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Sidio Corradi a TN: “Vi racconto Pietro e Marco Pellegri, due grandi per il Toro”

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In esclusiva su Toro News le parole del padre calcistico dell’attaccante del Torino che aveva scommesso sulla rinascita di Pietro già lo scorso gennaio

Andrea Calderoni

“Dopo il gol di Pellegri all’Udinese ho pensato a Toro News e all’intervista che avevo rilasciato lo scorso gennaio: avevo detto che sotto la guida di Juric Pietro poteva rilanciarsi e a distanza di qualche mese iniziano a vedersi i primi risultati”. Esordisce così Sidio Corradi, storico allenatore del settore giovanile del Genoa, che è stato uno dei punti di riferimento di Pietro Pellegri durante i suoi anni al Grifone. Pietro è un po’ il “figlioccio” di Sidio che, tra l’altro, è stato un ex attaccante. Corradi conosce molto bene anche Ivan Juric: ha gestito la Primavera rossoblù insieme al croato nella stagione 2010/2011, agli albori della carriera da tecnico dello stesso Juric.

Dunque al gol di Pellegri a Udine è tornato alla nostra chiacchierata di fine gennaio?

“Sì, proprio così. Avevo predetto che tutto dipendeva dalla testa di Pietro perché le sue qualità fisiche non si discutono. Gli ultimi eventi mi stanno supportando. Il ragazzo ha trovato l’inquadramento giusto e ha trovato la voglia di non perdere altri anni per strada. Ero sicuro che con Juric avrebbe potuto fare qualcosa”.

Sidio Corradi a TN: “Vi racconto Pietro e Marco Pellegri, due grandi per il Toro”- immagine 2

Non ha però sempre usato la carota con il suo “figlioccio”...

“No, anzi ho usato più il bastone. L’ho sgridato più volte perché faceva il bambinone. Ha bruciato le tappe e alla lunga questo è stato controproducente. Non sempre aveva la testa giusta, pensava di essere già arrivato quando invece doveva ancora iniziare. Marco, suo papà, mi diceva sempre che sbagliavo e per lui Pietro non era così. Ho sempre replicato a Marco che lui non era nella testa del figlio, poteva conoscerlo bene ma non sapeva i pensieri di Pietro. A Marco aggiungevo sempre che se Pietro voleva, poteva diventare un grande attaccante. Di bomber me ne intendo e Pietro ha tutte le caratteristiche per sfondare”.

Se integro fisicamente, quanto ha bisogno una punta alla Pellegri di giocare con continuità per rendere al massimo?

 “Continuità è la parola chiave per un ragazzo come Pietro. Ha ereditato dal nonno e dal papà una stazza fisica di primo piano. Più gioca e più sta bene, anche di testa. È un ragazzo che deve sentirsi al centro del progetto e della squadra. Se prende fiducia, la testa svolta e ne guadagna la sua volontà di sacrificarsi. Ha bisogno di sentirsi la fiducia addosso. Juric può ricavare grandi soddisfazioni da Pellegri. Ho puntato molto, in tempi non sospetti, su di lui, come tra l’altro ho fatto con Cambiaso e anche in quel caso sto ricevendo delle gratificazioni”.

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In questo periodo torinese ha mai sentito la famiglia Pellegri?

“Devo dire che ci siamo scritti più volte. Penso di chiamarlo nei prossimi giorni: stavo aspettando qualcosa di importante per fargli i complimenti ed ecco che sono arrivati il gol a Udine e le ultime buone prestazioni. In estate Pietro è venuto a Pegli al mare e qualche legnatina gliel'ho data perché ci tengo tanto a lui!”.

Il padre di Pietro, Marco, è Team Manager del Torino ed è stato letteralmente al centro della rissa estiva tra Ivan Juric e Davide Vagnati. Conoscendolo bene, quanto è stato importante Marco per far tornare il quieto vivere?

“Marco è una persona che sa mettere insieme, lui unisce. Ha una grande sensibilità ed è l’uomo perfetto per un allenatore come Juric. Sa capire le situazioni, anche quelle più scomode. Marco non fa mai un passo più del dovuto e credo proprio che sia stato fondamentale nell’aggiustare la situazione”.

E poi c’è Juric: secondo lei, è cambiato rispetto ai tempi della Primavera del Genoa?

“L’ho conosciuto agli albori della carriera. Era un sangue caldo, come molti slavi. Un giocatore dal grande temperamento e anche da allenatore era davvero tosto. Ho visto momenti di tensione negli spogliatoi con Sturaro e Perin, Ivan era molto esuberante. Il suo carattere se l’è portato dietro, sicuramente l’ha un po’ smussato ed è cambiato ma di fondo resta questa sua grande carica, altrimenti non sarebbe Juric”.

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