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Esclusiva

Marco Rossi a TN: “Allenare il Toro sarebbe la chiusura di un cerchio”

Marco Rossi a TN: “Allenare il Toro sarebbe la chiusura di un cerchio”

In esclusiva a Toro News il commissario tecnico della Nazionale ungherese ci racconta il suo Europeo e le sue ambizioni in vista del futuro

Andrea Calderoni

“Alle mie squadre chiedo sempre quello che era il marchio di fabbrica del Fila: lotta, grinta, sudore, aggressività, voglia di non mollare mai fino all’ultimo secondo. Questo mi è rimasto dentro e cerco di trasmetterlo ancora oggi, dopo tanti anni, ai miei ragazzi”. Si presenta con queste parole, in esclusiva a Toro News, Marco Rossi, commissario tecnico dell’Ungheria, nazionale che ha rischiato di far saltare il banco a Euro2020 nel girone di ferro con Francia, Germania e Portogallo. I magiari sono andati vicini al colpaccio. Sono arrivati, infatti, a 6 minuti dall’impresa a Monaco di Baviera contro i tedeschi, cancellata dal gol del tedesco Goretzka. L’Europeo di Rossi e della sua nazionale resta, comunque, da incorniciare: sconfitta nel finale con il Portogallo, pareggio con i campioni del mondo in carica della Francia e 2 a 2 con la Germania all’Allianz Arena.

Buongiorno mister, a distanza di una settimana dalla conclusione del girone cosa le rimane?

“Rimane certamente un pizzico di rammarico, perché siamo stati molto vicini a una qualificazione storica. C’è, però, anche la consapevolezza di aver condotto un buon Europeo e di aver rappresentato in una maniera più che degna il paese e il calcio ungherese. Da questo Europeo bisogna prendere spunto per continuare a lavorare”.

Ora nel mirino ci sono i Mondiali in Qatar nel 2022?

“Il Mondiale sarebbe un sogno. Siamo nel girone con Inghilterra e Polonia. Sulla carta siamo la terza forza e, siccome se ne qualifica una sola, l’impresa appare proibitiva. È chiaro che, però, tutte le gare vanno giocate. Abbiamo pareggiato con la Polonia e a settembre avremo la gara con l’Inghilterra. Sulla carta il pronostico è chiuso, ma anche con Francia e Germania all’Europeo dovevamo perdere… Con organizzazione, motivazione, lavoro e qualità si possono raggiungere traguardi insperati”.

Come vede la Nazionale azzurra di Roberto Mancini?

“La vedo bene. È stata brava nel girone, un po’ meno contro l’Austria, avversario molto ostico, poiché infarcito di lottatori provenienti in gran parte dalla Bundesliga. Comunque vedo bene l’Italia anche perché gli episodi sembrano girarle a favore, il che è molto importante in una rassegna relativamente breve come l’Europeo. Sono le piccole cose che determinano il risultato e avere dalla propria parte la fortuna è un affare. D’altro canto, se non ci fosse stato il fuorigioco di 10 centimetri di Arnautovic, probabilmente l’Italia sarebbe stata eliminata. Speriamo che altri episodi possano arridere alla Nazionale azzurra”.

 BUDAPEST, HUNGARY - MARCH 24: Head coach Marco Rossi of Hungary reacts during the 2020 UEFA European Championships group E qualifying match between Hungary and Croatia at Groupama Arena on March 24, 2019 in Budapest, Hungary. (Photo by Laszlo Szirtesi/Getty Images)

Marco Rossi è un figlio del Filadelfia. Cosa significa per lei essere cresciuto nel Torino?

“Mi ispiro ancora oggi ai valori del Torino, così come li ho appresi durante l’intera trafila nel settore giovanile granata, dove sono entrato all’età di 9 anni. Dunque, dai pulcini alla Prima Squadra, con il compianto Bersellini, sono rimasto immerso in quello spirito. Io accetto la sconfitta, ma non accetto di non lottare per vincere”.

È ancora possibile oggi parlare di quei valori?

“I valori si possono trasmettere solo se li possiedi. Chi allena oggi il Toro dev'essere animato da quei valori. Davide Nicola da gennaio a maggio ha dimostrato di averli nelle vene. Con lui in panchina il Toro era diventata una squadra che aveva guadagnato parecchi punti dal punto di vista caratteriale. Secondo me, il Toro non può prescindere dal suo cuore. Deve rimanere un segno tangibile di tutti i giocatori che vestono la maglia granata. Chi non ha cuore per giocare nel Toro non può far parte del Toro, anche se è un grandissimo giocatore; non riuscirebbe, infatti, a calarsi in quello spirito”.

C’è un giocatore del Toro che le ha fatto pulsare il cuore più forte rispetto agli altri?

“Quando ero un ragazzo e andavo in curva Maratona, ammiravo il Toro di Paolo Pulici e Francesco Graziani, quello dell’ultimo scudetto. Ai gemelli del gol aggiungo un terzo idolo: Claudio Sala”.

 MUNICH, GERMANY - JUNE 23: Marco Rossi, Head Coach of Hungary gestures during the UEFA Euro 2020 Championship Group F match between Germany and Hungary at Allianz Arena on June 23, 2021 in Munich, Germany. (Photo by Kai Pfaffenbach - Pool/Getty Images)

Le piacerebbe un giorno la chiamata del Torino?

“L’ho detto in tempi non sospetti, tanti anni fa: allenare il Toro sarebbe la chiusura di un cerchio. Mi spiego meglio. Mio nonno mi portava ad allenarmi al Filadelfia e mi raccontava la leggenda del Grande Torino. Inoltre, mi ha sempre parlato della squadra d’oro ungherese, quella che si chiamava Aranycsapat, e poi dell’Honvéd, la mitica squadra di Ferenc Puskas. I casi della vita hanno fatto sì che in due circostanze ho avuto il privilegio di allenare l’Honvéd, con cui ho vinto il titolo dopo 24 anni, e ora sono a capo della Nazionale magiara. Ecco, dunque, perché il Toro chiuderebbe un cerchio. Sarebbe il coronamento di un sogno”.

Le manca allenare un club?

“Mi sento più un allenatore di club che un commissario tecnico, ma faccio di necessità virtù. Tuttavia, sono orgoglioso di sedere sulla panchina della Nazionale ungherese perché sono legato personalmente e familiarmente a quel paese”.

Infine, chi suggerirebbe tra i giocatori ungheresi al presidente Urbano Cairo e al direttore sportivo Davide Vagnati?

“Diversi nostri giocatori si sono distinti durante l’Europeo. Direi che su tutti spiccano: Roland Sallai, un 1997 che gioca nel Friburgo e ha dei trascorsi in Italia, al Palermo, ma oggi è tutt’altro calciatore; e il difensore centrale Attila Szalai, perfetto per una difesa a tre come braccetto sinistro, lui che è mancino. Da quanto so, comunque, su Szalai, oggi del Fenerbahce, hanno messo gli occhi parecchi club inglesi. Comunque, penso che il profilo più interessante per il Torino, secondo lo schema costi-benefici, possa essere il nostro Kante, ovvero László Kleinheisler. Si tratta di un 1994, gioca in Croazia. Ha raggiunto la sua maturità. Ha una forza fisica eccezionale, è un motorino perpetuo con ottime qualità tecniche. Potrebbe proprio fare al caso del Toro”.