rimpianto il passaggio indietro al portiere, ma auspicherebbe anche un campionato a 16 squadre per far “salire la competitività e dare più spazio a partite di livello europeo”.

 TURIN, ITALY - APRIL 03: Giorgio Chiellini of Juventus kicks the ball during the Serie A match between Torino FC and Juventus at Stadio Olimpico di Torino on April 03, 2021 in Turin, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Su quest’ultimo punto Altiero Spinelli si sarebbe spinto in un applauso irrefrenabile, confondendo come afflato ideologico l’ennesimo assist subliminale regalato ad Andrea Agnelli e compari. Quelli che pensano come il calcio ormai debba appartenere alla famosa “Generazione Z”, ovvero coloro oscillanti in una fascia di età tra i 12 e i 21 anni. “Nel mondo digitalizzato l’utente ha un potere di scelta enorme, che non può essere ignorato”, ha detto il figlio di Umberto in una delle cicliche comunicazioni agli azionisti, accompagnato da Pavel Nedved, il sodale di sempre,  e Maurizio Arrivabene, promosso a nuovo Amministratore Delegato della Juventus dopo anni di insuccessi alla Ferrari. Seguendo la mutazione genetica prefigurata da Agnelli, il tifoso trasformato in utente non solo deve essere assediato da tutta la fuffa che ogni buon ufficio marketing riesce a inventarsi, ma lo si deve riempire di immagini di partite attraverso soluzioni varie ormai affidate ai pacchetti degli abbonamenti telefonici.

Eh sì, perché dietro la corsa ai diritti tv della Serie A un ruolo centralissimo lo ha avuto “TIM”, che versando 340 milioni di euro l’anno partecipa con Dazn alla gestione e allo sfruttamento dei diritti tv della Serie A. “Tim Vision” ormai è diventata una pubblicità fissa nelle case degli italiani, diventando un campanello stordente ad ogni ora del giorno e della notte. Il calcio diventa così il tentativo della nota compagnia telefonica di stroncare la concorrenza, aumentando abbonamenti e ricavi grazie allo sport più seguito al mondo. Alla Lega Serie A non pare vero ricevere in piena crisi pandemica questo pacco dono, che se è vero che trasforma sempre più in utenti coloro  un tempo tifosi, in compenso contribuisce a risanare i bilanci dei club entrati in un pericoloso rosso apnea.

Ovviamente, nell’arraffare i soldi, dalle parti della Lega A si sono dimenticati dei piccoli problemi tecnici presenti nella rete telefonica del Bel Paese, dove “TIM” è riuscita nell’impresa di portare in quasi tutte le case degli italiani una “fibra mista a rame”, ovvero il parente povero della fibra ottica, che percorre gli ultimi metri(in genere 300/350 metri) “dall’armadio stradale” fino all’abitazione sui vecchi cavi telefonici in rame, facendo perdere così parte delle prestazioni tecnologiche(velocità) necessarie ai contenuti trasmessi via modem. Ecco spiegato il motivo per cui ad un certo punto molti utenti(attenti a non chiamarli più tifosi) hanno visto interi pezzi di partite a “scatti” oppure non l’hanno vista proprio perché il segnale di Dazn non riusciva(e non riesce) ad arrivare in modo stabile. Questo perché siamo l’unico Paese occidentale, grazie a TIM, a non avere la fibra ottica ad arrivare direttamente nelle nostre case facendo raggiungere quell’1 Gigabit al secondo, consentendo una velocità di trasmissione rapidissima.

Ma TIM in questi ultimi due decenni è stata occupata più a riparare i danni in bilancio di una privatizzazione fatta a suo tempo in modo sconsiderato(manteniamoci sull’eufemistico) dal Ministero del Tesoro(All’epoca a guidare le privatizzazioni c’era il più bravo di tutti. Vi risparmio di ricordarvi il nome, ormai per tutti i giornali oggi è diventato sinonimo di abilità). C’è la prendiamo con il duo Dazn/TIM quindi?

Non so cosa ne pensi Chiellini, ma a mio parere questi problemi di infrastrutture di rete sono note da decenni in Italia(studi hanno stabilito come abbiano penalizzato il nostro PIL fino al 2% annuo, 36 miliardi su 1800. Roba da far impallidire le rate del “Recovery Fund”), e quindi la Lega Serie A doveva pensarci un attimo, forse solo un attimo, prima di assegnare a Dazn/TIM i diritti tv della Serie A. Ma questa polemica è già storia vecchia, perché in queste ore il colosso britannico ha posto lo stop alle doppie utenze, per cui l’abbonamento potrà essere usufruito da un unico indirizzo IP, scatenando le ire degli utenti ora forzati a scegliere un unico “luogo” da dove usufruire i contenuti di Dazn, e costretti quindi ad accettare una modifica unilaterale del contratto di abbonamento.

Un abbonamento in questo momento, a dispetto dei  diritti presunti della Generazione Z, pagato dalle generazioni A,B, C, D e via tutto l’ordine alfabetico, compresa la generazione Mussolini. Ma Giorgio Chiellini è già nel futuro insieme al suo Capo, e lo stanno aggiustando con cura. La messa è finita, andate in pace utenti e attenti a quel che desiderate, perché quando Dio vuole punirci realizza i nostri desideri, futuro fantasmagorico compreso.

Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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