Quale portiere venne soprannominato il “giaguaro”?

Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin: “Nella vasta e articolata biografia del calcio granata, il nome “giaguaro” è stato usato più volte per indicare un giocatore in particolare, Luciano Castellini”

di Stefano Budicin

Il giaguaro è un animale della famiglia dei felidi, che condivide con carnivori come la tigre, il leone, il leopardo e il leopardo delle nevi. Il nome deriva dalla parola yaguar, termine legato agli indios guaranì con il significato di “colui che uccide con un balzo”.  Si tratta quindi di un mammifero feroce, agile e scattante. In gergo calcistico tali caratteristiche si abbinano alla perfezione a quello che un portiere deve dimostrare di avere.

Nella vasta e articolata biografia del calcio granata, il nome “giaguaro” è stato usato più volte per indicare un giocatore in particolare, professione portiere. Stiamo parlando di Luciano Castellini, milanese di nascita, classe 1945. A oggi Castellini è uno dei più forti portieri granata di tutti i tempi.

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La carriera di Castellini parte tra le file del Monza, dove rimane per ben cinque stagioni e meritandosi la menzione nella Hall of Fame della compagine brianzola. Notato dai dirigenti granata per il suo gioco elegante e acrobatico, viene acquistato dal Torino e vi rimane per otto stagioni, collezionando 264 presenze e aggiudicandosi lo scudetto nel 1975-76. Vince anche la Coppa Italia (1971) e si rende protagonista di un record importante. Suo infatti è il record di minuti senza subire reti (517), detenuto per 42 anni e battuto il 3 marzo 2019 da Salvatore Sirigu.

Vi è un match in particolare nel quale Castellini si merita il soprannome di cui sopra. Ed è durante la partita contro il Milan per la finale di Coppa Italia. Siamo 0 a 0 e si va ai rigori. Il giaguaro si trova dinanzi Gianni Rivera, capo cannoniere temutissimo e rispettato. La mente del portiere va a mille, ma il cuore è fermo e le gambe non tremano affatto. Il giaguaro posa silente e attende che la preda accenni al tiro. È pronto, è calmo, sa come reagire, ha intuito ogni possibile direzione in cui la palla potrebbe inoltrarsi. Il tempo di un battito di ciglia, e Castellini neutralizza due rigori a Rivera e consegna al Torino, grazie al suo ferino sangue freddo, la conquista della Coppa.

Non si può dimenticare purtroppo uno spiacevole episodio che coinvolse Castellini durante la stracittadina disputata il 28 marzo 1976, in cui il portiere venne colpito da un petardo lanciato dalla tifoseria bianconera, proprio all’ingresso negli spogliatoi per l’intervallo. Il giaguaro, malgrado la forza d’animo, non poté terminare la partita, e fu sostituito da Romano Cazzaniga. Il Toro vinse la partita per 2 a 1, ma il risultato venne mutato a tavolino in un 2 a 0 a seguito dell’incidente.

Il giaguaro finirà la sua carriera agonistica militando tra le file del Napoli, in compagnia di Diego Armando Maradona, almeno per una stagione. Con il club campano Castellini giocherà 202 partite, una in più rispetto ai granata.

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Nel 2018 è uscito “Io sono il giaguaro. Vita e parate di Luciano Castellini” edito da Bradipolibri (216 p.), che riepiloga l’ampia biografia calcistica del portiere, che gli autori considerano “l’ultimo eroe romantico a guardia dei pali”. Il libro è molto bello e merita di essere letto. Gradirei concludere con una citazione dello stesso giaguaro a proposito del valore di vincere uno scudetto con la maglia granata:

“Quello scudetto è una parte di noi, è la nostra vita. Quando vinci uno scudetto con la maglia del Toro, tutto ciò che hai fatto prima e quello che farai dopo non conta più nulla”.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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