Toro: un presente a rischio, ma il futuro deve ispirarsi al passato

Toro: un presente a rischio, ma il futuro deve ispirarsi al passato

Il Granata Della Porta Accanto / Comunque vada la stagione, in società si impari la lezione e si riparta dai valori che da sempre hanno tenuto insieme il mondo Toro

di Alessandro Costantino

Toronews, che compie in questi giorni 15 anni di attività come testata giornalistica (auguri e cento di questi giorni!), è un contenitore fantastico in cui il tifoso granata trova veramente di tutto, anche la possibilità di fare come Ebenezer Scrooge nel Canto di Natale di Dickens, cioè un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro. È successo infatti che bazzicando fra i vari articoli, in pochi click, mi sia ritrovato prima a rivivere, grazie a Francesco Bugnone, i fasti di un passato ormai sempre più lontano, quello dell’epoca di Martin Vazquez, giocatore importante del Real Madrid che a inizio Anni Novanta decise di trasferirsi in granata per due annate esaltanti, e poi ad immergermi nelle paure e nella rabbia per il futuro con il raffinato ed inquietante pezzo del mitico Anthony Weatherill dedicato alla presunta offerta sul calcio italiano fatta dal fondo di investimento CVC, offerta che allunga un’ombra ulteriormente affaristica su quello che è stato definito un po’ retoricamente “lo sport più bello del mondo”. Tra un passato pieno di rimpianti, non solo per i risultati, ma soprattutto per i valori che ancora lo accompagnavano, e un futuro destinato a diventare di esclusivo appannaggio di club dalla dimensione multinazionale come la Juventus, il presente purtroppo è carico di ansia, incertezza e paure. Il nostro Toro si ritrova di fronte a due settimane di lavoro che determineranno il grado di preparazione con cui verrà affrontato il tour de force di tredici partite per concludere il campionato.

Toro, tutto in un mese

Il bicchiere è come sempre mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di come lo si vuol vedere: gli ottimisti sottolineeranno che il trend negativo pre Covid è un lontano ricordo, che la pausa forzata di questi mesi ha riazzerato un po’ tutti i valori delle squadre di serie A e che il giocare a porte chiuse per una squadra come la nostra che pativa la pressione del pubblico può essere un bene. I pessimisti, al contrario, evidenzieranno che la rosa è troppo striminzita per affrontare tante partite in così poco tempo per di più con un elevatissimo rischio di infortuni, che l’arrivo di Vagnati e le sue strategie future ha delegittimato ancor di più il già precario ruolo di Longo e del suo staff e che i giocatori non saranno sufficientemente motivati perché attratti da sirene di mercato che li spingeranno verso società con ambizioni superiori a quelle del Torino di Cairo. Non sta a me dire chi ha ragione e chi ha torto, anche perché francamente ciò che più mi preme al momento è vedere il prima possibile il Toro salvo ed è verso questo obbiettivo, quindi, che faccio il tifo con tutto me stesso. Che sia merito di Longo, di Vagnati, dei preparatori, del ritrovato orgoglio dei calciatori o di Cairo stesso, poco mi importa: voglio che il Torino resti in serie A perché è l’unica condizione indispensabile per non ricadere in un tunnel vissuto già troppe volte nel passato soprattutto recente e nel quale sinceramente non mi sento di voler rientrare. Salviamoci e poi apriamo tutti i processi e le critiche a presidente, ds, allenatori e giocatori che non hanno saputo fare quanto nelle loro potenzialità. I conti si faranno alla fine facendo bene attenzione a compiere un netto distinguo: la salvezza non dovrà essere considerata un “merito” o un obbiettivo raggiunto perché questa squadra e questa società avevano ben altri obbiettivi ad inizio stagione. La salvezza sarà semplicemente un atto dovuto per evitare una catastrofe della quale non avremmo nemmeno lontanamente dovuto preoccuparci.

Toro, l’ombra dei playout e il messaggio della società

Passato, presente e futuro, tre dimensioni temporali che in realtà dovrebbero essere legate da un continuum di valori e di identificazione, ma che purtroppo al momento appaiono tre aree ben delimitate tra di loro. In passato il Toro ha vissuto momenti difficili, ma ne è sempre uscito con la forza delle proprie peculiarità storiche: grinta, determinazione, senso di appartenenza e identificazione. Il presente ci dice che la società nei suoi quindici anni di operato non ha mai saputo poggiare la propria azione su questi capisaldi e anche quando ha raggiunto risultati positivi lo ha fatto in contesti operativi culturalmente lontani dai valori granata. Longo è stato scelto (anche) perché ha nel DNA quel mondo a cui mi riferisco, questo è vero, ma molto più prosaicamente, ora, la società ha chiamato Vagnati per dare una scossa all’ambiente. Il presente dunque è incerto, ma volendo io essere più realista del re, accetto, in questo momento in cui c’è in ballo la sopravvivenza sportiva del Torino, che il fine giustifichi il mezzo. Ciò che invece gradirei è che comunque vada a finire la stagione, in società si impari la lezione e si riparta, al di là della serie in cui giocheremo l’anno prossimo, dai valori che da sempre hanno tenuto insieme il mondo Toro. E quando comincerà il mercato mi piacerebbe che il primo esborso non fosse per un calciatore, ma fosse dedicato ad un investimento: Robaldo e Filadelfia sono la priorità in questo momento per garantirsi un futuro solido e in linea con ciò che i tifosi si aspettano dalla loro squadra del cuore. Investiamo lì, anche a costo di fare un mercato più modesto per la prima squadra. Ed ora che Bava è nuovamente al “suo posto” proviamo ad investire anche sul vivaio, proprio come in passato. Il futuro del Toro passa attraverso un delicato presente, ma anche dal recupero totale del proprio passato. Quando si guarda il baratro, come stiamo facendo, sarebbe un delitto non capirlo.


Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

11 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. palmiro - 4 settimane fa

    Il passato era pieno di uomini veri non da mezzi uomini, pezzi di fango, che si aggirano laidi anche in questo sito, protetti da ometti come loro.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Madama_granata - 4 settimane fa

    “Investiamo per il Robaldo e il Filadelfia, anche a costo di fare un mercato più modesto per la prima squadra. Ed ora che Bava è nuovamente al “suo posto” proviamo ad investire anche sul vivaio, proprio come in passato”.

    È proprio convinto l’autore dell’articolo che quelli da lui espressi siano i desideri dei tifosi?
    Tutti chiedono di completare il Fila e di “creare” il Robaldo, ma credo che pochi, pochissimi sarebbero i tifosi disposti ad accettare investimenti limitati per i giocatori della prima squadra.
    Corrono e circolano ogni giorno nomi di giocatori costosi, ed ognuno “sogna” il calciatore che più gli aggrada, quello che “dovrebbe fare la differenza”, salvo poi protestare, criticare, e giudicare e “condannare” se, spesi tanti tanti soldi (x le possibilità del Toro, ovviamente), il “nome di grido” non si rivela all’altezza delle aspettative (il caso-Verdi docet).
    Prima: bene! Teniamoli tutti; dopo: abbiamo fatto male a non lasciare andare chi voleva andarsene.
    Abbiamo fatto male a tenerli tutti: alcuni non sono giocatori all’altezza di una società con ambizioni europee..
    Ora: via le mezze figure! Teniamoci solo quelli bravi, come Sirigu e Belotti, Ansaldi e Baselli e Rincon, e sostituiamo quelli che non si sono dimostrati all’altezza.
    Giustamente anche, si chiede qualità, ma anche quantità: a causa della “panchina corta” abbiamo già pagato e temo purtroppo pagheremo ancora in questo anno infausto.
    Basta! Si è rivelata un errore madornale, che i tifosi del Toro non vogliono che si ripeta mai piu!
    Quindi: il numero dei giocatori “di prima fascia” deve essere congruo e non limitato, d’ora in poi.
    Quanto poi al vivaio e alla Primavera si chiede di investire sempre di più e meglio: lì si dovrebbe costruire il domani del Toro.
    Una grande società “deve” avere un vivaio forte, importante.
    Ora io mi domando: ma noi tifosi siamo disposti a “scegliere” e a dare priorità a certi investimenti, come dice l’articolista, o vogliamo “tutto e subito”?

    So di essere molto, molto impopolare a dire queste cose.
    E anche a me, ovviamente, piacerebbe che il Toro deventasse un “top-team”, come è di moda dire oggi.
    So di attirarmi le critiche e le ire di molti co-tifosi, ma, come dice sempre qualcuno su questo forum, a mio avviso qui sì, che si tratta di
    “onestà intellettuale”.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. bertu62 - 4 settimane fa

      SPLENDIDO! Condivido completamente (Y)

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. GlennGould - 4 settimane fa

    Vedere una foto di Cairo a Superga è davvero una cosa brutta. Sarebbe possibile evitare? Di foto del presidente ce ne sono tante..

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. dattero - 4 settimane fa

    Cuor contento il coel l’aiuta la piantina di plastica continua ad esser sorretta

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. Paul67 - 4 settimane fa

    Fino a che ci sarà l’attuale. CIARLATANO nn si può parlare di TORO e di valori, solo gli stupidi lo possono pensare e gl’ingenui sperare.
    Quindici anni sono passati e dovrebbero essere sufficienti per capire.
    Mancano le fondamenta su cui costruire, a volte la casa viene costruita velocemente e al colpo d’occhio appare anche bella, quest’anno abbiamo avuto addirittura le ciliege, ma alle prime interperie emergono i difetti tipici di ciò che è fatto senza una seria programmazione è con la massima economia, si bada più all’estetica che alla sostanza.
    Con CAIRO nn c è futuro diverso da gl’ultimi 15 anni.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. Andrea63 - 4 settimane fa

    Con questo individuo a capo di questa società io personalmente vedo un passato povero di momenti belli e ricco di negativi ma sopratutto non vedo il futuro!!! VATTENE!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. Bacigalupo1967 - 4 settimane fa

    Il passato…
    Io tifavo
    Tu tifavi
    Egli tifava
    Noi tifavamo
    Essi tifavano

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  8. rza78 - 4 settimane fa

    L’unico passato al quale ci farà tornare cairetto é la serie B

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  9. Il_Principe_della_Zolla - 4 settimane fa

    Articolo che se non fosse ingenuo al limite dell’imbarazzante, potrebbe sembrare un insulto all’intelligenza granata. L’unico passato a cui sa ispirarsi Cairo è il passato di verdure, per addolcire l’uso di carote e cetrioli.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  10. Come un pugno chiuso - 4 settimane fa

    tranquillo Alessandro, dopo 15 anni di continua sgranatizzazione, puoi essere assolutamente certo che questa ‘società’ esaudirà i tuoi desideri…

    e non solo … sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
    ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno,
    ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare
    mentre i sordi già lo fanno

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy