La giusta rivolta dei tifosi inglesi

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “In questo clima non è accettabile per i tifosi pagare 15 sterline per una partita in tv”

di Anthony Weatherill

“L’Io è nel cuore.
L’utile nel cervello”.
Geminello Alvi

Un commento interessante di un lettore, mi ha fatto sorgere il dubbio di non essere riuscito ad essere chiaro in relazione ad alcune mie riflessioni sul calcio che sta cambiando nel cuore di ciò che rimane della cultura europea, pervertita, apparentemente in modo inesorabile, da culture altre da sé. Non è mai stata mia intenzione porre critiche, almeno non nella sede di questa rubrica, al convivere americano o al convivere cinese. Semplicemente pavento ormai da anni, e molti fatti e segni preveggenti paiono darmi ragione, uno scivolare dell’Europa verso la subalternità a culture che non le sono proprie e, inoltre, le sono assai diverse. Molte volte sono rimasto ammirato dallo “stakanovismo” delle regole a cui si sono sottoposti gli Stati Uniti nel corso della loro storia. Uno stakanovismo delle regole probabilmente artefice del successo di una nazione, elevatesi a leader mondiale in tutte le vicende del secolo scorso. Questa eccessiva, a mio parere, devozione americana alle regole ha portato ad una progressiva sottovalutazione dell’Io critico, architrave dello sviluppo di ogni tipo di modello culturale nel Vecchio Continente. Un posto dove il “logos”, ovvero il pensiero e la parola, hanno avuto sempre la precedenza su tutto, e che fino qualche anno fa ha impedito al denaro di assumere una vita propria. Perché il problema non è accettare il futuro, ma piuttosto che il futuro prefigurato sia accettabile. La virtù principale del “logos” è il consentire alla ragione e al buon senso di poter mettere in discussione ogni atto costitutivo sociale, perché è quanto mai paradossale, e direi assai pernicioso, far assurgere a referente totemico le regole, elevandole quasi allo stesso rango di un “Creatore” al quale obbedire senza nessuna remora.

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Qualcuno in Europa, approfittando di vari stati di crisi o di nascita di un Unione artificiale, vorrebbe che le regole diventassero come quei robot dei racconti distopici di fantascienza, i quali si ribellano all’uomo, sottomettendolo, colpevole ai loro occhi digitali di avere un’anima, di possedere un “logos”. E il robot assume tale consapevolezza, perché l’uomo a lui ha assegnato la risoluzione di ogni suo problema. Il robot del neo capitalismo finanziario, figlio della cultura americana e cinese, è il denaro, che decide e indirizza ogni scenario. Indipendentemente dalle reali esigenze umane, indipendente dal “logos”. La “mano invisibile” di Adam Smith ormai è diventata visibile, consapevole di non avere più bisogno di nascondersi. E allora, nello sport americano, se il denaro analizza una squadra di basket non più funzionale a Chicago, diventa meccanicisticamente logico trasferirla a Portland. Se il denaro decide, nel meta mondo dei forzieri nei quali riposa e pensa, di cominciare un processo di desertificazione di una città come Detroit, lo fa senza incontrare nessuno ostacolo di un “logos” del tutto assente nella cultura dei rapporti sociali americani. Ed ecco la popolazione di Detroit, la vecchia “Motor City”, ridursi da un 1.800.000 a poco più di seicentomila. L’urbanizzazione che arretra nel più importante centro del Michigan, è un paradigma eloquente di cosa succede quando a comandare sono solo le regole emanate dal denaro.

LIVERPOOL, ENGLAND – JULY 26: Joshua King of AFC Bournemouth scores his team’s first goal from the penalty spot during the Premier League match between Everton FC and AFC Bournemouth at Goodison Park on July 26, 2020 in Liverpool, England. Football Stadiums around Europe remain empty due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in all fixtures being played behind closed doors. (Photo by Tim Goode/Pool via Getty Images)

Lo sport spettacolo statunitense, sempre più imitato dalla Cina confuciana (con molte analogie con lo stakanovismo delle regole a stelle e strisce), non è il futuro ad attenderci in modo ineluttabile, è il futuro che stiamo facendo scegliere per noi dal denaro/robot anche in Europa. Lo voglio dire, e per l’ennesima volta, con estrema chiarezza: chi accetta lo sport come una delle tante forme di spettacolo, non ha capito niente dello sport, e soprattutto del calcio. Il problema non è fare business con il calcio, ma impedire che il calcio vada ogni giorno in scena per esigenze di business. Il problema non è il capitale, fittizio e non, ma il capitalismo dimenticatosi in qualche cassetto un’etica giudicata ormai “polverosa”, figlia di tempi antichi dove l’idea di Dio era accettata solo per ignoranza. Nella “società liquida”, ci hanno continuato a ripetere, ormai le sovrastrutture statiche non servono più, perché appunto tutto si consuma fino alla liquefazione. Allora a contare diventa esclusivamente il momento del godimento di qualsiasi piacere e la ricerca pervicace della salute, prefigurandoci uno stato momentaneo di idea di immortalità: ecco l’archetipo del perfetto consumatore. È la California dei corpi abbronzati e curati, è la New York dei locali alla moda e della Borsa che vuole farci credere di essere sempre nella “fase del Toro”. È la Cina che sta inseguendo disperatamente tutto questo. Queste “belle” sensazioni ci sta regalando il futuro che dobbiamo accettare, pena l’essere accusati di vivere nel passato.

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Pochi sono a rendersi conto quanto sia scioccante l’idea, avvertita da un Ministro della Repubblica, di un intero campionato di calcio a rischio fallimento se un virus dovesse fermarlo. È bene rendersi conto come questo rischio fallimento esista perché il denaro ha ridotto il calcio a merce di consumo. E la logica del consumo, tra sue tante sfaccettature, prevede anche quella del rischio di un fallimento causa la sempiterna legge della domanda e della offerta. Sembrerebbe, per lo sport e non solo, una via senza uscita, ma ogni tanto arrivano segnali di riscossa dal “logos”. Segnali che possono arrivare solo dall’Europa. I tifosi del Newcastle, Leeds, Arsenal, Burnley hanno deciso quasi in massa di non accedere al servizio “pay-per-wiew” (servizio a pagamento), istituito dalle piattaforme tv inglesi detentrici dei diritti della Premier League per trovare una nuova forma di guadagno dagli stadi svuotati per il Covid-19. Una partita al costo di 15 sterline deve essere sembrata una buona idea ai padroni del vapore del calcio Made in England, per soddisfare la voglia di calcio dei tifosi sudditi di Sua Maestà Elisabetta II. Ma i padroni del vapore proprio non si aspettavano la reazione negativa della gente comune, stanca probabilmente di vedere monetizzata sulle proprie spalle la voglia di futuro, che ha deciso di creare un fondo a favore delle classi disagiate economicamente dai provvedimenti anti virus dove versare ogni settimana le 15 sterline pretese per una partita in tv. La questione ha scatenato un accesso dibattito in terra inglese, e, finalmente direi, ha posto la questione di trovare un tetto decente per le occasioni di guadagno con il calcio. Le società di calcio, e mi annoio da solo a ripeterlo per l’ennesima volta, se vogliamo considerarle esclusivamente delle aziende, dobbiamo considerarle aziende atipiche. E in questa atipicità c’è tutta la storia culturale, esistenziale, filosofica e spirituale dell’Europa.

Significativa è stata la riflessione di Mike Ashley, proprietario del Newcastle United (tipo assai interessante), che non ha avuto problemi nel dichiarare come “in questo clima non è accettabile per i tifosi pagare 15 sterline per una partita in tv. Bisognerebbe trovare un prezzo più accessibile (la proposta è stata di fissarlo a 5 sterline) e mantenerlo fino a Natale”. La proposta di Ashley ha trovato subito il favore della “Football Supporters Association”, l’associazione che raggruppa i tifosi inglesi, che ha invitato chi di dovere ad “agire con urgenza sulla revisione del prezzo proposta da Ashley”. Il “logos” tornato a muoversi è sicuramente una buona notizia, per chi non vuole arrendersi alle sirene futuriste. Modernità e sicurezza sono le due parole con cui si stanno seducendo generazioni di persone, parole che hanno dato la stura al ridisegnare la mappa dei rapporti sociali e produttivi da parte di chi ha interessi per il momento non esattamente svelati. Attenzione a ritenere le regole da rispettare come unica stella polare, almeno finché non si ha la certezza che tali regole siano state fatte nell’interesse comune. L’Uomo di Nazareth, ormai più di duemila anni fa, ebbe a dire con decisione come “il sabato sia stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”, a sottolineare come la regola da sola non basta. Come fare ritornare l’ordine nel calcio? Geminello Alvi, uno dei più importanti ed illuminati intellettuali italiani contemporanei, parlando di economia forse offre una via interessante: “L’ardore, il dono e l’epica e un Io che ritorni al cielo: le sole maniere per riformare l’economia presente, farla ritornare alla salute umanissima e armoniosa degli uomini più miti e sensati”. Andare avanti nel futuro non vuol dire non voltarsi mai indietro per vedere da dove si è venuti. Capire da dove si è venuti, rende capaci di formulare nuove regole non per il sabato, ma per l’uomo e la coerenza della sua storia. Buon calcio a tutti.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. gm - 4 settimane fa

    Bell’articolo, riflessione valida che è la visione opposta a quella di chi ipotizza la creazione di superleghe o megacampionati per tele utenti a cui vendere la maglia del prodotto artificiale. Oggi sono 60 anni di Maradona, rivedere il tracagnotto argentino giocare nel fango e rialzarsi con la faccia sporca dopo l’ennesimo fallo subito e paragonarlo al “fenomeno” cr7, vero prodotto commerciale per gonzi, da l’idea di come il calcio sia diventato plastica. Per noi il calcio era l’Evento, la partita una emozione assoluta, per i nostri figli ormai il calcio è uno spettacolo come quelli di jerry Scotti, lustrini e paillettes che nascondono il vuoto assoluto. Finché dura, il mio calcio è Junior che scherza nel cortile ghiaioso del fila con il burbero Radice e il simpatico Schachner non quello farlocco delle tv

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  2. Il Giaguaro - 4 settimane fa

    Gli americani, questi idioti così vituperati dall’autore, hanno il salary cap. Hanno un metodo di selezione dei giocatori che tende a portare tutte le squadre allo stesso livello e ad offrire campionati equilibrati. in Europa contano solo una ventina di squadre (quelle che fanno la Champions da sempre), le uniche a potersi permettere ingaggi fuori mercato per tutte le altre ed accaparrarsi fino a 40 giocatori che sarebbero titolari ovunque altrimenti… Piuttosto che la deriva presa dal calcio europeo negli ultimi anni, visto che indietro non si torna, preferirei di gran lunga il sistema americano!

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    1. Nikx70 - 4 settimane fa

      Sei sicuro? Ad esempio le squadre NBA sono 30, la franchigia può spostare la sede, non ci sono retrocessioni… praticamente la super lega europea

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  3. Nikx70 - 4 settimane fa

    Bell’articolo che affronta un tema che va oltre, il calcio è solo uno spunto. Il nocciolo è che non esiste un modello culturale europeo ma più sfumature che agli antipodi sono molto diverse, quasi non si riconoscono, una sintesi è improbabile. Lo si vede in ogni (non) decisione del parlamento europeo (brexit è il culmine): difficile imporre un modello in queste condizioni.

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  4. SemperFidelis - 4 settimane fa

    Ho vissuto da operatore socio assistenziale in ospedale a delle scene dove non si sapeva dove mettere malati che respiravano a fatica con 39 di febbre. Tamponi non se ne faceva perchè non c’erano reagenti. Però per il teatrino del calcio tutto a disposizione anche per familiari venuti a contatto, da allora ho dato disdetta a pay tv e sono tornato agli anni 80 radiolina e mi guardo i goal quando la tv di stato li trasmette. Il mondo del calcio si può riportare a uno sport popolare se il popolo si rifiuta di pagare qualsiasi prezzo per rendere il calcio uno sport per ricchi. Io ho sangue granata da 50 anni ma mettere il calcio sopra ogni regola per pagare 10 20 30 milioni di stipendio un calciatore, se qualcuno si può permettere questi ingaggi (società di calcio) quanto ci guadagnano?, le pay tv che finanziano il calcio quanto ci guadagnano?. La mia conclusione è che serve un sacrificio da parte dei tifosi, basta pay tv e sono orgoglioso di mettermi con i tifosi di Newcastle, Leeds, Arsenal, Burnley.
    Forza vecchio cuore granata spero di rivederti aspetterò con ansia quel giorno

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  5. bertu62 - 4 settimane fa

