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UNA VOCE FUORI DAL TORO

Il riposo del tifoso

Il riposo del tifoso

Torna Una voce fuori dal Toro, la rubrica di Enzo Borgna: "Ho constatato che negli ultimi giorni, perlomeno nei commenti su questo sito, sono in calo o quanto meno in stand-by le critiche a Cairo, a Vagnati ed ai giocatori"

Enzo Borgna

Ho constatato che negli ultimi giorni, perlomeno nei commenti su questo sito, sono in calo o quanto meno in stand-by le critiche a Cairo, a Vagnati ed ai giocatori. Confido che questo atteggiamento confermi un mio pensiero ricorrente, e cioè che l’allenatore sia molto più importante di quanto troppi non riconoscano. Anche perché nei lavori di gruppo l’apporto del capobranco è fondamentale perché tutti diano il massimo. In risposta alle domande, dirette o implicite, rivoltemi da alcuni lettori: molti ironizzano sul fatto che il bilancio non deve interessare ai tifosi. A tale proposito replico con una provocazione. Ai tempi di Borsano, Cimminelli, Goveani e compagnia cantante, se il tifo granata avesse fatto pressione sulla società relativamente alla stabilità del bilancio avrebbe fatto il bene del nostro Toro. Per quanto concerne il Filadelfia concordo sul fatto che debba essere completato, ma non conosco i problemi burocratici che eventualmente ne impediscono la realizzazione. Quanto al settore giovanile la gestione di Bava mi è parsa nella media, ma nulla più, e seguire strade diverse per cercare di migliorare è un rischio che va corso.

So bene che si può sbagliare, soprattutto nel calcio, ed ancorché mi si accusi di essere un suo fedelissimo, a Cairo alcune volte è accaduto. Discorso diverso è affermare che non sia motivato anche economicamente a costruire una squadra che giochi stabilmente in Europa League arrivando magari ad annusare il profumo della Champions. La mia critica ai tifosi disfattisti ha invece come premessa la necessità (che nella vita di ciascuno dovrebbe essere la stella polare) di fare una severa autocritica prima di cercare colpe negli altri. Ed allora mi chiedo perché contestare Mazzarri dopo la vittoria col Genoa, e prima della partita con la Spal e col Bologna, quando eravamo ancora agganciati al treno per l’Europa. Gli stessi giocatori più rappresentativi non gradirono il clima che si creò nell’ambiente e le sconfitte più eclatanti e le stagioni successive ne furono, in parte, anche una conseguenza. Una delle tante cose che avevo apprezzato di Juric è stato quando, da allenatore del Mantova, in una conferenza stampa ebbe a dichiarare che se la società, i media che seguono la squadra ed i tifosi, non costituiscono un tutt’uno inscindibile non ci si deve stupire se la negatività attira altra negatività. Aiutiamo la società, non dico come simpaticamente faceva un mio caro amico farmacista, prematuramente scomparso, che in edicola comprava solamente i giornali di un certo editore, ma almeno riempiendo (nel rispetto ovviamente delle regole in vigore) uno stadio troppo spesso semivuoto. Coraggio, crediamoci; anche le nuove maglie, belle come non si vedevano da anni, e che ricordano storie di sofferenze e di grandi.

Avvocato generalista da oltre 40 anni, autore di un saggio sulla storia della professione forense pluripremiato (con un lontano passato di direttore sportivo di due squadre militanti in Eccellenza) e tifoso del Toro da quando Meroni ha vestito la maglia granata.

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