    Prendo spunto dall’articolo (tostissimo..) di Weatherill per fare alcune riflessioni che, forse, anche qualcun altro ha fatto…
    Partiamo dalla realtà degli stadi deserti (o, per meglio dire, senza tifosi perché poi alla fin fine così deserti non sono fra addetti stampa/cameraman/staff delle squadre ecc…ecc…), per dire che se da una parte non c’è l’introito derivante dalla vendita dei biglietti/abbonamenti, dall’altra c’è L’OBBLIGO per chi vuol vedere la partita della TV, nel senso che se prima molti (o pochi, dipende..) toglievano AUDIENCE alle PAY-PER-VIEW perché andavano di persona allo stadio ad assistere all’incontro adesso che nessuno può farlo le TV PER FORZA ne trarranno vantaggio in quanto SOLO IN TV si può vedere…Fino a qui ci siamo? Bene, dunque per una logica di mercato che si chiama “esclusiva” le TV hanno aumentato per forza gli utenti rispetto a prima, non fosse altro per un puro calcolo matematico… Di conseguenza ANCHE gli sponsor avranno più pubblicità, è un fatto consequenziale, più utenti collegati a vedere gli incontri più “possibili clienti” sedotti dagli spot..
    Epilogo, TV più contente perché con più utenti/fruitori dei servizi di streaming, sponsor più contenti perché anche Loro hanno più gente che, guardando le partite, vedono/sentono le promozioni dei Loro prodotti..
    Stando così le cose, perché allora le TV dicono che “ci rimettono”? Perché gli sponsor dicono che “ci rimettono”? Per “colpa” di qualche migliaio di persone che sarebbero andate allo stadio a vedere la partita? Però stando a casa (neanche più nei Bar/Pub perché non si può per il COVID-19) in realtà si coinvolgono più persone, quelle del nucleo familiare che invece prima sarebbero restate a casa a vedere Beautiful o altro, e per tutti gli altri basterebbe aggiungere la possibilità di “comprare” solo l’evento/la partita che interessa senza doversi sobbarcare il costo di tutto un pacchetto che “comprenda anche il calcio”…
    Quanto al nocciolo dell’articolo, di quanto MALE ha fatto il denaro, il Business al calcio ed in generale allo Sport purtroppo è una storia che ci conosciamo e che ci ripetiamo ma che non ci decidiamo a cambiare, in fondo probabilmente perché ci va bene così o forse perché, ancora peggio, siamo rassegnati: il denaro conta e conta sempre di più, lo abbiamo visto purtroppo anche in questi tempi dolorosi di Pandemia, se sei uno “normale”, uno qualunque, vai in ospedale e preghi che tutto vada bene, che si prendano cura di Te ma sei solo, isolato, confinato in un reparto “blindato” ma se invece sei ricco e/o famoso, se ti chiami “Flavio” o “Silvio” allora hai il Primario che Ti segue, una camera tutta per Te, i Social con cui comunicare e le cure migliori, e se poi addirittura giochi bene a pallone sei pagato 30Milioni di €uro all’anno e hai l’aereo privato allora anche se sei positivo lo prendi e te ne torni alla Tua villa con piscina pagata dalla squadra e te ne infischi dei protocolli, della quarantena e delle conseguenze, che tanto non ci saranno….
    La chiudo qui perché sennò verrei nuovamente censurato, ma quello che accade quotidianamente lo vediamo tutti, per lo meno chi vuole vederlo….
    FV♥G!! SEMPRE!!!

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  6. Guevara2019 - 4 settimane fa

    Parlo per me,ovviamente,visto e considerato che stiamo parlando di professionisti che si arricchiscono in pochi anni con un gioco-lavoro,si riducano gli emonumenti,i nuovi contratti che i presidenti stipuleranno dovranno essere in linea con una pandemia che presto o tardi finirà,mancano gli spettatori sugli spalti? La povertà aumenterà e quindi non potranno pretendere di aumentare gli abbonamenti pay-tv,se tutti stringono la cinghia anche lo show business del calcio si dia dei limiti, i tempi delle vacche grasse sono finiti,anche i milioni elargiti a piene mani sono diventati anacronistici.
    Altrimenti le alternative al calcio diventeranno scelte obbligate! O in alternativa per chi non riuscirà a staccarsi,le radioline del tempo che fu ritorneranno di moda.

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